“Domenica sera eravamo in Tribuna Tevere, all’Olimpico, per montare la
coreografia per Lazio-Milan. Eravamo stati lì anche sabato per fare le prove,
come sempre accompagnati dai poliziotti, che da anni sono sempre gli stessi, li
conosciamo. Alle 19.35, mancava poco più di un’ora alla partita, mi ha chiamato
Claudio, lo Slo (Supporter liason officer, l’addetto alle tifoserie, ndr) e mi
ha detto: ‘Ma che avete scritto libertà? Dovete togliere quella scritta’. Era
tutto già pronto. I poliziotti erano più sorpresi di noi, i responsabili della
curva hanno deciso di rinunciare anche per non creare disordini”. Così racconta
Marco Delli Santi, artista poliedrico difficilmente assimilabile allo stereotipo
ultras, in Curva Nord lo chiamano “il sognatore”. È uno degli autori delle
celebri coreografie laziali, non l’unico. Ne ha fatte anche di molto
sofisticate, ispirate a Michelangelo e a Shakespeare. Dice che i poliziotti
erano “sorpresi” perché è un signore, altri tifosi raccontano che “si
vergognavano”.
A Roma è scoppiato un putiferio, anche perché il clima era già teso. I tifosi
laziali domenica scorsa tornavano per una volta allo stadio nel mezzo di una
contestazione durissima contro il presidente-senatore Claudio Lotito. Dal 30
gennaio hanno svuotato l’Olimpico, 2-3 mila persone a fronte di quasi 30 mila
abbonati: non sono solo gli ultras a non entrare, ne hanno parlato anche la Cbs
e la Bbc e il New York Times. Ora, va bene che ci siano controlli di polizia su
striscioni e coreografie, meglio evitare parole o immagini offensive o
sconvenienti, ma perché non si può scrivere “libertà”? Che poi per laziali vuol
dire anche piazza della Libertà, rione Prati, dove fu fondata la società nel
1900 e tutti gli anni il 9 gennaio si festeggia.
Conoscendo il presidente, magari gli ricordava lo slogan “Libera la Lazio” dei
tifosi che vorrebbero che vendesse il club. La società però si chiama fuori:
“Noi siamo terzi, ci tirano per la giacchetta”. Tra i tifosi si racconta che un
poliziotto “ha indicato con la mano verso il cielo, come a dire che
l’indicazione veniva dall’alto”, ma resta priva di conferme la ricostruzione
secondo cui Lotito avrebbe chiamato chissà chi. Il patron non ci risponde. Certo
la società è stata coinvolta nelle valutazioni, lo confermano anche fonti
informali di polizia, secondo le quali qualcuno sosteneva che la parola
“libertà” in un secondo momento sarebbe stata trasformata in “liberala”, che è
quasi “libera la Lazio”. “Tecnicamente impossibile cambiare la scritta con lo
stadio pieno”, replica Delli Santi. I tifosi se la prendono con il presidente:
“Ha saputo tardivamente della terribile parola e, giallorosso di rabbia, ha
richiesto l’immediata rimozione della coreografia”, si legge nel loro
comunicato. La coreografia mai esposta, riprodotta al computer, circola sul web
molto più di quanto circolerebbe la foto di quella vera. Non è difficile
immaginare che la parola “libertà” tornerà presto sugli spalti dell’Olimpico.
La spiegazione affidata all’Adnkronos da “fonti vicine all’organizzazione
dell’evento” – che poi chissà chi sono – è che “la coreografia da esporre in
Tribuna Tevere è saltata perché difforme da quanto comunicato”, in particolare
“il contenuto specifico, da un controllo effettuato dal personale steward a
poche ore dalla gara, è risultato essere difforme da quello comunicato ed
autorizzato”. Dalla Questura in via informale confermano. La Lazio non commenta.
“Goffo tentativo di nascondere la censura attraverso un tecnicismo”, attaccano i
tifosi, mentre la società prova a ringraziare la tifoseria per aver riempito
eccezionalmente lo stadio e spinto la squadra a battere 1-0 il Milan in una
stagione disastrata. Senza grande successo. Anzi l’episodio getta benzina sul
fuoco della protesta, mai vista per intensità e durata, che imbarazza la destra
romana perché Lotito è senatore di Forza Italia. Un senatore può vietare la
parola “libertà”? E una Questura?
La richiesta di autorizzazione è stata inviata dai tifosi alla polizia alle
20.21 del 13 marzo, venerdì. Dice che “la coreografia di Lazio-Milan non sarà
dedicata al signor Lotito, non ci sarà nessun riferimento alla sua persona. La
Curva Nord celebrerà l’importanza della figura del tifoso laziale come difensore
della lazialità attraverso un telo centrale e come sfondo lo stemma della Ss
Lazio composto da cartoncini. Nella parte bassa sul parterre ci sarà uno
striscione di 50 mt con la scritta: scudo e spada della Lazio e della sua gente.
La Tribuna Tevere proporrà una scritta nella parte alta che propone un messaggio
di speranza e amore”. Quella scritta era “libertà” e per la Questura era
“difforme” dalla richiesta. I tifosi sostengono che le parole di striscioni e
scenografie vengono sempre indicate in modo generico “per proteggere l’effetto
sorpresa”. In Questura dicono che non è vero, bisogna specificare tutto con
precisione, parola per parola.
Ma soprattutto, se la parola “libertà” era “difforme” dalla richiesta, perché
non vietarla subito? Perché non chiedere di precisare cosa fosse il “messaggio
di speranza e amore”? Perché invece consentire ai tifosi di entrare allo stadio
fin da sabato per provare la coreografia anche in tribuna? “Lì siamo stati
sempre con la polizia. Abbiamo tracciato i contorni delle lettere con il nastro
bianco e rosso attorno ai seggiolini, dove dovevano andare i cartoncini bianchi
e azzurri per comporre la parola ‘libertà’. Magari da vicino no, ma dalla Monte
Mario si potevano leggere i contorni delle lettere”, dice ancora Delli Santi,
riferendosi alla tribuna opposta alla Tevere. “Evidentemente Lotito non aveva
letto”, ipotizza. Insomma, sulle prime, la parola poi “incriminata” non aveva
spaventato nessuno.
Il nastro bianco e rosso era ancora lì quando è iniziata la partita, con tutti i
cartoncini, l’orario in cui bisognava alzarli e i tifosi irritati per il
divieto. Costa migliaia di euro una coreografia, ci lavorano decine di persone.
La parola “libertà, la più importante – scrivono i tifosi laziali – del
vocabolario italiano”, non è comparsa. Perché, francamente, non è ancora chiaro.
È chiaro invece che una certa compressione delle libertà costituzionali negli
stadi è considerata accettabile: dai Daspo ora estesi agli attivisti politici,
ma nati per gli ultras, ai divieti di trasferta che penalizzano migliaia di
tifosi per mesi, come è successo quest’anno ai romanisti e poi ai laziali, a
fronte dei disordini provocati da poche decine o centinaia di persone, per lo
più identificate. Sono già vietate le bandiere palestinesi e quelle della pace,
che invece sventolano in molti stadi europei: non sarà troppo un regime così
speciale per la libertà di espressione?
L'articolo Perché la parola “libertà” è stata vietata all’Olimpico? “Era tutto
pronto, poliziotti più sorpresi di noi”. Le accuse a Lotito proviene da Il Fatto
Quotidiano.