Per il Tottenham, dopo la storica vittoria dell’Europa League a maggio scorso,
questa rischia di essere la stagione peggiore di sempre. E a complicare tutto ci
si mette pure Igor Tudor. Il tecnico ex Juve, chiamato al posto di Thomas Frank
per risollevare gli Spurs, ha deciso nella partita più importante dell’anno –
l’andata degli ottavi di Champions League – di mettere in panchina Guglielmo
Vicario per far debuttare Antonín Kinsky, portiere con appena due presenze in
Carabao Cup. Una follia. L’Atletico Madrid non ha fatto altro che scartare il
regalo e ringraziare: due papere clamorose con i piedi in appena 15 minuti, con
i Colchoneros che si sono ritrovati così in vantaggio 3 a 0.
Tudor è dovuto ovviamente tornare sui suoi passi: ha sostituito Kinsky dopo il
terzo gol per rimettere tra i pali Vicario, che peraltro è considerato uno dei
migliori portieri d’Europa, cercato da Juventus e Inter per la prossima
stagione. Il giovane estremo difensore di Praga, 23 anni da compiere il prossimo
13 marzo, è corso negli spogliatoi in lacrime, devastato per essere stato
buttato nella mischia evidentemente troppo presto. Dopo una figuraccia del
genere, che ha compromesso il cammino del Tottenham in Champions (la partita poi
è finita 5 a 2 per l’Atletico Madrid), Tudor è ovviamente già a rischio esonero.
Il tecnico croato dopo la partita ha fatto finta di nulla, dicendo semplicemente
che “tutto è andato storto” e che il Tottenham è “molto debole, molto fragile“.
Con lui in panchina però le cose sono peggiorate: questa è la sesta sconfitta
consecutiva, mai era successo nei 144 anni di storia degli Spurs. Le ultime 4
sono arrivate appunto con Tudor, che finora ha subito 14 gol e ne ha fatti 5.
Nessun tecnico aveva fatto peggio al suo debutto alla guida del Tottenham. Che
puntava tutto sulla Champions, perché in campionato rischia la retrocessione: è
una lunghezza sopra il West Ham terzultimo, ma ha ottenuto appena tre punti
nelle ultime dieci partite. Tudor rischia seriamente di aver già finito la sua
avventura in Premier. Per sostituirlo, si parla perfino di Thiago Motta.
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debuttare Kinsky, dopo 15 minuti e due papere lo sostituisce in lacrime proviene
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Il regno del danese Thomas Frank al Tottenham è durato otto mesi. Poche ore dopo
l’addio di Roberto De Zerbi al Marsiglia, è saltata in Europa un’altra panchina
eccellente: l’allenatore ex Brentford è stato messo alla porta dagli Spurs dopo
il ko casalingo di martedì con il Newcastle, l’undicesimo in campionato, che
inchioda la squadra londinese al sedicesimo posto, appena cinque punti sopra la
zona retrocessione. La sconfitta contro i Magpies è stata brutta: le parate di
Guglielmo Vicario hanno evitato una batosta umiliante. L’unico raggio di sole di
una stagione iniziata bene, con tre successi nelle prime quattro giornate di
campionato, ma già sfiorita in autunno, c’è stato in Champions, con la
qualificazione diretta agli ottavi. In Coppa d’Inghilterra, gli Spurs sono
usciti subito, il 10 gennaio, perdendo 2-1 in casa con l’Aston Villa. In Coppa
di Lega, la bocciatura è maturata al quarto turno, ancora una volta con il
Newcastle nelle parti del giustiziere. La squadra di Eddie Howe, pure lui
traballante, si è rivelata la bestia nera dei londinesi.
Il cinquantaduenne Frank, laureato in Educazione Fisica ed ex insegnante in un
asilo nido, saluta il Tottenham dopo 38 partite: 13 successi, 11 pareggi e 14
sconfitte, media-vittorie del 34,21. Una miseria, per un club ambizioso che si
porta però dietro la maledizione di essere una delle squadre meno affidabili del
panorama inglese. Il trionfo in Europa League del 2025, nella finale made in
England contro il Manchester United, non aveva salvato da una sentenza già
scritta l’allenatore australiano di origine greca Ange Postecoglu. La dirigenza
degli Spurs ha puntato su Frank, protagonista di sette stagioni importanti con
il Brentford, trascinato in Premier nel 2021.
Nonostante un disavanzo di mercato di 182,9 milioni di euro (265,6 alla voce
acquisti, 82,7 i ricavi dalle cessioni), il Tottenham non ha spiccato il volo.
La carica iniziale di Frank è durata poco, ma sarebbe ingeneroso dare tutta la
colpa del flop all’allenatore danese, costretto a fare i conti con l’azzeramento
della catena di comando. Il presidente Daniel Levy, personaggio tra i più
controversi del panorama inglese, si è dimesso il 4 settembre 2025, dopo 24 anni
di potere incontrastato, in rotta con l’azionista forte del Tottenham, Joe
Lewis.
Gli è subentrato Peter Charrington. A febbraio, ma annunciato da tempo, c’è
stato l’addio di Fabio Paratici, destinazione Fiorentina e rientrato al
Tottenham nell’ottobre 2025, dopo aver scontato la squalifica di 30 mesi per
l’inchiesta plusvalenze-Juve. Frank si è ritrovato a navigare in mare aperto,
senza il supporto dei piani alti del club e anche i giocatori,
involontariamente, hanno contribuito all’affondamento, vedi l’espulsione di
Romero all’Old Trafford nel match contro il Manchester United. La catena di
infortuni e la protesta crescente dei tifosi hanno completato l’opera, anche se
Frank dopo il ko con il Newcastle sembrava sicuro di non rischiare il
licenziamento: “Ho il supporto del club”.
Il tecnico danese era stato rassicurato nell’ultimo incontro con la dirigenza,
ma nel calcio ci vuole poco a cambiare bruscamente strada e a rimangiarsi le
parole. Il Tottenham è tornato ai livelli dello scorso anno, quando chiuse il
campionato al diciassettesimo posto. Ora è sedicesimo, in piena involuzione. La
maledizione degli Spurs è sotto gli occhi di tutti: lo stadio più moderno e
scintillante della Premier, un centro sportivo gioiello, un discreto sostegno
del tifo, il nono posto nella classifica mondiale Deloitte dei ricavi del calcio
(672,6 milioni), ma modestia totale nei risultati.
Il Tottenham è stato guidato nell’ultimo decennio da allenatori top come
Mauricio Pochettino – i tifosi sognano un ritorno del tecnico argentino, attuale
ct degli Stati Uniti -, José Mourinho e Antonio Conte, restando però sempre a
bocca asciutta. Anche i gol di Harry Kane, 280 in 435 presenze con gli Spurs,
non sono stati sufficienti ad arricchire la bacheca. La conquista dell’Europa
League, in una delle finali più deludenti di sempre, ha interrotto nel 2025 un
digiuno di titoli durato 17 anni. L’ultimo campionato vinto dal Tottenham risale
al 1961. La Coppa d’Inghilterra più recente è datata 1991. Il malessere degli
Spurs è profondo e arriva da lontano.
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maledizione Spurs proviene da Il Fatto Quotidiano.
Spavento per Randal Kolo Muani, attaccante del Tottenham ed ex (ma forse per
poco) punta della Juventus. Ieri, martedì 27 gennaio, il francese è stato
coinvolto in un incidente stradale a Hertfordshire, distante pochi chilometri
dal nord di Londra. Per fortuna, l’impatto è stato di lieve entità e il numero
39 non ha riportato nessuna ferita.
Sui social sono circolate delle foto che mostravano la Ferrari nera
dell’attaccante danneggiata e, in piedi di fronte a questa, il giovane insieme
al compagno di squadra Wilson Odobert. Quest’ultimo non era con lui in auto ma
appena dietro, e si è fermato per prestare soccorso. I due erano diretti in
aeroporto per raggiungere la squadra in vista di una trasferta europea. Sono
infatti convocati e dovrebbero scendere in campo nella gara di questa sera a
Francoforte. Qui gli Spurs affronteranno l’Eintracht per provare a confermare la
qualificazione diretta agli ottavi di Champions League, tentando di rimanere
come fatto fino ad ora tra le prime otto.
L’allenatore dei londinesi Thomas Frank ha confermato, ieri, che l’attaccante e
“tutti gli altri coinvolti nell’incidente stavano bene”. L’uomo ha affermato in
conferenza stampa che “è stato uno pneumatico che si è rotto, quindi sono un po’
in ritardo, ma atterreranno più tardi stasera”. I due non hanno raggiunto la
Germania con i compagni, ma sono arrivati ieri sera con un volo serale.
Kolo Muani è ancora a secco in Premier League quest’anno, e negli ultimi giorni
si parla sempre di più di un suo ritorno alla Juventus. Lo scorso anno, la punta
era riuscita a risolvere per un periodo i problemi di sterilità dell’attacco
bianconero. In estate, i torinesi aveva riprovato ad acquistarlo e le parti
erano state molto vicine. La trattativa saltò per problemi sopraggiunti con il
club che possiede il cartellino del francese, il PSG, e la Vecchia Signora
ripiegò su Lois Openda. Il belga però non è riuscito ad ambientarsi e dovere
nella nuova esperienza italiana e così Comolli è tornato alla ricerca di un
nuovo attaccante da regalare a Luciano Spalletti. Attaccante che, complice anche
l’ottimo ricordo lasciato a Torino, potrebbe essere proprio Kolo Muani.
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distrutta. L’allenatore del Totthenam: “Sta bene” proviene da Il Fatto
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