di Claudio Trevisan
C’è chi si preoccupa perché Trump vorrebbe la Groenlandia con le buone o con le
cattive; invece, secondo me, dovremmo preoccuparci di più della riduzione del
ghiaccio della Groenlandia che ha avuto una rapida accelerazione negli ultimi 30
anni.
Trump rimarrà alla Casa Bianca per altri tre anni, ma lo scioglimento dei
ghiacci, combinato con l’espansione termica dell’acqua (che si espande
riscaldandosi), continuerà a causare l’innalzamento del livello del mare per
secoli.
Studi dimostrano che circa il 20% delle spiagge italiane potrebbe essere
sommerso entro 24 anni. Ci vollero 22 anni prima che il sistema Mose fosse
pienamente operativo contro l’acqua alta a Venezia. Pertanto, i lavori necessari
per proteggere le tante zone a rischio inondazioni dovrebbero iniziare
immediatamente per cercare di ridurre i danni futuri.
Quali danni? L’innalzamento continuo del mare (specialmente durante eventi
climatici estremi alimentati dal riscaldamento globale) causerà maree sempre più
alte con erosioni costiere croniche e danni a spiagge/infrastrutture causate
dalle mareggiate, oltre alle esondazioni dei fiumi che faranno sempre più fatica
a defluire nel mare.
Quali azioni urgenti sono da intraprendere? Pianificazione/costruzione di difese
costiere come dighe, barriere anti-tempesta, banchine/argini rialzati e stazioni
di pompaggio, rinforzi degli argini fluviali, bacini di contenimento delle
piene, ripristini delle zone umide, sistemi dunali e ripascimenti costieri.
Quanto ci costerà? Il costo previsto per il sistema Mose era di 1,3 miliardi con
un costo finale di 7 miliardi. L’attuale costo annuale di manutenzione ordinaria
è di 80 milioni. Inoltre, ogni singolo utilizzo del Mose costa 300mila euro (per
energia, logistica, personale e operazioni). L’attivazione del sistema Mose ha
evitato gravi danni a Venezia ma il continuo innalzamento del livello del mare
causerà attivazioni più frequenti con relativo aumento dei costi
operativi/manutenzione.
Naturalmente non potevano mancare le indagini per corruzione con condanne e
multe per i politici (incluso un ministro) e imprenditori vari coinvolti.
A mio parere per cercare di ridurre i costi e aumentare l’efficacia delle dighe
si dovrebbe realizzare un sistema simile a quello applicato dai Paesi Bassi, che
hanno molta più esperienza e know-how in questo settore. Serve un sistema a tre
livelli: impedire l’ingresso del mare, dare spazio ai fiumi e migrazioni
limitate da alcune aree, con in aggiunta molti magistrati “indipendenti” per i
necessari controlli anticorruzione.
Ci vorranno decine di anni per la pianificazione/costruzione di infrastrutture
con continui ammodernamenti. I costi stimati per le difese costiere e fluviali
ammontano a miliardi di euro, che saranno comunque sempre più bassi rispetto ai
costi per i danni causati da ripetute alluvioni. Purtroppo, i fondi Pnrr hanno
finanziato solo alcuni piccoli/medi progetti per la protezione di spiagge,
ripascimento e barriere naturali/artificiali.
Secondo me, sarà necessario avviare anche una pianificazione di ritiro gestito,
trasferendo le infrastrutture critiche e le comunità vulnerabili dalle zone con
un rischio inevitabile di inondazioni che sarebbe troppo costoso/difficile da
proteggere. I trasferimenti dovranno essere su terreni più elevati,
geologicamente stabili e ben drenati per evitare il rischio frane. Inoltre, sarà
importante evitare spostamenti improvvisi di intere città, ma avere spostamenti
graduali, prima delle emergenze, nelle città più sicure.
Purtroppo, con gli illustri politici nostrani che preferiscono spendere soldi
per le armi, carcere inutile in Albania etc. piuttosto che nella prevenzione dei
disastri, temo che finiremo con le solite “cattedrali nel deserto” incompiute
e/o progetti senza fine (come la famigerata A3 Salerno-Reggio), con conseguenti
migrazioni di massa forzate dalle zone colpite dal disastro, e accompagnate
dalla solita corruzione.
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L'articolo Innalzamento del livello del mare: di fronte alle minacce bisogna
agire subito proviene da Il Fatto Quotidiano.