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“La prima volta dal terapeuta? Tremavo come un bambino, dopo appena tre minuti. Ci sono stati momenti dove mi sentivo davvero male, come in un buco”: il ritorno di Blanco
Blanco sta tornando, dopo una lunga pausa dalla musica interrotta dai singoli “Piangere a 90”, “Maledetta rabbia” e “Anche a vent’anni si muore”. L’artista infatti ha annunciato il nuovo album “Ma’”, in uscita venerdì 3 aprile. Il nuovo disco sarà presentato dal vivo tra aprile e maggio 2026 durante “Il primo tour nei palazzetti” di Blanco. “Ho scelto come copertina del nuovo album un’immagine di me e mia madre scattata da mio padre quindici anni fa. – ha dichiarato a Vanity Fair – Mi trasmette un senso d’innocenza. E la cosa mi piace. Non voglio tornare a essere innocente. Sto provando a farmi accettare per come sono. Nell’album, scrivo: crescere non significa essere più liberi. Prima ero più sognatore. Oggi sono più interessato alle possibilità che ai sogni. Perché, alla fine, crescere fa un po’ paura”. Dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2022 con Mahmood in “Brividi”, poi l’Eurovision Song Contest, il duetto con Mina nel 2023, gli stadi… Qualcosa si è rotto dentro Blanco: “Ci sono stati momenti dove mi sentivo davvero male, come in un buco”. I ricordi si fanno vividi: “Un pomeriggio d’inverno, a casa. Ero seduto sul divano da tanto tempo. Niente cellulare, sguardo fisso nel vuoto. Avevo l’albero di Natale accanto. A un certo punto mi alzo, prendo l’albero e lo butto giù dalle scale. Poi mi metto in un angolo e piango a dirotto”. “Col tempo e con l’analisi, ho imparato a rispettare la mia rabbia. – ha continuato – La mia rabbia è genuina perché non viene mai sfogata verso gli altri. Nella vita le ho sempre più prese che date. Con la rabbia io faccio del male solo a me stesso. E a volte mi è capitato di farmi molto, molto male”. Poi la decisione di farsi aiutare: “Una notte, ero in spiaggia, con un mio amico. Lui è il classico tipo che incute timore: alto, grosso, tatuato. A un certo punto, dal nulla, scoppia a piangere. Io resto senza parole. Poi iniziamo a parlare e lui mi dice che va in analisi, che sta cambiando. Che è forte e doloroso. Mi sono detto: ci devo andare anch’io“. “La prima volta che entro dal terapeuta, lui sta zitto e io inizio a raccontare. – ha concluso – Mi ricordo bene l’immagine: io che tremo come un bambino dopo appena tre minuti. Non riuscivo a parlare di certe cose senza che il mio corpo potesse restare fermo. Non mi ci è voluto molto a capire che c’era molto, molto lavoro da fare”. L'articolo “La prima volta dal terapeuta? Tremavo come un bambino, dopo appena tre minuti. Ci sono stati momenti dove mi sentivo davvero male, come in un buco”: il ritorno di Blanco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Blanco posta una foto nudo mentre è in ospedale, moltissimi i commenti ma non mancano le critiche: “Cattivo gusto”
“Più vado avanti più mi rendo conto che ho preso dai miei genitori”: queste le parole – prese da una sua canzone, Anche a Vent’anni Si Muore – che Blanco ha postato a commento di una foto che lo ritrae completamente nudo, in ospedale. Nessuna spiegazione sul perché si trovi li, ma una marea di commenti, praticamente tutti positivi: c’è chi ama il cantautore per il suo essere “rock’n’roll”, chi lo ringrazia perché è una foto “che ispira” e non si contano i cuori. Ma c’è anche chi fa polemica: “Confondere un ospedale con un palcoscenico è un errore di cattivo gusto. In certi luoghi la priorità dovrebbe essere l’empatia verso chi soffre, non l’esibizionismo fine a se stesso. Un’uscita del tutto evitabile”, “In ospedale nudo? Mah…”, “Perché sei nudo in ospedale?”. Chissà se prima o poi Blanco spiegherà cosa è accaduto. Intanto è uscito il suo singolo Anche a Vent’anni Si Muore, nel quale il cantautore parla dello stare in bilico tra una adolescenza che non se ne vuole andare e l’età adulta. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da BLANCO (@blanchitobebe) L'articolo Blanco posta una foto nudo mentre è in ospedale, moltissimi i commenti ma non mancano le critiche: “Cattivo gusto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non credo che la sovraesposizione abbia senso. Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Ora studio Scienze Umane e il latino”: parla Blanco
Ci vuole coraggio per decidere di staccare la spina nel momento giusto. Ed è quello che ha fatto Blanco. Il “ragazzo d’oro” della musica italiana che piano piano con la sua energia, la sua energia e voglia di comunicare ha conquistato le classifiche ha deciso, ad un certo punto, di frenare bruscamente e scomparire. Blanco oggi ha 22 anni, a 18 anni ha vinto al Festival di Sanremo con Mahmood con l’intensa “Brividi”, poi è stato travolto dalle polemiche (molte delle quali eccessivamente feroci, senza possibilità di appello) su quello stesso palco solo dopo un anno per aver preso a calci parte delle rose che facevano da contorno al suo singolo “L’Isola delle rose”. Un problema tecnico gestito di “pancia”, come poi ha tenuto a specificare lo stesso cantautore scusandosi in pubblica piazza qualche ora dopo. Poi lo stadio di San Siro, ma forse tutto era diventato troppo. Troppo grande, troppi soldi, troppo rumore, “ma il rumore non è sempre movimento”. L’album “Innamorato”, uscito nel 2023, è l’ultimo che ha inciso. Poi il silenzio. Fino al ritorno questa estate con “Piangere a 90″ (ballad amatissima anche dalle radio) e la più scanzonata “Maledetta rabbia”, cui seguirà un nuovo singolo che uscirà a fine gennaio che farà da apripista al nuovo progetto discografico che uscirà entro l’anno. Tutto con calma, piano piano. In questi anni Blanco, come ha confessato ad Icon in una delle rarissime interviste concesse, ha capito che la fretta, come dice un vecchio adagio, è cattiva consigliera: “Non credo che la sovraesposizione abbia senso. Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Il Blanco di prima aveva senso di rivincita, voleva a tutti i costi dire ‘io esisto’. Ora è più: so che esisto, e voglio essere la versione migliore di me. Devo studiare. Capire. Non standardizzarmi”. Poi Blanco ha ripreso in mano i libri, iscrivendosi a Scienze Umane, dopo aver lasciato la scuola quando è avvenuto il boom discografico: “Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi. Non tutto gira intorno a questa roba. Invece no. Devi perdere il centro e poi ritrovarlo“. A sorpresa è rimasto affascinato dal Latino: “Parlavo con il professore del fatto che la lingua italiana cambia. Una volta la regola era italiano a tutti i costi, ora l’inglese si infila ovunque…Più avanti andremo, più finiremo per assomigliare a un modello unico. Le cose più piccole moriranno È la stessa cosa nella musica. I Beatles saranno il latino: l’inizio, la base, la struttura di tutto“. Dal 17 aprile parte il tour nei palazzetti che toccherà Jesolo, Firenze, Padova, Torino, Roma, Bari, Eboli, Napoli, Bologna, Milano e Pesaro. Nel frattempo nelle scorse settimane sia Marracash che Giorgia (alla quale ha donato la sua bellissima “La cura per me”) lo hanno invitato sul palco e abbracciato, anche quando Blanco si è fatto piccolo piccolo per l’emozione. Tutto con calma, piano piano. Il senso però di inquietudine, di corsa verso se stessi o contro se stessi permane: “E difficile distinguere i diamanti dai pezzi di vetro. Esce così tanta roba che forse potrei dirtelo tra dieci anni. È più difficile affezionarsi a quello che è attuale”. Resta il fatto che il Blanco di ieri (“Notti in bianco”) e quello di oggi (“Piangere a 90” così come “La cura per me”) rimane una delle penne più sensibili ed emozionanti che ci siano. L'articolo “Non credo che la sovraesposizione abbia senso. Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Ora studio Scienze Umane e il latino”: parla Blanco proviene da Il Fatto Quotidiano.
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