Il tribunale di Genova ha condannato il ministero dell’Interno a un risarcimento
di circa un milione di euro per i familiari di un vigile del fuoco della Spezia,
morto a causa dell’esposizione professionale alle polveri e fibre di amianto. La
sentenza, emessa dalla giudice Valentina Cingano, rappresenta un importante
precedente in un lungo contenzioso che coinvolge i vigili del fuoco italiani,
già vittime di numerosi casi di malattie professionali legate all’amianto.
L’amianto, utilizzato in passato per la realizzazione di attrezzature e
materiali di protezione, si è rivelato un nemico mortale per molti lavoratori,
tra cui i vigili del fuoco, che sono stati esposti a queste sostanze altamente
cancerogene durante le loro operazioni quotidiane. L’ultimo rapporto
dell’Osservatorio nazionale amianto parlava di 7mila vittime in un anno.
LE EVIDENZE DELLA CAUSA: ESPOSIZIONE CONTINUA E MASSICCIA
Il caso riguardante il vigile del fuoco della Spezia è stato portato avanti dal
sindacato Conapo, che ha assistito la famiglia del lavoratore deceduto. Il
legale del sindacato, avvocato Paolo Frisani, ha sottolineato che l’esposizione
alle fibre di amianto non è stata limitata a singoli eventi, ma è stata una
condizione continua e massiccia durante le attività di intervento, ma anche
nelle operazioni di addestramento quotidiane. Inoltre, è emerso che, fino agli
anni Novanta, i vigili del fuoco erano costretti ad utilizzare dispositivi di
protezione, come coperte, guanti e maschere, che contenevano amianto, senza
ricevere alcuna informazione riguardo i rischi per la salute. “Abbiamo
dimostrato davanti al tribunale – ha spiegato l’avvocato Frisani – che
l’esposizione alle fibre di amianto non era occasionale, ma costante. Le
attrezzature contenenti amianto venivano utilizzate regolarmente, mettendo a
rischio la salute dei vigili del fuoco”, ha aggiunto il legale.
IL RICONOSCIMENTO DEL DANNO E L’ESTENSIONE DEL RISARCIMENTO
Un elemento particolarmente significativo di questa sentenza è il riconoscimento
del risarcimento anche a favore dei nipoti del vigile del fuoco deceduto. Questo
aspetto della decisione sottolinea la gravità e l’estensione del danno causato
dall’esposizione all’amianto, che ha avuto ripercussioni non solo sui diretti
interessati, ma anche sulle generazioni future. Non è la prima volta che un
tribunale italiano riconosce i diritti dei familiari di vigili del fuoco morti a
causa dell’amianto. Già in precedenti occasioni, le aule di tribunale avevano
riconosciuto il risarcimento per i danni subiti dai lavoratori del Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco, ma questa sentenza si distingue per la sua
portata e per la cifra risarcitoria che si avvicina al milione di euro.
LE RICHIESTE DEL SINDACATO CONAPO: LA MAPPATURA NAZIONALE DELL’AMIANTO
La sentenza di Genova riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro dei
vigili del fuoco italiani, che, nonostante gli avanzamenti nella legislazione,
continuano ad essere esposti a rischi sanitari legati all’amianto. A tal
proposito, Marco Piergallini, segretario generale del sindacato Conapo, ha
ribadito l’urgenza di un intervento concreto da parte delle istituzioni.
“Chiediamo da anni la mappatura completa e aggiornata dei siti contenenti
amianto su tutto il territorio nazionale. Questa sentenza dimostra ancora una
volta che la mancata mappatura espone quotidianamente i vigili del fuoco, e non
solo loro, a rischi gravissimi per la salute”, ha dichiarato Piergallini.
La richiesta del Conapo riguarda non solo i luoghi di lavoro, ma anche gli
edifici pubblici e le infrastrutture che potrebbero contenere amianto, un
materiale ancora presente in molte strutture italiane, seppur vietato da anni.
L'articolo Storica sentenza sull’amianto, un milione di risarcimento alla
famiglia di un vigile del fuoco: nipoti compresi proviene da Il Fatto
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