Dall’essere considerati i “demoni” del Parlamento fino a gridare contro la
demonizzazione degli avversari. Nel pieno del caos scatenato dall’omicidio
dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, il Rassemblement national
completa la metamorfosi istituzionale e fa un altro passo avanti nella corsa
verso l’Eliseo. L’occasione è drammatica, ma anche una miniera d’oro per il
partito di Marine Le Pen che prende l’onda e si prepara a cavalcarla il più
possibile. Dopo che per anni sono stati loro i nemici da combattere a qualsiasi
costo, ora sgomitano per sembrare i più istituzionali e affidabili della
Repubblica. E anzi, si intestano grottesche alleanze per fermare l’avanzata
dell’estrema sinistra.
A dirlo, senza alcun timore di suonare paradossale, è stato nelle scorse ore il
leader del Rn Jordan Bardella che si è rivolto alle altre forze politiche perché
possano unirsi a loro nel fermare l’avanzata de la France Insoumise: “Lancio un
appello”, ha detto, “alle prossime elezioni si deve creare un cordone
sanitario“. Parole impensabili fino a qualche mese fa, ma che all’improvviso
sembrano plausibili: quella stessa destra che per anni è stata contrastata
dall’asse repubblicano – alleanza capace di unirsi solo al grido di “va bene
tutto ma mai Le Pen” – si trova dall’altra parte della barricata e siede tra chi
rivendica di poter salvare le istituzioni. Una vera e propria capriola, resa
possibile da eventi senza precedenti che stanno cambiando tutte le dinamiche
politiche conosciute finora. “Il deputato de la France Insoumise Raphael
Arnault”, ha dichiarato Bardella a Europe 1, “non avrebbe mai dovuto essere
all’Assemblée Nationale”. Una frase che non stupisce oggi, ma che suona
incredibile se paragonata a quando erano loro, i parlamentari dell’allora Front
National, a essere ritenuti “impresentabili”. “Bisogna mettere la sinistra e
l’estrema sinistra di fronte alle loro responsabilità. Jean-Luc Mélenchon deve
dare delle risposte”. E ancora: “È il disonore della Repubblica. Non ci si pone
come vittima come sta facendo il ‘lider maximo’ della sinistra”.
La startegia è chiara e guarda dritto alle presidenziali del 2027. E soprattutto
è l’occasione per cercare di far dimenticare i guai interni. A marzo scorso
infatti, la leader e designata candidata all’Eliseo è stata condannata per
appropriazione indebita di fondi Ue ed è stata dichiarata ineleggibile per
cinque anni. Le Pen ha fatto appello ed entro l’estate si attende il verdetto
che dovrà decidere se potrà giocarsi l’elezione della vita dopo aver perso per
tre volte la competizione. Intanto, i suoi, giocano la partita della
comunicazione e cercano di rassicurare la Francia che possono stare al governo
senza creare (altri) terremoti. Il percorso è segnato, non sempre ci riescono,
ma solo così possono vincere davvero. I fatti di Lione, danno un’altra spinta.
L'articolo Da “demoni” a demonizzatori, la capriola di Bardella che ora invoca
il “cordone sanitario” contro Mélenchon proviene da Il Fatto Quotidiano.