di Claudio Pirola
In occasione della chiusura definitiva della stazione ferroviaria di Porta
Genova a Milano lo scorso 13 dicembre (sarà ora Rogoredo il nuovo punto di
arrivo), l’Assessorato ai Trasporti della Regione Lombardia ha organizzato “un
treno d’epoca composto da carrozze Centoporte degli anni ’30 e Corbellini degli
anni ’50, trainato da locomotive a vapore in doppia trazione asimmetrica” che ha
percorso A/R la tratta Milano-Mortara.
Al di là dell’impatto scenografico, cosa rimane dell’esperienza di una linea
sulla carta importante che serve, oltre a Milano, città tutt’altro che
secondarie come Abbiategrasso, Vigevano, Mortara ed Alessandria ma considerata –
dati alla mano – tra le peggiori d’Italia? Le ragioni di tutto ciò non sono
casuali, essendo le responsabilità sul piano politico chiaramente individuabili
a vari livelli.
Anzitutto quelle di Regione Lombardia che ha rinnovato nel 2023 il Contratto di
Servizio con Trenord. E c’è da chiedersi, visti i risultati registrati nel corso
di decenni, su quali basi ciò sia stato reso possibile. Come vengono calcolati
ad esempio i KPI, indicatori di prestazione ormai in uso in tutte le maggiori
aziende? Sulla base di quali criteri di competenza e meritocrazia viene valutato
e scelto il management? E che dire delle stazioni su cui oggi si riversa
maggiore utenza a causa della chiusura di Porta Genova (in primis Romolo e San
Cristoforo) con totale inadeguatezza di servizi, ascensori, pensiline con
conseguenti disagi per i viaggiatori e specialmente per i disabili?
L’urgenza di un ammodernamento della linea ferroviaria non è stata del resto
percepita come esigenza primaria neppure dalle varie amministrazioni locali che
negli anni si sono succedute nei vari Comuni interessati, malgrado la
straordinaria opportunità offerta dai fondi Pnrr, o anni fa, quando una
soluzione pro raddoppio sembrava a portata di mano. Ne consegue che oggi su
buona parte della linea si procede ancora a binario unico e con un solo treno
all’ora dopo le 9 e fino alle 17; inoltre la mancanza di un servizio sostitutivo
notturno, la tangibile assenza di garanzia di sicurezza a bordo, i ritardi e le
cancellazioni all’ordine del giorno specialmente nelle ore di punta a causa di
una linea vetusta costellata di passaggi a livello di vecchia concezione
assumono l’aspetto di dettagli trascurabili.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: emarginazione di città periferiche
importanti come ad esempio Abbiategrasso (stracolma di archeologia industriale e
per nulla attraente sul piano degli investimenti produttivi), Vigevano (che ha
una delle più belle piazze d’Italia non valorizzata in un contesto turistico),
Mortara (che aveva la grande opportunità della Via della Seta, dove una linea
ferroviaria moderna ed efficiente avrebbe dato significativo valore aggiunto)
sino ad Alessandria, una città che appare anni luce distante.
Da ultimo, non per importanza, risultano evidenti l’inadeguatezza a livello
nazionale di un Ministro dei Trasporti (vice-premier) e di un governo i quali,
pur a fronte di importanti fondi Pnrr ottenuti indipendentemente da loro merito,
hanno preferito dirottare ingenti quantità di danaro verso opere faraoniche e di
dubbia utilità come il Ponte sullo Stretto anziché utilizzarle a favore di
pendolari, di cittadini che hanno scelto di vivere in città lontane dalla
frenesia della grande metropoli, di un mondo produttivo/universitario/della
ricerca che sarebbero più disposti ad investire valorizzando aree periferiche, a
patto che siano garantiti collegamenti certi ed efficienti sull’esempio di altre
grandi città europee come Parigi, Monaco di Baviera, Londra – dove li ho potuti
sperimentare con soddisfazione, avendoci vissuto per periodi più o meno lunghi.
C’è al contrario l’immagine di un’Italia sempre più sfocata, incapace di darsi
una visione finalizzata a favorire un autentico senso di appartenenza verso “una
Nazione” che ha a cuore interessi lontanissimi da quelli del vero bene comune.
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L'articolo Cosa resta dell’esperienza della linea Milano-Mortara dopo la
chiusura di Porta Genova? Pessimi risultati proviene da Il Fatto Quotidiano.