È morto, all’età di 94 anni, Bruno Contrada. L’ex dirigente di polizia è stato
il numero tre del Sisde (i servizi segreti interni) negli anni della guerra di
mafia a Palermo. Il suo nome è stato al centro di una complessa vicenda
giudiziaria: napoletano ma palermitano d’adozione aveva svolto la sua carriera
nel capoluogo siciliano e ha percorso tutte le tappe dell’ investigatore da
dirigente di polizia ad alto funzionario dei servizi segreti nell’arco di un
trentennio. Dopo una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa,
passata in giudicato, una sentenza della Corte Europea ha ribaltato l’esito
giudiziario per l’ex 007, perché il concorso esterno non era ancora reato in
Italia. Così nel 2017 gli effetti penali sono stati annullati dopo la richiesta
di revisione del processo infine accolta dalla Cassazione.
Contrada fu arrestato nel Natale del 1992, l’anno delle stragi palermitane, e ha
trascorso 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari. Due anni
gli furono condonati per buona condotta. In primo grado fu condannato a 10 anni,
ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. Il colpo
di scena fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il
processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006,
confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il
funzionario, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in
cella e scontò tutta la pena fino al 2012.
Nel 2015, però, il suo legale ottenne una sentenza favorevole dalla Corte
Europea dei diritti dell’Uomo che condannò l’Italia a risarcire il poliziotto,
considerando il reato di concorso in associazione mafiosa non “chiaro, né
prevedibile” all’epoca dei fatti contestati. Lo sarebbe diventato a partire dal
1994 con la sentenza Demitry. E Contrada era finito davanti ai giudici per fatti
precedenti a quella data.
A quel punto l’avvocato Giordano ha chiesto alla corte d’appello di Palermo,
proprio alla luce della sentenza europea, di revocare la condanna sostenendo che
prima del ’94, spartiacque temporale fissato dalla Cedu, non fosse possibile
condannare nessuno per il reato di concorso in associazione mafiosa. La corte
dichiarò inammissibile il ricorso. Poi però è arrivato il via libera della
Cassazione, che ha revocato la condanna per Contrada. Per il quale – è il caso
di ricordarlo – rimangono provati i fatti contestati dalla procura durante i
processi ordinari, che si sono conclusi con una condanna. Solo che a Contrada
non poteva essergli contestato il reato di concorso esterno a Cosa nostra, non
in quel periodo.
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protagonista dei misteri siciliani: aveva 94 anni proviene da Il Fatto
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