La remissione clinica completa in sette pazienti pediatrici su otto affetti da
gravi malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali. È
l’incoraggiante risultato pubblicato in un studio coordinato dall’ospedale
pediatrico Bambino Gesù di Roma su Nature. Bambini e adolescenti coinvolti nello
studio hanno potuto sospendere completamente le terapie immunosoppressive; sette
di loro sono oggi in remissione clinica stabile, mentre l’ottavo paziente,
affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento clinico
significativo e progressivo nel tempo, con stabilizzazione del coinvolgimento
d’organo e assenza di progressione di malattia.
Questi risultati derivano dall’impiego di cellule CAR-T dirette contro
l’antigene CD19 e sono riportati nei dati definitivi dello studio coordinato
dall’ospedale e centro di ricerca romano in collaborazione con l’Università di
Erlangen.
LE MALATTIE AUTOIMMUNI A ESORDIO PEDIATRICO
Le malattie autoimmuni – come spiega la nota del Bambino Gesù – sono
caratterizzate da un’alterazione del sistema immunitario che porta all’attacco
dei tessuti sani dell’organismo, innescando processi infiammatori cronici
potenzialmente in grado di colpire qualsiasi organo o apparato. Rene, polmoni,
sistema nervoso centrale, articolazioni, cute e vasi sanguigni sono tra i
distretti più frequentemente coinvolti, con conseguenze cliniche spesso severe.
Gli otto pazienti arruolati nello studio – sette femmine e un maschio, di età
compresa tra 5 e 17 anni – presentavano forme particolarmente aggressive di
malattia autoimmune a esordio pediatrico: quattro erano affetti da lupus
eritematoso sistemico, tre da dermatomiosite giovanile e uno da sclerosi
sistemica giovanile. Cinque pazienti sono stati trattati presso l’Ospedale
Pediatrico Bambino Gesù e tre presso l’Università di Erlangen. Tutti i bambini
avevano una storia clinica complessa, caratterizzata da risposte parziali o solo
temporanee a numerosi trattamenti immunosoppressivi, inclusi farmaci biologici
diretti contro i linfociti B. In più casi era presente un grave coinvolgimento
di organi vitali, come reni e polmoni, con episodi clinici potenzialmente
letali.
LA TERAPIA CON CELLULE CAR-T ANTI-CD19
La terapia con cellule CAR-T consiste nella modifica genetica dei linfociti T
autologhi del paziente, affinché esprimano un recettore chimerico antigenico
(CAR) in grado di riconoscere uno specifico bersaglio. Nelle applicazioni
oncologiche consolidate, come le leucemie linfoblastiche acute e i linfomi non
Hodgkin, il bersaglio è l’antigene CD19, espresso dalle cellule tumorali. Lo
stesso antigene CD19 è espresso anche dai linfociti B, che svolgono un ruolo
centrale nella patogenesi delle malattie autoimmuni B-mediate. L’eliminazione
selettiva di questi linfociti consente di ridurre l’infiammazione e,
soprattutto, di ripristinare un equilibrio funzionale del sistema immunitario.
Questo aspetto è particolarmente rilevante in età pediatrica, in cui
l’esposizione cronica agli immunosoppressori può compromettere la crescita, lo
sviluppo e la funzione di organi critici, oltre a incidere significativamente
sulla qualità di vita.
“Con le cellule CAR-T anti-CD19 abbiamo applicato in modo innovativo un
approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un
ambito completamente diverso, cioè quello delle malattie autoimmuni – spiega
Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e
Genica del Bambino Gesù – In queste patologie il bersaglio non è una cellula
tumorale, ma i linfociti B cosiddetti auto-reattivi che alimentano
l’infiammazione e il danno d’organo. I risultati pubblicati oggi su Nature
Medicine, ottenuti su otto pazienti seguiti nel tempo, dimostrano che questo
approccio può portare a un controllo profondo e duraturo della malattia, con
sospensione completa delle terapie immunosoppressive, un traguardo
particolarmente importante in età pediatrica. Questa ulteriore pubblicazione
scientifica conferma, grazie alla presenza di un’Officina Farmaceutica
istituzionale, il ruolo pionieristico dell’Ospedale Bambino Gesù nell’ambito
delle terapie avanzate e, in particolare, delle cellule CAR T”. Il follow up è
stato di oltre 24 mesi.
I RISULTATI CLINICI DELLO STUDIO
I dati dello studio mostrano che tutti e otto i pazienti hanno interrotto
completamente le terapie immunosoppressive. Sette hanno raggiunto una remissione
clinica completa e sostenuta nel tempo. Nel paziente con sclerosi sistemica
giovanile, patologia caratterizzata da un’evoluzione generalmente più lenta, è
stata documentata una riduzione significativa e continua della gravità clinica,
con stabilizzazione del danno d’organo.
Nei pazienti con lupus eritematoso sistemico si è osservata una riduzione
marcata e progressiva dell’attività di malattia, con remissione completa anche
nelle forme più severe, incluse quelle associate a insufficienza renale
avanzata. Nei pazienti affetti da dermatomiosite giovanile, la terapia CAR-T ha
determinato un recupero della forza muscolare, la regressione delle
manifestazioni cutanee e una netta riduzione di complicanze croniche e dolorose
come la calcinosi cutanea, tradizionalmente difficili da trattare.
Un aspetto di particolare interesse è che i benefici clinici si mantengono anche
dopo la ricostituzione dei linfociti B. Questo dato suggerisce che la terapia
CAR-T non si limiti a una soppressione temporanea dell’immunità, ma possa
indurre un vero e proprio “reset” del sistema immunitario. A supporto di questa
ipotesi, sono stati documentati segnali di regressione del danno d’organo
attraverso biopsie renali di controllo e indagini radiologiche e funzionali
polmonari.
SICUREZZA E PROSPETTIVE FUTURE
Dal punto di vista della sicurezza, gli eventi avversi osservati sono risultati
lievi e transitori, senza infezioni gravi né complicanze a lungo termine. La
terapia si è dimostrata ben tollerata anche in pazienti con condizioni cliniche
estremamente complesse
“I risultati sono stati straordinari, non avevamo mai visto una remissione
clinica così profonda con le terapie tradizionali – aggiunge Fabrizio De
Benedetti, responsabile dell’area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e
Malattie infettive dell’Ospedale – I dati sono particolarmente importanti perché
le malattie autoimmuni in età pediatrica hanno un costo sociale altissimo in
termini di qualità della vita del paziente e del nucleo familiare oltre a un
costo economico rilevante per il sistema sanitario Questi risultati rafforzano
la prospettiva di avviare studi clinici dedicati per offrire questa strategia a
un numero più ampio di bambini con malattie autoimmuni gravi. Non a caso negli
ultimi quattro mesi abbiamo trattato con le CAR-T altri 4 bambini e ragazzi”.
Lo studio su Nature
L'articolo Così le cellule CAR-T bloccano l’autoaggressione del sistema
immunitario nei bambini con malattie autoimmuni proviene da Il Fatto Quotidiano.