“Duecento franchi bastano!”. È questo lo slogan del referendum al quale i
cittadini della Svizzera saranno chiamati a rispondere domenica 8 marzo. I 200
franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale) sono quelli del canone annuale
della tv pubblica Ssr: la proposta è di tagliare di oltre il 40% l’esborso
pagato dalle famiglie svizzere, attualmente di 335 franchi (meno di 370 euro)
l’anno. Problema: una simile decurtazione del canone significa ridurre di 800
milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi della tv
pubblica svizzera, e secondo i sindacati comporta di fatto la fine della Rsi, la
Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da
Lugano. Con pesantissime ricadute occupazionali, sia dirette che nell’indotto.
Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio il “no” di chi respinge la proposta, ma
il margine è risicatissimo e molto dipenderà dagli indecisi.
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è una proposta
lanciata da un comitato che include esponenti dell’Udc (Unione Democratica di
Centro), tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. L’Unione Democratica di
Centro Svp-Udc è un partito di destra ed estrema destra nazionalista e
ultraconservatore che nelle elezioni federali del 2019 è risultato il più
rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre un quarto dei seggi. Per
dare un’idea dell’orientamento di Svp-Udc, che dal 1999 ha sempre ottenuto
ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da poco alla
Cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove mesi, di una
legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando l’ingresso di
nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi bastano!” sostiene che
la somma sia sufficiente per un’offerta radio-tv pubblica di base, criticando la
Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato e per la concorrenza che la Ssr
con i media privati.
Dietro la proposta, secondi i critici, c’è invece un attacco sotterraneo al
lavoro di scavo di molti giornalisti della Ssr i quali hanno più volte
evidenziato con reportage e inchieste scandali politici, vicende di criminalità
organizzata e crimini dei colletti bianchi. Inchieste che danno fastidio in un
Paese dove la privacy è assoluta, i processi non sono pubblici e le sentenze
sono difficilmente reperibili e sempre senza i nomi degli indagati, imputati e
condannati (che per legge non possono apparire sui giornali). Il Parlamento
svizzero e il Consiglio federale hanno comunque raccomandato ai cittadini della
Confederazione di respingere l’iniziativa, ritenendo che ridurrebbe troppo
drasticamente le risorse della Ssr, dimezzandole, e danneggerebbe l’offerta
mediatica, in particolare nelle regioni linguistiche.
Il canone radiotelevisivo in Svizzera dal 2021 costa attualmente 335 franchi
l’anno (prima erano 365) per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di
apparecchi posseduti. La fattura viene inviata annualmente o trimestralmente. è
esentato solo chi riceve prestazioni di assistenza pubblica complementare,
quelle che sostengono finanziariamente pensionati o invalidi il cui reddito non
copre il fabbisogno vitale minimo. Dal primo gennaio 2027 è già previsto
comunque che il canone scenderà a 312 franchi l’anno ed entro il 2029 a 300. Per
i convitti o le case di riposo il canone è di 670 franchi all’anno. Le imprese
pagano di più.
La progressiva riduzione del canone ha già portato la radio-tv pubblica elvetica
Ssr a decidere importanti tagli. Ma a preoccupare maggiormente i sindacati del
settore dei media è l’eventuale vittoria al referendum dell’iniziativa, che
causerebbe un durissimo colpo alle sedi linguistiche della Ssr, in particolare
alla Rsi che da Lugano trasmette per la Svizzera italiana. Lo slogan dei
sindacati del Canton Ticino è di “Non lasciar segare a metà la nostra Rsi”.
Secondi i sindacati ticinesi, con un taglio del 40% del canone la
Radiotelevisione della Svizzera italiana rischia di non poterò più coprire il
territorio del Cantone con le sue produzioni, ha spiegato nei giorni scorsi alla
Rsi Riccardo Mattei, segretario regionale Sindacato svizzero dei media (Ssm).
Secondo Mattei la vittoria del taglio comporterebbe licenziamenti importanti e
il trasferimento delle produzioni radiotv nella sede centrale della Ssr a
Zurigo, ma in ogni caso il budget sta già venendo compresso: “Ci sarà quasi un
20% di budget in meno per la Ssr. E anche per la Svizzera italiana si sta
traducendo e si tradurrà in centinaia di posti di lavoro soppressi”. Secondo
quanto dichiarato alla Rsi da Giangiorgio Gargantini, segretario regionale
dell’Unia, la maggiore unione interprofessionale dei lavoratori della
Confederazione, “sono un migliaio di posti di lavoro di qualità che il Ticino
rischia di perdere. È anche un indotto di più di 200 milioni all’anno portato
sul territorio. Per un franco di canone che va a Berna, quattro ritornano in
Ticino. Tramite questo indotto, per ogni due posti di lavoro in Rsi ce n’è uno
all’esterno. Sono più di 700 le aziende ticinesi che sono legate con il loro
lavoro giornaliero”. Tra i sostenitori dell’iniziativa “200 franchi bastano!”,
c’è invece l’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (Usam), la maggior
organizzazione delle piccole e medie imprese elvetiche che si è battuta
soprattutto contro la doppia imposizione per le aziende. Il suo presidente,
Fabio Regazzi, ha detto alla Rsi che “la doppia imposizione a cui sono
sottoposte le aziende è ingiusta e iniqua ed è stata anche dichiarata
anticostituzionale dal Tribunale federale. L’unica possibilità che ci resta per
superare o eliminare questa iniquità è quella di sostenere l’iniziativa, anche
se comporterà chiaramente dei sacrifici”.
Un taglio di 135 franchi l’anno, circa 150 euro, in Italia può sembrare una
cifra considerevole. Ma in Svizzera nel 2024 il reddito disponibile medio delle
famiglie era di circa 7.186 franchi al mese: oltre 7.900 euro. Una cifra
altissima per l’Italia, ma molto meno elevata nella Confederazione dove la vita
è carissima per gli standard italiani. Risparmiare 11 franchi al mese non cambia
assolutamente nulla, insomma, per le famiglie.
Comunque vada, il referendum svizzero è un segnale per tutti i giornalisti e
soprattutto per le radiotelevisioni pubbliche del Vecchio Continente: quando si
dà fastidio alla politica, il rischio di essere colpiti – anche tramite
iniziative populiste – esiste e non è affatto marginale. Anche in Italia i
giornalisti di inchiesta della Rai, come quelli di Report, ne sanno qualcosa.
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pubblica e la ticinese Rsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Canone Rai
È necessario pagare il canone Rai per il semplice fatto che si è proprietari di
un televisore o di una radio (o di un qualsiasi altro apparecchio in grado di
ricevere il segnale) e si fruisce del servizio pubblico. Per il 2026 l’importo
da versare sarà nuovamente pari a di 90 euro: in più occasioni era emersa la
volontà delle forze politiche di ridurre l’obolo di 20 euro, facendo pagare solo
70 euro, come era già successo due anni fa, ma alla fine è stato confermato il
prezzo pieno.
Anche quest’anno il canone Rai viene addebitato automaticamente sulla bolletta
dell’elettricità della casa di residenza, ma chi è in possesso di determinati
requisiti può chiedere di essere esentato dal pagamento.
CANONE RAI 2026, QUALI SONO I CASI DI ESONERO
Il canone deve essere versato da tutte le persone che hanno in casa un
televisore o un apparecchio in grado di ricevere un segnale televisivo. Per il
pagamento della tassa poco importa se l’apparecchio viene utilizzato o meno: è
obbligatorio pagare solo perché lo si possiede. Il canone, in altre parole, è
un’imposta sulla detenzione, non sull’utilizzo. Ma è dovuto una sola volta in
relazione a tutti gli apparecchi detenuti dai componenti della stessa famiglia
anagrafica (a patto che i familiari abbiano la residenza nella stessa
abitazione), indipendentemente dal numero di abitazioni in cui sono presenti i
televisori.
Quando in casa non ci sono degli apparecchi in grado di ricevere il segnale
televisivo, il canone Rai non deve essere versato. Ad essere esonerati dal
pagamento della tassa sono anche gli anziani con più di 75 anni con un reddito
inferiore a 8.000 euro. Il limite di reddito deve essere calcolato tenendo conto
sia delle somme percepite dal richiedente che dall’eventuale coniuge. Per poter
fruire dell’esenzione è necessario che il richiedente abbia compiuto 75 anni
entro il 31 gennaio di quest’anno. Nel caso in cui li dovesse compiere dopo, ma
entro il 31 luglio 2026, potrà chiedere l’esonero per il secondo semestre
dell’anno.
Possono risparmiare la tassa anche i militari delle Forze Armate, ma a questa
regola fanno eccezione quelli che abitano in un appartamento privato all’interno
di una struttura militare. Esonerati dal pagamento sono anche i militari di
cittadinanza stranieri che appartengono alle Forze Nato, gli agenti diplomatici
e consolari. L’esenzione si applica anche ai rivenditori e ai negozi nei quali
vengono riparati i televisori.
COME CHIEDERE L’ESENZIONE
Passaggio indispensabile perché il canone Rai non venga addebitato in bolletta è
comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio diritto all’esenzione. Per
beneficiarne per tutto l’anno è necessario presentare la richiesta entro il 31
gennaio 2026. Quanti dovessero saltare questa scadenza hanno la possibilità di
evitare di pagarlo, ma solo per la seconda parte dell’anno.
La domanda di esonero deve essere presentata direttamente dal titolare della
bolletta dell’elettricità. L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione una
serie di modelli da utilizzare per compilare l’istanza, che variano a seconda
dei motivi per i quali si ha diritto all’esonero (SCARICA QUI IL MODULO).
Il modulo deve essere compilato in ogni sua parte e potrà essere inoltrato
direttamente all’Agenzia delle Entrate online, attraverso l’area riservata (alla
quale è possibile accedere utilizzando le proprie credenziali digitali). In
alternativa è possibile inviare una Pec all’indirizzo
cp22.canonetv@postacertificata.rai.it. La richiesta può essere spedita anche per
raccomandata all’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale I di Torino –
Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino.
COSA SUCCEDE SE SI ATTIVA UNA NUOVA UTENZA
Quanti dovessero attivare una nuova utenza elettrica nel corso dell’anno hanno
la possibilità di chiedere l’esonero dal pagamento del canone Rai anche dopo il
31 gennaio 2026. In questo caso è necessario trasmettere la richiesta entro la
fine del mese successivo rispetto a quello in cui è stata attivata la nuova
fornitura. Facendo così si eviterà che la tassa venga addebitata sulla bolletta.
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