Super batteri che resistono agli antibiotici. Sono stati trovati nei campioni
prelevati da quattro hamburger dei 12 acquistati al banco frigo dei supermercati
e fatti analizzare da Il Salvagente per il nuovo numero della rivista
specializzata proprio nei test in laboratorio. Obiettivo: valutare igiene e
qualità della materia prima in base al rapporto tra collagene e proteine. A
preoccupare, però, non è lo stato complessivo di igiene della carne, ma “la
possibile presenza – riscontrata in effetti nel 30 per cento dei casi – di
microrganismi capaci di bucare lo scudo farmacologico di medicinali usati per
curare le infezioni causate da questi stessi batteri”. Eppure tutti gli
hamburger analizzati sono risultati conformi alla legge. Questo perché i
produttori, al contrario di ciò che dovrebbe avvenire in allevamenti e macelli,
non hanno l’obbligo di sottoporre i batteri presenti negli hamburger
all’antibiogramma, ossia l’esame microbiologico in vitro che determina la
sensibilità o la resistenza di un batterio specifico a vari antibiotici. Lungo
la filiera, quindi, questo tipo di controllo viene a mancare, rendendo
impossibile una valutazione su quali antibiotici siano stati resi inefficaci e
quali no. Di fatto, resistenze agli antibiotici sono state riscontrare
nell’hamburger Terre d’Italia di Carrefour, in quello di Chianina di Lidl, nel
Gramburger di scottona di Gram e nel maxihamburger di scottona ‘La collina delle
bontà’ di Eurospin. “Le resistenze più gravi rilevate dal Salvagente sono legate
alla presenza, in alcuni hamburger, di Escherichia coli beta-glucuronidasi
positiva e agli stafilococchi in grado di sopravvivere a medicinali moderni e
molto usati in questi casi, come le cefalosporine, una classe di antibiotici
beta-fattamici” scrive Enrico Cinotti, vicedirettore e autore dell’inchiesta.
Quali sono le conseguenze per il consumatore? Piaccia o meno l’hamburger al
sangue, per uccidere i batteri resistenti agli antibiotici presenti in questo
tipo di carne, l’unica soluzione è cuocerla bene. Come, tra l’altro, viene
ricordato su molte confezioni.
L’ALLARME MONDIALE E I 12MILA MORTI ALL’ANNO IN ITALIA
Ed è un problema dato che, come spiega l’Organizzazione mondiale della sanità
nel Global Antibiotic Resistance Surveillance Report 2025 “la resistenza
antimicrobica (Amr) sta erodendo le basi della medicina moderna”, con batteri
comuni che diventano sempre più difficili da curare (Leggi l’approfondimento).
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, in
Italia si contano ormai 12mila morti all’anno. Una resistenza causata da un
sempre più massiccio uso degli antibiotici, soprattutto in età pediatrica e in
ambito ospedaliero (rispetto a quanto non avvenisse in passato) e al loro
ricorso negli allevamenti, dove viene somministrato anche agli animali sani come
profilassi preventiva.
LA QUALITÀ PROTEICA DELLA CARNE
Tutto questo rende proprio questo aspetto la nota dolente dei risultati delle
analisi, rispetto agli altri criteri presi in considerazione. Lo stato di igiene
degli hamburger, in gran parte confezionati sottovuoto, ha pesato per il 50% sul
voto finale, la percentuale di carne impiegata per il 20% e la qualità della
carne per il 30%. Quest’ultimo aspetto è stato valutato in base al rapporto tra
collagene e proteine, perché più è presente il primo e minore sarà la qualità
proteica della carne. Da un punto di vista nutrizionale, il rapporto tra
collagene e proteine non supera mai il 15%, soglia oltre la quale la qualità
proteica della carne sarebbe risultata scarsa. Il punteggio peggiore (mediocre,
con 14,93) lo ha totalizzato il Jubatti Barbecue Burgers di scottona, gusto
delicato. Mediocri, da questo punto di vista, anche l’Hamburger bovino di razza,
Chianina di Lidl.
LO STATO DELL’IGIENE DEGLI HAMBURGER
La rivista diretta da Riccardo Quintili ha ricercato la presenza di diversi
microrganismi per valutare, poi, il livello igienico della carne. Considerando i
limiti di legge, che impongono l’assenza di Salmonella e Listeria monocytogenes
(di fatto assenti in tutti i campioni), sono stati ricercati i batteri anaerobi,
gli stafilococchi, l’E.coli, le enterobatteriacee, i coliformi e il bacillus
cereus. Le linee guida utilizzare come riferimento sono quelle del Centro
interdipartimentale di ricerca e documentazione sulla sicurezza alimentare della
Regione Piemonte: il limite di 100 Unità formanti colonie per grammo (Ufc/g) per
i batteri anaerobi solfito riduttori e per i stafilococchi coagulasi positivi e
di 500 Ufc/g per l’Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva. “Dal punto di
vista igienico – scrive Enrico Cinotti – a parte in tre casi in cui le linee
guida sono state leggermente superate, lo standard di sicurezza alimentare è
risultato mediamente buono”. Nell’hamburger di Carrefour è stato registrato uno
sforamento (270 Ufc/g) per gli stafilococchi, mentre in quelli di Jubatti e
Coop, una concentrazione media di batteri anaerobi leggermente superiore alla
soglia, rispettivamente di 110 e 120 Ufc/g.
QUANTI (E QUALI) ANTIBIOTICI MESSI FUORI GIOCO DAI BATTERI
Il vero problema, però, è proprio il tipo di batterio e la capacità di resistere
agli antibiotici. Ed è per questo che, in caso di presenza accertata di
microrganismi, la rivista ha commissionato un esame specifico, l’antibiogramma,
“per valutare la loro resistenza a un classe di 23 antibiotici comunemente
prescritti dai medici per infezioni provocate dai batteri rilevati”. Le
resistenze più gravi rilevate sono legate alla presenza di Escherichia coli
beta-glucuronidasi positiva e agli stafilococchi ma, nella valutazione, si è
anche tenuto conto del fatto che alcuni degli antibiotici indicati “sono
notoriamente non adatti a curare questo tipo di infezioni”. Anche escludendo,
dunque, i casi di “resistenza nota” e prendendo in considerazione solo quella
“agli antibiotici utili”, sono quattro gli hamburger nei quali è stata
riscontrata anche quest’ultima. Nell’Hamburger Bovino di Razza Chianina di Lidl,
gli stafilococchi rintracciati sono resistenti a quattro tipi di antibiotici,
mentre l’Escherichia coli individuata può superare le difese di due medicinali.
Totale: 6 farmaci messi fuori gioco. Sono cinque gli antibiotici a cui sono
resistenti gli stafilococchi rintracciati nell’Hamburger con Marchigiana, Terre
d’Italia, di Carrefour. Resistono rispettivamente a tre e un medicinale gli
stafilococchi trovati, infine, nel Gram Gramburger di Scottona e nel
Maxihamburger di Scottona la Collina delle bontà di Eurospin. Il Salvagente ha
contattato i produttori in questione che, non negando la presenza di batteri con
profili di antibiotico-resistenza, sottolineano che non compete a loro questo
tipo di controllo. E c’è chi promette approfondimenti con i propri fornitori.
L'articolo Hamburger nel carrello: nel 30% dei campioni, i batteri trovati sono
resistenti agli antibiotici proviene da Il Fatto Quotidiano.