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“Mi sono fatto un cu*o nero, ho mangiato un sacco di m**a e non c’era spazio per noi. I Maneskin occasione persa per tutti. L’autotune ha rotto il ca**o in una maniera mai vista”: parla Manuel Agnelli
Manuel Agnelli, lo scorso 13 marzo, ha tagliato il traguardo dei 60 anni. “In realtà questo doveva essere il mio anno sabbatico: volevo prendere questo periodo per me ma alla fine vedendo quello che succedeva intorno non potevo restare fermo. Alla fine si vede che questa è la mia attitudine e va bene così”, ha dichiarato a La Repubblica il cantautore. “Io mi sono fatto un culo nero – ha affermato l’artista -, ho mangiato un sacco di merda: non c’era spazio per noi nei media più importanti anche se si trattava di un fenomeno veramente rilevante quello della scena indie di quegli anni. Eravamo invisibili. Questa cosa mi faceva incazzare per questo ho sempre cercato l’unione: l’unione fa la forza no? Così nel 2001 è nato il festival Tora! Tora! Gli headliner con gli Afterhours erano Subsonica e Marlene Kuntz. Poi Verdena, i La Crus, Tre Allegri Ragazzi Morti, il Teatro degli Orrori e i Massimo Volume, i Baustelle, Caparezza, Paolo Benvegnù, Cristina Donà, Africa Unite, Modena City Ramblers”. Il Festival di Sanremo 2026? “Se mancano gli autori, mancano i personaggi che sappiano raccontare qualcosa. La maggior parte purtroppo, mi duole dirlo, sono fantocci. E poi il fatto di accettare che a Sanremo, in una gara canora, ci sia l’autotune steso sopra qualsiasi tipo di cantato, ti fa pensare che allora non abbiamo capito un cazzo. L’autotune correttivo di oggi non è quello degli inizi, che era un effetto come il distorsore: ha rotto il cazzo in una maniera mai vista, l’hanno usato a tappeto dappertutto. Adesso usano tutti un correttivo dal vivo, che è una roba mostruosa, è come usare una chitarra che suona da sola. La tensione invece che questi ragazzi creano sul palco suonando veramente è un’altra cosa: è il rischio, l’errore, la sfumatura, e questa generazione la sta scoprendo e vivendo come un proprio marchio di fabbrica”. E infine: “Il grosso malinteso è sempre stato quello di cercare il nuovo grande talento, che poi quando c’è, comunque spesso viene sprecato. I Måneskin sono stati un’occasione persa per tutti, per tutto il mondo della musica italiana, e secondo me è una manifestazione di un nostro provincialismo mostruoso”. Parola di Manuel Agnelli. L'articolo “Mi sono fatto un cu*o nero, ho mangiato un sacco di m**a e non c’era spazio per noi. I Maneskin occasione persa per tutti. L’autotune ha rotto il ca**o in una maniera mai vista”: parla Manuel Agnelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, l’appello di Manuel Agnelli per il “no”: “Per migliorare il sistema giudiziario non serve modificare la Costituzione, va difesa”
“Ho avuto il privilegio di potermi confrontare con addetti ai lavori e tecnici. Lo Stato deve essere garante dell’etica e dei valori che ci definiscono come popolo. È arrivato il momento di recuperare la funzione di stato dove questi valori sono più importanti di tutto il resto. Il sistema giudiziario va migliorato ma lo Stato non è un’azienda e non c’è bisogno di modificare la Costituzione per migliorare il sistema giudiziario, basta la legge ordinaria. La Costituzione va difesa”. Anche il cantante Manuel Agnelli si unisce alle voci per il No al Referendum sulla giustizia. Il fondatore e frontman del gruppo Afterhours ha deciso di metterci la faccia mandando un video-appello diffuso dal comitato Giusto dire No. L'articolo Referendum, l’appello di Manuel Agnelli per il “no”: “Per migliorare il sistema giudiziario non serve modificare la Costituzione, va difesa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“X Factor? Mi hanno pagato un sacco per essere lo str**zo che sono. Mi prendo un anno sabbatico per diventare un mostro a ping pong”: così Manuel Agnelli
Manuel Agnelli ha presentato nel suo locale Germi il nuovo libro “Afterhours, Ballate per piccole iene 2025” (Rizzoli) e ha annunciato, scherzando ma non troppo, di volersi concedere “un anno sabbatico per vivere, me lo sono guadagnato e voglio godermi ciò che ho: viaggiare e non per un tour, leggere, stare con mia figlia e diventare un mostro a ping pong” . “Voglio usare le cose che ho e non essere condizionato da occasioni irrinunciabili. – ha spiegato – Negli ultimi anni ho avuto una crescita professionale pazzesca, sono un privilegiato, ho fatto ciò che volevo ma non voglio diventare schiavo di me stesso o della mia figura, la rinuncia a X Factor è stata una prova notevole, che ho fatto per godermi il teatro e il tour. Ho detto no a una cosa molto grande, ma è stato un atto di lucidità e determinazione“. E ancora: “X Factor mi ha messo in mezzo alla gente ed è stato bellissimo. Il palco mi ha permesso di essere me stesso, mi hanno pagato un sacco per essere lo stronzo che sono, la mia identità è stata accettata anche da un pubblico generico, sono riuscito a stare in mezzo alla gente rimanendo me stesso fin in fondo. La musica va portata dappertutto perché per farla ci vogliono i mezzi che sono necessari. La scena alternativa è morta perché si è ghettizzata“. Poi il ritorno assieme degli Afterhours dopo sette anni: “Volevo fosse l’occasione per riallacciare i rapporti, con alcuni non suonavo da 20 anni. Quando l’ho proposto, ho visto la voglia di avere la possibilità artistica e umana di risolvere alcune cose mai risolte completamente. Quando abbiamo provato per la prima volta abbiamo affittato la sala nel posto che avevamo lasciato e che ci ha visti crescere negli anni 90, è stato magico tornare al Jungle Sound. Di lì poi l’idea di farne anche un libro fotografico: è un libro per i fan e per chi vuole capire cos’è un concerto rock e non uno spettacolo con ballerine, autotune e fuochi artificiali”. A fine concerto “nessun inchino perché non abbiamo mai recitato, ma un abbraccio come momento di grande complicità prima di ringraziare un pubblico che non è quello degli anni Novanta, perché non c’è più solo la nostra generazione, ma tre diverse”. L'articolo “X Factor? Mi hanno pagato un sacco per essere lo str**zo che sono. Mi prendo un anno sabbatico per diventare un mostro a ping pong”: così Manuel Agnelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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