Non c’è stato alcun segno di ravvedimento nei comportamenti processuali dei
fratelli Bianchi. È quanto emerge dalle motivazioni della Corte di Cassazione
che, a novembre 2025, ha confermato la condanna all’ergastolo per Marco Bianchi
per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, avvenuto nel 2020 a Colleferro. I
giudici della V sezione penale scrivono chiaramente che i due, durante l’intero
iter giudiziario, hanno mantenuto un atteggiamento “alieno da forme di
ravvedimento“, con una condotta processuale che non ha mostrato segni di
pentimento per la brutalità del reato.
LA CONFERMA DELL’ERGASTOLO PER MARCO BIANCHI
La sentenza di novembre 2025 ha reso definitivo l’ergastolo per Marco Bianchi,
accusato di aver partecipato, insieme al fratello Gabriele, alla feroce
aggressione che ha portato alla morte di Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di 21
anni che aveva solo cercato di difendere due amici durante una discussione in
strada. I giudici sottolineano la “capacità a delinquere” di Marco, espressa non
solo dalle modalità dell’omicidio, ma anche dal suo atteggiamento prima, durante
e dopo l’evento. Il verdetto fa riferimento in particolare alla “brutalità”
della violenza inflitta alla vittima, che è stata colpita ripetutamente con
tecniche di arti marziali, mentre era a terra, indifesa. Un comportamento che
non lascia dubbi sulla piena “adesione dei coinvolti al delitto”, evidenziando
anche l’indifferenza della coppia di aggressori rispetto alla vita della vittima
e alle motivazioni che avevano scatenato la contesa.
GABRIELE BIANCHI, UNA CONDANNA DA RICALCOLARE
Per Gabriele Bianchi, invece, la pena è ancora da quantificare. I supremi
giudici hanno disposto un nuovo processo d’appello ter, con l’obiettivo di
ridiscutere le attenuanti generiche che erano state considerate nel processo di
appello e per cui era stata inflitta una penna a 28 anni. La Cassazione ha
confermato le responsabilità penali anche per lui nell’omicidio volontario. Le
motivazioni della Cassazione non si fermano solo alle dinamiche dell’omicidio,
ma vanno anche a chiarire la personalità dei due fratelli e degli altri
imputati, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, la cui condanna è stata
confermata. La Corte ricorda come la loro azione non sia stata il risultato di
un’improvvisa escalation di violenza, ma una manifestazione di “pericolosità”
costante, alimentata da una personalità “proterva” e indifferente ai valori
della convivenza civile. A rinforzare questa lettura della situazione, si
evidenziano i precedenti penali per spaccio di sostanze stupefacenti dei due
fratelli e il loro tenore di vita, ottenuto in gran parte con attività illecite.
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perché la Cassazione ha conferma l’ergastolo per Marco Bianchi proviene da Il
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Il percorso giudiziario per il brutale pestaggio di Willy Monteiro Duarte ancora
non è finito. I giudici della Cassazione hanno reso definitivo l’ergastolo per
Marco Bianchi ma disposto un nuovo processo di appello, il terzo, per il
fratello Gabriele. Per il maggiore dei fratelli di Artena gli ermellini
chiedono, così come sollecitato dalla Procura generale, di ridiscutere le
attenuanti generiche che gli sono state riconosciute nell’appello bis che portò
a una condanna a 28 anni di carcere. Bianchi rischia quindi di essere nuovamente
condannato al carcere a vita come deciso in primo grado. I due fratelli
massacrarono con calci e pugni il ragazzo nella notte tra il 5 e il 6 settembre
del 2020 a Colleferro, centro in provincia della Capitale. La vittima era
intervenuta per aiutare un amico e tentare di sedare una rissa.
Per entrambi gli imputati era già stata riconosciuta la penale responsabilità
per quanto compiuto quella tragica notte. La Cassazione – che aveva disposto un
nuovo processo – in una prima pronuncia aveva reso definitive le condanne per
gli altri due imputati: a 23 anni per Francesco Belleggia e a 21 per Mario
Pincarelli, che si affiancarono da subito ai fratelli e colpirono Willy con un
calcio alla testa e con colpi e pugni quando ormai il ragazzo era a terra
inerme.
La brutale aggressione durò cinquanta secondi e in quella azione i due fratelli
ebbero, secondo l’accusa, “un ruolo preponderante con Gabriele, esperto
dell’arte marziale Mma, che dà il via con un violento calcio al petto di
Monteiro seguito subito da Marco”. Il pestaggio avvenne all’esterno di un pub. I
quattro del branco, come raccontato da un testimone, scesero da una auto e si
lanciarono contro chiunque capitasse a tiro. Nel corso dell’appello bis i
fratelli Bianchi hanno preso la parola per dichiarazioni spontanee chiedendo
sostanzialmente scusa ai familiari del 21enne di origini capoverdiane.
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