Yanis Varoufakis, l’ex ministro greco delle finanze al tempo di Tsipras e dello
scontro con la “troika”, è accusato di droga dalle autorità di Atene. Il motivo?
L’ammissione di aver consumato droghe durante la partecipazione ad un podcast,
anche per mettere in guardia i più giovani dalle nefaste conseguenze. Lo ha
spiegato Varoufakis stesso in lungo post sulla piattaforma X, pubblicato ieri
pomeriggio: “Vi do una notizia che sarebbe esilarante se non fosse stata così
spaventosa. Stamattina due poliziotti si sono presentati alla mia porta per
notificarmi una citazione in giudizio che mi ordinava di recarmi in questura per
essere interrogato dalla DEA greca, il nostro dipartimento antidroga. Non come
testimone, esperto o meno, ma come accusato. Accusato di cosa?”. Stupefacenti,
ammette l’ex ministro, raccontando nel dettaglio la genesi del caso: “Poco dopo
Capodanno, sono apparso in un podcast organizzato da giovani per rispondere alle
loro domande su tutto ciò che riguarda la Generazione Z oggi: i social media, il
senso della vita, le loro prospettive di lavoro, quello che io chiamo
tecnofeudalesimo, ecc. A un certo punto, mi hanno chiesto se avessi mai fatto
uso di droghe. Deciso a non fare come Bill Clinton (ricordate il ridicolo ‘Non
ho inalato’?), ho risposto di sì. Oltre all’erba, ho detto loro, avevo avuto
un’esperienza con l’ecstasy a Sydney 36 anni fa”. Secondo Vaoufakis il suo
racconto non era l’elogio degli stupefacenti, bensì un monito ad evitarli: “È
stato piacevole, ho ballato per 16 ore senza sforzo, ma poi, ho aggiunto, mi ha
causato un’emicrania per una settimana, e quindi non ho più fatto uso di droghe.
Questo è stato il mio punto di partenza per affermare che, per quanto piacevole
possa sembrare l’assunzione di droghe, c’è un prezzo da pagare. E che il prezzo
finale è la dipendenza, l’assuefazione – ‘la fine della libertà’, ho detto con
enfasi”.
Per quel discorso in un podcast, sarebbe arrivata l’incriminazione
dell’antidroga: “Sì, la polizia greca ha aperto un’indagine su di me con
l’accusa di… favoreggiamento della narco-mafia. (Fatemi un favore, gente: per
favore non ditelo a Trump, ok?)”.
Infine Varoufakis mette in guardia sui rischi per la libertà d’espressione in
Europa e in tutto l’Occidente: “Seriamente, ora, in un periodo di guerra,
genocidio, sfruttamento smisurato e così via, il mio piccolo problema con
l’insensata polizia greca non c’entra nulla. Ma è importante. Qui, in Europa,
molte persone vivono ancora nell’illusione di avere libertà, razionalità e
libertà. Non è così. Forze oscure sono all’opera, spingendoci in una versione
postmoderna del Medioevo. Quindi, attenzione, gente! Vogliono portarci via gli
ultimi resti di autonomia e libertà che ci sono rimasti. La resistenza è,
letteralmente, esistenza”.
L'articolo Yanis Varoufakis: “Incriminato in Grecia per favoreggiamento della
narco-mafia. In Europa la libertà è un’illusione” proviene da Il Fatto
Quotidiano.