La libertà non è star sopra un albero… e men che meno quello dell’Europa di
oggi. Sarebbe un dato evidente a tutti, confermato giorno dopo giorno da una
crudele indifferenza mascherata da realpolitik, vedi anche solo il caso delle
Ong cacciate da Gaza a cui viene impedito di soccorrere i palestinesi per ordine
del governo israeliano. Per non dire, soprattutto, del folle piano –
beffardamente rinominato ‘Readiness 2030’ – a spendere appunto con Prontezza 800
miliardi di euro per il riarmo, a fronte del solito rigore Ue sui bilanci
nazionali, con il riverbero di tagli spietati al welfare e di una drastica
riduzione dei finanziamenti anche per la cultura.
Sì, è vero: la Ue non è esattamente ‘l’Europa’. Non sono proprio le ‘nostre
donne’ quelle 4-5 signore francesi o tedesche, o estoni o danesi, che hanno
sfondato il tetto di cristallo e siedono ai vertici economico-politici delle
istituzioni europee percependo sontuosi stipendi e benefit. Ma resta pur vero
che non sia assolutamente difendibile quel che fanno in concreto l’Unione e le
sue o i suoi pseudo-leader.
Paolo Giordano, che è uno scrittore apprezzato e pregevole, ha inaugurato l’anno
del Giornalone milanese che fu la bibbia della buona borghesia, sostenendo che
dovremmo stringerci intorno all’idea di libertà che sarebbe ancora oggi
rappresentata dall’Europa. E subito l’ex brillante ‘intellettuale dei miei
stivali’ di Bettino Craxi, Ernesto Galli della Loggia, ha ribattuto che ai
progressisti manca proprio la coscienza che l’Europa può esistere solo con una
forte identità di patrie.
Dopo aver quasi paragonato Giorgia Meloni al De Gasperi del 1948, cosa vuoi mai
che sia chiedere a quel che resta della sinistra di diventare proprio del tutto
di destra?
Volendo, nonostante la ben diversa litania che oggi ci si può sentir ripetere da
artisti o intellettuali di mezza Europa – alle prese con i problemi di
sopravvivenza del mondo culturale, anche nei due Paesi più importanti -, a
Giordano in fondo si può perdonare persino il successo dei numeri primi, con il
riverbero dalla solitudine al nuovo cinema delle terrazze romane. E’ un
intellettuale impegnato, lo scrittore-opinionista, e si può davvero apprezzare
che il suo ultimo Tasmania, del 2022, sia stata una narrazione importante anche
perché entrava a gamba tesa sul tema dei temi, l’ecologia.
Tre anni dopo, in nome – peraltro di sapore quasi berlusconiano – di un’Europa
della Libertà, deve essersi dimenticato qualche dettaglio, per esempio il
dietrofront sul piano green europeo fatto approvare coi voti determinanti della
destra-destra, da Ursula von der Leyen. La Presidente ammazza-lupi (che ha fatto
togliere il lupo dalla lista degli animali rigorosamente protetti soltanto
perché un esemplare affamato aveva azzannato un suo pony vicino a una delle
tenute di famiglia, sic!) è già bell’e che pronta a saltare dall’altra parte del
recinto politico.
Tanto per restare in tema di libertà, con la scusa di razionalizzare la
legislazione sui flussi dell’immigrazione, nella cara vecchia Europa si parla
addirittura di cancellare il diritto d’asilo, dopo aver dato il via libera ai
piani di deportazione di chi è riuscito a entrare nei nostri confini in
condizioni di clandestinità, e con chissà quali tragiche odissee. E questo, si
noti bene, avendo da anni deciso di delegare il lavoro sporco per limitare
l’assalto dei popoli disperati alle cosiddette Guardie costiere libiche (come ci
ha bene raccontato il lavoro teatrale ‘A place of safety’ di Kepler-452), alle
polizie di frontiera turche o balcaniche, ai servizi segreti egiziani o
marocchini, pagandoli a suon di centinaia di milioni di euro.
Ora, alla vigilia della primavera scorsa abbiamo già visto tante belle piazze
chiamate alla militanza in difesa dell’Europa, dagli intellettuali progressisti
degli stivali di Galli della Loggia e dalla sinistra istituzionale. L’esito
concreto è stato quel che è stato, a livello di Unione Europea. Chissà se nella
prossima ci decideremo finalmente a dire basta con questa deriva, fosse pure nel
nome dell’Europa della Libertà, ma che sia davvero libertà per tutti e non solo
per i soliti pochi fortunati.
L'articolo L’Ue non è più difendibile: chi ancora pensa che rappresenti la
libertà forse si è scordato qualcosa proviene da Il Fatto Quotidiano.