di Giuseppe Criaco
Mercoledì il Corriere della Sera in una operazione “di supporto istituzionale”
offre a questo governo una delle sue penne migliori (Antonio Polito) per
spiegare ai lettori moderati del suo giornale perché è giusto votare Sì!
Nell’attesa di leggere analogo e autorevole contributo per il No!, in punta di
piedi vi spiego perché dissento dal foglio di via Solferino.
“La Riforma giova al Paese”, esordisce l’editoriale. Ed in cosa mi chiedo, se è
tutta giocata sui nuovi rapporti di forza tra il potere politico e la
magistratura. L’autorevole Polito non lo dice. Ma è evidente che non giova nella
celerità e nel numero dei processi, e nemmeno in una migliore organizzazione
degli uffici giudiziari. E questo lo affermano autorevoli esponenti della
maggioranza i cui i video abbondano in rete. Li smentite? “La Riforma attua e
completa la Costituzione, che già contiene la separazione delle carriere”. Altra
affermazione che non dice però che questa Riforma nasce già mutilata di
“legittimità costituzionale” in quanto pensata, vestita e imposta dal governo
senza alcuna possibilità di modifica da parte del Parlamento. In pratica un
decreto legge che si eleva a rango di Fonte costituzionale. In spregio dei
valori condivisi.
Continuando leggiamo che la separazione delle carriere è già insita nella nostra
Carta fondativa in quanto ai sensi del art. 111 il pm è considerato parte al
pari della difesa, mentre il giudice è “terzo”. E questo è il segno evidente che
la nostra Carta fondamentale ci sta sollecitando questa riforma. Ma questo è un
abbaglio colossale cui non sfugge nemmeno l’autorevole penna. Infatti il ruolo
giocato dal Pm all’interno del procedimento (e del processo) è quello di parte
pubblica che agisce nell’interesse generale alla ricerca della verità
processuale. E questa azione potrebbe addirittura confliggere con l’ipotesi
accusatoria quando lo stesso pm trova e valorizza prove a favore dell’indagato.
E qui fondamentale è la cultura giuridica anche “giudicante” insita in questa
figura della magistratura che troppo genericamente i sostenitori del “Sì”
definiscono “accusa”.
Mentre a proposito del Csm, “Non trova traccia di «parlamentini». Solo funzioni
di alta amministrazione, che anche un magistrato indipendente dalle correnti può
benissimo svolgere”. E chiosa dicendo che il sorteggio può evitare quel «mercato
delle vacche», come quello emerso nel Csm del «caso Palamara». Atra topica
clamorosa in cui incappa l’editorialista. Facendosi portatore, della versione
governativa che vede il Csm un organo meramente amministrativo. Ma il Csm oltre
che organo di autogoverno dei giudici non ha funzioni solo amministrative ma i
componenti laici e togati svolgono anche scelte di politica giudiziaria fatte
sulla base di valori, principi e ideali che caratterizzano anche l’attività para
normativa. (G. Bono – la Riforma Nordio). Ed allora io aggiungo, se davvero si
vuole evitare questo Mercato delle vacche perché non dare ascolto – sebbene dopo
80 anni ad uno dei più autorevoli padri costituenti: Piero Calamandrei.
L’illustre giurista toscano auspicava fin da subito un organo scevro dalle
influenze politiche.
Nella riforma non c’è un solo rigo che parla di sottoposizione del pm
all’esecutivo. E’ vero non c’è un solo rigo, perché per limare le prerogative
del pubblico ministero non servono riforme costituzionali ma basterebbe
modificare il CPP per svuotare l’articolo 109 “l’AG. dispone della P.G.”- della
nostra Carta fondativa. E si tratta di leggi ordinarie modificabili con una
maggioranza semplice. Per trasformare il pm in avvocato dell’accusa, vero
obiettivo dichiarato dell’esecutivo.
Chiudo con una amara riflessione. Con questa riforma questa maggioranza,
incurante delle macerie istituzionali che rischia di produrre, grazie anche a
molti dei suoi alfieri ( e non faccio riferimento né ad Ella né al suo pezzo pur
se in disaccordo) sono pronti a tutto pur di vedere “le toghe con le mani
legate” (Morosini cit.).
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L'articolo Dice Polito che la riforma Nordio giova al Paese. E in cosa mi
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