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Perquisizioni alla Regione Puglia e all’Università del Salento: indagine sui fondi alla società dell’ex golden boy di Emiliano
La Guardia di Finanza bussa alla Regione Puglia e all’Università del Salento: sul caso “Eka“, la società fondata dal golden boy di Michele Emiliano, l’ex assessore Alessandro Delli Noci, la procura di Lecce ha aperto un fascicolo di indagine, al momento senza indagati. Il caso è quello sollevato da due inchieste del Fatto Quotidiano riguardo i corposi benefici ricevuti dalla società fondata da Delli Noci e amministrata da Maurizio Laforgia (entrambi sono indagati per corruzione in un’altra inchiesta della procura di Lecce a cui però Eka è estranea): sei milioni e mezzo di aiuti pubblici, a cui vanno aggiunti altri 1 milione e 600mila euro attribuiti a Eka (come scrive oggi la Gazzetta del Mezzogiorno) il 5 dicembre scorso proprio dall’Assessorato allo Sviluppo Economico guidato da Delli Noci nella seconda giunta Emiliano, tra il novembre 2020 e il giugno 2025 quando l’esponente civico leccese si dimise a causa dell’inchiesta per corruzione. Sono tutti gli atti relativi ai fondi pubblici ricevuti da Eka (892.426 euro, ad esempio, furono erogati a fondo perduto nel 2022 dalla Regione Puglia per l’ampliamento della sede produttiva) a essere oggetto dell’acquisizione della Guardia di Finanza, su mandato dei pubblici ministeri Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci, che la settimana scorsa si sono recati anche nell’Università del Salento per l’altro aspetto dell’indagine: i rapporti tra Eka e lo stesso ateneo. Nel 2010 infatti la srl, che ha come oggetto sociale la “consulenza organizzativa, tecnologica e sistemistica per la realizzazione di procedure aziendali e sistemi informativi volti alla creazione di metodologie e/o prodotti software innovativi”, nasce come spin-off dell’università salentina che vi partecipa con una quota del capitale sociale del 10%. In quel momento Delli Noci è socio, Maurizio Laforgia è amministratore mentre suo padre Domenico Laforgia è rettore dell’Università del Salento. Successivamente Delli Noci esce dalla società e si dà alla politica ma in una intercettazione Laforgia jr afferma che “per opportunità politica lo abbiamo fatto uscire appena ha preso l’attività politica però di fatto in un modo o nell’altro lui c’è sempre” mentre anche l’ex rettore Laforgia sbarca in Regione prima come dirigente dell’assessorato di Delli Noci e poi come presidente di Acquedotto Pugliese. Maurizio Laforgia rimane amministratore di Eka, che vive un boom di utili e oggi ha un patrimonio di oltre 9 milioni di euro, ma da cui Università del Salento, a norma di regolamento, sarebbe dovuta uscire fin dal 2020. La dismissione della quota (che sarebbe un grosso danno per la srl, con la perdita un prestigioso partner istituzionale) è stata però posposta di anno in anno per cinque volte fino allo scorso dicembre, quando il caso scoppia a causa di un esposto che un docente universitario, Luigi Melica, invia ai revisori dei conti dell’ateneo salentino. A quel punto il Senato accademico ha deliberato la vendita della quota e nominato una commissione per stimarne il valore. Nel frattempo però la procura di Lecce aveva acceso un faro sulla vicenda: i pm Prontera e Carducci sono titolari anche del fascicolo relativo all’altra inchiesta per corruzione a carico di Alessandro Delli Noci e Maurizio Laforgia. Ora le indagini continuano e la procura guidata da Giuseppe Capoccia sta vagliando le carte acquisite e programmando una serie di ascolti e di interrogatori sia in Regione che in Università. L'articolo Perquisizioni alla Regione Puglia e all’Università del Salento: indagine sui fondi alla società dell’ex golden boy di Emiliano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Emiliano assessore alle Crisi industriali in Puglia”: l’ex governatore verso un posto nella giunta Decaro
Michele Emiliano potrebbe diventare a breve assessore alle Crisi industriali nella giunta di Antonio Decaro in Puglia. Lo scrive il Corriere del Mezzogiorno, secondo cui al governatore uscente (e prima sindaco di Bari per due mandati) potrebbe essere assegnata una delega ad hoc, separata da quella all’Ambiente a cui attualmente è legata. Un assessorato che avrebbe un ruolo centrale, dovendo gestire l’eterna vertenza dell’ex Ilva di Taranto – sulla via di essere acquisita da un fondo Usa – nonché altre situazioni delicate come quella del gruppo Natuzzi, colosso pugliese che ha di recente annunciato 479 esuberi. Decaro, che ha stravinto le Regionali a novembre succedendo a Emiliano dopo dieci anni, si insedierà da presidente mercoledì 7 gennaio. La composizione della giunta però sarà ufficializzata solo la settimana prossima, dopo la proclamazione degli eletti in Consiglio regionale (per statuto, solo due assessori possono essere esterni, cioè non consiglieri). L’eventuale entrata di Emiliano nella squadra di governo è il tema che tiene banco dal giorno dopo l’elezione di Decaro: il neo-governatore, infatti, aveva messo il veto sulla candidatura del suo precedessore (e di Nichi Vendola, altro ex presidente pugliese) in Consiglio regionale, costringendolo a rinunciare alla corsa dopo un lungo stallo. In molti quindi erano scettici su un “ripescaggio” come assessore, ruolo ben più importante di quello di consigliere. Se non fosse nominato in giunta, però, l’ex presidente della Regione dovrebbe tornare dopo oltre vent’anni al lavoro che non ha mai formalmente lasciato, quello di magistrato: Emiliano è infatti tuttora un pubblico ministero, in aspettativa elettorale dal lontanissimo 2003, quando si candidò la prima volta a sindaco di Bari con i Democratici di sinistra. Ed essendo stato eletto l’ultima volta nel 2020, per lui non vale la riforma Cartabia del 2022 che impedisce le “porte girevoli” tra politica e funzioni di giudice o pm. L'articolo “Emiliano assessore alle Crisi industriali in Puglia”: l’ex governatore verso un posto nella giunta Decaro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La “talpa” che svelò a Emiliano l’indagine a suo carico? Ora collabora con Fratelli d’Italia
In una delle ultime riunioni degli iscritti di Fratelli d’Italia a Bari, la segretaria Antonella Lella l’ha espressamente menzionato. “Un grande grazie a Nicola Pepe per aver scritto il programma di Luigi Lobuono”, cioè lo sfidante, sconfitto, di Antonio Decaro alle ultime regionali. Pepe, estensore del programma del centrodestra e collaboratore di Fratelli d’Italia di Bari, andrà a processo a aprile prossimo: secondo la procura del capoluogo pugliese è la talpa che ha svelato a Michele Emiliano tre giorni prima il blitz che la Guardia di finanza aveva programmato per perquisire la presidenza della Regione Puglia nell’inchiesta che vedeva indagato l’ex governatore. La vicenda, avvenuta l’8 aprile 2019, ha dell’incredibile. Il contesto è l’indagine per finanziamento illecito e abuso d’ufficio in relazione alla campagna elettorale per le primarie del Pd: Emiliano era candidato a segretario (finirà terzo dopo Matteo Renzi e Andrea Orlando) e la sua campagna di comunicazione, secondo l’ipotesi accusatoria della procura, sarebbe stata pagata da Giacomo Mescia, un imprenditore dell’eolico. Emiliano e Mescia sono poi stati assolti da ogni addebito dal tribunale di Torino, dove si è svolto il processo. Quell’8 aprile 2019 si era però nel pieno delle indagini e la procura aveva programmato un blitz con perquisizione e sequestro per l’11 aprile. Una notizia eclatante, che non era sfuggita a un cronista de La Gazzetta del Mezzogiorno, Massimiliano Scagliarini, che aveva avuto una “soffiata” da una fonte; la promessa era di scriverne solo l’11, giorno della perquisizione. Scagliarini riferisce della imminente notizia alla sua redazione: in quel momento Nicola Pepe è responsabile della redazione web e viene messo a parte dell’indiscrezione. E cosa fa? Lascia la redazione e raggiunge la presidenza della Regione Puglia. Il resto lo racconta la denuncia che il giorno dopo, 9 aprile, lo stesso Emiliano deposita in procura. “Nicola Pepe mi ha comunicato a voce, alla presenza di testimoni, che Scagliarini in redazione aveva comunicato che giovedì mattina ‘si sarebbe ballato’ nel senso di un trambusto particolare perché sarei stato oggetto di una perquisizione domiciliare presso la Presidenza da parte della Guardia di Finanza, specificando che si trattava dei fatti relativi all’imprenditore Giacomo Mescia”. È l’ex governatore quindi a denunciare la fuga di notizie. La procura quindi apre un’indagine a carico di Pepe, accusato di favoreggiamento e di aver provocato “un grave nocumento all’attività investigativa”, consistita nel rinvio delle perquisizioni e nella conoscenza da parte degli indagati dell’inchiesta a loro carico e dei provvedimenti da eseguirsi. Nei giorni scorsi il giudice del Tribunale di Bari Valentina Tripaldi, al termine dell’udienza predibattimentale, ha disposto la prosecuzione del giudizio per Pepe, ammettendo la costituzione di parte civile di Scagliarini, inizialmente coindagato ma poi archiviato. E cosa fa ora Pepe? Andato in pensione a 55 anni, si è cancellato dall’albo dei giornalisti e ha intrapreso una carriera come comunicatore politico. Grazie al suo legame con il senatore FdI Filippo Melchiorre, è diventato collaboratore dell’europarlamentare Michele Picaro, coordinatore dei Fratelli d’Italia della provincia di Bari, ed è presenza fissa nelle kermesse di partito. E intanto si prepara al processo che si terrà davanti al giudice monocratico Patrizia Gramegna. La sua linea difensiva, illustrata dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto, è che l’interlocuzione con Emiliano servisse a verificare per primo l’esistenza della notizia, in modo da fare uno scoop e bruciare sul tempo il collega. Una tesi ribattuta dalla pm Savina Toscani, che ha fatto notare come Emiliano non potesse in alcun modo confermare o smentire una perquisizione di cui sarebbe stato oggetto e che si sarebbe svolta quattro giorni dopo. Il processo inizierà il 3 aprile 2026. L'articolo La “talpa” che svelò a Emiliano l’indagine a suo carico? Ora collabora con Fratelli d’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Alla società dell’ex golden boy di Emiliano 6,5 milioni di aiuti pubblici (anche dalla Regione Puglia)
Sei milioni e mezzo di aiuti pubblici, anche dalla Regione Puglia, alla società fondata dall’ex assessore regionale e amministrata dall’imprenditore, entrambi indagati per corruzione. Si chiama Eka la società di cui era socio e fondatore il golden boy di Emiliano, l’ex assessore Alessandro Delli Noci, dimesso dopo l’inchiesta della procura di Lecce che lo vede indagato per corruzione insieme a Maurizio Laforgia, che di Eka era amministratore fino allo scoppio dell’inchiesta giudiziaria, in cui i magistrati salentini contestano trattamenti di favore a imprenditori amici in cambio di assunzioni, finanziamenti e cene elettorali. Nell’inchiesta leccese, va detto, Eka non è in alcun modo coinvolta ma i protagonisti sono gli stessi: se davvero c’è stata una lobby che ha condizionato le scelte del Comune di Lecce e della Regione Puglia, come sostengono i pm, e se sono vere le affermazioni intercettate di Laforgia in cui diceva “tengo al guinzaglio Delli Noci”, le premesse sarebbero nate da quello spin-off universitario poi generosamente beneficiato da fondi pubblici. LA CARRIERA DI DELLI NOCI Riassunto delle puntate precedenti: nel 2010, sotto il rettorato di Domenico Laforgia, l’Università del Salento diede vita a numerosi spin-off, società che servono a commercializzare i risultati della ricerca scientifica. Tra i circa 30 spin-off costituiti, uno si chiama Eka e ha come amministratore il figlio dell’allora rettore, Maurizio Laforgia, e come socio Alessandro Delli Noci, che all’epoca era un attivista di belle speranze saldamente collocato a destra. L’Università del Salento sostiene la loro iniziativa: fa da incubatore d’impresa e in cambio ha diritto a una quota del 10% del capitale sociale. L’oggetto sociale è vago: Eka si occupa di “consulenza organizzativa, tecnologica e sistemistica per la realizzazione di procedure aziendali e sistemi informativi volti alla creazione di metodologie e/o prodotti software innovativi”. Negli anni a seguire storia imprenditoriale e politica si intrecciano. Nel 2012 Alessandro Delli Noci diventa assessore nella giunta di centrodestra di Lecce e nel 2018 vende le sue quote di Eka a un consigliere comunale di area (e vecchio amico), Cristian Filieri. Una mossa opportunistica, stando a una intercettazione di Maurizio Laforgia agli atti dell’inchiesta per corruzione (“per opportunità politica lo abbiamo fatto uscire appena ha preso l’attività politica però di fatto in un modo o nell’altro lui c’è sempre”). Quando non viene candidato a sindaco dal centrodestra, si converte al centrosinistra e si prepara al gran salto in Regione diventando il golden boy dell’emilianesimo. IL “PROGETTO LOBBY” E LA PIOGGIA DI VOTI “Abbiamo preso un ragazzo di destra e ne abbiamo fatto il vicesindaco di Lecce” rivendicherà Emiliano. Parole che fanno il paio con quelle dell’ex socio: “Alessandro lo abbiamo ripulito dal fatto che era andato a destra” spiega ancora Maurizio Laforgia nelle intercettazioni, nelle quali spiega di voler mettere in piedi “una specie di lobby” ovvero “una fondazione per sostenerlo dal punto di vista sia economico ma anche dal punto di vista proprio delle relazioni”. E al di là delle parole ci sono i fatti: l’amministratore di Eka ha ampiamente finanziato la sterzata a sinistra di Delli Noci, come documentato dell’inchiesta della procura e confermato nell’interrogatorio di garanzia dallo stesso Laforgia: i contributi economici del figlio dell’ex rettore (e degli imprenditori amici) sono decisivi per mettere in piedi la macchina da voti che nel 2020 incorona Delli Noci come consigliere regionale più votato del Salento e lo fa approdare nella giunta Emiliano, con la delega all’assessorato allo Sviluppo economico. Nel quale trova una vecchia conoscenza: il principale dirigente è proprio Domenico Laforgia, l’ex rettore che Delli Noci chiama “maestro” e padre del suo ex socio Maurizio. Una postazione in cui Laforgia senior rimarrà pochi mesi perché nel 2021 Michele Emiliano lo promuove mandandolo a presiedere la più importante partecipata regionale: l’Acquedotto Pugliese. GLI ANNI DEL BOOM DI EKA Sono gli anni in cui Eka vive un vero e proprio boom: gli utili diventano milionari, anche grazie a contributi pubblici, alcuni dei quali passano anche dalla Regione Puglia. Nel gennaio 2022 la Regione Puglia, ad esempio, destina 892.426 euro a Eka per l’ampliamento della sede produttiva mentre l’ultimo caso risale a maggio 2025: la Regione Puglia bandisce l’avviso RETI, Eka si presenta a braccetto dell’Università del Salento e si aggiudica 303.782 euro. Tutto grazie a bandi pubblici, beninteso, che prevedono importanti premialità per chi ha un legame forte con gli enti di ricerca universitaria. È proprio su questo punto, il legame con l’università salentina, che si sta combattendo un braccio di ferro in questi giorni in ateneo. Negli ultimi anni, infatti, l’ateneo salentino ha dismesso la sua partecipazione in quasi tutti gli spin-off, secondo un principio sancito dal regolamento interno (che fissa in cinque anni il limite massimo di permanenza nel capitale sociale di uno spin-off) in conformità alle norme europee che vietano aiuti di Stato alle imprese private. Eka, però, sembra fare eccezione a quei regolamenti: su circa 30 spin-off, l’Università del Salento è uscita da 26 ed è rimasta in 4, tra cui la società amministrata dal figlio dell’ex rettore. LA DELIBERA RINVIATA DI ANNO IN ANNO Il consiglio di amministrazione ha deliberato già nel 2020 la vendita della partecipazione in Eka ma di anno in anno la decisione è stata rinviata con le motivazioni più svariate mentre Maurizio Laforgia fa pressioni affinché l’Università rimanga nella compagine sociale: nel febbraio 2024 addirittura invia un parere legale al nuovo rettore spiegando testualmente di scrivere “da amministratore diligente e anche da figlio di ex rettore”. Una lettera rimasta nel cassetto del rettore Fabio Pollice fino a quando oltre un anno dopo non è stata scoperta da Luigi Melica, docente di diritto pubblico comparato nell’Università del Salento, che nel settembre scorso ha preso carta e penna e ha inviato un esposto ai revisori dei conti in cui nella sostanza formula una domanda: dopo quindici anni cosa ci fa l’Università del Salento ancora dentro Eka? Il compito dell’ateneo, che sarebbe quello di incubare l’impresa ma poi lasciarla camminare sulle sue gambe, sembrerebbe finito. Eppure l’Università del Salento continua a essere socia, con indiscutibili vantaggi per la srl: nell’esposto di Melica è contenuto anche il conteggio (estratto dal database del registro nazionale aiuti di stato) che quantifica in 6.422.394 euro i fondi pubblici ricevuti da Eka dal 2017 a oggi. LAFORGIA: “UN VALORE AGGIUNTO PER L’ATENEO” A questo interrogativo risponde Maurizio Laforgia, che precisa di essersi dimesso da amministratore dopo l’indagine che lo ha coinvolto (e che non riguarda Eka ma altri fatti). “Io reputo che sia un valore aggiunto per l’Università avere una partecipata che ha tanti dipendenti, quasi tutti ingegneri. Deciderà l’università ovviamente, ma secondo me è un peccato dismettere questa partecipazione che tra l’altro genera utili”. Dai bilanci in realtà risulta che l’Università del Salento in questi quindici anni ha ricevuto 50mila euro nel 2021 e 30mila euro nel 2022 mentre la gran parte degli utili va a ingrossare il patrimonio della società, che oggi ammonta a quasi 9 milioni di euro. Un fiume di denaro che è dovuto anche ai sostanziosi fondi pubblici, compresi quelli regionali, arrivati nelle casse della srl fondata dall’ex assessore regionale Delli Noci. Che nel frattempo, dopo essersi dimesso da assessore regionale, avrebbe voluto ritentare la corsa in Regione ma è stato stoppato da Antonio Decaro, che non ha voluto “impresentabili” nelle sue liste. Contattato a più riprese sui contenuti di questa inchiesta, ha preferito non commentare. L'articolo Alla società dell’ex golden boy di Emiliano 6,5 milioni di aiuti pubblici (anche dalla Regione Puglia) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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