C’è ancora tanta strada da fare nel percorso giudiziario cosiddetta famiglia del
bosco. Si entra in una fase decisiva, tra nuovi sviluppi sul piano giudiziario e
un’attenzione istituzionale crescente. I legali della coppia si preparano
infatti a depositare una relazione tecnica che punta a rimettere in discussione
alcuni dei passaggi dei provvedimenti dei magistrati minorili.
Il documento sarà firmato dallo psichiatra Antonio Cantelmi e dalla psicologa
Martina Aiello, consulenti della famiglia, e si concentrerà sugli sviluppi
successivi all’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A
marzo, il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli,
già collocati dal 20 novembre scorso in una casa-famiglia a Vasto, dopo la
sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori.
L’obiettivo della difesa è contestare le conclusioni degli assistenti sociali,
proponendo una ricostruzione alternativa delle condizioni familiari e delle
capacità genitoriali della coppia.
Nel frattempo, il percorso di valutazione dei tre bambini – due gemelli di sette
anni e una bambina di otto che ricevono le visite quotidianamente del padre –
potrebbe subire modifiche. Secondo quanto emerge, la consulenza tecnica
d’ufficio potrebbe essere riformulata, con la possibilità che il consulente
proceda anche senza i colloqui diretti inizialmente previsti con i minori,
aprendo così a uno scenario diverso rispetto all’impostazione iniziale delle
verifiche.
Il prossimo snodo sarà il 21 aprile, quando la Corte d’appello minorile
dell’Aquila discuterà il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere
il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi
scorsi. Al centro del procedimento restano le condizioni di vita dei minori,
cresciuti in un casolare isolato nel bosco di Palmoli senza acqua, luce e senza
servizi igienici – e seguiti per oltre un anno dai servizi sociali dopo un
episodio di intossicazione che aveva portato al loro ricovero.
Tra le criticità evidenziate dal Tribunale, la necessità di rendere
adeguatamente abitabile la casa – un’abitazione è stata offerta dal Comune – e
di garantire un percorso educativo strutturato – a cui avrebbe dato il suo
assenso il padre. Su quest’ultimo punto, il sindaco di Palmoli, Giuseppe
Masciulli, ha assicurato la disponibilità di soluzioni concrete: il Comune ha
messo a disposizione una nuova abitazione a pochi metri dalla scuola del paese,
offrendo alla famiglia la possibilità di scegliere tra istruzione parentale e
frequenza scolastica tradizionale in un contesto a misura di bambino. Mercoledì
infine il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riceverà i genitori dei bimbi
a Palazzo Giustiniani.
L'articolo Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia:
attesa per l’udienza sul ricongiungimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Cronaca
“Per la pace è tempo di creare nuove forme di protesta, più efficaci dei cortei.
In Palestina si continua a morire ma più nessuno protesta. È vergognoso!”.
Nell’ultimo mese ha rischiato la vita a causa dei gravi problemi di salute che
lo accompagnano ma all’indomani di una giornata dedicata a padre David Maria
Turoldo, organizzata a Casa della Madia, è di nuovo ai fornelli. Enzo Bianchi,
il fondatore della Comunità di Bose e della nuova fraternità ad Albiano d’Ivrea,
83 anni compiuti lo scorsi tre marzo, passa la giornata tra la cucina (la sua
grande passione) e la sua cella dove studia, prega, legge attentamente i
quotidiani e ha contatti con amici credenti e non, di ogni parte del mondo.
Maglione rosso, giacca con la penna rigorosamente nel taschino, scarpe comode,
barba bianchissima stile stubble ben curata, lo si riconosce dall’inconfondibile
voce: “Oggi sto preparando del gulasch che ho imparato a fare in Ungheria sul
lago Balaton. Senta, senta che profumo…”. Sul tavolo la paprika, cumino, aglio,
pomodoro e i quotidiani. “Sabato scorso ho cucinato turco, spesso preparo piatti
indiani, cinesi: mangiare diversificato secondo gli incontri che ho fatto con le
genti arricchisce, offre la possibilità di dialogo”.
Fratel Enzo, assistiamo da giorni a nuovi conflitti, ma non si vedono reazioni.
Che fine ha fatto il pacifismo?
Si è molto indebolito. Purtroppo il movimento pacifista segue sempre delle
ondate di entusiasmo che si accendono di fronte ai fatti di cronaca ma poi cade
nell’oblio. Pensi alla Palestina: di fronte al genocidio di Gaza c’è stato un
coro di proteste ma ora più nulla. La mia generazione e quella degli anni
Settanta erano abituate ai cortei ma forse ci si è stancati di queste forme.
Chiediamoci: queste manifestazioni generano educazione alla pace, alla non
violenza? Non mi sembra.
C’è anche molta ignoranza. Quanto si sa delle guerre in Congo, tra Pakistan e
Afghanistan, in Sudan? Non se ne parla.
I grandi giornali italiani soffrono di glaucoma perché vedono con un campo
visivo sempre più ristretto, non riescono a mettere gli occhi sulle periferie
del mondo. Ci sono conflitti che – nonostante le barbarie siano le stesse di
quelle tra Russia e Ucraina o Israele, Usa e Iran – non interessano a molti
media. Papa Francesco spesso mi diceva: “Fratel Enzo, perché nessuno parla delle
periferie?
Ha citato Bergoglio. In questo momento storico si sarebbe aspettato una diversa
presa di posizione di Papa Leone XIV?
Sì, avrei voluto una parola più chiara, sia sul conflitto palestinese sia ora
sull’Iran. Siamo davanti ad un’aggressione da parte degli Stati Uniti. Prevost
si è espresso più volte per la pace e la fine della guerra tra i contendenti ma
noi abbiamo a che fare solo con un assalitore: Donald Trump.
Gli ultimi conflitti stanno alimentando una retorica religiosa. Stiamo
assistendo ad una lotta tra gli estremismi cristiani, ebrei e islamici?
Sì, sarà una guerra religiosa con dosi di cristianesimo americano non di
cattolicesimo e di ebraismo religioso. Papa Giovanni Paolo II, già ai tempi
della guerra del Golfo, fece di tutto, perché non fosse il cristianesimo uno dei
contendenti verso l’Islam. Non dimentichiamo che Ronald Reagan parlava di
crociata cristiana mentre altri di crociata anticristiana. Giovanni Paolo II ha
impedito questo scontro e da allora la Santa Sede non può tornare indietro.
Domenica 15 marzo, in Italia, è arrivato Peter Thiel a tenere una lezione
sull’Anticristo. È preoccupato per queste iniziative?
Sì, ma sono sicuro che non lasceranno traccia e non avranno possibilità di
allargarsi. È una specie di grido folle, forsennato che vorrebbe in qualche
misura che il cristianesimo fosse altro, che ci fosse un altro Vangelo.
Lei, fratel Enzo, va spesso a fare la spesa al supermercato. Il caro petrolio
rischia di contagiare il carrello della spesa. Lo vede con i suoi occhi.
Guardo ciò che compra la gente non per curiosità ma per comprendere cosa
mangiano. Osservo che acquistano prodotti sempre più scadenti, di scarsa qualità
perché sono costretti a causa della mancanza di denaro. Ad avere problemi sono
il ceto basso e medio. Per i ricchi non è cambiato nulla. Sono stato
appositamente a Milano e a Torino in due negozi dove vendevano cinque acciughe a
venticinque euro: c’è chi le compra e le serve come antipasto!
A chi passa alla Madia, ai nostri lettori cosa suggerisce di fare?
Bisogna vivere la pace nel quotidiano, in famiglia imparando a non usare
violenza nel nostro parlare, nei pensieri. La letteratura sulla pace in Italia
non manca, penso ad Aldo Capitini, a Ernesto Balducci. Servirebbe che nelle
nostre biblioteche si organizzassero letture sul tema, seminari.
So che il gulasch la richiama, ma mi conceda un’ultima domanda.
Prego.
Lei stesso l’ha confidato: nelle ultime settimane è stato ricoverato d’urgenza
ed è stato ad un passo dalla morte. Cosa ha pensato in quelle ore?
Ho avuto paura della sofferenza. Ho terrore del dolore. Il medico è stato chiaro
specificando che per la mia età e la mia condizione fisica avrei potuto non
farcela. Con franchezza mi ha detto: “Se ha qualcosa da dire ai suo cari lo
faccia”. Da quel momento sono entrato in uno stato di pace. Ho guardato alla mia
esistenza: sono contento di aver vissuto così, son felice di ciò che ho fatto.
Non mi importava più di morire. Mi son detto: “È arrivato il tempo del riposo”.
È stato un viaggio in cui non mi sono sentito solo ma accompagnato dalla fede,
dal Signore che ho sentito accanto. Mi è solo spiaciuto pensare che stavo per
lasciare un mondo peggiore rispetto a quando sono nato.
Il profumo delle cipolle, della paprika (“dolce e piccante”, precisa fratel
Bianchi), del cumino, della carne prende il posto delle parole. Fratel Maurizio,
sfuma il tutto con un mestolo ma a dire l’ultima parola è Enzo, come lo chiamano
i suoi compagni di viaggio: “Mi raccomando, aggiungiamo brodo man mano che si
asciuga. Dovete imparare a farlo…”.
L'articolo Enzo Bianchi: “Il movimento pacifista si è indebolito. Da Papa Leone
XIV avrei voluto una parola più chiara sui conflitti in corso” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La commissione parlamentare Esteri e Difesa del Senato oggi (24 marzo) alle 13 e
30 sentirà il Capo della Direzione Nazionale Armamenti (DNA) del Ministero della
Difesa, Giacinto Ottaviani, per poi votare a ragion veduta per il sì o il no
alla cessione gratuita della nave Garibaldi agli indonesiani, un bene pubblico
del valore di 54 milioni.
Questa è una buona occasione per chiarire alcuni aspetti della cessione della
nave ammiraglia della nostra flotta fino al 2011 al Governo della Repubblica di
Indonesia, gratis. In particolare Ottaviani dovrebbe spiegare come e quando si è
arrivati a decidere di accettare la gratuità della cessione, proposta dagli
indonesiani con una lettera del 10 luglio e accettata (a nostro parere anche se
il Ministero della difesa lo nega) con una lettera del medesimo Ottaviani datata
1 agosto 2025.
Inoltre Ottaviani dovrebbe chiarire cosa sia stato accolto delle proposte
indonesiane. Quale sarà il ruolo dell’impresa italiana Drass, di cui parlano
esplicitamente sia la lettera del 25 settembre del 2025 sia quella precedente
del 10 luglio, pubblicate dal Fatto. Dovrebbe spiegare quale sarà anche il ruolo
della società indonesiana alleata di Drass, la Republik Palindo, nel rifacimento
della nave. E poi magari sarebbe il caso che Ottaviani spiegasse perché ha
accettato di discutere con gli indonesiani contestualmente della cessione della
nave Garibaldi (pubblica) e della commessa per i sommergibili (privati) di
Drass. Inoltre dovrebbe spiegare se sa qualcosa del ruolo che le due società
predette svolgerebbero invece nella commessa in fase di definizione della
Repubblica di Indonesia per i suddetti sommergibili DGK che dovrebbero essere
prodotti da Drass. Infine dovrebbe spiegare se ci sarà e quale sarà il ruolo di
Fincantieri e Leonardo in relazione ai lavori connessi alla nave Garibaldi. In
altri termini se e quanto sarà il guadagno delle società pubbliche e di quelle
private in relazione a un business di ammodernamento seguente e connesso alla
donazione della Garibaldi.
Domanda legittima visto che Fincantieri è il cantiere che ha creato 40 anni fa
l’ITS Garibaldi e visto che la società pubblica proponeva a giugno scorso al
Governo indonesiano un refitting sulla nave che invece potrebbe essere
ammodernata da altri. Ottaviani dovrebbe spiegare quale sarà il ruolo di
Leonardo, citata esplicitamente nella corrispondenza tra il ministero di
Indonesia e quello dell’Italia nell’estate scorsa come soggetto che avrebbe
partecipato al miglioramento dei sistemi di arma. L’audizione non ci sarebbe
stata senza la pubblicazione degli articoli del Fatto Quotidiano a partire dal 7
marzo che hanno svelato ai parlamentari notizie mai comunicate dal Governo e
contenute in un carteggio inedito intercorso tra luglio e settembre 2025 tra
Roma e Giakarta. Oggi sveliamo un ulteriore dettaglio inedito di questo
carteggio e riteniamo che l’ammiraglio Ottaviani debba dare una spiegazione
anche su questo: perché il Ministero indonesiano il 10 luglio ha proposto
all’Italia un’agenda che includeva tra i tre punti proposti al primo punto la
cessione gratis della nave Garibaldi da parte dell’Italia? E soprattutto perché
l’Italia il 1° agosto, proprio con una missiva a firma Ottaviani, (nella nostra
lettura almeno) ha accettato l’agenda in tre punti proposta, compreso il primo
punto, cioè la cessione ‘senza costi’. Ma procediamo con ordine, riavvolgendo il
nastro di questa storia dall’inizio anche a beneficio dei parlamentari oltre che
dei lettori.
IL CARTEGGIO GIAKARTA-ITALIA TRA LUGLIO E AGOSTO 2025
Il Fatto ha rivelato prima il 7 marzo in estratto e poi il 12 marzo
integralmente l’esistenza di una lettera del 25 settembre 2025 del Capo della
Logistica della Difesa di Giakarta, il generale Yusuf Jauhari, indirizzata al
capo della nostra DNA del Ministero della Difesa, Giacinto Ottaviani. Poi il 14
marzo, di fronte alle affermazioni del Ministero che sosteneva di non avere
tenuto in nessuna considerazione quella lettera non protocollata attraverso
canali ufficiali, Il Fatto ne ha svelata una precedente, datata 10 luglio 2025.
Stesso mittente indonesiano e stesso destinatario italiano. Stavolta però la
risposta c’era, e l’abbiamo pubblicata.
Oggetto della missiva di luglio: “Indonesia-Italia G2G (Government to
Government, cioè da Governo a Governo, Ndr) Difesa. Proposta di cooperazione”:
“È stato un piacere incontrarvi – scriveva il generale Jauhari – durante i
nostri recenti colloqui G2G presso il ministero della Difesa e assistere alla
firma dell’accordo tra Drass e Republik Palindo International”. Quest’ultima è
una grande società indonesiana di cantieristica navale che ha firmato un primo
accordo con Drass già nel febbraio 2025, seguito evidentemente da questo qui
citato di giugno a Giakarta, alla presenza di esponenti dei due ministeri. Drass
invece è la società che fattura 17 milioni e fa parte di un gruppo che ne
fattura il triplo, presente in Italia, Emirati e Romania, e che fa capo a Sergio
Cappelletti, imprenditore che si trovava a Dubai alla vigilia dell’attacco
Usa-Israele in Iran.
IL MISTERO SUL PRESUNTO INCONTRO A DUBAI
Piccola parentesi: in quei giorni c’era anche il ministro Guido Crosetto. Il
Fatto aveva chiesto a Crosetto e a Cappelletti se si fossero incontrati a Dubai:
entrambi inizialmente non hanno risposto alle nostre domande. Ciò non equivaleva
a una conferma ma certo non ha aiutato a diradare i dubbi sulla questione. Poi
nei giorni successivi, con comunicati o messaggi di whatsapp ai giornalisti,
Cappelletti e Crosetto hanno fornito la loro versione sul punto smentendo ‘una
riunione’ (Cappelletti) o l’incontro (Crosetto). Anche la trasmissione
PiazzaPulita si è occupata del caso in un servizio tv del 19 marzo. Al
giornalista Danilo Lupo che gli chiedeva di un “incontro con Cappelletti a
Dubai”, Crosetto rispondeva via whatsapp: “Avete una notizia sbagliata. E mai
parlerei di lavoro se mi prendo vacanza qualche giorno”.
Nel medesimo servizio Piazza Pulita ha trasmesso l’intervista di una persona
vicina alla Drass, anonima. Per replicare, con un video postato sul web dopo la
trasmissione, Cappelletti ha ricostruito prima quanto affermato dalla voce in tv
e poi ha replicato. “A un certo punto entra in campo una voce misteriosa e cosa
ci dice? Che per cambiare i destini del mondo Sergio Cappelletti e il ministro
Crosetto si sarebbero incontrati al gate del terminal dell’aeroporto di Dubai,
il posto più affollato del mondo. Io smentisco categoricamente di avere avuto
una riunione con il ministro Crosetto. Se ho bisogno di incontrare Crosetto –
concludeva Cappelletti – io gli chiedo una riunione a via XX settembre e lui mi
riceve”.
LA LETTERA INDONESIANA DEL 10 LUGLIO. IL PUNTO 1 (LA NAVE GARIBALDI) E IL PUNTO
2, I SOMMERGIBILI DRASS
Ma torniamo alla lettera indonesiana del 10 luglio. Qui si citano al punto 1 la
cessione (a nostro parere chiedendo che sia gratuita, anche se il ministero con
le sue smentite recenti lo nega) della nave italiana Garibaldi. E al punto 2
citano la commessa per i sommergibili DGK alla Drass. Secondo le recenti
dichiarazioni di Sergio Cappelletti l’interessamento indonesiano per i DGK non
sarebbe connesso alla Garibaldi dal punto di vista cronologico perché partirebbe
già nel 2024 e inizialmente puntava a ben 12 sommergibili poi ridotti a sei e
infine a due. Sempre a detta di Cappelletti, quindi, la trattativa sulla
Garibaldi lo avrebbe al limite danneggiato non aiutato. Comunque dal carteggio
emerge che la società indonesiana Republik Palindo firma gli accordi a giugno a
Giakarta con Drass alla presenza dei rappresentanti dei due ministeri, come ha
spiegato il nostro Ministero nelle scorse settimane al Fatto: “L’incontro
dell’Ammiraglio Ottaviani con le autorità indonesiane, come pure l’accordo
citato, sono occorsi al ministero della Difesa indonesiano, nell’ambito delle
attività istituzionali (…) svolte in qualità di Direttore Nazionale degli
Armamenti, nel contesto dell’Expo Indo-Defence svoltosi a Giacarta dall’11 al 14
giugno 2025”. Cosa contengano questi accordi, chi farà cosa sulla nave Garibaldi
e sui sommergibili tra italiani di Drass e indonesiani di Republik Palindo è una
domanda che i parlamentari dovrebbero porre a Ottaviani.
Nella stessa lettera del 10 luglio 2025, quindi, il generale Jauhari scrive:
“(…) sono lieto di ribadire il forte interesse dell’Indonesia ad ampliare la
cooperazione in materia di difesa con l’Italia. A tal proposito, proponiamo il
seguente ordine del giorno per la discussione”. E qui arriviamo allo snodo
centrale. Il generale cita tre punti: “1. Firma congiunta di una Lettera
d’Intenti (LOI) o di un memorandum of understanding (MOU) per il trasferimento
gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia. 2. Firma del Contratto per
l’acquisizione di sei sottomarini di classe DGK da Drass, comprensivo di
trasferimento tecnologico completo e localizzazione, tramite Republik Palindo
International”. C’è poi il terzo punto: “3. Request that the Italian Ministry of
Defense expedite the issuance of the export license for the Beretta weapons
being purchased by Indonesian ministry of Defense via Barzan, Qatar”. (“Si
richiede al Ministero della Difesa italiano di accelerare il rilascio della
licenza di esportazione per le armi Beretta acquistate dal Ministero della
Difesa indonesiano tramite Barzan, Qatar”). Sul punto Beretta spiega che: “La
commessa a cui si fa riferimento riguarda la fornitura al Qatar di armi per
l’esercito, precisamente fucili d’assalto. La commessa è stata stipulata da
Binding, la joint venture di Beretta con Barzan Holding, la società controllata
dal ministero della Difesa del Qatar. Ci sono dunque due licenze regolarmente
autorizzate dal Governo italiano: una per la fornitura Italia-Qatar e una
seconda per la fornitura Qatar-Indonesia. Infatti le armi di Beretta sono poi
state gestite dal Qatar che a sua volta ha stipulato una commessa con
l’Indonesia. Per ottenere questo passaggio però il Qatar ha dovuto spedire
un’informativa al Governo italiano, che a sua volta ha emesso una seconda
licenza. Solo a quel punto le armi vendute da Beretta sono arrivate in Indonesia
”.
I tre punti della lettera indonesiana del 10 luglio 2025 a noi sembrano esser
stati accolti dall’Italia con la lettera del 1º agosto 2025 firmata da
Ottaviani: “Grazie per le vostre lettere datate 10 e 22 luglio 2025 e per il
vostro impegno costante nel rafforzare la cooperazione tra Indonesia e Italia,
come espresso durante i recenti colloqui G2G (…) Apprezzo il contenuto completo
(comprehensive) dell’agenda da voi proposta e, allo stesso tempo, riaffermo il
nostro incrollabile (unwavering) impegno nel perseguire con successo ciascuno
dei punti elencati. In particolare, con riferimento alla ITS Garibaldi, sono
lieto di garantire il nostro massimo supporto e la piena cooperazione per quanto
riguarda l’esecuzione della visita di ispezione tecnica richiesta della nave.
Inoltre, credo che, avviando tempestivamente questa partnership, potremmo
massimizzare i benefici per entrambe le parti, e pertanto siamo pronti a
iniziare a lavorare insieme il prima possibile. La DNA si impegna a facilitare
questi processi, garantendo così una collaborazione fluida ed efficace. Non
vediamo l’ora di condividere ulteriori aggiornamenti e lavorare a stretto
contatto…”.
LA VERSIONE DEL MINISTERO
Il Fatto ha pubblicato questa lettera in un articolo del 14 marzo scorso.
Rispondendo alle nostre domande, dall’Ufficio Comunicazione del ministero della
Difesa ribattevano due cose: l’ammiraglio Ottaviani non aveva affatto accettato
i tre punti prospettati dagli Indonesiani, inoltre non era vero che Roma e
Giakarta trattassero già in estate del 2025 su una cessione gratuita della
Garibaldi nelle loro lettere. La gratuità del trasferimento della Garibaldi
(cristallizzata poi a febbraio 2026 nella richiesta di parere positivo al
Parlamento) insomma sarebbe apparsa dopo, non a luglio-agosto 2025. Scriveva
infatti il Ministero: “1. (…) Nella lettera del 1° agosto 2025, l’Ammiraglio
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale, utilizzata
per prendere atto dei contenuti di una comunicazione ricevuta, senza che ciò
comporti accettazione (…) eventuali interlocuzioni preliminari o formule di
cortesia non producono effetti amministrativi né costituiscono accettazione
delle proposte formulate (…). La lettera del 1° agosto 2025 non contiene alcun
riferimento al carattere gratuito o oneroso dell’eventuale trasferimento della
nave, ipotesi prospettata unilateralmente dalla controparte indonesiana (…)
2.(…) Nel successivo “Joint Statement concerning the transfer of the Italian
aircraft carrier Giuseppe Garibaldi”, firmato il 5 dicembre 2025, non è presente
alcun riferimento al carattere gratuito o oneroso del trasferimento della nave.
Al contrario, a tutela dell’interesse industriale nazionale, il documento
prevede che le eventuali attività di modernizzazione della nave possano essere
realizzate con il coinvolgimento di industrie italiane (…). 3. In merito al
coinvolgimento del ministro della Difesa. Il punto 1 dell’agenda (…) riguarda la
firma congiunta di un accordo (Joint signing) e non la ‘cessione gratuita della
nave Garibaldi’, mentre il punto 2 riguarda la firma di un contratto da parte
del Governo indonesiano (Signature of contract) e non una ‘commessa da 480
milioni per Drass’. Le attività richiamate rientrano nell’ambito delle
competenze (…) della Direzione Nazionale degli Armamenti. (…) trattandosi di
attività amministrative e tecniche incardinate nelle strutture competenti non
essendo stata presa alcuna decisione ma essendo ancora in una fase istruttoria
il ministro della Difesa non è stato informato né era necessario che lo
fosse(…)”.
LA SMENTITA NELLA LETTERA DEGLI INDONESIANI
Dunque per il Ministero la gratuità della cessione della Garibaldi era solo
nella prospettazione indonesiana. Eppure c’è un passaggio- finora inedito – in
cui proprio nella lettera del 10 luglio 2010 gli indonesiani parlano di “no
costs” da sostenere. In particolare ecco la traduzione della lettera del 10
luglio che forse, prima di deliberare, le Commissioni dovrebbero farsi
consegnare dal vice-ammiraglio Ottaviani. In particolare dovrebbero farsi
spiegare il passaggio ove si legge: “A supporto del punto 1 (ossia ‘Firma
congiunta di una Lettera d’Intenti – LoI – o di un memorandum of understanding –
MoU – per il trasferimento gov-to-gov della ITS Garibaldi all’Indonesia’, ndr),
inviamo rispettosamente le seguenti proposte da includere nella LoI/MoU relativa
all’ITS Garibaldi: ‘ -L’Indonesia richiede formalmente il trasferimento dell’ITS
Garibaldi nelle sue attuali condizioni operative e a titolo gratuito (‘no
costs’)”.
Secondo il ministero “nella lettera del 1° agosto 2025 l’Ammiraglio Giacinto
Ottaviani non approva né recepisce i contenuti dell’agenda proposta dalla
controparte indonesiana, né era richiesto che ciò avvenisse. Nel testo della
lettera si legge infatti la formula: ‘I appreciate the content of the
comprehensive agenda you proposed’. Tale espressione costituisce una formula di
cortesia tipica della corrispondenza istituzionale internazionale (…)”.
I parlamentari che se lo troveranno davanti oggi dovrebbero chiedere a Ottaviani
perché il primo agosto approva una cosa che sembra contraria a quanto oggi dice
il ministero. Giakarta infatti scrive: ‘Indonesia formally requests the trasfer
of ITS Garibaldi in its current operational condition and at no costs’. E
Ottaviani rispondeva: “I reaffirm our unwaveringf committment in succesfully
tackling each of the point listed” . I parlamentari, se non vogliono basarsi
solo sulle lettere da noi pubblicate, dovrebbero farsi dare dall’ammiraglio
tutte le lettere del generale indonesiano e le nostre risposte. Poi potranno
valutare da soli.
Sulla questione della gratuità – onerosità della cessione della nave Garibaldi
poi c’è da chiarire anche un altro aspetto. Sarebbe interessante chiedere a
Ottaviani a cosa dovessero servire i 450 milioni stanziati dal Governo
indonesiano di cui parlava la stampa internazionale di settore in alcuni vecchi
articoli ripresi da media italiani questa estate. A cosa dovevano servire? A
pagare i miglioramenti della nave? E chi avrebbe lavorato e guadagnato dopo la
cessione? Imprese italiane o straniere? Quali?
Ottaviani inoltre potrebbe illuminare i membri della Commissione spiegando il
passaggio successivo della lettera a lui rivolta il 10 luglio dal generale
indonesiano Yusuf Jauhari. Le proposte riportate nella lettera continuano così:
“Subordinatamente alla disponibilità di budget in conformità con le leggi
indonesiane, l’ammodernamento del sistema di combattimento della nave sarà
eseguito da Leonardo, sulla base di condizioni commerciali eque. – La
manutenzione della piattaforma sarà effettuata dall’industria indonesiana, con
il supporto degli OEM italiani quando necessario. – Nessun costo relativo allo
smantellamento della nave sarà a carico dell’Italia”. Dove OEM sta per Original
Equipment Manufacturer, cioè i produttori italiani dei pezzi originari della
nave Garibaldi, tipo Fincantieri o Calzoni che ha fatto l’impianto di
appontaggio e le piastre-luci del ponte.
A giugno, ci ha spiegato il Ministero della Difesa, la Drass e la Republik
Palindo hanno siglato un accordo a Giakarta davanti ai rappresentanti dei due
ministeri. Questi accordi tra Republik Palindo e Drass riguardano i lavori per
la nave Garibaldi? Riguardano i sommergibili DGK da costruire? O altro? Infine
cosa dovrà fare Leonardo, il colosso controllato dal Ministero dell’Economia,
per l’Indonesia sulla nave Garibaldi?
Nei giorni scorsi abbiamo chiesto a Leonardo cosa farà per quel che riguarda la
Garibaldi. “Leonardo, – spiegano dall’azienda – vista la sua esperienza nel
settore della difesa navale, avrebbe tutte le credenziali per fornire un
contributo al programma di modernizzazione di nave Garibaldi. In questo senso
sono note le capacità di Leonardo negli apparati e sistemi di difesa di unità
navali di questo tipo”. Sul fatto se ci siano commesse già affidate oppure
trattative, memorandum, intese, in corso e a che stadio siano, invece spiegano:
“Leonardo, in qualità di global security player, intrattiene relazioni
commerciali con molti paesi esteri, inclusa l’Indonesia dove ha un ufficio di
rappresentanza a Jakarta. Ad oggi Leonardo ha accordi in corso volti a favorire
la collaborazione nei domini aeronautico, navale e spaziale”. Anche questa è una
domanda interessante da porre a Ottaviani.
Oggi i commissari potranno chiedere all’ammiraglio Ottaviani tutte le
delucidazioni sul caso. E farsi consegnare tutte le lettere del generale
indonesiano e le sue risposte. Le stesse che il Governo, prima delle rivelazioni
del Fatto, non aveva fornito.
L'articolo Caso nave Garibaldi: in commissione esteri e difesa ascoltato
l’ammiraglio Ottaviani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un drastico calo delle temperature si abbatterà su tutta la nostra Penisola a
partire da mercoledì sera e potrebbe portare neve fino ai 300 metri di
altitudine tra giovedì e venerdì.
Secondo quanto riportato da iLMeteo.it, a partire da mercoledì si preannuncia un
vero e proprio ritorno dell’inverno con venti di tempesta, forti rovesci,
grandinate e un crollo termico di ben 10-12°C. Il crollo delle temperature
causerà anche nevicate a quote bassissime per il periodo. La causa è da
ricercare nell’arrivo di un nuovo ciclone artico proveniente dalla Norvegia, che
toccherà dapprima il Regno Unito, la Francia e i settori alpini, per poi
scendere da mercoledì sera in modo diretto e violento su tutto il Paese.
A generare tali fenomeni meteorologici sarà lo scontro dell’aria fredda artica
con la terraferma e i nostri mari, ormai già riscaldati dalle tiepide
temperature delle scorse settimane: questo genererà intensi contrasti termici
con conseguenti fenomeni localmente estremi. Durante le ore notturne e le prime
luci dell’alba di venerdì e sabato, il rasserenamento dei cieli e l’aria fredda
depositata al suolo favoriranno locali gelate sulle pianure e nelle valli del
Centro-Nord, mettendo a serio rischio le colture già in fioritura. Il fine
settimana, passato il maltempo, si preannuncia più stabile e soleggiato.
Martedì 24 marzo, la giornata si preannuncia serena o poco nuvolosa al Nord e al
Centro, mentre rovesci potrebbero verificarsi sui monti meridionali, specie in
Sicilia e Calabria. Nella giornata di mercoledì 25, a partire dal tardo
pomeriggio, il Nord sarà interessato da temporali, specialmente in Liguria e
Nord-Est con possibili nevi sulle Alpi. Poco nuvoloso invece al Centro e al Sud.
Giovedì 26 marzo il freddo stringerà la sua morsa su tutta la Penisola con
temperature basse e maltempo. Nel weekend, già a partire da venerdì, tornerà il
sereno, ma con temperature basse al mattino.
L'articolo Torna il freddo sulla Penisola: le temperature crollano di oltre
10°C, rovesci e neve a quote bassissime proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un uomo di 87 anni è deceduto questa mattina a Cascina, in provincia di Pisa,
poco dopo aver votato al referendum sulla giustizia. L’episodio è avvenuto
intorno alle 10.45 davanti alla scuola elementare di Musigliano, sede del seggio
numero 33. Secondo le prime ricostruzioni, l’anziano aveva appena terminato di
votare quando ha accusato un malore improvviso e si è accasciato a terra. Sul
posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi, ma ogni tentativo di
rianimarlo si è rivelato vano.
Carabinieri e polizia municipale hanno raggiunto la scuola per effettuare i
rilievi e coordinare le indagini. Al momento non sono disponibili ulteriori
dettagli sulle cause del decesso, che appare legato a un malore improvviso. La
tragedia ha colpito la comunità locale, che stamattina era impegnata nelle
operazioni di voto. Il seggio ha continuato a funzionare regolarmente, sotto la
supervisione delle autorità, mentre gli accertamenti proseguono.
L'articolo Malore dopo aver votato al seggio per il referendum: 87enne muore a
Cascina (Pisa) proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’esplosione di una bombola di gpl ha fatto crollare una palazzina a Roma, a
Ponte Galeria. Coinvolte tre villette, distrutte tutte le pareti delle
strutture, i detriti hanno danneggiato delle auto in sosta. Al momento si
registrano due feriti gravi e una settantina di persone in strada. Continuano le
ricerche dei vigili del fuoco per individuare eventuali altre persone sotto le
macerie. Le immagini girate dal drone
L'articolo Esplosione a Piana del Sole, le immagini della villetta distrutta
riprese dal drone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una violenta esplosione ha provocato il crollo di una palazzina in località
Piana del Sole, nella zona di Ponte Galeria, a Roma. Secondo le prime
ricostruzioni, la causa sarebbe una fuga di gas da una bombola, che ha scatenato
la deflagrazione, interessando almeno tre edifici tra via Tavagnasco e via
Cigliè.
Al momento sono le due persone ferite in modo grave e circa settanta sfollati,
costretti a lasciare le proprie abitazioni. Altri due palazzi hanno subito danni
significativi, rendendo necessarie verifiche strutturali per valutare la
sicurezza delle abitazioni circostanti.
Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e personale sanitario,
impegnati nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza dell’area. La zona è
stata isolata e gli sfollati assistiti dalle autorità. L’episodio ha scatenato
il panico tra i residenti, che hanno assistito al crollo e alla fuga precipitosa
dalle abitazioni circostanti. Le indagini sono in corso per determinare la
dinamica dell’esplosione e verificare eventuali responsabilità.
L'articolo Esplosione a Roma: crolla una palazzina a Piana del Sole, due feriti.
Ipotesi fuga di gas da una bombola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con la morte di Laura Santino, 26 anni, residente a Vestone (Brescia),
ricoverata ieri in gravissime condizioni a Innsbruck dopo essere stata travolta
da una valanga in Val Ridanna, sono diventate tre le vittime della slavina
sabato ha travolto 25 scialpinisti. La giovane italiana sul pendio della Cima
d’Incendio (Zunderspitze), a 2.445 metri di quota, quando una massa nevosa larga
150 metri e lunga 800 metri si è staccata improvvisamente, travolgendo il
gruppo. Le altre due vittime sono Martin Parigger, 62 anni, guida alpina di
Ridanna, e Alexander Frötscher, 56 anni, originario di Ridanna ma residente in
Austria. Tra i cinque feriti sabato c’era anche la giovane donna, tutti
immediatamente soccorsi dalle squadre intervenute.
L’OPERAZIONE DI SOCCORSO
Sabato era scattata una massiccia operazione di soccorso: circa 80 operatori tra
vigili del fuoco, soccorso alpino e Guardia di Finanza, supportati da unità
cinofile specializzate, avevano perlustrato il pendio. Sei elicotteri hanno
pattugliato l’area — cinque dall’Alto Adige e uno dal Tirolo (Christophorus 1 di
Innsbruck). Grazie all’Artva, il dispositivo di localizzazione dei travolti
dalla neve, molti dei presenti sono stati rintracciati rapidamente. La valanga
di Val Ridanna si inserisce in una lunga serie di incidenti sulle montagne
altoatesine. Solo lo scorso 22 febbraio, un distacco sul Monte Plattinger, nella
zona di passo Missensteiner, aveva provocato la morte di Armin Schwitzer,
cinquantenne della Val Sarentino.
In questi giorni ricorre anche il decimo anniversario della valanga di Monte
Nevoso, sopra Riva di Tures, che il 12 marzo 2016 aveva causato sei vittime, tra
cui un ragazzo di 16 anni, una giovane infermiera, un alpinista esperto e il
direttore generale della Camera di Commercio del Tirolo.
L'articolo Valanga in Val Ridanna, morta anche la 26enne Laura Santino. Era
ricoverata a Innsbruck proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono centinaia di migliaia di tifosi della Ss Lazio legittimamente scontenti
per come viene gestita la società. Un intero popolo che, piaccia o no, rinuncia
a un abbonamento che costa soldi e sacrifici per protestare contro il presidente
(e senatore) Claudio Lotito. Ma poi ci sono anche gli interessi della
criminalità, che – lo dicono le sentenze – nella Curva Nord dello Stadio
Olimpico non sono mai mancati. Anzi. Così ora si scopre che la famiglia di uno
dei più importanti narcotrafficanti romani, Ettore Abramo detto “Pluto”, è
coinvolta in una filiera societaria che, attraverso gadget biancocelesti non
ufficiali, punta a finanziare “La Voce della Nord”, il megafono degli Ultras
Lazio – eredi degli Irriducibili – e dell’ala più dura della protesta contro
Lotito.
Il Fatto può rivelare un elemento che non è sfuggito ai carabinieri del Nucleo
Investigativo di Roma, ovvero la presenza di Alessia Abramo, figlia incensurata
di Ettore, nella società “Noi Oltre 365”. Andando indietro nel tempo, nel 2022
“La Voce della Nord” pubblicava sul suo profilo questo messaggio: “Il nuovo
materiale del marchio ‘Noi oltre 365’ servirà solo ed esclusivamente per
autofinanziare le spese sostenute dal gruppo”. Nel frattempo però il “marchio” è
cresciuto e ha permesso agli Ultras Lazio di aprire una nuova sede, il pub
“Maledetti Laziali” in via Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere Colli Albani
di Roma, dove viene appunto venduto il materiale. Il luogo non è casuale. Nel
giro di poche centinaia di metri ci sono l’ex sede degli Irriducibili
(sgomberata da tempo), la sede di Forza Nuova e il ristorante “Bisteccheria
d’Italia”, aperto nel 2025 da una società fondata da Miriam Caroccia, figlia di
Mauro Caroccia – quest’ultimo condannato per reati di mafia essere stato il
prestanome del clan Senese – insieme, tra gli altri, al sottosegretario alla
Giustizia – e tifosissimo laziale – Andrea Delmastro Delle Vedove (che è uscito
dalla società 26 febbraio scorso).
E intraneo al clan Senese era ritenuto anche Ettore Abramo, 60 anni, ex braccio
destro e amico d’infanzia di Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, storico e
carismatico leader della Curva, ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto 2019
su una panchina del Parco degli Acquedotti a Roma. Entrambi erano indagati
nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale”, che poterà alla condanna definitiva
per Abramo. Quest’ultimo è stato anche arrestato il 5 dicembre scorso in
un’altra operazione dei carabinieri che indagano sulla rete dei Senese. Il suo
nome e quello del presunto boss Michele, d’altronde, erano uno dopo l’altro già
nel 2011, nell’ordinanza dell’operazione “Alba Tulipani”, poi finita nel nulla
ma i cui atti servirono per istruire il processo “Affari di Famiglia”, quello
che portò alla condanna del ristoratore Caroccia. Tutto torna, insomma.
E oggi? Sebbene all’appello generale a disertare lo stadio oggi aderiscano
intellettuali, giornalisti, politici e personaggio di ogni status e levatura,
“La Voce della Nord” e la curva in generale continuano a dettare la linea. Con
comunicati e iniziative. Non siamo ai livelli in cui “Mr. Enrich” era più
diffuso dell’Aquila sulle sciarpe biancocelesti, ma ora gli investigatori temono
si torni al 2006, quando – si scoprì – dietro alla feroce contestazione degli
storici capi della curva c’erano il merchandising e la “scalata” alla società
(il processo in Appello è ancora in corso).
Così venerdì mattina i carabinieri hanno dato un primo segnale, eseguendo una
perquisizione nei confronti di una tipografia ai Castelli Romani in cui si
stampava materiale destinato a supportare la contestazione. Si tratta di
un’inchiesta che, apparentemente, nulla ha a che fare con gli affari della
famiglia Abramo. Deriva però da una denuncia dello stesso Lotito in cui si
passano in rassegna stalking telefonico, minacce di morte e sciopero del voto
(Lotito è senatore di Forza Italia).
Le frasi contenute dei volantini “affissi in tutta la Provincia di Roma” di per
sé non sembrano particolarmente violente (“Libera la Lazio” “Lotito Vattene”,
“Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”). Sul web è subito scattata la
protesta dei tifosi laziali che hanno visto l’operazione come una tutela
all’uomo politico. Ma per gli investigatori si tratta di segnali da non
trascurare. E’ stata infatti notata una “capacità organizzativa” fuori dal
comune, “talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la
rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in
particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio, eredi degli Irriducibili di
Fabrizio Piscitelli”, scrivono i carabinieri nel documento svelato ieri da
Repubblica. Negli atti si fa riferimento a un pub di Frascati, Mcm Lazio
Beer&Shop, riconducibile agli stessi proprietari della tipografia. E Mcm Lazio è
anche il nome di un altro negozio di gadget, in via Tuscolana.
L'articolo Roma, l’ombra dei clan dietro la protesta anti-Lotito: il vice di
Diabolik e il marchio che finanzia la curva proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oggi e domani si vota per il referendum costituzionale confermativo sulla
riforma della giustizia, al quale potranno partecipare 51.424.729 elettori, di
cui 5.477.619 all’estero. Le urne hanno aperto alle 7 di stamani e resteranno
aperte fino alle 23, mentre domani, lunedì 23 marzo, riapriranno alle 7 e
chiuderanno alle 15. Immediatamente dopo inizierà lo spoglio delle schede.
Essendo un referendum confermativo, non è richiesto il superamento del quorum.
Sulla scheda, di colore verde, gli elettori dovranno rispondere con un Sì o con
un No al quesito “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87,
decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e
110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”. Per votare è
necessario presentarsi al seggio con un documento di riconoscimento valido e la
tessera elettorale. I dati sull’affluenza saranno rilevati alle 12, 19 e 23 di
domenica 22 marzo e alle ore 15 di lunedì 23 marzo, quando – concluse le
operazioni di voto – comincerà lo spoglio.
(immagine d’archivio)
L'articolo Referendum sulla giustizia, urne aperte: quando si vota, chi vota e
perché non serve il quorum proviene da Il Fatto Quotidiano.