A tutti noi credo che durante la giornata capiti di fare acquisti da qualche
parte. Da osservatore, ho notato che ormai la stragrande maggioranza degli
acquisti avviene usando il bancomat o strumenti analoghi. Il contante sta
sparendo nelle transazioni economiche quotidiane, grandi o piccole. E questa è
una tendenza internazionale. Ci stiamo avviando, più o meno silenziosamente, a
quella che gli studiosi chiamano a cashless economy, cioè un’economia senza
l’uso del contante.
Perché la gente sta abbandonando spontaneamente la carta moneta? Per tanti
motivi spiegati dall’economia comportamentale, ma sostanzialmente per un fattore
di comodità e di sicurezza.
Mentre i cittadini scelgono i pagamenti elettronici, la politica italiana si
muove in senso contrario. La proposta di Fratelli d’Italia, poi naufragata, era
di portare la soglia a 10.000 euro. Quando è diventata premier il limite era di
soli 2.000 euro con tendenza al ribasso, e ora l’idea era di aumentarlo di
cinque volte. La situazione europea da questo punto di vista è molto variegata,
ma economie vicine alla nostra, come Francia e Spagna, hanno un limite molto
basso, appena 1.000 euro. Fa eccezione la Germania dove non c’è alcun limite.
Comunque, anche l’Unione Europea ha imposto nuove regole sui pagamenti in
contanti che tutti gli stati membri dovranno rispettare entro il 2027, portando
la soglia massima a 10.000 euro. Diciamo che Meloni si sta adeguando
anticipatamente alla normativa europea, raro caso a destra di europeismo.
Nella proposta di aumentare la soglia di uso del contante il partito della
premier, suo principale sponsor, ha usato sempre il tema, pur legittimo, della
libertà. L’argomento è interessante perché la domanda fondamentale è la
seguente: libertà per chi? Non certo per i cittadini che scelgono di usare
giornalmente i pagamenti elettronici. Probabilmente di questo la premier non si
accorge perché, dato il suo ruolo, non va mai a fare la spesa. Allora possiamo
dire che la presunta libertà riguarda essenzialmente gli operatori economici
che, in teoria, possono in questo modo occultare una parte rilevante dei loro
redditi. E, in effetti, è quello che accade. Il contante spinge, come un motore
turbo, l’evasione fiscale. Diciamo che se parliamo di libertà, allora la libertà
che il contante tutela è quella di evadere le tasse. Il contrario, cioè la
tracciabilità, non è detto che risolva questo problema, ma almeno è un forte
deterrente.
Come evidenziato ancora nella Relazione sull’economia non osservata del 2025, a
trainare il fenomeno dell’evasione in Italia è quella dell’Iva e quella, sempre
gigantesca, del reddito dei lavoratori autonomi. E questo non da ora, ma ormai
da alcuni anni. La prima è stata, per fortuna, ridotta con la fattura
elettronica, mentre limitare l’uso del contante contrasterebbe la seconda. Se
solo si potesse ridurre a livelli accettabili l’evasione totale, che supera i
100 miliardi annui, molti problemi della finanza pubblica potrebbero essere
facilmente risolti. Non si tratta di farla sparire, missione impossibile
probabilmente, ma di ridurla a dimensioni fisiologiche come negli altri paesi
europei.
L’abbassamento della soglia del contante aiuterebbe nella direzione di ottenere
dei comportamenti virtuosi, come ampiamente dimostrato in teoria e in pratica.
Gli economisti parlerebbero di una spintarella gentile all’onestà.
Perché il partito di Meloni insiste nel perseguire una strada che tende a
premiare i comportamenti opportunistici dei singoli a scapito degli interessi
collettivi? Difficile da capire, anche perché non si tratta di fare interventi
costosi, difficili da realizzare, complessi oppure rivoluzionari. Si tratta
semplicemente di seguire l’esempio di altri paesi, in cui l’evasione è più bassa
della nostra anche per questo motivo. Qui, più che l’interesse della gente
comune che ama la tracciabilità, la politica nostrana sembra seguire interessi
corporativi. La corporazione degli evasori fiscali è molto potente e nemmeno il
governo Meloni ne ha scalfito il potere, anzi si sta muovendo nella direzione
opposta.
Oltre al danno però, c’è anche la beffa. Coloro che si rifiutano, con
l’evasione, di pagare le tasse legittime sono anche quelli che, in forza dei
modestissimi Isee, invocano a gran voce sussidi pubblici. E questa è l’altra
faccia, sempre più evidente, della crisi della finanza pubblica. Qualche milioni
di italiani infedeli (peraltro sempre i soliti e facilmente individuabili) non
paga le tasse, ma è sempre più esigente nel pretendere prestazioni sociali per
il basso reddito (fittizio). Una politica lungimirante dovrebbe difenderci da
questi predoni dello stato sociale e invece li incoraggia in vari modi.
Insomma, per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale, questa finanziaria
della premier Meloni non fa nessun passo avanti. I cittadini onesti che pagano
del tutto le tasse, magari controvoglia perché elevate, sono presi in giro anche
dalla sovranista Meloni. Sulla questione del contante, come su molte altre del
resto, la classe politica è lontanissima dalla gente. Forse è anche per questo
che molti hanno perso molta fiducia nella politica e disertano le urne in attesa
che qualcosa finalmente cambi, anche in Italia.
L'articolo Abbassare il tetto all’uso del contante sarebbe una spintarella
gentile all’onestà. Ma il governo ha provato ad alzarlo proviene da Il Fatto
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