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TEATRO E CINEMA
Le presenze agli Spettacoli cinematografici (in calo dal 48,1% del 2003 al 45,5%
del 2024) sono sempre state più numerose di quelle agli Spettacoli teatrali,
anche in un trend crescente (dal 17,9% del 2003 al 22,0% del 2024) (Tab. 6).
Il teatro, più costoso e con una proposta più elitaria, ha superato la crisi
pandemica, riportandosi ai livelli pre-Covid, già nel 2023. Il cinema ha subito
di più tale crisi da cui è riemerso perdendo 3 punti percentuali tra il 2019 e
il 2024. A ciò ha in parte contribuito l’utilizzo in tali anni delle nuove
Piattaforme digitali di intrattenimento cinematografico attraverso la
televisione, sebbene la crisi dei “cinema” venga da lontano.
SPORT E TV
Se nel 2003 si recavano agli “Spettacoli sportivi” poco meno di un terzo della
popolazione di riferimento (29,0%), nel 2024 le presenze erano diminuite a poco
più di un quarto (26,4%) con valori simili a quelli pre-Covid del 2015 (25,7%) e
del 2019 (24,5%) (Tab.7). Leggermente minori le presenze nelle Discoteche ma con
un andamento simile al precedente. Poco sopra di un quarto nel 2003 (26,3%) che
scende a meno di un quinto 20 anni dopo (19,6%).
In questo caso la crisi pandemica non ha procurato gravi ripercussioni negli
anni successivi in cui si sono recuperati i livelli pre-Covid, con valori in
crescita sia per gli Spettacoli sportivi (con un picco nel 2022) che per le
Discoteche, in forte decrescita nel biennio 2021/2022 e in netta ripresa nel
biennio 2023/2024.
Come ci si aspettava l’altissimo dato delle Persone che vedono la Televisione è
rimasto stabile nel tempo anche se è iniziata una flessione a partire dal
periodo di restrizioni per il Covid. Infatti si riscontra nel 2024 un valore
(88,1%) di poco inferiore a quello del 2022 (88,5%). E’ come se la ritrovata
libertà di muoversi e uscire di casa avesse in parte modificato le abitudini
degli Italiani.
Più contenuto in termini assoluti il dato riferito all’ascolto della Radio anche
se più stabile nell’ultimo decennio (Tab. 8).
IL CONFRONTO CON ALCUNI PAESI EUROPEI
Per capire meglio il significato dei dati analizzati è utile fare un confronto
con alcuni Paesi europei. I dati si riferiscono al 2006, 2015 e 2022. Risulta
chiaro che l’Italia è nelle posizioni più basse della classifica. In particolare
per i Siti culturali i valori dei tre anni considerati 24,7%, 26,1% e 18,0% sono
poca cosa se confrontati con quelli della Danimarca, Paese che pur non ricco di
tale tipologia di Siti, registra più della metà della sua Popolazione (55,7%,
61,4% e 54,1%) interessata a visitarli (Tab. 9).
NON PARTECIPAZIONE CULTURALE
Infine sono da analizzare coloro che non hanno fruito di alcun genere di
intrattenimento fuori casa o letto Libri nell’ultimo anno e Quotidiani
nell’ultima settimana nel periodo 2015-2023 (Graf.4). I dati sono stabili anche
se in leggera crescita (18,5% nel 2015 e 20,7% nel 2019) fino alla crisi
pandemica che nel 2021 tocca il valore di 38,8%, per poi ridiscendere su un
valore più elevato (24,2% nel 2023) di quelli pre-Covid.
Fonte: Dati Istat. Note: (1) Non è disponibile il dato dell’anno 2024. – (2) Per
i Quotidiani la lettura si riferisce ad almeno una volta a settimana.
CONCLUSIONI
Nel 2023 un quarto degli italiani, da 6 anni in su, si è astenuto da qualsiasi
“Partecipazione culturale”. Di certo una parte lo ha fatto per motivi economici,
un’altra perché anziana, un’altra ancora perché non in grado (disabili gravi,
malati, ecc.) o perché del tutto disinteressata. Così, il Paese con la più alta
presenza di siti culturali al mondo, con una forte tradizione cinematografica e
teatrale di livello, con una proposta letteraria di qualità non riesce a
coinvolgere un gran numero di visitatori, spettatori, lettori.
La responsabilità di tale situazione va cercata nei bassi livelli di istruzione
se paragonati con il resto dei Paesi europei, dati in cui l’Italia figura da
tempo agli ultimi posti.
Un Paese, quindi, che non sa cogliere le opportunità di crescita culturale e che
si concentra invece sulla Televisione che entra in tutte le case degli italiani
condizionandoli nel modo di vivere e nelle loro scelte. Televisione che ha
assunto come valori di riferimento, con l’avvento delle emittenti commerciali,
il mercato, il denaro e l’apparire più che l’essere. Ovvio che la
“Partecipazione culturale” rimanga sempre più ai margini.
Inoltre l’utilizzo dei “Social”, non gestito in modo critico specie dai giovani,
con una modalità comunicativa sempre più veloce e stringata, crea un approccio
alla cultura di tipo superficiale e generalista basato su una partecipazione
meno consapevole e quindi meno orientata agli aspetti maggiormente culturali.
Infine, si osserva che la Partecipazione culturale degli italiani rimane
invariata nel tempo, più o meno agli stessi livelli, anche andando indietro di
30-40 anni e non mostrando alcuna correlazione tra la crescita dell’istruzione,
che pure c’è stata in questo arco temporale, e il bisogno di andare a uno
Spettacolo teatrale o cinematografico o a un Concerto o a visitare un Sito
monumentale. Quindi, la domanda: ma che cosa interessa agli italiani?
L'articolo Un quarto degli italiani è disinteressato alla cultura. Un dato tra i
più bassi in Europa – II proviene da Il Fatto Quotidiano.