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In Italia perso il 75% delle zone umide per l’intervento dell’uomo: il report del Wwf per la Giornata mondiale
I numeri, purtroppo, parlano chiaro: il 75% delle zone umide presenti sul territorio italiano nei secoli passati è andato perduto a causa di bonifiche, urbanizzazioni e conversioni del territorio agricolo. Ad oggi 61 sono i siti ufficiali (saliranno a 66), anche se le zone umide di piccole e medie dimensioni sono, per fortuna, ben più numerose, anche se non censite. I dati sono stati diffusi dal Wwf a ridosso della Giornata Mondiale delle zone umide, lunedì 2 febbraio. Quantità, ma anche qualità. Il 40% degli habitat di acqua salmastra o dolce presenta uno stato di conservazione scarso. Tantissimi i fattori di pressione su queste aree, come spiega Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat Wwf Italia: “Alterazioni dei regimi idrologici per opere di regolazione delle acque, drenaggi, prelievi per irrigazione, conversione del suolo per agricoltura o urbanizzazione, inquinamento diffuso da nutrienti agricoli e scarichi urbani, specie aliene invasive, infine il fenomeno del saturnismo, cioè l’accumulo di piombo causato dalla caccia”. A essere minacciate sono, ovviamente, anche le specie legate agli habitat umidi, in particolare anfibi e pesci d’acqua dolce. Secondo l’ultimo report della Direttiva Habitat (normativa europea per la protezione della biodiversità), circa il 53% delle specie risulta in uno stato di conservazione “inadeguato” o “cattivo”. Mentre per la Lista rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), circa il 38% delle specie di anfibi è minacciato, così come il 48% delle specie di pesci ossei d’acqua dolce; infine, il 20% delle specie di uccelli nidificanti è a rischio. AREE CRUCIALI PER LA BIODIVERSITÀ E IL CLIMA Ma perché le zone umide, tema poco noto all’opinione pubblica, sono invece così importanti? I motivi sono numerosi. “Anzitutto”, spiega sempre Catullo, “rivestono un’importanza strategica per la conservazione della biodiversità, la regolazione dei cicli idrologici e la mitigazione del clima (le torbiere e le aree umide costiere rappresentano importanti serbatoi di carbonio). Non solo: attenuano le piene, riducendo il rischio alluvioni, perché rallentano il deflusso delle acque e favoriscono la ricarica delle falde. Sono poi ricchissime di biodiversità, in particolare di uccelli migratori”. Numerose sono, in realtà, le norme a tutela di queste zone. Anzitutto, la Convenzione internazionale di Ramsar, stipulata nel 1971 e di cui ricorre nel 2026 la cinquantesima ratifica italiana. 172 sono i Paesi che hanno aderito e i siti designati sono 2.544 (257.993.961 ettari). I Paesi aderenti si impegnano, oltre a sorvegliare, gestire e studiare tali ambiente, a segnalare le zone umide e istituire nuove riserve naturali. A livello europeo, le zone umide sono tutelate anche dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli (normativa europea principale per la salvaguardia di tutte le specie di uccelli selvatici presenti in Europa), recepite dal nostro paese nel 1997, e la Direttiva Quadro delle Acque, che istituisce un quadro per la protezione e la gestione sostenibile di tutte le acque. Inoltre, molte zone umide ricadono all’interno di siti protetti (SIC, Siti di Importanza Comunitaria o ZSC, Zone Speciali di Conservazione o ZPS, Zone di protezione speciale). Infine, un grande aiuto viene dall’adozione della Nature Restoration Law dell’Unione Europea, legge che introduce obiettivi vincolanti di ripristino ecologico attivo degli ecosistemi degradati, tra cui le zone umide. A livello nazionale, esistono invece la Legge quadro sulle aree protette (testo fondamentale in Italia per la tutela delle aree naturali protette) e il Codice dei beni culturali e del paesaggio. LA NECESSITÀ DI TRADURRE LE NORME IN PRATICHE. E IL RUOLO DEL WWF Nonostante la ricchezza di normative, tradurre gli obiettivi europei in piani nazionali e regionali di ripristino, coinvolgendo enti gestori, comunità di bacino, mondo agricolo e comunità locali è ancora una sfida aperta. Il Wwf Italia, di cui ricorrono nel 2026 i sessant’anni dalla fondazione, è uno dei protagonisti della conservazione delle zone umide, grazie a gestione diretta, attività di sensibilizzazione, progetti di ripristino e azioni di advocacy. Una delle campagne più significative lanciate anche in Italia è “One Million Ponds” (Un milione di stagni), per valorizzare e tutelare piccoli stagni e zone umide, campagna che ha consentito di censire migliaia di piccole zone umide. Nelle 100 Oasi Wwf, inoltre, spesso ricadenti in zone umide, l’associazione ha promosso interventi di ripristino diretti, realizzando piccoli stagni e riqualificando pozze d’acqua. Importanti anche le campagne di sensibilizzazione e di citizen science, che si terrano il prossimo 2 febbraio e poi in maggio in alcune oasi. E, infine, le azioni di advocacy istituzionali, per promuovere interventi di ripristino e gestione sostenibile degli habitat acquatici, ma anche, ad esempio, per avviare percorsi come quello che ha portato all’apertura di una procedura europea per incoerenze dell’Italia nell’applicazione del Reg. 2021/57, che riguarda proprio l’uso delle munizioni di piombo nelle zone umide, di cui il Wwf chiede una messa al bando totale. Esempi di successo rispetto alla protezione delle aree umide di valore sono quelli della prima oasi Wwf, quella del Lago di Burano, nata nel 1967, in Maremma, con 500 vegetali ospitate e 300 specie di uccelli, oltre a numerosi mammiferi. E poi l’Oasi Valle Averto, nella parte inferiore della Laguna di Venezia, presa in gestione dal Wwf nel 1985, che ospita 400 specie floristiche e numerosi habitat vegetali, come le paludi calcaree con Cladium mariscus e le foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior, oltre ad essere un’area cruciale per lo svernamento, migrazione e nidificazione dell’avifauna (205 specie osservate). “Le zone umide rivestono un’importanza strategica per l’adattamento e la mitigazione al cambiamento climatico”, conclude il responsabile specie ed habitat Wwf Italia. “Per questo vanno protette, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità, e laddove possibile serve promuoverne il ripristino: si tratta di una priorità urgente per assicurare il benessere della natura e delle comunità umane nel lungo periodo”. L'articolo In Italia perso il 75% delle zone umide per l’intervento dell’uomo: il report del Wwf per la Giornata mondiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Botti di Capodanno, un cane morto a Firenze: ha ceduto il cuore. Rischi per gli animali: i consigli dei veterinari
Un cane è morto per i botti di Capodanno a Firenze: il suo cuore ha ceduto per lo spavento. Era un ospite de ‘Il Parco degli Animali’, canile rifugio del Comune di Firenze e sede dell’Ufficio per i Diritti degli Animali. Il post su Facebook che ha comunicato la notizie ha subito ricevuto centinaia di commenti di dispiacere e di critica a chi fa esplodere petardi e botti. Un tema che torna ciclicamente ogni Capodanno. Il Wff ha lanciato un appello per fermare i botti e sostituirli con opzioni a basso rumore o giochi di luci: un gesto a tutela delle persone fragili, degli animali e anche dell’ambiente. Mentre i veterinari diffondono consigli su come tutelare gli animali domestici. LE LINEE GUIDA PER GLI ANIMALI Il Dipartimento Veterinario di Ats Brianza ha varato delle linee guida per ridurre stress e pericolo per gli animali domestici durante lo scoppio dei botti nelle festività. A parlare sono Antonella Fiore e Virna Cavalli, due dirigenti del Dipartimento veterinario che spiegano come “la regola principale è evitare, per quanto possibile, l’esposizione di cani e gatti ai luoghi in cui vengono esplosi i petardi, privilegiando ambienti tranquilli e poco rumorosi”. Durante questi eventi è pericolosissimo tenere i cani legati alla catena, questo “può esporli a gravi rischi” e il consiglio è di “verificare con attenzione la sicurezza delle recinzioni“. La soluzione migliore secondo gli esperti sarebbe “quella di predisporre un riparo sicuro al chiuso, come una cantina o un garage“. Evitare dunque di lasciarli all’aperto. Per i cani che vivono in casa e soffrono di fobie, disturbi o crisi epilettiche è consigliabile fissare una visita o, nel caso si fosse impossibilitati, concordare con un medico un trattamento di nutraceutici con inizio almeno una settimana prima dell’evento e non oltre le 48 ore precedenti. Possono essere utili diffusori di feromoni e si consiglia di allestire un ambiente sicuro per l’animale. Alcune idee sono: musica e tv accese, luci soffuse, finestre chiuse e cuccia o cuscino abituali. Consigli che diventano categorici nel caso l’animale si trovasse da solo in casa. Stesso discorso per i gatti, esclusi quelli selvatici. Per le uscite, invece, si consiglia nei giorni interessati dai botti l’utilizzo della pettorina antifuga. Importante è, inoltre, assecondare l’animale nel caso mostrasse disagio e volesse tornare a casa e non rimproverarlo o forzarlo se dimostrasse paura. L’APPELLO DEL WWF Il Wwf Italia chiede di fermare la tradizione degli spettacoli pirotecnici. L’appello è rivolto specialmente ai comuni, affinché vietino con un’apposita ordinanza i botti di Capodanno nel loro territorio, come già successo ad esempio a Roma e non solo. Anche se secondo il Wwf “purtroppo con un livello di rispetto delle regole ancora troppo basso da parte dei cittadini”. Secondo l’associazione ambientalista i botti “provocano traumi, disorientamento, fughe caotiche e shock immediati negli animali selvatici, con conseguenze spesso mortali, ma anche effetti a lungo termine, come alterazioni comportamentali e danni al sistema riproduttivo”. Inoltre causerebbero “panico, ansia e stress negli animali domestici e in città possono danneggiare anche la vegetazione”. Questo perché le temperature elevate e le scintille potrebbero bruciare chiome e tronchi di alberi provocando incendi. Inoltre, per il Wwf non è trascurabile l’impatto ambientale degli spettacoli “per la presenza di metalli pesanti, particolato e perclorati”. Secondo i dati ogni anno in Italia migliaia di animali muoiono a causa dei botti di fine anno. L’80% delle vittime sono selvatiche – uccelli, soprattutto rapaci che perdono l’orientamento sono la maggioranza – e molti abbandonano i loro rifugi vagando a vuoto. In questo modo muoiono per il freddo e per l’alto dispendio energetico improvviso in una stagione già caratterizzata dalla scarsità di cibo. L'articolo Botti di Capodanno, un cane morto a Firenze: ha ceduto il cuore. Rischi per gli animali: i consigli dei veterinari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vandalizzata l’auto dell’attivista WWF Maurizio Marrese a Foggia. Seconda intimidazione in 15 giorni
Danneggiamenti ai danni dell’auto di Maurizio Marrese, responsabile del WWF nella provincia di Foggia. Al suo veicolo, parcheggiato vicino a casa nel comparto Biccari di Foggia, sono stati rotti i finestrini e lanciate pietre contro il parabrezza. Posizionato anche una pietra di tufo sul cofano della vettura e un vaso sul tettuccio. Marrese è attivo da tempo e conosciuto per le sue lotte contro – tra le varie – l’abusivismo edilizio, il bracconaggio e le presunte irregolarità negli appalti riguardanti la raccolta rifiuti. L’attivista ha rilasciato una dichiarazione all’Ansa in cui fornisce dettagli ulteriori riguardo quella che sembra essere un’intimidazione: “Tutto è accaduto intorno all’una di notte. Chi ha agito ha posizionato anche un vaso utilizzato per le piante sul tetto dell’auto”. Delle telecamere si vedono quattro uomini, incappucciati, fuggire. Per Marrese l’atto è legato “alla mia storica attività di ambientalista, ma non solo. Anche alle battaglie sociali e di impegno per il mio quartiere”. Per l’uomo non è il primo episodio simile subito, l’ultimo caso è avvenuto il 5 dicembre scorso, poco più di due settimane fa. In una nota, l’avvocatessa Innocenza Starace di Europa Verde fa sapere che era già stata fatta una richiesta di maggior controllo dell’abitazione di Marrese, ma nonostante ciò “un gruppo di delinquenti continua a distruggerne le proprietà”. Starace denuncia quella che viene definita “finalità intimidatoria” e chiude rilanciando la richiesta di protezione a carico dell’uomo. ” Non si può vivere nel timore di essere aggrediti da parte di delinquenti se si scende dalla propria casa” si legge, in chiusura. L'articolo Vandalizzata l’auto dell’attivista WWF Maurizio Marrese a Foggia. Seconda intimidazione in 15 giorni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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