La terza edizione del forum internazionale del turismo di Milano si apre poco
dopo le 14. Un video emozionale e poi l’inno d’Italia cantato in prima fila
dalla padrona di casa, la ministra Daniela Santanché e dal presidente del Senato
Ignazio La Russa. Ma basta andare oltre le prime file e si vede che la sala
fatica a riempirsi. Le sedie delle ultime fila del palazzo del Ghiaccio
rimangono vuote. Riempite solo dai gadget dell’evento, una borsa con una
rivisitazione moderna della Venere di Botticelli con giubbotto in jeans e fascia
tricolore. “Siamo orgogliosi del Made in Italy” dice la ministra dal palco.
Eppure quelle stesse borse marchiate con i loghi Italia.it, Ministero del
Turismo ed Enit, sono Made in India. Altro che italianità.
L'articolo Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i
gadget dell’evento sono fabbricati in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Ministero del Turismo
“Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato
italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Il suo
tassello più visibile – e decisivo – è il primo bando nazionale di abilitazione”
si legge sul Corriere della Sera, in un pezzo che riprende l’articolo de Il
Fatto Quotidiano in cui si anticipa che, nella prova preselettiva tenutasi lo
scorso novembre in 8 sedi sparse per il paese, su 12mila candidati arrivati da
ogni regione solo 230 sono risultati idonei.
I promossi, in sostanza, sono stati lo 0,7 percento del totale degli iscritti
(quasi 30mila) e appena l’1,8 percento di chi si è presentato in aula per
svolgere il test – 80 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 90 minuti,
con una soglia di idoneità fissata a 25 punti.
Le proteste di alcuni di coloro che non hanno passato la prova preselettiva non
hanno tardato ad arrivare sui social. Il senso del malcontento è così
riassumibile: ma come, tu Stato finalmente introduci una prova che ha anche
l’obiettivo di rimediare a un vuoto normativo decennale e poi la rendi così
difficile da decimare il numero di idonei, continuando ad alimentare quello che
è l’attuale sistema gravato da abusivismo e da abilitazioni prese all’estero ed
esercitate in Italia?
Interpellato dal Corriere, il Mitur ha rivendicato di aver messo in piedi un
esame “serio e rigoroso”. In realtà, la struttura della prova – i quiz vertevano
su molte materie diverse tra cui archeologia, storia dell’arte e legislazione
dei beni culturali – ha creato un sottile collo di bottiglia lungo il quale sono
riuscite a transitare pochissime persone rispetto a quelle che si sono prima
iscritte e poi presentate alla selezione.
La domanda sorge legittima: in un mercato come quello attuale, dove la
specializzazione conta spesso più della cultura generale, aveva senso realizzare
un impianto selettivo di questo tipo? Da osservatore esterno alla vicenda non
sono in grado di rispondere a questa domanda. Né voglio, però, andare contro a
priori a quello che è stato l’esito del concorso.
La selezione per – usando le parole del Mitur – “garantire professionisti
qualificati, tutelare i turisti e far emergere il sommerso” è stata stringente?
Sì, magari un po’ troppo. Però non possiamo sempre lamentarci: lo facciamo
quando alcuni sindacati permettono a gente senza arte né parte di fare carriera
nelle pubbliche amministrazioni, continuiamo a farlo quando vengono allestiti
bandi pubblici superati solo da un numero esiguo di persone.
Io non voglio giustificare più di tanto l’esito di questo concorso ma al
contempo mi chiedo: le potenziali nuove guide turistiche dispongono di un
bagaglio culturale personale che permette loro di rispondere a richieste
generiche dei turisti stranieri in un inglese fluente? Possono dire, in
alternativa, di essere davvero iper-specializzate?
In 15 anni di lavoro come giornalista di viaggi mi è capitato di rado di
incontrare una guida poco competente. Al momento in Italia ci sono “solo” 14mila
guide turistiche registrate: pochissime, certo, a confronto dei circa 130
milioni di arrivi turistici registrati nel 2024. Questo però non significa che
dobbiamo permettere a chiunque di esercitare una professione che richiede
studio, preparazione continua, conoscenza approfondita del territorio, capacità
di mediazione culturale e una grande responsabilità verso il patrimonio storico
e artistico del Paese.
Un commento finale sulla notizia che il ministero abbia di recente rivolto alle
guide iscritte all’elenco nazionale la richiesta di diventare anche content
creator, pubblicando sui social contenuti da cedere gratis ai canali ufficiali
dello Stato – Italia.it su tutti – in cambio di visibilità istituzionale. Non ho
voluto fare dietrologia sull’esito del concorso e non voglio farla in questo
caso. Dico solo che forse è meglio tenere separate le due cose.
Anche a noi giornalisti di viaggio (e non solo) capita di ricevere ogni tanto
dalle redazioni con cui collaboriamo richieste di creare contenuti per i social
ausiliari agli articoli che scriveremo. Riceviamo un pagamento per questo? No.
Quello arriva per il lavoro principale, i reportage da realizzarsi al ritorno
dal viaggio, che devono incentivare il lettore ad apprezzare quella certa
destinazione, proprio come dovrebbe fare una guida seria e preparata.
L'articolo Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la
sento di demonizzare la selezione proviene da Il Fatto Quotidiano.