L’ambasciata della Russia a Vienna è “uno degli hub più importanti per le
operazioni russe in Europa”. È quanto sostiene in un articolo il Financial Times
nella sua edizione europea, citando un diplomatico e sottolineando come Mosca
stia prendendo di mira non solo le comunicazioni europee, ma anche quelle
provenienti da Medio Oriente e Africa. In sostanza, secondo il quotidiano
finanziario, la Russia avrebbe preso di mira le comunicazioni statali e militari
della Nato tramite antenne paraboliche installate nella propria ambasciata in
Austria.
Dai tetti della rappresentanza russa, scrive il Financial Times, emergono
numerose antenne che, secondo fonti di sicurezza europee, non sarebbero
destinate alle normali comunicazioni diplomatiche: molte non risultano orientate
verso est e vengono frequentemente riposizionate, un segnale che celerebbe un
utilizzo per monitorare diversi satelliti.
Il gruppo di ingegneri viennese Nomen Nescio sta analizzando il tetto del più
grande complesso diplomatico russo a Vienna, soprannominato ‘Russencity’, che si
estende su un’area di oltre 3 ettari e include edifici residenziali, una scuola
e la missione russa presso le Nazioni Unite.
Il suo edificio principale è sormontato da un fitto sistema di antenne. Secondo
l’analisi, alcune di queste sarebbero puntate verso satelliti geostazionari
utilizzati per le comunicazioni tra Europa e Africa. Il Financial Times ricorda
che, nonostante le raccomandazioni dell’agenzia austriaca di intelligence,
Vienna ha mostrato scarso interesse nell’espellere diplomatici o nell’adottare
altre misure contro agenti russi.
L'articolo “L’ambasciata di Mosca a Vienna è l’hub delle operazioni russe di
ascolto in Ue” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Non solo Musk. La Spagna è in guerra aperta con quelli che definisce
rappresentanti della tecnocrazia e ribatte alle accuse di Pavel Durov, fondatore
di Telegram. L’interesse di Durov verso Madrid riguarda sempre il pacchetto
normativo anticipato qualche giorno fa dal premier Sanchez, che contempla il
divieto di accesso ai minori di 16 anni e anche la responsabilità penale per gli
amministratori delegati delle reti social. Il primo ministro le ha definite un
“Far West” dove trionfa l’illegalità senza che vi siano conseguenze per chi li
amministra.
Durov, che nel 2024 è stato arrestato in Francia per aver consentito attività
criminali sull’app di messaggistica come terrorismo, traffico di droga, frode,
riciclaggio di denaro e distribuzione di contenuti pedofili, ha contestato
questa iniziativa scrivendo: “Queste non sono misure di sicurezza; sono passi
verso il controllo totale. Abbiamo già visto questo copione in passato: governi
che usano la sicurezza per censurare chi li critica. In Telegram, diamo priorità
alla tua privacy e alla tua libertà: crittografia avanzata, nessuna backdoor e
resistenza all’abuso”.
Il fondatore di Telegram paventa, dunque, in vista di una raccolta di dati per
lo sbarramento ai social rispetto all’età, una schedatura di massa: “Crea un
precedente per il tracciamento dell’identità di OGNI utente, erodendo
l’anonimato e aprendo le porte alla raccolta di dati di massa. Ciò che inizia
con i minori potrebbe diffondersi a tutti, soffocando il dibattito pubblico”.
Madrid replica a muso duro: il messaggio del fondatore di Telegram “riflette il
modo di operare dei tecnocrati sui social media: è pieno di bufale e mira a
minare la fiducia nelle nostre istituzioni”.
Dalla Moncloa sottolineano: “Durov ha sfruttato il suo controllo illimitato” su
Telegram “per inviare un messaggio di massa a tutti gli utenti spagnoli in cui
diffonde diverse menzogne e attacchi illegittimi contro il governo. È la prima
volta che ciò accade nella storia del nostro Paese. Questo fatto dimostra
l’urgente necessità di regolamentare i social network e le applicazioni di
messaggistica mobile. Noi spagnoli non possiamo vivere in un mondo in cui i
tecnocrati stranieri possono inondare i nostri telefoni di propaganda a loro
piacimento solo perché il governo ha annunciato misure per proteggere i minori e
far rispettare la legge”.
A dare man forte al governo spagnolo ci sono i rilevamenti di Eurobarometro: il
95% degli spagnoli è preoccupato per la disinformazione e i discorsi di
incitamento all’odio, e l’89% per la concentrazione di potere nelle grandi
piattaforme e la mancanza di trasparenza dei loro algoritmi.
Madrid ricorda poi che l’imprenditore ha già avuto guai a Parigi: “Durov è
indagato per la sua possibile responsabilità in reati gravi e la piattaforma ha
ripetutamente violato i suoi obblighi di controllo; ha deliberatamente
progettato un’architettura di moderazione minima che ha trasformato Telegram in
uno spazio ricorrente per attività criminali documentate, come reti di abuso
sessuale su minori e traffico di droga, con casi indagati in paesi come Francia,
Corea del Sud o Spagna”. Pedro Sanchez, intervenendo a Bilbao in chiusura del
VIII Congresso Nazionale dell’Industria, non si tira indietro e assicura che la
Spagna utilizzerà “la forza dello Stato” per “proteggere le democrazie dagli
attacchi e i nostri figli da questo universo tossico, impune, nel quale
purtroppo si sono convertite le reti sociali”.
L'articolo Durov (Telegram) attacca la Spagna per la legge sui social vietati ai
minori di 16 anni. Sanchez replica: “Proteggeremo i nostri figli” proviene da Il
Fatto Quotidiano.