Bella voce (è un fatto, non un complimento) quella dell’avvocato Gian Domenico
Caiazza, oggi presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, nato
per sostenere il Sì alla legge costituzionale Nordio-Meloni. Nel 2017 era
presidente dell’Unione delle Camere penali: all’epoca i penalisti presentarono
alla Camera la legge d’iniziativa popolare per separare le carriere. Approdò a
Montecitorio il 31 ottobre, “morì” in Aula a fine luglio 2020. Non se ne fece
nulla. Ma Caiazza era e resta un sostenitore strenuo di giudici e pm “separati”.
Ora, dalla sua pagina Facebook, si lancia in un post che farà discutere perché
immortala, addirittura cerchiandone in rosso le immagini, il procuratore di Bari
Roberto Rossi e la giudice per le indagini preliminari Antonella Cafagna. Eccoli
in una foto scattata sabato, sul lungomare di Bari, mentre con tantissimi altri
avvocati e magistrati stavano manifestando contro la separazione delle carriere.
Tra i due c’è Giovanni “Ciccio” Zaccaro, giudice a Roma in Corte d’Appello, e
segretario della corrente di Area democratica per la giustizia. Di cosa sono
colpevoli?
Sentiamo l’accusa del super garantista Caiazza. “Guardate questa foto. Ritrae
una gip di Bari, abbracciata al procuratore di quel distretto, con la stessa
T-shirt pubblicitaria per il No”. E già qui il resoconto lascia a desiderare.
Perché la giudice non “abbraccia” il procuratore, in quanto tra di loro c’è
Ciccio Zaccaro. Ma andiamo avanti. Caiazza racconta di “grandi amicizie come
normale che sia in una battaglia politica”. Non ha dubbi sul fatto che siano
magistrati “eccellenti, perfettamente in grado di fare il loro lavoro nel
rispetto delle regole della legge”. Ma qui partono dubbi e perplessità. Si
rivolge ai suoi ascoltatori: “Voi come vi sentireste a essere giudicati da
quella giudice dopo aver visto questa foto se voi foste accusati da quel pm?”.
Ancora: “Immaginate se il vostro difensore avrà sollevato delle questioni su cui
deve decidere quel giudice che riguardano il corretto operato del magistrato
accusatore”. Caiazza incalza con quel “come vi sentireste voi?” sollecitando
“una risposta onesta”. Per chiudere inesorabilmente la sua arringa a favore
della separazione delle carriere, per fare in modo che giudici e pm “non abbiano
niente a che spartire tra di loro”, senza “condividere la stessa carriera o le
stesse frequentazioni associative”.
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C’è da chiedersi: pubblicità lineare o discutibile? Nella foto non figurano
abbracciati la giudice e il procuratore e non si dice che entrambi fanno parte
della stessa corrente, cioè Area, il cui segretario è Zaccaro, che sta al
centro. Non si dice che i due sono a una manifestazione per il No. Ma c’è di
più: un conto è teorizzare genericamente, come fanno tutti gli esponenti del Sì,
che le decisioni dei gip sono distorte in quanto il magistrato condivide la
stessa carriera del giudice (assunto tutto da dimostrare). Ma nel caso
specifico, esistono delle evidenze che dimostrino un comportamento anomalo e
compiacente della giudice rispetto alle decisioni del Procuratore? Per
concludere: qualora al referendum dovessero vincere i Sì questo comporterà, e
magari il Guardasigilli Carlo Nordio lo scriverà in una delle leggi attuative,
che un pm e un giudice non potranno mai più partecipare assieme a una
manifestazione pubblica? Non potranno neppure andare a cena con i loro colleghi
in occasione di un convegno? Se dovessero trovarsi al bar, il famoso bar di cui
parlava sempre Berlusconi, il pm o il giudice dovrebbero allontanarsi scoprendo
che stanno rischiando, con quell’incontro, di inquinare e pregiudicare le loro
decisioni giuridiche? La vita dei magistrati sarebbe un incubo. Dovrebbero stare
attenti persino a fare la spesa al supermercato. Se il gip scopre che il vicino
di carrello è un pm dovrebbe piantare la spesa lì e tornare a casa. Roba da
farci un film candidato all’Oscar della serie Le vite degli altri…
L'articolo Caiazza l’avvocato “supergarantista” addita sui social due magistrati
a un corteo per il No: “Come vi sentireste a essere giudicati da loro?” proviene
da Il Fatto Quotidiano.