La buona notizia è che, finalmente, il 6 febbraio 2026 il Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali, attraverso i propri canali istituzionali, ha pubblicato
gli elenchi dei beneficiari delle risorse del Pnrr destinate alle politiche
attive del lavoro e della formazione, nell’ambito del Programma nazionale per la
Garanzia Occupabilità dei lavoratori (Gol). La cattiva notizia è che, ancora una
volta, il Mezzogiorno ne esce penalizzato.
Stiamo parlando di una maxi dotazione di circa 2,3 miliardi, che rappresenta il
perno delle iniziative volte a contrastare la disoccupazione in Italia, dunque
ci saremmo aspettati un impegno sostanziale per le aree marginali del Paese.
Invece, analizzando la tabella 1 dell’allegato A delle modalità di riparto delle
risorse del Pnrr per le annualità 2024, 2025 e 2026, destinate all’intervento
M5C1 ‘1.1 Politiche attive del lavoro e formazione’, è possibile sentire in
pieno volto l’ennesimo schiaffo che il Governo ha deciso di infliggere ai
cittadini meridionali.
Infatti, effettuando dei calcoli approfonditi, la modalità di redistribuzione
della dotazione destinata all’intervento M5C1 nell’ambito del Programma
nazionale per la Garanzia occupabilità dei lavoratori prevede per le regioni del
Sud appena 714,4 milioni a fronte dei 2,3 miliardi stanziati per tutti gli
italiani, ovvero il 32% degli stanziamenti complessivi. Onestamente, al fine di
assottigliare la forte sperequazione economia e la disoccupazione dilagante nel
Meridione, sarebbe stato equo destinare almeno il 50% delle risorse al Sud,
mentre l’importo effettivamente attribuito – il 32% – viola persino uno dei
criteri ispiratori del Pnrr, secondo cui il 40% delle risorse va destinato alle
regioni meridionali, come previsto dal decreto-legge n. 77/2021, all’art. 2
comma 6-bis. Dunque, si registra un ammanco di almeno 8 punti percentuali, che
si traduce in una mancata attribuzione di (almeno) 176 milioni di euro ai
meridionali.
Un altro dato che desta forti perplessità attiene alla Provincia Autonoma di
Bolzano, beneficiaria di 4,7 milioni di euro, quasi il doppio dell’importo (2,5
milioni) che toccherà complessivamente all’intera regione del Molise. Eppure
l’ente autonomo registra costantemente uno dei tassi di disoccupazione più bassi
d’Europa, con valori tipicamente intorno al 2-4%, significativamente inferiori
alla media dell’Unione Europea. Viceversa, i molisani scontano una
disoccupazione ben più elevata, a fronte di un’occupazione che si ferma intorno
al 56%. Stesso paradosso attiene alla Provincia Autonoma di Trento, a cui il
Governo Meloni ha riconosciuto ben 22,5 milioni di euro, ovvero circa il triplo
dell’importo attribuito all’intero Abruzzo (8,2 milioni), nonostante il tasso di
disoccupazione dei cittadini abruzzesi (circa il 7,8%) sia il triplo di quello
trentino (del 2,4%).
Alla luce di questi dati, permane sempre più forte il gap tra le regioni
settentrionali e meridionali che è così destinato a incrementarsi. L’auspicio è
che chi di competenza possa rivolgersi alle istituzioni europee facendo notare
come, nell’attuazione di questa misura europea (il Pnrr), l’Italia stia violando
l’articolo 174 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, secondo cui è
compito dell’Unione “ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie
regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite”, con particolare attenzione
“alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o
demografici”.
L'articolo Anche nelle politiche attive del lavoro si scippano soldi al
Meridione. E si violano le regole di Pnrr e Ue proviene da Il Fatto Quotidiano.