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Convalidato il fermo di Alex Manna per il femminicidio della 17enne Zoe Trinchero
È stato convalidato il fermo di Alex Manna, il ventenne reo confesso della morte di Zoe Trinchero, 17 anni. Il giovane resta dunque nel carcere di Alessandria, dove è rinchiuso dal 7 febbraio. Manna aveva confessato al pm di Alessandria, Giacomo Ferrando, di aver ucciso la vittima dopo un rifiuto. Tutto è avvenuto a Nizza Monferrato, nell’Astigiano. L’assassino – che in passato ha praticato la boxe – aveva colpito la ragazza, dopo aver ricevuto un “no”. Aveva poi gettato la vittima nel greto del rio Nizza. Secondo i risultati preliminari dell’autopsia, Zoe Trinchero è morta per trauma da precipitazione e non per i traumi dovuti alle botte. Fatale le è stata la caduta nel torrente. L’avvocata Patrizia Gambino, che ha reso noto di essere affiancata anche dall’avvocato del foro di Palmi, Rocco Giuseppe Iorianni, ha dichiarato: “Sono stati riconosciuti gravi indizi di colpevolezza, fosse solo perché reo confesso e l’accusa resta quella di omicidio aggravato dai futili motivi. – e aggiunge – Il collega ieri ha assistito all’autopsia di Zoe e andrà in carcere da Manna. Nei prossimi giorni andranno dal figlio anche i suoi genitori. Continuo a dire che si tratta di una tragedia“. L’avvocata Gambino ha concluso, spiegando che “ci sono indagini in corso, quindi la vicenda è da trattare in modo delicato”. L'articolo Convalidato il fermo di Alex Manna per il femminicidio della 17enne Zoe Trinchero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Zoe Trinchero era viva quando Alex Manna l’ha gettata nel canale: “Morta per la caduta”. I risultati dell’autopsia
Zoe Trinchero è morta a causa della caduta nel canale dove è stata gettata. Era quindi viva quando il suo corpo è stato buttato dopo essere stata riempita di botte nella notte tra venerdì e sabato scorsi a Nizza Monferrato. Sono questi i risultati preliminari dell’autopsia eseguita sul corpo della 17enne: al momento della caduta avrebbe avuto un trauma cranico mentre le cause del decesso sarebbero dovute a un trauma da precipitazione. Per il femminicidio della giovane è stato arrestato Alex Manna, 19enne reo-confesso, che secondo la ricostruzione degli inquirenti l’avrebbe ammazzata dopo che la ragazza aveva declinato un suo approccio. Non era il primo tentativo, secondo quanto hanno riferito a Storie Italiane su Rai 1 i due giovani che hanno ritrovato il corpo. I due testimoni hanno anche detto che Manna avrebbe pianto sul corpo della giovane per ingannare gli amici con i quali la stava cercando. “Era qui sotto nel canale, c’era tanta acqua. Per terra invece – hanno detto – un telefono, gli occhiali e le sigarette sparse. Siamo scesi subito e l’abbiamo spostata perché aveva la testa in acqua. Avevamo già capito che non c’era più niente da fare”. “Aveva ferite sul viso e si vedeva che era gonfia, forse cadendo ha sbattuto la testa”, hanno proseguito. “Abbiamo tirato fuori il telefono e chiamato il 112”. I due amici hanno poi descritto il comportamento di Manna: “Era lì con noi, è sceso a piangerle addosso e a urlare ‘È colpa mia che non l’ho salvata, l’ho lasciata da sola’. Noi purtroppo gli abbiamo creduto, ma era lucido, tremava e continuava a piangere. Ha incolpato subito un ragazzo di colore che ha rischiato il linciaggio se non lo portavano via i carabinieri”. L'articolo Zoe Trinchero era viva quando Alex Manna l’ha gettata nel canale: “Morta per la caduta”. I risultati dell’autopsia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Femminicidio Zoe Trinchero, si attende l’autopsia per capire se poteva essere salvata. Non una di meno: “C’è qualcosa che non stiamo insegnando”
Sarà l’autopsia a dire se ad uccidere la 17enne Zoe Trinchero sono stati i pugni ricevuti dal suo assassino Alex Manna, reo confesso, lo strangolamento oppure una botta alla testa presa dopo essere stata lanciata nel canale dal suo aggressore. La risposta sarà determinante per capire se, con un tempestivo intervento medico, la ragazza di Nizza Monferrato chelavorava nel bar della stazione e sognava di diventare psicologa avrebbe potuto essere salvata. Ipotesi che aggraverebbe la posizione di Manna: dopo aver ridotto la ragazza in fin di vita, il 20enne l’ha gettata nel rio Nizza ed è fuggito. Nelle prossime ore potrebbe arrivare una denuncia per tentato linciaggio per le circa trenta persone che proprio su sua istigazione si sono radunate sotto l’abitazione del trentenne Naudy Carbone, con problemi psichiatrici, da lui accusato del delitto. Il corpo della giovane porta i segni di una raffica di pugni e di una stretta al collo e presenta un trauma cranico. Zoe, al termine del turno di lavoro al Bar della Stazione, intorno alle 21, stando a quanto emerso finora è andata in un garage attrezzato come area ricreativa dai ragazzi del posto, una sorta di rifugio autorganizzato. Qui il gruppo di amici si ritrovava per mangiare e bere qualcosa prima di proseguire la serata nei locali. Quella sera erano in cinque o sei. Gli ultimi due hanno deciso di andare in centro a comprare dei kebab da consumare poi con calma nel garage. Zoe e Alex si sono uniti a loro. Al ritorno gli altri hanno accelerato il passo, loro sono rimasti indietro, soli, sull’argine del rio Nizza. Qui il racconto si affida esclusivamente a quanto detto da Manna. Ci sarebbe stata una discussione a proposito di una loro relazione, finita per un tradimento di lui, col rifiuto di lei sul tornare insieme. Una relazione che gli amici della ragazza dicono non essere mai esistita. È a questo punto che sarebbe avvenuta l’aggressione. “Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l’ho buttata giù nel canale, l’ho solo lasciata cadere”, ha detto detto nella sua confessione il ventenne, ora detenuto nel carcere di Alessandria. Manna ha raccontato anche il tentativo di depistaggio: ha tentato di dare la colpa a un uomo di origine africana adottato da una famiglia del paese. “Ho detto in giro che poteva essere stato lui – avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm – perché si sa che è un po’ strano. Ho raccontato che ci ha aggrediti e che sono scappato. Mi spiace, ho fatto male”. Nel piccolo comune in provincia di Asti, il sindaco ha intanto dichiarato il lutto cittadino per il giorno dei funerali della giovane. “Zoe era una ragazza solare, che spesso incontravo per le vie della città. Era conosciuta e benvoluta qui a Nizza”, ha spiegato il sindaco Simone Nosenzo. Non Una di Meno sarà nella piazza San Secondo di Asti dalle 18.40 di domenica sera per manifestare rabbia e dolore per quest’ultimo caso di femminicidio. “Diciassette anni lei. Venti lui. Non possiamo più fingere che questo non dica nulla sulle generazioni che stiamo crescendo”, commenta l’associazione. “C’è qualcosa che non stiamo insegnando. La violenza si consuma nella cerchia delle relazioni“. “L’autore del femminicidio ha confessato”, aggiunge l’associazione, “e non è l’altro costruito dalla propaganda razzista, ma il figlio sano del patriarcato: un uomo cresciuto in una cultura del possesso, che non insegna a riconoscere i limiti, a rispettare i confini, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni”. Serve “un cambiamento profondo, che parta dall’educazione affettiva, dal rispetto reciproco e dalla prevenzione della violenza di genere fin dall’infanzia”. L'articolo Femminicidio Zoe Trinchero, si attende l’autopsia per capire se poteva essere salvata. Non una di meno: “C’è qualcosa che non stiamo insegnando” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lavorava al bar della stazione e sognava di diventare psicologa: chi era Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni
I sogni distrutti a 17 anni, uccisi insieme a lei. Zoe Trinchero voleva diventare psicologa “per aiutare gli altri”. Nel frattempo lavorava al bar della stazione, ma poche ore dopo la fine del suo turno è stata uccisa. Un altro femminicidio, l’ennesimo: Alex Manna, reo confesso, ha detto di averla finita a pugni, prima di gettarla esanime nel rio Nizza, in provincia di Asti. A Nizza Monferrato, una città di diecimila abitanti dove tutti conoscono tutti, la ricordano come una ragazzina allegra, solare e col sogno di diventare psicologa. Una diciassettenne capace di suscitare affetto e simpatia al primo sguardo. “Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare”, dice uno dei suoi tanti amici. La morte di Zoe Trinchero ha sconvolto la routine di questa località incastonata fra Alessandria, Asti, Alba e quelle vigne del Piemonte che producono vini rinomati in tutto il mondo. La rabbia è montata non appena si è sparsa la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita. Uno stato d’animo che per poco non ha provocato una seconda tragedia e che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane di origini straniere che vive a Nizza fin da quando era bambino. Il giovane ha dei problemi ed è seguito dai centri di igiene mentale. Quando si è diffusa la notizia della morte di Zoe, le paure e i pregiudizi della gente hanno preso il sopravvento: la sua casa è stata stretta d’assedio da diversi cittadini, al punto che sono dovuti intervenire i carabinieri per prenderlo in consegna e metterlo al sicuro. Si è poi chiarito che lui, con Zoe, non c’entrava niente. Ora che sono scattate le manette a Nizza restano il dolore, lo sconcerto, l’incredulità. Nessuno dice che in città sia sempre filato tutto liscio. E’ Leonardo, 20 anni, uno dei tanti amici di Zoe: “Quando uscivamo alla sera andavamo sempre a prenderla al lavoro. Con la gente che gira da queste parti non ci fidavamo a lasciarla sola”. Non solo. Il giovane, riferendosi a una delle tante persone ascoltate dai carabinieri prima di procedere all’arresto del sospettato, ha detto che “non è esattamente un personaggio tranquillo”. “Ma per fare una cosa del genere, sempre ammesso che sia stato lui, deve essere impazzito”, ha aggiunto. Zoe non era fidanzata. Qualche tempo fa aveva detto ‘no’ a un ragazzo che la stava corteggiando, ma era finita lì. “A me – dice Nicole, l’amica del cuore – non ha mai raccontato niente di preoccupante. E fra noi credo che non ci fossero segreti“. Dal 9 dicembre Zoe lavorava al bar della stazione. Quattro ore al giorno. “Proprio ieri – dice il titolare – avevamo parlato di rinnovo del contratto. Era molto cordiale con i clienti, si faceva voler bene. Gli amici passavano sempre a prenderla ma restavano fuori, educatamente, ad aspettare che uscisse. E’ andata così anche venerdì. Dopo le ultime battute ha salutato tutti dicendo ‘ci vediamo domani”. L'articolo Lavorava al bar della stazione e sognava di diventare psicologa: chi era Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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17enne uccisa e gettata in un torrente in provincia in Asti: residenti assediano casa di un giovane del posto con problemi psichiatrici
Il cadavere di una ragazza è stato trovato in un torrente a Nizza Monferrato, in provincia di Asti. Successivamente, il corpo è stato identificato: si tratta di Zoe Trinchero, 17enne del posto. Dopo la notizia, un gruppo di residenti si è riunito sotto l’abitazione di un giovane con problemi psichiatrici che è stato preso in consegna dai carabinieri per ragioni di sicurezza nonostante non risultino provvedimenti giudiziari a suo carico. La procura di Alessandria ha aperto un fascicolo per omicidio. L’ipotesi più probabile, infatti, è che l’adolescente sia stata uccisa: oltre ai lividi sul volto, sono state riconosciute delle ferite riconducibili a un trauma cranico e i segni di uno strangolamento. La vittima aveva trascorso la serata in alcuni locali della città con degli amici, che successivamente hanno dato l’allarme. Una persona che vive di fronte al corso d’acqua – il rio Nizza – ha notato il corpo che galleggiava in superficie e ha chiamato le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri che stanno indagando per ricostruire i dettagli della vicenda. L'articolo 17enne uccisa e gettata in un torrente in provincia in Asti: residenti assediano casa di un giovane del posto con problemi psichiatrici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nessun caso di febbre di Marburg ad Asti: negativi i test sul paziente ricoverato
Non era febbre di Marburg. Si è concluso con esito rassicurante il caso del paziente ricoverato all’Ospedale Cardinal Massaia di Asti per un sospetto di febbre emorragica. Il secondo campione ematico inviato nelle prime ore di sabato mattina all’Istituto Spallanzani di Roma ha confermato il risultato negativo già emerso dal primo test, escludendo così la presenza dell’infezione. L’uomo, 81 anni, si era presentato giovedì al Pronto soccorso con sintomi compatibili con la malattia, dopo un recente viaggio in Etiopia, in un’area in cui sono segnalati focolai di febbre emorragica. In via precauzionale era stato immediatamente avviato il protocollo di sicurezza: isolamento del paziente, attivazione del SISP, del DIRMEI regionale e della rete nazionale con lo Spallanzani. Ricoverato nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale astigiano, l’anziano è rimasto sotto osservazione fino al completamento degli accertamenti. Ora le sue condizioni sono stabili e, con la conferma della negatività ai test, verrà dimesso nelle prossime ore. L'articolo Nessun caso di febbre di Marburg ad Asti: negativi i test sul paziente ricoverato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ad Asti un sospetto caso di febbre emorragica di Marburg: paziente isolato, le analisi inviate allo Spallanzani
Un anziano di 81 anni, residente in provincia di Asti, è ricoverato da questa mattina all’ospedale Cardinal Massaia per sospetto caso di febbre emorragica di Marburg. Il paziente si trova nel reparto di Malattie infettive, dove è monitorato. I prelievi ematologici sono già stati inviati all’ospedale Spallanzani di Roma per la verifica. L’81enne si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Asti con febbre e sintomi gastrointestinali dopo un viaggio in Etiopia, dove ha visitato un’area in cui sono stati segnalati focolai di febbre emorragica. Il paziente era ed è rimasto stabile dal punto di vista clinico, ma considerato l’itinerario del viaggio e i sintomi presentati, a tutela della sua incolumità e a scopo di prevenzione, la direzione medica di presidio ha immediatamente attivato tutte le misure precauzionali e di isolamento, evitando quindi qualsiasi contatto con altri pazienti. È stata attivata inoltre la catena di allerta locale con il Sisp (Servizio di igiene e di sanità pubbica), regionale con il Dirmei (Dipartimento interaziendale funzionale a valenza regionale per le malattie ed emergenze infettive) e nazionale con lo Spallanzani. Nel caso di conferma della diagnosi, il paziente verrà trasferito in una struttura con le misure di sicurezza idonee. CHE COS’È LA FEBBRE EMORRAGICA DI MARBURG La malattia da virus Marburg, conosciuta come febbre emorragica di Marburg, è una grave infezione virale causata dal Marburg marburgvirus, un filovirus appartenente alla stessa famiglia dell’Ebola. Come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), provoca un quadro clinico molto simile a quello dell’Ebola, con tassi di letalità comparabili, e colpisce sia l’uomo sia i primati non umani. Il virus fu identificato per la prima volta nel 1967 in seguito a focolai scoppiati in laboratori di Germania e Serbia, che causarono 31 infezioni e 7 decessi. A partire da allora si sono verificati sporadici episodi in Paesi dell’Africa subsahariana o in viaggiatori di ritorno da quelle aree. La malattia esordisce bruscamente dopo un’incubazione che varia da 2 a 21 giorni, con febbre alta, cefalea e dolori muscolari, per poi evolvere in sintomi gastrointestinali e manifestazioni emorragiche. Il tasso di letalità può raggiungere l’88% a seconda del ceppo e della tempestività delle cure, mentre la trasmissione avviene tramite contatto diretto con fluidi corporei infetti o superfici contaminate, spesso in contesti legati alla presenza di pipistrelli, considerati uno dei principali depositari del virus. L'articolo Ad Asti un sospetto caso di febbre emorragica di Marburg: paziente isolato, le analisi inviate allo Spallanzani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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