Un detenuto di 23 anni è evaso domenica pomeriggio dalla carcere di Lodi. Il
giovane, italiano, residente con la famiglia a Sant’Angelo Lodigiano, stava
scontando pene definitive per reati contro il patrimonio decise dal Tribunale
per i Minorenni di Milano.
Lo stesso tribunale, lo scorso 12 dicembre, gli aveva revocato tutti i benefici
legati all’espiazione della condanna dopo la violazione di alcune prescrizioni,
stabilendo il trasferimento in cella a Lodi. Prima dell’arresto, il 23enne era
riuscito a sottrarsi per cinque giorni all’esecuzione del provvedimento: era
stato poi individuato all’interno di un supermercato con circa 20mila euro in
contanti. In quell’occasione aveva opposto resistenza ai militari, ma era stato
comunque bloccato.
Domenica, attorno alle 15, l’uomo si è allontanato dal penitenziario della
Cagnola scavalcando il muro di cinta. L’assenza è stata accertata poco dopo
all’interno dell’istituto e l’allarme è scattato intorno alle 17. Subito sono
partite le ricerche coordinate dalla Polizia penitenziaria, con il supporto
della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Secondo quanto trapela, si sarebbe
trattato di un piano preparato con attenzione e portato a termine senza intoppi.
A distanza di 48 ore non ci sono sviluppi. L’imponente dispiegamento di uomini e
mezzi ha interessato gran parte del Lodigiano, con controlli estesi lungo l’asse
della strada provinciale 235 e nelle aree limitrofe a Sant’Angelo Lodigiano,
dove il ragazzo aveva abitato fino a circa un mese e mezzo fa. Il continuo
passaggio di pattuglie e veicoli di servizio ha attirato l’attenzione dei
residenti, generando timori e numerose segnalazioni. Le operazioni hanno
riguardato anche cascine isolate, case sparse e zone rurali, ritenute possibili
rifugi temporanei.
Dalle informazioni raccolte emergono diversi precedenti: lesioni personali per
episodi avvenuti in occasione di manifestazioni sportive, rapina e furto. Gli
investigatori non escludono che il fuggitivo possa aver fatto affidamento su una
rete di parenti o conoscenti presenti sul territorio, in grado di fornire
appoggio nelle prime ore successive alla fuga. Per questo motivo posti di blocco
e pattugliamenti rafforzati restano attivi, con l’obiettivo di restringere il
cerchio e rintracciare il 23enne nel più breve tempo possibile.
Foto d’archivio
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complici per la fuga del 23enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il treno che arriva, le porte che si aprono e un viaggio da compiere. I figli
piccoli a carico, di cui uno sul passeggino, da far salire in fretta. Forse fin
troppo, dato che a Lodi si è concretizzata una delle paure più comuni di una
madre in questo genere di situazioni: lei riesce a salire con il neonato sul
vagone, e la figlia di due anni rimane sulla banchina. È accaduto giovedì
scorso, e – per fortuna – la situazione è subito rientrata alla normalità, con
il padre sopraggiunto velocemente in stazione per recuperare la piccola,
spaesata.
Ad accorgersi della situazione il personale della Polfer, che immediatamente si
è messo in contatto con la donna rassicurandola sulla sicurezza della figlia e
sull’arrivo del marito. La madre, scesa nella stazione successiva di Codogno, ha
poi spiegato di non aver assolutamente abbandonato la figlioletta, e di come la
situazione sia nata a seguito dell’inaspettata e veloce chiusura del portone del
convoglio.
Foto di archivio
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anni rimasta sulla banchina proviene da Il Fatto Quotidiano.