Neppure la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere, mitiga le
ambizioni di riforma del centrodestra. La retromarcia sulla giustizia sembra
esclusa, anzi la maggioranza prova subito a ripartire rilanciando su
intercettazioni e carcerazione preventiva. “Archiviata la separazione delle
carriere pensiamo a portare avanti le numerose proposte di legge ferme in
Parlamento”, recita la nota post-referendum firmata dal deputato Tommaso
Calderone, Forza Italia, componente della commissione Giustizia. Pur ammaccata
dallo schiaffo referendario, la maggioranza dovrebbe prendere in esame le
“intercettazioni indirette“, avvisa il parlamentare azzurro. Perché “non è
accettabile che a chi non partecipa a una conversazione tra terzi non venga
offerta alcuna garanzia tecnico-probatoria. Penso anche alle intercettazioni
‘non rilevanti'”. Del resto, accusa Calderone, “oggi si attribuisce potere di
vita e di morte a chi ascolta senza garanzie per il cittadino indagato”. Dunque
l’onorevole propone la soluzione con una stoccata alla premier: “Potremmo
cominciare da queste proposte ‘impantanate’, in questi anni si è pensato poco o
niente alle garanzie del cittadino. In compenso abbiamo approvato rave party e
maternità surrogata“. Due provvedimenti, questi ultimi, targati Meloni e
Fratelli d’Italia.
Il desiderio di proseguire con la riforma della giustizia, malgrado la cocente
sconfitta, è ribadito anche dalla Lega. Il capogruppo al Senato Massimiliano
Romeo, all’Aria che tira su La7, ha annunciato la ripartenza “con la volontà di
cercare di riformare la giustizia, dai tre sì delle tre Regioni fondamentali per
il nostro Paese che sono Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia“. Avanti
tutta, anche perché “conseguenze per il Governo e per la maggioranza non ce ne
saranno”, ha concluso l’esponente del Carroccio.
Tra gli obiettivi del governo – secondo Carlo Nordio ospite di SkyTg24 – ora c’è
“innanzitutto il piano carceri“. Che include “il piano edilizio”, ma anche “la
riduzione della carcerazione preventiva“. Cioè limitare la custodia cautelare
per gli indagati, uno strumento per evitare l’inquinamento delle prove, la
reiterazione del reato oppure la fuga dell’indagato. Anche le misure riguardanti
trojan e intecettazioni, ha sottolineato il ministro della Giustizia, sono “in
discussione in parlamento e sarà il parlamento a decidere quali saranno limiti
ed estensioni”. La battaglia sulla giustizia dunque non sembra affatto finita:
dalla campagna per il referendum si sposta alla Camera e al Senato.
Del resto, secondo Nordio, le toghe con il referendum hanno dimostrato una volta
in più di essere schierati. In particolare l’Associazione nazionale magistrati.
“L’Anm è la vera vincitrice, che diventa un soggetto politico anomalo, che si
contrappone ai governi”, ha dichiarato Nordio. Intervistato dal Corriere della
Sera, aveva già ammonito sull’interventismo della toghe dopo il referendum: “nel
senso che limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a
cominciare dall’immigrazione”. Passato il referendum, l’Anm è già nel mirino di
chi ha sostenuto il Sì. Ancora più duro il deputato di Forza Italia Tullio
Ferrante, sottosegretario alle Infrastrutture: “L’Anm, in questa campagna
referendaria, è diventato a tutti gli effetti un partito politico”. Ferrante
invoca l’organo di autogoverno della magistratura paventando ritorsioni delle
toghe contro i fautori della separazione delle carriere: “Mi aspetto una presa
di posizione netta e decisa da parte del Csm, perché mi chiedo con quale
serenità un cittadino schierato per il SÌ potrà sottoporsi al giudizio di questi
magistrati ideologizzati e privi di qualsiasi apparenza di imparzialità”. Sullo
sfondo il ministro della Difesa Guido Crosetto che amplia il ragionamento: “Ha
vinto la Costituzione, ha vinto la democrazia” – dice – ma “l’ordine giudiziario
non può e non deve essere a fianco di una parte politica o contro una parte
politica né diventare attore del confronto politico perché altrimenti viene meno
le sua altissima funzione di equilibrio ed i poteri delegati ai magistrati
possono diventare uno strumento di altro che non ha a che fare con la Giustizia.
L'articolo Lo schiaffo del referendum non frena la destra sulla giustizia.
Nordio e Forza Italia: “Ora la riforma delle intercettazioni e del carcere
preventivo” proviene da Il Fatto Quotidiano.