Intemerata del giornalista Antonio Caprarica contro Mirella Serri in un
dibattito a L’aria che tira (La7) sul corteo nazionale per Askatasuna a Torino e
sugli scontri avvenuti nella giornata di sabato.
La scrittrice, in un botta e risposta col senatore di Fratelli d’Italia Lucio
Malan, difende chi ha partecipato alla manifestazione, dal deputato di Avs Marco
Grimaldi a Zerocalcare: “La cosa gravissima è che in quel corteo c’erano dei
provocatori, degli illegali. A chi giovava questa presenza? Certamente non alla
sinistra”.
Il conduttore David Parenzo obietta che sarebbe bastato non andare alla
manifestazione, ma Serri non ci sta: “La gente comunque non sapeva che ci
sarebbero stati tanti violenti. Lo sapevano il governo e Piantedosi. Il governo
avrebbe dovuto prevenire, visto che esiste l’intelligence”.
La replica di Caprarica è un crescendo rossiniano di irritazione: “Seguo
veramente con sgomento l’argomentazione di Serri”.
La giornalista lo interrompe, scatenando la reazione infuriata di Caprarica: “Io
ti ho ascoltata, adesso ascolta me. A sinistra a Torino c’è gente che si chiama
Caselli e Violante. E Violante ha detto che non si va a un corteo come quello
senza sapere come finisce. E chi ci va o è un imbecille o è un irresponsabile.
Siccome escludiamo che intellettuali, politici, sindacalisti, presenti a quel
corteo, siano imbecilli, allora sono irresponsabili. Ognuno si prenda le sue
responsabilità“.
Poi avverte urlando: “Se la sinistra vuole governare, si ricordi che l’ordine
pubblico democratico è cruciale. Ricordatevi Berlinguer“.
“C’era il servizio d’ordine fatto dai partiti”, ribatte Serri che sovrappone la
sua voce a quella del giornalista.
Caprarica perde le staffe: “Fammi parlare! Cosa c’entra Askatasuna coi diritti
democratici? Siamo nelle mani dei violenti? Non mi interessa se sono squadristi
di destra o di sinistra. In Italia non c’è spazio per gli squadristi di
qualsiasi colore. Non si può tollerare – continua – che ci siano deputati del
fronte di opposizione che partecipano a cortei come questi e ne rivendicano la
presenza. E dicono pure che sono pronti a tornarci. Non si può accettare. La
sinistra si prenda le sue responsabilità, difenda la democrazia e prenda le
distanze dai violenti, come fece il grande Partito Comunista di Berlinguer nel
’77“.
L'articolo Scontri a Torino, Caprarica sbotta a La7: “Chi è andato a quel corteo
o è imbecille o irresponsabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Resterò fuori dagli Usa finchè ci sarà Trump”. Non sappiamo se questa
affermazione di Antonio Caprarica non abbia fatto dormire il presidente
statunitense, ma per chi ne volesse sapere di più, su cosa l’ex inviato Rai
abbia combinato per meritarsi questa agognata punizione, basta comprare Il bullo
(Piemme) nelle librerie da qualche giorno. Il libro che Caprarica ha scritto per
ricordarci ancora una volta il proprio fastidio nei confronti di Trump.
“All’editore ho chiarito subito che avrei scritto un saggio di parte. Del resto,
gli inglesi del Telegraph, cioè il bastione del conservatorismo britannico,
parlano apertamente di Madness of King Donald, la pazzia di re Donald. Al
Congresso americano c’è chi si interroga sulla sua salute mentale”, ha spiegato
Caprarica ricordando tutte quelle chiacchiere sanitarie rivelatesi farlocche che
accompagnarono Vladimir Putin quando scoppiò la guerra in Ucraina, mentre quelle
vere che riguardavano Biden venivano silenziate a tempi di record. Caprarica
però aveva, ed ha, una specializzazione: la famiglia reale inglese. Su 25 titoli
scritti negli anni, almeno la metà sono sui reali britannici. “A Elisabetta. Per
sempre regina, (Sperling & Kupfer) sono affezionato. Uscì un anno prima della
sua morte”.
I ringraziamenti ufficiali Caprarica li ricevette dalla sua dama di compagnia
della sovrana, la “povera” Lady Susan Hussey: “Costretta a lasciare la corte per
aver chiesto con insistenza a un’attivista britannica di colore da quale parte
dell’Africa provenisse: come se io avessi voluto sapere da un inglese di origine
pugliese di quale paese fosse”. Nell’intervista al Corriere Caprarica ricorda
gli inviti a corte (due) tra cui il galà The Purcell School of Music dove
partecipò ad un aperitivo con una decina di ospiti: “Quando il principe mi
chiese se era difficile, come giornalista, occuparmi di lui, la mia lingua corse
più veloce del pensiero e risposi che non era semplice far apprezzare la sua
immagine in Italia. Lui sgranò gli occhi e mi salvò mia moglie Iolanda, dicendo
che tutte le donne italiane erano innamorate di lui e dunque gli uomini lo
sopportavano poco. Finse di crederci”.
Eppure, il libro più venduto (200mila copie nd) da Caprarica risulta un giallo
pre boom del genere: “Un giallo di fantapolitica che scrissi nel 1985 con
Giorgio Rossi, La ragazza dei passi perduti. Raccontava il delitto di una
giovane donna delle pulizie a Montecitorio, ed era un atto d’accusa contro la
classe politica italiana e in particolare contro il Partito socialista, che
all’epoca ne era la spina dorsale”. Libro i cui diritti cinematografici vennero
“acquistati con il contributo del Sismi” e infatti di un ipotetico film “non se
ne fece mai niente. Chissà perché”.
Tante le corrispondenze dalle capitali del mondo per Caprarica, anche se il
momento in cui ha provato davvero paura è stato in Afghanistan, nel 1988:
“Nessun inviato della Rai era riuscito a trovare un modo per arrivarci, io ero
stato aiutato da un mio contatto russo. Arrivai embedded, con un gruppo di
soldati russi. Atterrammo a Jalalabad al buio, ma subito dopo si accesero tutte
le luci e partì la pioggia dei razzi dei mujaheddin che distrusse gli alloggi
dove avremmo dovuto dormire. Giusto il tempo di buttarci a terra per evitare le
schegge”. Celebri le interviste a Gorbaciov nel 1992 è quella a Yitzhak Rabin
durante la sua campagna elettorale: “Era un militare vero, rigidissimo, non
sorrideva mai, ma aveva uno sguardo di una umanità straordinaria. E anche quando
ci ricevette per l’intervista e ci offrirono un caffè, per prima cosa ci chiese
se era buono o se preferivamo un tè o un’altra cosa”. L’uomo dalle mille
cravatte nell’armadio (la rosa, quella preferita) una cosa però non rifarebbe:
partecipare a Ballando con le Stelle: “Per un motivo: ci vuole un fisico
bestiale, non il mio… Milly mi aveva detto mezza verità sul programma, aveva
omesso che gli allenamenti quotidiani sarebbero stati così impegnativi. Io ero
sfinito. Però almeno mi sono molto divertito”.
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mi ha salvato mia moglie Iolanda”: la confessione di Antonio Caprarica proviene
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