Niente messa alla prova per John Elkann, presidente di Stellantis e di Exor, e
addio alle lezioni da “tutor” tra gli allievi delle scuole salesiane di Torino.
Ma addio, soprattutto, all’estinzione del reato di truffa ai danni dello Stato.
Che il nipote di Gianni Agnelli avrebbe incassato se avesse rispettato per 10
mesi tutti gli obblighi previsti per il “lavoro sociale” negli istituti
educativi fondati da San Giovanni Bosco. La gip Giovanna De Maria, infatti, ha
respinto la richiesta dei legali del nipote di Gianni Agnelli, Paolo Siniscalchi
e Federico Cecconi. Una decisione quasi annunciata, dopo che la stessa gip aveva
fatto altrettanto, il 21 gennaio scorso, per il commercialista Gianluca Ferrero
(è anche presidente della Juventus). Co-indagato di Elkann nell’inchiesta della
Procura di Torino sull’eredità Agnelli e che, a sua volta, aveva avanzato una
proposta di patteggiamento (1 anno di carcere, convertibile in una sanzione
pecuniaria di 73mila euro).
Ora gli atti torneranno ai pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti
i quali avvieranno le procedure della chiusura indagini dell’inchiesta
sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova del “signor Fiat” e nonna di Elkann:
depositando gli atti e poi formulando le eventuali richieste di rinvio a
giudizio. Qualcosa su cui dovrà decidere (all’inizio dell’estate o, più
probabilmente, all’inizio di settembre) un nuovo giudice dell’udienza
preliminare. In caso di un rinvio a giudizio dei due imputati, però, il
possibile processo pare già segnato: la prescrizione dei reati dovrebbe scattare
ad agosto 2027. John Elkann, però, non potrebbe comunque più recuperare i 183
milioni di euro versati nel settembre 2025 all’Agenzia delle Entrate per sanare
le evasioni fiscali e il mancato pagamento in Italia della tassa di successione
per l’eredità della nonna, così come gli erano stato contestato dalla Guardia di
Finanza di Torino guidata dal generale Alessandro Langella.
Una somma, i 183 milioni, che era stata indicata nel comunicato della Procura di
Torino dell’8 settembre scorso con il quale si annunciava il parere favorevole
dei pm alle proposte di “messa alla prova” e di “patteggiamento” avanzate dai
due indagati: “Risultano accertati redditi non dichiarati ai fini Irpef per un
importo complessivo pari a circa 248,5 milioni, nonché una massa ereditaria non
sottoposta a tassazione per un valore pari a circa 1 miliardo”. In altre parole,
il patrimonio della vedova dell’Avvocato celato al fisco. Ma come mai la gip De
Maria ha respinto le due proposte alternative per i due indagati? Tutto era
collegato proprio alla possibile “messa alla prova” di Elkann. Per poterla
ipotizzare, era necessario infatti riassumere nella truffa ai danni dello Stato
tutti gli altri reati (quelli fiscali): è così è avvenuto. Restava, però, per
entrambi gli indagati il reato per le due dichiarazioni dei redditi “infedeli”
del 2018 e del 2019 riguardo a Marella Caracciolo, morta il 23 febbraio 2019:
prevede un massimo della pena incompatibile con la messa alla prova. A quel
punto, la Procura ha stralciato quella parte dell’inchiesta, chiedendone
l’archiviazione. Una richiesta respinta però a dicembre dal gip Antonio Borretta
che ha ritenuto quelle dichiarazioni dei redditi “fraudolente” e ha ordinato ai
pm l’imputazione coatta di Elkann e Ferrero per quel reato: Gianoglio, Bendoni e
Marchetti hanno già presentato la richiesta di rinvio a giudizio a un nuovo gip.
A quel punto, di fronte a questa novità processuale ed esaminando la richiesta
di patteggiamento del commercialista di fiducia della famiglia Elkann, la gip De
Maria ha respinto l’accordo tra la Procura e i suoi legali, “non condividendosi
la riqualificazione giuridica dei fatti” e ritenendo che “la pena finale, come
determinata, non sia congrua e proporzionata alla gravità dei fatti”. È molto
probabile che, questa mattina, la giudice abbia utilizzato le stesse motivazioni
nel respingere la “messa alla prova” per il nipote dell’Avvocato. Che cosa
faranno ora i due indagati? Gianluca Ferrero, quando ci sarà l’udienza
preliminare per l’inchiesta principale sull’eredità Agnelli, potrebbe
riformulare la sua richiesta di patteggiamento. Il commercialista è anche
indagato per falso (reato per il quale la prescrizione è molto lontana) assieme
al notaio torinese Remo Maria Morone, riguardo all’iscrizione alla Camera di
Commercio della società semplice Dicembre: quella che consente a John Elkann il
controllo dell’impero di famiglia. Una strada, il patteggiamento della pena,
molto più difficile da percorrere invece per il presidente di Exor. Rispetto
alle possibili conseguenze che il patteggiamento potrebbe avere sulla
“onorabilità” per le cariche sociali ricoperte in Olanda (dove hanno la sede
legale Stellantis ed Exor) e negli Stati Uniti (è nel consiglio
d’amministrazione di Meta). La scappatoia verso la prescrizione pare dunque la
scelta più probabile, anche se il deposito e la pubblicità di tutte le carte
dell’inchiesta e comunque le prime udienze almeno di un possibile dibattimento
di primo grado avrebbero conseguenze molto negative sulla sua immagine.
L’inchiesta torinese aveva preso le mosse dopo un esposto penale presentato nel
2023 dalla madre dei fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann, Margherita Agnelli de
Pahlen. Che, nel processo civile parallelo in corso davanti al Tribunale di
Torino, chiede di dichiarare la nullità della residenza svizzera di sua madre
Marella Caracciolo e, di conseguenza, il testamento elvetico che ha consentito
alla vedova dell’Avvocato di indicare solo i tre nipoti come suoi eredi
legittimi, escludendo la figlia. Le indagini dei pm e delle Fiamme Gialle
avevano portato alla contestazione ai fratelli Elkann (per Lapo e Ginevra i pm
hanno già chiesto e ottenuto l’archiviazione) e a Ferrero degli “artifizi e
raggiri” che sarebbero stati messi in atto per costituire (almeno dal 2010 e
sino al 23 febbraio 2019, data della sua morte) una falsa residenza svizzera di
Marella. Per non pagare la tassa di successione in Italia e per escludere
Margherita dall’asse ereditario. Qualcosa che il procuratore capo di Torino,
Giovanni Bombardieri, aveva ribadito così nel comunicato del settembre scorso
sulla “messa alla prova”, con parole che paiono quasi risuonare come quelle di
un verdetto: “Le indagini hanno permesso, allo stato degli atti, di ricostruire
come fittizia la residenza svizzera di Caracciolo Marella”.
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processo, già incombe la prescrizione (ma anche la brutta figura) proviene da Il
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Tag - Gianni Agnelli
È morta Maria Sole Agnelli, sorella dell’avvocato Gianni e di Susanna Agnelli.
Aveva 100 anni ed era nata a Villar Perosa, nel Torinese, il 9 agosto 1925.
Dal 1960 al 1970 è stata sindaca del comune umbro di Campello sul Clitunno. Per
14 anni, fino al 2018, è stata presidente della Fondazione Agnelli.
È stata proprietaria di cavalli che hanno vinto tra l’altro la medaglia
d’argento di equitazione individuale alle Olimpiadi di Monaco 1972.
Sposata in prime nozze con Ranieri Campello della Spina aveva avuto quattro
figli (Virginia, Argenta, Cintia e Bernardino), mentre dal secondo matrimonio
con Pio Teodorani Fabbri era nato Eduardo.
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