di Gianguido Piani
L’Unione europea si trova oggi ad affrontare problemi e conflitti da tempesta
perfetta. Uno dei problemi principali è l’enorme dipendenza da società
extracomunitarie, e non molto bene intenzionate nei nostri confronti, per i
servizi IT essenziali. Finora per proteggerci abbiamo usato strumenti giuridici,
ora è il momento di passare a quelli tecnici e organizzativi. Ad esempio, come
ha fatto la Russia.
Nel settore IT la Russia è molto più avanti rispetto all’Europa. Grazie a
soluzioni sviluppate a partire dagli anni ‘90 il Paese ha proprie alternative ai
principali servizi americani. Yandex, nata nel 1997, offre un vasto ecosistema
con motore di ricerca, posta, cartografia, spazio online, pagamenti e numerosi
altri servizi. I russi possono evitare Facebook grazie a Odnoklassniki e
soprattutto a VK che offre la stessa funzionalità, ha sempre avuto impostazioni
di privacy molto più stringenti, non punta ai like ed è più discreto con la
pubblicità. Questo social è stato ideato nel 2006 da un ragazzo allora
ventiduenne, Pavel Durov, il futuro fondatore di Telegram, sviluppando l’idea
iniziale di Facebook in senso meno commerciale e competitivo. Il successo è
stato immediato, Facebook resta ampiamente distaccato.
Nel 2010 il governo russo ha ordinato alle strutture statali e militari di
utilizzare sistemi operativi basati su software libero. Il principale di questi
software è AstraLinux, integrato con il pacchetto LibreOffice, che prende così
il posto di Windows e Office365. Il suo successo, oltre che per motivi
strategici, è dovuto alla disponibilità di servizi di assistenza, istruzione,
test di compatibilità e tutto quanto serve per l’uso pratico.
Usare il portale unico russo dei servizi pubblici Gosuslugi è facile. Si entra
da browser o app per accedere alla domanda di passaporto, agli assegni di
famiglia, alla dichiarazione fiscale, a tutti gli altri servizi. Chi è senza
computer o smartphone, o deve ricevere le credenziali di accesso, si rivolge a
centri pubblici multifunzione. Sono circa duemila in tutto il paese, aperti 6-7
giorni la settimana con orario tipico 9-21. Tutti gli uffici si trovano nello
stesso edificio, dall’anagrafe al notaio al medico per il rinnovo della patente,
evitando giri inutili. Una traduzione notarizzata del passaporto prende 24 ore
anche durante i fine settimana e costa l’equivalente di 10 euro.
Altra importante soluzione di sistema è il circuito bancario “Mir”, lanciato nel
2017 e inizialmente legato alle multinazionali dei pagamenti, simile alle carte
di debito italiane. Il circuito è però sempre rimasto sotto controllo nazionale
così che oggi le sanzioni possono bloccare solo i pagamenti esteri, mentre per
quelli interni le carte continuano a funzionare. Per scambio di messaggi,
telefonate e videochat su sistemi sia mobili sia fissi è stata di recente
introdotta l’app Max.
Da alcuni anni la Russia controlla il flusso di informazioni in modo autoritario
e ostacola l’accesso a siti stranieri. Questo esempio decisamente non va
seguito. Ma perché governi liberi e democratici non dovrebbero potere offrire i
servizi principali, ad esempio basati sul software libero, in alternativa a
quelli commerciali? Prendiamo a esempio l’Estonia dove tutti i servizi pubblici
sono online e accessibili tramite un portale unico semplice e intuitivo. Ogni
cittadino ha una Pec dedicata, ovviamente gratuita, per corrispondere con le
autorità. L’Estonia conta oggi addirittura 120mila residenti virtuali, un decimo
della popolazione fisica, perlopiù nomadi digitali che aprono aziende online e
pagano le tasse nel Paese senza bisogno di risiederci. In Estonia è anche nata
Skype, l’unica azienda IT europea diventata un brand globale.
Con soluzioni in proprio, soprattutto per i servizi di base, l’Unione europea
potrebbe risparmiare ogni anno miliardi in licenze oltre che, evitando di usare
i loro servizi, eludere la questione di tassare le Big Tech. Le soluzioni
principali esistono già e sono gratis. Cosa aspetta ad agire?
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L'articolo Nel settore IT la Russia è molto più avanti rispetto all’Europa: cosa
aspettiamo a prendere esempio? proviene da Il Fatto Quotidiano.