Botta e risposta, con tanto di lettere protocollate, dentro al Consiglio
nazionale forense, Cnf, l’organismo istituzionale dell’intera avvocatura, come
il Csm (quasi) per i magistrati. Almeno una ottantina di avvocati hanno scritto
una lettera di protesta al presidente Francesco Greco, accusato di faziosità e
di uso improprio della funzione, per aver espresso la sua personale posizione
favorevole alla riforma costituzionale come se fosse quella di tutti gli
avvocati, con tanto di pubblicazione dei suoi interventi sul sito ufficiale del
Cnf.
La replica di Greco è singolare: si dice d’accordo con loro, dato che non è
stato lui ad autorizzare la pubblicazione delle interviste sul sito del
Consiglio e, comunque, ha sempre parlato a titolo personale. I fatti, però,
raccontano un’altra storia. Che non può che partire dalla lettera degli
avvocati: “Apprendiamo con stupore che sul sito istituzionale del Cnf sono state
pubblicate diverse interviste da Lei rilasciate sul tema referendario, a favore
del ‘Sì’. Non si vuole qui entrare nel merito di tali dichiarazioni, pure
opinabili. È però evidente che le stesse non possano che essere state rilasciate
a titolo personale, considerato che il Consiglio Nazionale Forense è un organo
istituzionale che rappresenta l’intera classe forense – così come il suo
Presidente – e, dunque, non potrebbe mai schierarsi a favore o contro una
riforma costituzionale come quella di cui si discute. È peraltro noto, continua
la lettera, come in tutta Italia siano stati costituiti da parte di avvocate e
avvocati numerosi comitati per il ‘No’ che dimostrano la presenza di molteplici
sensibilità e diverse posizioni sulla riforma oggetto del prossimo referendum”.
Inoltre, gli avvocati firmatari scrivono di ritenere “del tutto inopportuno che
nei Suoi interventi pubblici Lei non abbia chiarito di intervenire a titolo
personale, ma si sia espresso a nome di tutta la categoria”.
Il presidente Greco ha risposto a stretto giro, negando e persino
solidarizzando, a parole, con chi lo ha criticato: “Gentilissimi colleghi,
riscontro la nota per manifestare la mia condivisione sul disappunto da Voi
espresso per la pubblicazione sul sito istituzionale del Cnf di mie interviste
sul quesito referendario. Invero, si è trattato di una iniziativa da me non
autorizzata”. Strano, dato che le interviste del presidente Greco, fino a ieri,
riempivano la homepage del sito del Cnf. Quindi, o Greco ha autorizzato e adesso
scarica sull’ufficio comunicazione del Cnf, oppure non ha autorizzato la
pubblicazione sul sito e non lo ha neppure mai visto in questi mesi. Niente male
per un presidente, nell’uno e nell’altro caso.
Nella stessa lettera di risposta agli avvocati, Greco aggiunge che “mai ho
affermato di parlare a nome di tutti gli avvocati italiani…”. Ma il 19 giugno
2025, giusto per citare una delle tante interviste, è ospite di Giorgio Zanchini
a Radio anch’io: “Grazie per l’invito ad esprime l’opinione dell’avvocatura, del
Consiglio nazionale forense. Noi siamo assolutamente favorevoli alla riforma”.
Ecco, “Noi”, non “Io”. Nella stessa lettera di risposta agli avvocati, Greco,
inoltre, attacca il Csm. Specifica che il Cnf “non ha preso posizione a favore
dell’una o dell’altra tesi” mentre “il Csm si è espresso, a maggioranza, contro
la riforma costituzionale”. Vero, ma il presidente e avvocato Greco non può non
sapere che tra i compiti del Consiglio Superiore della magistratura c’è anche
quello di dare al Parlamento pareri su disegni di legge in materia di giustizia.
L'articolo Referendum giustizia, 80 avvocati contro Greco (Consiglio forense):
“Sostiene il Sì a nome della categoria”. Lui nega proviene da Il Fatto
Quotidiano.