Dopo che il ciclone Harry ha colpito il Sud Italia, provocando ingenti danni
soprattutto in Sicilia, Sardegna e Calabria, il ministro Nello Musumeci si è
presentato di fronte alla Camera dei deputati per illustrare quanto successo e
che cosa il governo intende fare. A seguire, il dibattito dei gruppi
parlamentari.
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e la discussione alla Camera: la diretta video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La frana di Niscemi infiamma il dibattito parlamentare, con le opposizioni che
chiedono di dirottare i fondi destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto
di Messina verso la messa in sicurezza del territorio e gli interventi di
ricostruzione. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha
però respinto categoricamente l’ipotesi di spostare le risorse stanziate per la
grande opera, replicando alle critiche durante un evento alla Camera. “Perché
sono fondi per investimenti, bisogna conoscere le cose. E poi noi abbiamo quasi
30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, come facciamo? Li blocchiamo?
Troveremo i fondi che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna ma senza bloccare
le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero”,
ha dichiarato il ministro. Salvini ha inoltre sostenuto che l’infrastruttura
sarebbe di supporto anche nelle emergenze, affermando che “in caso di eventi
disastrosi, col ponte anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più
velocemente”. L’ipotesi di dirottare i fondi era già stata derubricata a
“chiacchiera da bar” dal ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che
mercoledì ha accompagnato la premier Giorgia Meloni nella visita all’area
colpita. A rilanciare anche il Comitato Ponte Subito, che definisce “offensivo e
disonesto chiedere di dirottare i fondi previsti per realizzare il Ponte sullo
Stretto ad interventi post frane e maltempo in Sicilia” e accusando la sinistra
di “attività speculativa”.
Le opposizioni però non demordono e considerano il finanziamento del ponte uno
spreco di denaro pubblico di fronte all’emergenza idrogeologica. Per la
segretaria del Pd Elly Schlein, che ha ricordato come a Niscemi vi siano “1.500
persone fuori dalle loro case”, le risorse attualmente bloccate dalla Corte dei
Conti dovrebbero essere spostate “immediatamente per dare sostegno a questi
territori”. Anche il leader del M5s Giuseppe Conte ha sollecitato il governo a
intervenire con fatti concreti, ribadendo che “i soldi ci sono e si possono
prendere da quel progetto faraonico del Ponte che ha fallito”. Marco Sarracino,
responsabile Sud della segreteria nazionale del Partito Democratico, ha
ricordato che la stessa Assemblea regionale siciliana ha approvato un atto per
chiedere di destinare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento
regionale del Ponte a un programma straordinario di ricostruzione e messa in
sicurezza.
Argomenti ribaditi giovedì nell’Aula della Camera, dove è stata chiesta
un’informativa urgente della premier e contestualmente le dimissioni del
ministro Musumeci. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli,
dopo aver chiesto a Meloni di “definanziare il ponte sullo Stretto di Messina e
di marginalizzare Salvini, che rappresenta una vera sciagura per il nostro
Paese”, ha accusato Musumeci di “totale inadeguatezza”, mostrando un documento
della Protezione civile che l’attuale ministro avrebbe avuto “sul suo tavolo”
tra il 2019 e il 2022, quando era governatore della Sicilia, in cui si invitava
a intervenire proprio nelle aree colpite dalla frana. Il M5s ha rincarato la
dose parlando di “conflitto di interessi” per il ministro, mentre i dem hanno
sostenuto che “il male della Sicilia è la cattiva politica di cui quella destra
al governo regionale incarna l’esempio più lampante”. Anche Maria Chiara Gadda
(Iv) ha criticato l’ex presidente regionale affermando che “non poteva non
sapere”.
L’ex governatore della Sicilia Musumeci per ora si smarca annunciando la firma
di un decreto per istituire una commissione di studio per “capire dal punto di
vista amministrativo che cosa è accaduto dopo il 1997” e accertare eventuali
omissioni o sottovalutazioni da parte delle autorità locali. Il ministro ha
precisato che la questione non era mai stata posta alla Regione prima del 2022 e
ha aperto alla possibilità di una ricostruzione altrove. “Il Governo Meloni lo
ha detto con estrema chiarezza: il Comune individui un’area alternativa e noi
siamo pronti a investire”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di fornire
alle famiglie evacuate “un tetto dignitoso” e ribadendo che per l’intervento “i
soldi ci sono”.
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soccorsi”. Opposizioni contro Musumeci: “Meloni in Aula” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una fotografia fuori posto, un errore che si trasforma in caso politico e
mediatico. È bastato un post commemorativo sui social del ministro per la
Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, per scatenare dure
reazioni e costringere la società di comunicazione a porgere pubblicamente le
proprie scuse.
La ricorrenza era solenne: il 23 novembre 1980, il terremoto dell’Irpinia
devastò Campania e Basilicata, causando quasi 3.000 morti. Nel suo messaggio,
Musumeci ha ricordato quei tragici momenti sottolineando come proprio da quella
emergenza nacque l’attuale sistema di Protezione civile, definito “simbolo di
solidarietà e organizzazione”. Il ministro ha poi collegato la ricorrenza alle
recenti scosse avvertite nell’area di Avellino, rimarcando l’importanza della
prevenzione strutturale e rivendicando l’impegno del governo Meloni dopo “anni
di inerzia”. Tutto nella norma, se non fosse per la foto scelta ad accompagnare
il messaggio: non l’Irpinia del 1980, ma Amatrice dopo il terremoto del 2016. Un
errore che non è passato inosservato.
A denunciarlo è stato, tra gli altri, il senatore del Partito Democratico
Filippo Sensi, che sui social ha scritto parole durissime: “No, ministro,
Amatrice non è l’Irpinia. Ricordare significa rispettare i morti, i luoghi, le
storie, le famiglie. Rappresentare gli italiani comporta attenzione, cura,
fatica”. Un richiamo che ha rapidamente alimentato il dibattito pubblico,
trasformando quella svista in una gaffe istituzionale. Di fronte al dilagare
delle polemiche, la società di comunicazione del ministro, SocialCom Italia, è
intervenuta con una nota ufficiale assumendosi “pienamente la responsabilità
dell’accaduto”. Nell’ammissione pubblicata sui social, l’agenzia ha parlato di
“errore materiale” e ha rivolto “le più sincere e profonde scuse agli abitanti
dell’Irpinia, alla comunità di Amatrice, al ministro Musumeci e a tutte le
persone che si sono sentite offese”.
A rafforzare il mea culpa è stato il presidente di SocialCom Italia, Luca
Ferlaino, che ha aggiunto una motivazione personale al rammarico: “Da napoletano
ho vissuto personalmente il dramma del terremoto negli anni ’80 e conosco bene
quanta morte e quanto dolore abbia portato alla comunità campana. Questa
circostanza mi mortifica ancora di più: sono profondamente addolorato per
l’errore”.
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gaffe sui social del ministro Musumeci proviene da Il Fatto Quotidiano.