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Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento
C’è ancora tanta strada da fare nel percorso giudiziario cosiddetta famiglia del bosco. Si entra in una fase decisiva, tra nuovi sviluppi sul piano giudiziario e un’attenzione istituzionale crescente. I legali della coppia si preparano infatti a depositare una relazione tecnica che punta a rimettere in discussione alcuni dei passaggi dei provvedimenti dei magistrati minorili. Il documento sarà firmato dallo psichiatra Antonio Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti della famiglia, e si concentrerà sugli sviluppi successivi all’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A marzo, il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli, già collocati dal 20 novembre scorso in una casa-famiglia a Vasto, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori. L’obiettivo della difesa è contestare le conclusioni degli assistenti sociali, proponendo una ricostruzione alternativa delle condizioni familiari e delle capacità genitoriali della coppia. Nel frattempo, il percorso di valutazione dei tre bambini – due gemelli di sette anni e una bambina di otto che ricevono le visite quotidianamente del padre – potrebbe subire modifiche. Secondo quanto emerge, la consulenza tecnica d’ufficio potrebbe essere riformulata, con la possibilità che il consulente proceda anche senza i colloqui diretti inizialmente previsti con i minori, aprendo così a uno scenario diverso rispetto all’impostazione iniziale delle verifiche. Il prossimo snodo sarà il 21 aprile, quando la Corte d’appello minorile dell’Aquila discuterà il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi scorsi. Al centro del procedimento restano le condizioni di vita dei minori, cresciuti in un casolare isolato nel bosco di Palmoli senza acqua, luce e senza servizi igienici – e seguiti per oltre un anno dai servizi sociali dopo un episodio di intossicazione che aveva portato al loro ricovero. Tra le criticità evidenziate dal Tribunale, la necessità di rendere adeguatamente abitabile la casa – un’abitazione è stata offerta dal Comune – e di garantire un percorso educativo strutturato – a cui avrebbe dato il suo assenso il padre. Su quest’ultimo punto, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha assicurato la disponibilità di soluzioni concrete: il Comune ha messo a disposizione una nuova abitazione a pochi metri dalla scuola del paese, offrendo alla famiglia la possibilità di scegliere tra istruzione parentale e frequenza scolastica tradizionale in un contesto a misura di bambino. Mercoledì infine il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riceverà i genitori dei bimbi a Palazzo Giustiniani. L'articolo Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
Abruzzo
Enzo Bianchi: “Il movimento pacifista si è indebolito. Da Papa Leone XIV avrei voluto una parola più chiara sui conflitti in corso”
“Per la pace è tempo di creare nuove forme di protesta, più efficaci dei cortei. In Palestina si continua a morire ma più nessuno protesta. È vergognoso!”. Nell’ultimo mese ha rischiato la vita a causa dei gravi problemi di salute che lo accompagnano ma all’indomani di una giornata dedicata a padre David Maria Turoldo, organizzata a Casa della Madia, è di nuovo ai fornelli. Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità di Bose e della nuova fraternità ad Albiano d’Ivrea, 83 anni compiuti lo scorsi tre marzo, passa la giornata tra la cucina (la sua grande passione) e la sua cella dove studia, prega, legge attentamente i quotidiani e ha contatti con amici credenti e non, di ogni parte del mondo. Maglione rosso, giacca con la penna rigorosamente nel taschino, scarpe comode, barba bianchissima stile stubble ben curata, lo si riconosce dall’inconfondibile voce: “Oggi sto preparando del gulasch che ho imparato a fare in Ungheria sul lago Balaton. Senta, senta che profumo…”. Sul tavolo la paprika, cumino, aglio, pomodoro e i quotidiani. “Sabato scorso ho cucinato turco, spesso preparo piatti indiani, cinesi: mangiare diversificato secondo gli incontri che ho fatto con le genti arricchisce, offre la possibilità di dialogo”. Fratel Enzo, assistiamo da giorni a nuovi conflitti, ma non si vedono reazioni. Che fine ha fatto il pacifismo? Si è molto indebolito. Purtroppo il movimento pacifista segue sempre delle ondate di entusiasmo che si accendono di fronte ai fatti di cronaca ma poi cade nell’oblio. Pensi alla Palestina: di fronte al genocidio di Gaza c’è stato un coro di proteste ma ora più nulla. La mia generazione e quella degli anni Settanta erano abituate ai cortei ma forse ci si è stancati di queste forme. Chiediamoci: queste manifestazioni generano educazione alla pace, alla non violenza? Non mi sembra. C’è anche molta ignoranza. Quanto si sa delle guerre in Congo, tra Pakistan e Afghanistan, in Sudan? Non se ne parla. I grandi giornali italiani soffrono di glaucoma perché vedono con un campo visivo sempre più ristretto, non riescono a mettere gli occhi sulle periferie del mondo. Ci sono conflitti che – nonostante le barbarie siano le stesse di quelle tra Russia e Ucraina o Israele, Usa e Iran – non interessano a molti media. Papa Francesco spesso mi diceva: “Fratel Enzo, perché nessuno parla delle periferie? Ha citato Bergoglio. In questo momento storico si sarebbe aspettato una diversa presa di posizione di Papa Leone XIV? Sì, avrei voluto una parola più chiara, sia sul conflitto palestinese sia ora sull’Iran. Siamo davanti ad un’aggressione da parte degli Stati Uniti. Prevost si è espresso più volte per la pace e la fine della guerra tra i contendenti ma noi abbiamo a che fare solo con un assalitore: Donald Trump. Gli ultimi conflitti stanno alimentando una retorica religiosa. Stiamo assistendo ad una lotta tra gli estremismi cristiani, ebrei e islamici? Sì, sarà una guerra religiosa con dosi di cristianesimo americano non di cattolicesimo e di ebraismo religioso. Papa Giovanni Paolo II, già ai tempi della guerra del Golfo, fece di tutto, perché non fosse il cristianesimo uno dei contendenti verso l’Islam. Non dimentichiamo che Ronald Reagan parlava di crociata cristiana mentre altri di crociata anticristiana. Giovanni Paolo II ha impedito questo scontro e da allora la Santa Sede non può tornare indietro. Domenica 15 marzo, in Italia, è arrivato Peter Thiel a tenere una lezione sull’Anticristo. È preoccupato per queste iniziative? Sì, ma sono sicuro che non lasceranno traccia e non avranno possibilità di allargarsi. È una specie di grido folle, forsennato che vorrebbe in qualche misura che il cristianesimo fosse altro, che ci fosse un altro Vangelo. Lei, fratel Enzo, va spesso a fare la spesa al supermercato. Il caro petrolio rischia di contagiare il carrello della spesa. Lo vede con i suoi occhi. Guardo ciò che compra la gente non per curiosità ma per comprendere cosa mangiano. Osservo che acquistano prodotti sempre più scadenti, di scarsa qualità perché sono costretti a causa della mancanza di denaro. Ad avere problemi sono il ceto basso e medio. Per i ricchi non è cambiato nulla. Sono stato appositamente a Milano e a Torino in due negozi dove vendevano cinque acciughe a venticinque euro: c’è chi le compra e le serve come antipasto! A chi passa alla Madia, ai nostri lettori cosa suggerisce di fare? Bisogna vivere la pace nel quotidiano, in famiglia imparando a non usare violenza nel nostro parlare, nei pensieri. La letteratura sulla pace in Italia non manca, penso ad Aldo Capitini, a Ernesto Balducci. Servirebbe che nelle nostre biblioteche si organizzassero letture sul tema, seminari. So che il gulasch la richiama, ma mi conceda un’ultima domanda. Prego. Lei stesso l’ha confidato: nelle ultime settimane è stato ricoverato d’urgenza ed è stato ad un passo dalla morte. Cosa ha pensato in quelle ore? Ho avuto paura della sofferenza. Ho terrore del dolore. Il medico è stato chiaro specificando che per la mia età e la mia condizione fisica avrei potuto non farcela. Con franchezza mi ha detto: “Se ha qualcosa da dire ai suo cari lo faccia”. Da quel momento sono entrato in uno stato di pace. Ho guardato alla mia esistenza: sono contento di aver vissuto così, son felice di ciò che ho fatto. Non mi importava più di morire. Mi son detto: “È arrivato il tempo del riposo”. È stato un viaggio in cui non mi sono sentito solo ma accompagnato dalla fede, dal Signore che ho sentito accanto. Mi è solo spiaciuto pensare che stavo per lasciare un mondo peggiore rispetto a quando sono nato. Il profumo delle cipolle, della paprika (“dolce e piccante”, precisa fratel Bianchi), del cumino, della carne prende il posto delle parole. Fratel Maurizio, sfuma il tutto con un mestolo ma a dire l’ultima parola è Enzo, come lo chiamano i suoi compagni di viaggio: “Mi raccomando, aggiungiamo brodo man mano che si asciuga. Dovete imparare a farlo…”. L'articolo Enzo Bianchi: “Il movimento pacifista si è indebolito. Da Papa Leone XIV avrei voluto una parola più chiara sui conflitti in corso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Iran
Donald Trump
Cronaca
Papa
Caso nave Garibaldi: in commissione esteri e difesa ascoltato l’ammiraglio Ottaviani
La commissione parlamentare Esteri e Difesa del Senato oggi (24 marzo) alle 13 e 30 sentirà il Capo della Direzione Nazionale Armamenti (DNA) del Ministero della Difesa, Giacinto Ottaviani, per poi votare a ragion veduta per il sì o il no alla cessione gratuita della nave Garibaldi agli indonesiani, un bene pubblico del valore di 54 milioni. Questa è una buona occasione per chiarire alcuni aspetti della cessione della nave ammiraglia della nostra flotta fino al 2011 al Governo della Repubblica di Indonesia, gratis. In particolare Ottaviani dovrebbe spiegare come e quando si è arrivati a decidere di accettare la gratuità della cessione, proposta dagli indonesiani con una lettera del 10 luglio e accettata (a nostro parere anche se il Ministero della difesa lo nega) con una lettera del medesimo Ottaviani datata 1 agosto 2025. Inoltre Ottaviani dovrebbe chiarire cosa sia stato accolto delle proposte indonesiane. Quale sarà il ruolo dell’impresa italiana Drass, di cui parlano esplicitamente sia la lettera del 25 settembre del 2025 sia quella precedente del 10 luglio, pubblicate dal Fatto. Dovrebbe spiegare quale sarà anche il ruolo della società indonesiana alleata di Drass, la Republik Palindo, nel rifacimento della nave. E poi magari sarebbe il caso che Ottaviani spiegasse perché ha accettato di discutere con gli indonesiani contestualmente della cessione della nave Garibaldi (pubblica) e della commessa per i sommergibili (privati) di Drass. Inoltre dovrebbe spiegare se sa qualcosa del ruolo che le due società predette svolgerebbero invece nella commessa in fase di definizione della Repubblica di Indonesia per i suddetti sommergibili DGK che dovrebbero essere prodotti da Drass. Infine dovrebbe spiegare se ci sarà e quale sarà il ruolo di Fincantieri e Leonardo in relazione ai lavori connessi alla nave Garibaldi. In altri termini se e quanto sarà il guadagno delle società pubbliche e di quelle private in relazione a un business di ammodernamento seguente e connesso alla donazione della Garibaldi. Domanda legittima visto che Fincantieri è il cantiere che ha creato 40 anni fa l’ITS Garibaldi e visto che la società pubblica proponeva a giugno scorso al Governo indonesiano un refitting sulla nave che invece potrebbe essere ammodernata da altri. Ottaviani dovrebbe spiegare quale sarà il ruolo di Leonardo, citata esplicitamente nella corrispondenza tra il ministero di Indonesia e quello dell’Italia nell’estate scorsa come soggetto che avrebbe partecipato al miglioramento dei sistemi di arma. L’audizione non ci sarebbe stata senza la pubblicazione degli articoli del Fatto Quotidiano a partire dal 7 marzo che hanno svelato ai parlamentari notizie mai comunicate dal Governo e contenute in un carteggio inedito intercorso tra luglio e settembre 2025 tra Roma e Giakarta. Oggi sveliamo un ulteriore dettaglio inedito di questo carteggio e riteniamo che l’ammiraglio Ottaviani debba dare una spiegazione anche su questo: perché il Ministero indonesiano il 10 luglio ha proposto all’Italia un’agenda che includeva tra i tre punti proposti al primo punto la cessione gratis della nave Garibaldi da parte dell’Italia? E soprattutto perché l’Italia il 1° agosto, proprio con una missiva a firma Ottaviani, (nella nostra lettura almeno) ha accettato l’agenda in tre punti proposta, compreso il primo punto, cioè la cessione ‘senza costi’. Ma procediamo con ordine, riavvolgendo il nastro di questa storia dall’inizio anche a beneficio dei parlamentari oltre che dei lettori. IL CARTEGGIO GIAKARTA-ITALIA TRA LUGLIO E AGOSTO 2025 Il Fatto ha rivelato prima il 7 marzo in estratto e poi il 12 marzo integralmente l’esistenza di una lettera del 25 settembre 2025 del Capo della Logistica della Difesa di Giakarta, il generale Yusuf Jauhari, indirizzata al capo della nostra DNA del Ministero della Difesa, Giacinto Ottaviani. Poi il 14 marzo, di fronte alle affermazioni del Ministero che sosteneva di non avere tenuto in nessuna considerazione quella lettera non protocollata attraverso canali ufficiali, Il Fatto ne ha svelata una precedente, datata 10 luglio 2025. Stesso mittente indonesiano e stesso destinatario italiano. Stavolta però la risposta c’era, e l’abbiamo pubblicata. Oggetto della missiva di luglio: “Indonesia-Italia G2G (Government to Government, cioè da Governo a Governo, Ndr) Difesa. Proposta di cooperazione”: “È stato un piacere incontrarvi – scriveva il generale Jauhari – durante i nostri recenti colloqui G2G presso il ministero della Difesa e assistere alla firma dell’accordo tra Drass e Republik Palindo International”. Quest’ultima è una grande società indonesiana di cantieristica navale che ha firmato un primo accordo con Drass già nel febbraio 2025, seguito evidentemente da questo qui citato di giugno a Giakarta, alla presenza di esponenti dei due ministeri. Drass invece è la società che fattura 17 milioni e fa parte di un gruppo che ne fattura il triplo, presente in Italia, Emirati e Romania, e che fa capo a Sergio Cappelletti, imprenditore che si trovava a Dubai alla vigilia dell’attacco Usa-Israele in Iran. IL MISTERO SUL PRESUNTO INCONTRO A DUBAI Piccola parentesi: in quei giorni c’era anche il ministro Guido Crosetto. Il Fatto aveva chiesto a Crosetto e a Cappelletti se si fossero incontrati a Dubai: entrambi inizialmente non hanno risposto alle nostre domande. Ciò non equivaleva a una conferma ma certo non ha aiutato a diradare i dubbi sulla questione. Poi nei giorni successivi, con comunicati o messaggi di whatsapp ai giornalisti, Cappelletti e Crosetto hanno fornito la loro versione sul punto smentendo ‘una riunione’ (Cappelletti) o l’incontro (Crosetto). Anche la trasmissione PiazzaPulita si è occupata del caso in un servizio tv del 19 marzo. Al giornalista Danilo Lupo che gli chiedeva di un “incontro con Cappelletti a Dubai”, Crosetto rispondeva via whatsapp: “Avete una notizia sbagliata. E mai parlerei di lavoro se mi prendo vacanza qualche giorno”. Nel medesimo servizio Piazza Pulita ha trasmesso l’intervista di una persona vicina alla Drass, anonima. Per replicare, con un video postato sul web dopo la trasmissione, Cappelletti ha ricostruito prima quanto affermato dalla voce in tv e poi ha replicato. “A un certo punto entra in campo una voce misteriosa e cosa ci dice? Che per cambiare i destini del mondo Sergio Cappelletti e il ministro Crosetto si sarebbero incontrati al gate del terminal dell’aeroporto di Dubai, il posto più affollato del mondo. Io smentisco categoricamente di avere avuto una riunione con il ministro Crosetto. Se ho bisogno di incontrare Crosetto – concludeva Cappelletti – io gli chiedo una riunione a via XX settembre e lui mi riceve”. LA LETTERA INDONESIANA DEL 10 LUGLIO. IL PUNTO 1 (LA NAVE GARIBALDI) E IL PUNTO 2, I SOMMERGIBILI DRASS Ma torniamo alla lettera indonesiana del 10 luglio. Qui si citano al punto 1 la cessione (a nostro parere chiedendo che sia gratuita, anche se il ministero con le sue smentite recenti lo nega) della nave italiana Garibaldi. E al punto 2 citano la commessa per i sommergibili DGK alla Drass. Secondo le recenti dichiarazioni di Sergio Cappelletti l’interessamento indonesiano per i DGK non sarebbe connesso alla Garibaldi dal punto di vista cronologico perché partirebbe già nel 2024 e inizialmente puntava a ben 12 sommergibili poi ridotti a sei e infine a due. Sempre a detta di Cappelletti, quindi, la trattativa sulla Garibaldi lo avrebbe al limite danneggiato non aiutato. Comunque dal carteggio emerge che la società indonesiana Republik Palindo firma gli accordi a giugno a Giakarta con Drass alla presenza dei rappresentanti dei due ministeri, come ha spiegato il nostro Ministero nelle scorse settimane al Fatto: “L’incontro dell’Ammiraglio Ottaviani con le autorità indonesiane, come pure l’accordo citato, sono occorsi al ministero della Difesa indonesiano, nell’ambito delle attività istituzionali (…) svolte in qualità di Direttore Nazionale degli Armamenti, nel contesto dell’Expo Indo-Defence svoltosi a Giacarta dall’11 al 14 giugno 2025”. Cosa contengano questi accordi, chi farà cosa sulla nave Garibaldi e sui sommergibili tra italiani di Drass e indonesiani di Republik Palindo è una domanda che i parlamentari dovrebbero porre a Ottaviani. Nella stessa lettera del 10 luglio 2025, quindi, il generale Jauhari scrive: “(…) sono lieto di ribadire il forte interesse dell’Indonesia ad ampliare la cooperazione in materia di difesa con l’Italia. A tal proposito, proponiamo il seguente ordine del giorno per la discussione”. E qui arriviamo allo snodo centrale. Il generale cita tre punti: “1. Firma congiunta di una Lettera d’Intenti (LOI) o di un memorandum of understanding (MOU) per il trasferimento gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia. 2. Firma del Contratto per l’acquisizione di sei sottomarini di classe DGK da Drass, comprensivo di trasferimento tecnologico completo e localizzazione, tramite Republik Palindo International”. C’è poi il terzo punto: “3. Request that the Italian Ministry of Defense expedite the issuance of the export license for the Beretta weapons being purchased by Indonesian ministry of Defense via Barzan, Qatar”. (“Si richiede al Ministero della Difesa italiano di accelerare il rilascio della licenza di esportazione per le armi Beretta acquistate dal Ministero della Difesa indonesiano tramite Barzan, Qatar”). Sul punto Beretta spiega che: “La commessa a cui si fa riferimento riguarda la fornitura al Qatar di armi per l’esercito, precisamente fucili d’assalto. La commessa è stata stipulata da Binding, la joint venture di Beretta con Barzan Holding, la società controllata dal ministero della Difesa del Qatar. Ci sono dunque due licenze regolarmente autorizzate dal Governo italiano: una per la fornitura Italia-Qatar e una seconda per la fornitura Qatar-Indonesia. Infatti le armi di Beretta sono poi state gestite dal Qatar che a sua volta ha stipulato una commessa con l’Indonesia. Per ottenere questo passaggio però il Qatar ha dovuto spedire un’informativa al Governo italiano, che a sua volta ha emesso una seconda licenza. Solo a quel punto le armi vendute da Beretta sono arrivate in Indonesia ”. I tre punti della lettera indonesiana del 10 luglio 2025 a noi sembrano esser stati accolti dall’Italia con la lettera del 1º agosto 2025 firmata da Ottaviani: “Grazie per le vostre lettere datate 10 e 22 luglio 2025 e per il vostro impegno costante nel rafforzare la cooperazione tra Indonesia e Italia, come espresso durante i recenti colloqui G2G (…) Apprezzo il contenuto completo (comprehensive) dell’agenda da voi proposta e, allo stesso tempo, riaffermo il nostro incrollabile (unwavering) impegno nel perseguire con successo ciascuno dei punti elencati. In particolare, con riferimento alla ITS Garibaldi, sono lieto di garantire il nostro massimo supporto e la piena cooperazione per quanto riguarda l’esecuzione della visita di ispezione tecnica richiesta della nave. Inoltre, credo che, avviando tempestivamente questa partnership, potremmo massimizzare i benefici per entrambe le parti, e pertanto siamo pronti a iniziare a lavorare insieme il prima possibile. La DNA si impegna a facilitare questi processi, garantendo così una collaborazione fluida ed efficace. Non vediamo l’ora di condividere ulteriori aggiornamenti e lavorare a stretto contatto…”. LA VERSIONE DEL MINISTERO Il Fatto ha pubblicato questa lettera in un articolo del 14 marzo scorso. Rispondendo alle nostre domande, dall’Ufficio Comunicazione del ministero della Difesa ribattevano due cose: l’ammiraglio Ottaviani non aveva affatto accettato i tre punti prospettati dagli Indonesiani, inoltre non era vero che Roma e Giakarta trattassero già in estate del 2025 su una cessione gratuita della Garibaldi nelle loro lettere. La gratuità del trasferimento della Garibaldi (cristallizzata poi a febbraio 2026 nella richiesta di parere positivo al Parlamento) insomma sarebbe apparsa dopo, non a luglio-agosto 2025. Scriveva infatti il Ministero: “1. (…) Nella lettera del 1° agosto 2025, l’Ammiraglio Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale, utilizzata per prendere atto dei contenuti di una comunicazione ricevuta, senza che ciò comporti accettazione (…) eventuali interlocuzioni preliminari o formule di cortesia non producono effetti amministrativi né costituiscono accettazione delle proposte formulate (…). La lettera del 1° agosto 2025 non contiene alcun riferimento al carattere gratuito o oneroso dell’eventuale trasferimento della nave, ipotesi prospettata unilateralmente dalla controparte indonesiana (…) 2.(…) Nel successivo “Joint Statement concerning the transfer of the Italian aircraft carrier Giuseppe Garibaldi”, firmato il 5 dicembre 2025, non è presente alcun riferimento al carattere gratuito o oneroso del trasferimento della nave. Al contrario, a tutela dell’interesse industriale nazionale, il documento prevede che le eventuali attività di modernizzazione della nave possano essere realizzate con il coinvolgimento di industrie italiane (…). 3. In merito al coinvolgimento del ministro della Difesa. Il punto 1 dell’agenda (…) riguarda la firma congiunta di un accordo (Joint signing) e non la ‘cessione gratuita della nave Garibaldi’, mentre il punto 2 riguarda la firma di un contratto da parte del Governo indonesiano (Signature of contract) e non una ‘commessa da 480 milioni per Drass’. Le attività richiamate rientrano nell’ambito delle competenze (…) della Direzione Nazionale degli Armamenti. (…) trattandosi di attività amministrative e tecniche incardinate nelle strutture competenti non essendo stata presa alcuna decisione ma essendo ancora in una fase istruttoria il ministro della Difesa non è stato informato né era necessario che lo fosse(…)”. LA SMENTITA NELLA LETTERA DEGLI INDONESIANI Dunque per il Ministero la gratuità della cessione della Garibaldi era solo nella prospettazione indonesiana. Eppure c’è un passaggio- finora inedito – in cui proprio nella lettera del 10 luglio 2010 gli indonesiani parlano di “no costs” da sostenere. In particolare ecco la traduzione della lettera del 10 luglio che forse, prima di deliberare, le Commissioni dovrebbero farsi consegnare dal vice-ammiraglio Ottaviani. In particolare dovrebbero farsi spiegare il passaggio ove si legge: “A supporto del punto 1 (ossia ‘Firma congiunta di una Lettera d’Intenti – LoI – o di un memorandum of understanding – MoU – per il trasferimento gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia’, ndr), inviamo rispettosamente le seguenti proposte da includere nella LoI/MoU relativa all’ITS Garibaldi: ‘ -L’Indonesia richiede formalmente il trasferimento dell’ITS Garibaldi nelle sue attuali condizioni operative e a titolo gratuito (‘no costs’)”. Secondo il ministero “nella lettera del 1° agosto 2025 l’Ammiraglio Giacinto Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale (…)”. I parlamentari che se lo troveranno davanti oggi dovrebbero chiedere a Ottaviani perché il primo agosto approva una cosa che sembra contraria a quanto oggi dice il ministero. Giakarta infatti scrive: ‘Indonesia formally requests the trasfer of ITS Garibaldi in its current operational condition and at no costs’. E Ottaviani rispondeva: “I reaffirm our unwaveringf committment in succesfully tackling each of the point listed” . I parlamentari, se non vogliono basarsi solo sulle lettere da noi pubblicate, dovrebbero farsi dare dall’ammiraglio tutte le lettere del generale indonesiano e le nostre risposte. Poi potranno valutare da soli. Sulla questione della gratuità – onerosità della cessione della nave Garibaldi poi c’è da chiarire anche un altro aspetto. Sarebbe interessante chiedere a Ottaviani a cosa dovessero servire i 450 milioni stanziati dal Governo indonesiano di cui parlava la stampa internazionale di settore in alcuni vecchi articoli ripresi da media italiani questa estate. A cosa dovevano servire? A pagare i miglioramenti della nave? E chi avrebbe lavorato e guadagnato dopo la cessione? Imprese italiane o straniere? Quali? Ottaviani inoltre potrebbe illuminare i membri della Commissione spiegando il passaggio successivo della lettera a lui rivolta il 10 luglio dal generale indonesiano Yusuf Jauhari. Le proposte riportate nella lettera continuano così: “Subordinatamente alla disponibilità di budget in conformità con le leggi indonesiane, l’ammodernamento del sistema di combattimento della nave sarà eseguito da Leonardo, sulla base di condizioni commerciali eque. – La manutenzione della piattaforma sarà effettuata dall’industria indonesiana, con il supporto degli OEM italiani quando necessario. – Nessun costo relativo allo smantellamento della nave sarà a carico dell’Italia”. Dove OEM sta per Original Equipment Manufacturer, cioè i produttori italiani dei pezzi originari della nave Garibaldi, tipo Fincantieri o Calzoni che ha fatto l’impianto di appontaggio e le piastre-luci del ponte. A giugno, ci ha spiegato il Ministero della Difesa, la Drass e la Republik Palindo hanno siglato un accordo a Giakarta davanti ai rappresentanti dei due ministeri. Questi accordi tra Republik Palindo e Drass riguardano i lavori per la nave Garibaldi? Riguardano i sommergibili DGK da costruire? O altro? Infine cosa dovrà fare Leonardo, il colosso controllato dal Ministero dell’Economia, per l’Indonesia sulla nave Garibaldi? Nei giorni scorsi abbiamo chiesto a Leonardo cosa farà per quel che riguarda la Garibaldi. “Leonardo, – spiegano dall’azienda – vista la sua esperienza nel settore della difesa navale, avrebbe tutte le credenziali per fornire un contributo al programma di modernizzazione di nave Garibaldi. In questo senso sono note le capacità di Leonardo negli apparati e sistemi di difesa di unità navali di questo tipo”. Sul fatto se ci siano commesse già affidate oppure trattative, memorandum, intese, in corso e a che stadio siano, invece spiegano: “Leonardo, in qualità di global security player, intrattiene relazioni commerciali con molti paesi esteri, inclusa l’Indonesia dove ha un ufficio di rappresentanza a Jakarta. Ad oggi Leonardo ha accordi in corso volti a favorire la collaborazione nei domini aeronautico, navale e spaziale”. Anche questa è una domanda interessante da porre a Ottaviani. Oggi i commissari potranno chiedere all’ammiraglio Ottaviani tutte le delucidazioni sul caso. E farsi consegnare tutte le lettere del generale indonesiano e le sue risposte. Le stesse che il Governo, prima delle rivelazioni del Fatto, non aveva fornito. L'articolo Caso nave Garibaldi: in commissione esteri e difesa ascoltato l’ammiraglio Ottaviani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Torna il freddo sulla Penisola: le temperature crollano di oltre 10°C, rovesci e neve a quote bassissime
Un drastico calo delle temperature si abbatterà su tutta la nostra Penisola a partire da mercoledì sera e potrebbe portare neve fino ai 300 metri di altitudine tra giovedì e venerdì. Secondo quanto riportato da iLMeteo.it, a partire da mercoledì si preannuncia un vero e proprio ritorno dell’inverno con venti di tempesta, forti rovesci, grandinate e un crollo termico di ben 10-12°C. Il crollo delle temperature causerà anche nevicate a quote bassissime per il periodo. La causa è da ricercare nell’arrivo di un nuovo ciclone artico proveniente dalla Norvegia, che toccherà dapprima il Regno Unito, la Francia e i settori alpini, per poi scendere da mercoledì sera in modo diretto e violento su tutto il Paese. A generare tali fenomeni meteorologici sarà lo scontro dell’aria fredda artica con la terraferma e i nostri mari, ormai già riscaldati dalle tiepide temperature delle scorse settimane: questo genererà intensi contrasti termici con conseguenti fenomeni localmente estremi. Durante le ore notturne e le prime luci dell’alba di venerdì e sabato, il rasserenamento dei cieli e l’aria fredda depositata al suolo favoriranno locali gelate sulle pianure e nelle valli del Centro-Nord, mettendo a serio rischio le colture già in fioritura. Il fine settimana, passato il maltempo, si preannuncia più stabile e soleggiato. Martedì 24 marzo, la giornata si preannuncia serena o poco nuvolosa al Nord e al Centro, mentre rovesci potrebbero verificarsi sui monti meridionali, specie in Sicilia e Calabria. Nella giornata di mercoledì 25, a partire dal tardo pomeriggio, il Nord sarà interessato da temporali, specialmente in Liguria e Nord-Est con possibili nevi sulle Alpi. Poco nuvoloso invece al Centro e al Sud. Giovedì 26 marzo il freddo stringerà la sua morsa su tutta la Penisola con temperature basse e maltempo. Nel weekend, già a partire da venerdì, tornerà il sereno, ma con temperature basse al mattino. L'articolo Torna il freddo sulla Penisola: le temperature crollano di oltre 10°C, rovesci e neve a quote bassissime proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Malore dopo aver votato al seggio per il referendum: 87enne muore a Cascina (Pisa)
Un uomo di 87 anni è deceduto questa mattina a Cascina, in provincia di Pisa, poco dopo aver votato al referendum sulla giustizia. L’episodio è avvenuto intorno alle 10.45 davanti alla scuola elementare di Musigliano, sede del seggio numero 33. Secondo le prime ricostruzioni, l’anziano aveva appena terminato di votare quando ha accusato un malore improvviso e si è accasciato a terra. Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi, ma ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato vano. Carabinieri e polizia municipale hanno raggiunto la scuola per effettuare i rilievi e coordinare le indagini. Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli sulle cause del decesso, che appare legato a un malore improvviso. La tragedia ha colpito la comunità locale, che stamattina era impegnata nelle operazioni di voto. Il seggio ha continuato a funzionare regolarmente, sotto la supervisione delle autorità, mentre gli accertamenti proseguono. L'articolo Malore dopo aver votato al seggio per il referendum: 87enne muore a Cascina (Pisa) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Esplosione a Piana del Sole, le immagini della villetta distrutta riprese dal drone
L’esplosione di una bombola di gpl ha fatto crollare una palazzina a Roma, a Ponte Galeria. Coinvolte tre villette, distrutte tutte le pareti delle strutture, i detriti hanno danneggiato delle auto in sosta. Al momento si registrano due feriti gravi e una settantina di persone in strada. Continuano le ricerche dei vigili del fuoco per individuare eventuali altre persone sotto le macerie. Le immagini girate dal drone L'articolo Esplosione a Piana del Sole, le immagini della villetta distrutta riprese dal drone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Roma
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Esplosione a Roma: crolla una palazzina a Piana del Sole, due feriti. Ipotesi fuga di gas da una bombola
Una violenta esplosione ha provocato il crollo di una palazzina in località Piana del Sole, nella zona di Ponte Galeria, a Roma. Secondo le prime ricostruzioni, la causa sarebbe una fuga di gas da una bombola, che ha scatenato la deflagrazione, interessando almeno tre edifici tra via Tavagnasco e via Cigliè. Al momento sono le due persone ferite in modo grave e circa settanta sfollati, costretti a lasciare le proprie abitazioni. Altri due palazzi hanno subito danni significativi, rendendo necessarie verifiche strutturali per valutare la sicurezza delle abitazioni circostanti. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e personale sanitario, impegnati nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza dell’area. La zona è stata isolata e gli sfollati assistiti dalle autorità. L’episodio ha scatenato il panico tra i residenti, che hanno assistito al crollo e alla fuga precipitosa dalle abitazioni circostanti. Le indagini sono in corso per determinare la dinamica dell’esplosione e verificare eventuali responsabilità. L'articolo Esplosione a Roma: crolla una palazzina a Piana del Sole, due feriti. Ipotesi fuga di gas da una bombola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Roma
Cronaca
Valanga in Val Ridanna, morta anche la 26enne Laura Santino. Era ricoverata a Innsbruck
Con la morte di Laura Santino, 26 anni, residente a Vestone (Brescia), ricoverata ieri in gravissime condizioni a Innsbruck dopo essere stata travolta da una valanga in Val Ridanna, sono diventate tre le vittime della slavina sabato ha travolto 25 scialpinisti. La giovane italiana sul pendio della Cima d’Incendio (Zunderspitze), a 2.445 metri di quota, quando una massa nevosa larga 150 metri e lunga 800 metri si è staccata improvvisamente, travolgendo il gruppo. Le altre due vittime sono Martin Parigger, 62 anni, guida alpina di Ridanna, e Alexander Frötscher, 56 anni, originario di Ridanna ma residente in Austria. Tra i cinque feriti sabato c’era anche la giovane donna, tutti immediatamente soccorsi dalle squadre intervenute. L’OPERAZIONE DI SOCCORSO Sabato era scattata una massiccia operazione di soccorso: circa 80 operatori tra vigili del fuoco, soccorso alpino e Guardia di Finanza, supportati da unità cinofile specializzate, avevano perlustrato il pendio. Sei elicotteri hanno pattugliato l’area — cinque dall’Alto Adige e uno dal Tirolo (Christophorus 1 di Innsbruck). Grazie all’Artva, il dispositivo di localizzazione dei travolti dalla neve, molti dei presenti sono stati rintracciati rapidamente. La valanga di Val Ridanna si inserisce in una lunga serie di incidenti sulle montagne altoatesine. Solo lo scorso 22 febbraio, un distacco sul Monte Plattinger, nella zona di passo Missensteiner, aveva provocato la morte di Armin Schwitzer, cinquantenne della Val Sarentino. In questi giorni ricorre anche il decimo anniversario della valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures, che il 12 marzo 2016 aveva causato sei vittime, tra cui un ragazzo di 16 anni, una giovane infermiera, un alpinista esperto e il direttore generale della Camera di Commercio del Tirolo. L'articolo Valanga in Val Ridanna, morta anche la 26enne Laura Santino. Era ricoverata a Innsbruck proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Roma, l’ombra dei clan dietro la protesta anti-Lotito: il vice di Diabolik e il marchio che finanzia la curva
Ci sono centinaia di migliaia di tifosi della Ss Lazio legittimamente scontenti per come viene gestita la società. Un intero popolo che, piaccia o no, rinuncia a un abbonamento che costa soldi e sacrifici per protestare contro il presidente (e senatore) Claudio Lotito. Ma poi ci sono anche gli interessi della criminalità, che – lo dicono le sentenze – nella Curva Nord dello Stadio Olimpico non sono mai mancati. Anzi. Così ora si scopre che la famiglia di uno dei più importanti narcotrafficanti romani, Ettore Abramo detto “Pluto”, è coinvolta in una filiera societaria che, attraverso gadget biancocelesti non ufficiali, punta a finanziare “La Voce della Nord”, il megafono degli Ultras Lazio – eredi degli Irriducibili – e dell’ala più dura della protesta contro Lotito. Il Fatto può rivelare un elemento che non è sfuggito ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, ovvero la presenza di Alessia Abramo, figlia incensurata di Ettore, nella società “Noi Oltre 365”. Andando indietro nel tempo, nel 2022 “La Voce della Nord” pubblicava sul suo profilo questo messaggio: “Il nuovo materiale del marchio ‘Noi oltre 365’ servirà solo ed esclusivamente per autofinanziare le spese sostenute dal gruppo”. Nel frattempo però il “marchio” è cresciuto e ha permesso agli Ultras Lazio di aprire una nuova sede, il pub “Maledetti Laziali” in via Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere Colli Albani di Roma, dove viene appunto venduto il materiale. Il luogo non è casuale. Nel giro di poche centinaia di metri ci sono l’ex sede degli Irriducibili (sgomberata da tempo), la sede di Forza Nuova e il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, aperto nel 2025 da una società fondata da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia – quest’ultimo condannato per reati di mafia essere stato il prestanome del clan Senese – insieme, tra gli altri, al sottosegretario alla Giustizia – e tifosissimo laziale – Andrea Delmastro Delle Vedove (che è uscito dalla società 26 febbraio scorso). E intraneo al clan Senese era ritenuto anche Ettore Abramo, 60 anni, ex braccio destro e amico d’infanzia di Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, storico e carismatico leader della Curva, ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto 2019 su una panchina del Parco degli Acquedotti a Roma. Entrambi erano indagati nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale”, che poterà alla condanna definitiva per Abramo. Quest’ultimo è stato anche arrestato il 5 dicembre scorso in un’altra operazione dei carabinieri che indagano sulla rete dei Senese. Il suo nome e quello del presunto boss Michele, d’altronde, erano uno dopo l’altro già nel 2011, nell’ordinanza dell’operazione “Alba Tulipani”, poi finita nel nulla ma i cui atti servirono per istruire il processo “Affari di Famiglia”, quello che portò alla condanna del ristoratore Caroccia. Tutto torna, insomma. E oggi? Sebbene all’appello generale a disertare lo stadio oggi aderiscano intellettuali, giornalisti, politici e personaggio di ogni status e levatura, “La Voce della Nord” e la curva in generale continuano a dettare la linea. Con comunicati e iniziative. Non siamo ai livelli in cui “Mr. Enrich” era più diffuso dell’Aquila sulle sciarpe biancocelesti, ma ora gli investigatori temono si torni al 2006, quando – si scoprì – dietro alla feroce contestazione degli storici capi della curva c’erano il merchandising e la “scalata” alla società (il processo in Appello è ancora in corso). Così venerdì mattina i carabinieri hanno dato un primo segnale, eseguendo una perquisizione nei confronti di una tipografia ai Castelli Romani in cui si stampava materiale destinato a supportare la contestazione. Si tratta di un’inchiesta che, apparentemente, nulla ha a che fare con gli affari della famiglia Abramo. Deriva però da una denuncia dello stesso Lotito in cui si passano in rassegna stalking telefonico, minacce di morte e sciopero del voto (Lotito è senatore di Forza Italia). Le frasi contenute dei volantini “affissi in tutta la Provincia di Roma” di per sé non sembrano particolarmente violente (“Libera la Lazio” “Lotito Vattene”, “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”). Sul web è subito scattata la protesta dei tifosi laziali che hanno visto l’operazione come una tutela all’uomo politico. Ma per gli investigatori si tratta di segnali da non trascurare. E’ stata infatti notata una “capacità organizzativa” fuori dal comune, “talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio, eredi degli Irriducibili di Fabrizio Piscitelli”, scrivono i carabinieri nel documento svelato ieri da Repubblica. Negli atti si fa riferimento a un pub di Frascati, Mcm Lazio Beer&Shop, riconducibile agli stessi proprietari della tipografia. E Mcm Lazio è anche il nome di un altro negozio di gadget, in via Tuscolana. L'articolo Roma, l’ombra dei clan dietro la protesta anti-Lotito: il vice di Diabolik e il marchio che finanzia la curva proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum sulla giustizia, urne aperte: quando si vota, chi vota e perché non serve il quorum
Oggi e domani si vota per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, al quale potranno partecipare 51.424.729 elettori, di cui 5.477.619 all’estero. Le urne hanno aperto alle 7 di stamani e resteranno aperte fino alle 23, mentre domani, lunedì 23 marzo, riapriranno alle 7 e chiuderanno alle 15. Immediatamente dopo inizierà lo spoglio delle schede. Essendo un referendum confermativo, non è richiesto il superamento del quorum. Sulla scheda, di colore verde, gli elettori dovranno rispondere con un Sì o con un No al quesito “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”. Per votare è necessario presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale. I dati sull’affluenza saranno rilevati alle 12, 19 e 23 di domenica 22 marzo e alle ore 15 di lunedì 23 marzo, quando – concluse le operazioni di voto – comincerà lo spoglio. (immagine d’archivio) L'articolo Referendum sulla giustizia, urne aperte: quando si vota, chi vota e perché non serve il quorum proviene da Il Fatto Quotidiano.
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