Ho fatto il segretario in questo referendum contro la magistratura e mi sono
divertito un casino, consiglio a tutti di lavorare almeno due giorni all’anno
come il sottoscritto, è salutare, direi illuminante! Avevo una bellissima
squadra: Marco Biffi, il nostro presidente, malinconico, gentile, elegante e
nello stesso tempo sorridente, un uomo che fa a nuoto lo stretto di Messina
(senza ponte per ora) e poi tante altre cose, una gara che si chiama Iron Man,
tutte cose faticosissime, anche una gara nella Torre Allianz, 50 piani di corsa!
Tanta ammirazione da parte mia, io che se arrivo al terzo piano di scale vivo è
già un miracolo! E poi c’era Emma, laureata in matematica, una ragazza sempre
sorridente che mi ha confidato che fa ancora colazione col Nesquik! Nella nostra
squadra c’erano anche Marta e Jacopo. Marta, una studentessa di medicina, piena
di grazia e fascino, che mi ha detto “Ho visto tre autopsie”, e mi sono venuti i
brividi! Se vedo una persona con un ginocchio sbucciato rischio di svenire.
Marta, Marta, ma come fai? Ti ammiro.
Poi Jacopo, un ingegnere elettronico altissimo, dagli occhi azzurri e ridenti,
che ama sciare in Georgia e andare a fare canoa nelle Filippine. Quanta
innocenza meravigliosa in Jacopo mi ha detto che nelle Filippine ha
chiacchierato e bevuto con una ragazza del posto, poi si è offerto di
accompagnarla a casa in motorino e lei gli ha detto “Sono duecento pesos” e lui
ci è rimasto malissimo. Ah, i giovani, che belli! E proprio i giovani ci hanno
salvato da questo colpo di Stato al rallentatore che era la riforma Nordio. Ho
amato ogni ora passata insieme a questo gruppo.
Sono accadute cose leggendarie, pensate che in un’altra sezione hanno fatto
trovare una piccola torta con delle candeline nella cabina elettorale a un
ragazzo che faceva gli anni proprio il giorno della votazione. Quanto mi è
piaciuto dare del lei ai ragazzi che votavano per la prima volta: “Prego
signore, vada a ritirare la scheda dal nostro presidente”. E quanta gentilezza
ho respirato, come sono educati gli italiani quando votano, poi nel traffico si
fanno le corna e si mandano a quel paese, ma davanti alle urne si sente tutta la
solennità del momento, basta chiacchiere, ora parlano i cittadini! E i cittadini
hanno detto un monosillabo fantastico: No. No alla riforma della nostra
Costituzione antifascista da parte di un governo di destra! Giù le mani dalla
nostra bella Costituzione!
Lavorare è bellissimo, due giorni all’anno, massimo tre. Mi sono alzato
all’alba, dio mio, andavo in bicicletta nella mia scuola dove ho fatto le medie,
dove ho baciato per la prima volta in vita mia Monica, la più bella della
classe! E vedevo questa cosa chiamata alba, ma perché nessuno di voi mi ha detto
che esisteva questo fenomeno naturale così stupefacente? Mi alzerò presto la
mattina da oggi, voglio rivedere l’alba, l’alba di un nuovo giorno, l’alba ci è
amica, è come la speranza, solo che è la prima a vivere… e non muore mai,
nemmeno per ultima.
Alle 15 di lunedì finivano le votazioni, abbiamo fatto il conto alla rovescia
come a Capodanno, e poi via, lo spoglio (spogliarello) delle schede tutte verdi
speranza! No, no, no, sì, sì, sì, no, no, e ancora no! Thriller elettorale, per
un attimo ho temuto il peggio, una sequela di sì impressionante ma poi, come una
vertigine d’amore, tanti no, uno dopo l’altro!
Che bello risvegliarsi in un paese ancora democratico, che bella è l’alba. Vi
abbraccio cittadini italiani del no, una carezza di compassione anche per chi ha
votato sì in buona fede, e una nota di merito per tutti i nostri giovani, loro
che vivono ogni alba nel corpo, loro che sono l’incarnazione di un’alba che non
muore mai. W la Costituzione! W la Repubblica!
Sapete, mi è piaciuto così tanto lavorare che, quasi quasi, a 57 anni vado in
cerca di un lav… beh no, adesso non esageriamo Ricky, in fondo sei in età
pensionabile più o meno, che ti metti a lavorare proprio adesso quando tutti
entrano nel meritato riposo in attesa di quello eterno?
L'articolo Ho fatto il segretario in questo referendum e mi sono divertito un
casino: ho pure pensato di cercarmi un lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Source - Il Fatto Quotidiano
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Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è sempre più in bilico. In
questi minuti sono in corso valutazioni a Palazzo Chigi e ai vertici di Fratelli
d’Italia sulla posizione del sottosegretario. L’ipotesi è che nelle prossime ore
possano arrivare le dimissioni del sottosegretario per la vicenda degli affari
con la figlia di un condannato per intestazione fittizia di beni con
l’aggravante mafiosa, dice al Fatto Quotidiano una fonte a conoscenza della
questione. In queste ore sono in corso riunioni a Palazzo Chigi e a via della
Scrofa, la sede di Fratelli d’Italia. L’ipotesi è che possa fare un passo
indietro prima del question time di domani del ministro della Giustizia Carlo
Nordio che è stato chiamato da Pd e Avs a rispondere in Parlamento sul caso.
L'articolo Delmastro valuta le dimissioni, pressing di Palazzo Chigi e dei
vertici di Fdi dopo lo scoop del Fatto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ora è al sicuro in una comunità protetta per poter essere accudita e aiutata a
superare gli abusi sessuali subiti da un uomo di 71 anni. Violenze che venivano
filmate dalla madre che la cedeva al pedofilo. Arriva dal Leccese questa storia
di infanzia violata di una bimba di 8 anni che ha portato all’arresto dell’uomo
e della donna per violenza sessuale aggravata e pornografia minorile. Misura
eseguita dai carabinieri.
Le indagini della Procura di Lecce hanno permesso di ricostruire un anno di
violenze, avvenute tra l’agosto 2024 e l’agosto 2025. I due indagati, secondo la
ricostruzione degli inquirenti, avrebbero trasformato la piccola in un oggetto
sessuale da abusare e filmare.
La donna avrebbe documentato le violenze sessuali subite dalla figlia in foto e
video, poi avrebbe inviato tutto all’uomo assieme ad altro materiale
pedopornografico riguardante la bambina. Al momento dell’arresto gli
investigatori dell’Arma hanno sequestrato telefoni e apparati informatici in cui
potrebbero essere custoditi altri filmati o immagini. Materiale potenzialmente
determinante per l’evoluzione delle indagini. I due indagati ora si trovano in
carcere.
Gli abusi sessuali dentro le mura di casa sono molto più frequenti di quanto si
possa pensare. Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame di Bologna ha
applicato il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico nei
confronti di un 60enne, accusato di abusi sessuali aggravati verso la figlia.
L’uomo, in passato era stato in carcere per abusi sessuali su minorenni ed era
stato condannato sempre per violenza sessuale su una minorenne, amica della
figlia. Lo scorso 15 marzo, invece, un giornalista e una professoressa sono
stati arrestati per i video intimi e le foto di figlia e nipotini di lei che
venivano inviati all’uomo.
FOTO DI ARCHIVIO
L'articolo Bimba di 8 anni abusata da un 71enne: arrestata anche la madre per
violenza sessuale e pedopornografia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Caro direttore Travaglio,
condivido la gioia per la netta vittoria del NO alla Riforma costituzionale
voluta dal governo Meloni. Mi congratulo con Te personalmente e con l’intera
compagine del Fatto Quotidiano che tanto avete contribuito a questa vittoria,
voce indipendente e quasi isolata nel contrastare le macroscopiche menzogne con
le quali i capi della compagine del SI hanno cercato di ingannare gli italiani.
Ma il sospiro di sollievo per lo scampato pericolo è stato presto attenuato dai
primi commenti sull’esito del Referendum sentiti in televisione. Si sono tutti
scatenati su questioni di minore importanza o, comunque, estranei al significato
profondo del Referendum. Nella prima mezza giornata di commenti non ho sentito
quasi nessuno commentare il significato più profondo del referendum, mentre è
proprio su questi che bisogna richiamare l’attenzione e la riflessione.
Tenterò di proporre, con alcune riflessioni, alcuni punti che mi sembrano
fondamentali.
PERCHÉ GLI ITALIANI SONO TORNATI A VOTARE IN BUON NUMERO?
Perché hanno capito che era una votazione importante, se non, a lungo termine,
esistenziale, come quando si votò il referendum tra Monarchia o Repubblica.
Perché hanno voluto comunicare, con il loro voto, che credono ancora fortemente
nella nostra Costituzione, unico e saldo baluardo, contro svolazzi e bischerate
varie, tipo, primariato a colpi di maggioranza e senza discussione in parlamento
né confronto serio. Perché sono rimasti fedeli alla democrazia. Perché, al
contrario di quello che credevano molti capi della compagine del SI e nonostante
tutto l’impegno che ci hanno messo, la maggior parte degli italiani ha
dimostrato di non avere gli anelli al naso.
PERCHÉ GLI ITALIANI NON SOLO HANNO VOTATO IN BUON NUMERO MA HANNO VOTATO NO A
QUESTA RIFORMA?
Perché hanno respinto un attacco grossolano e riempito di menzogne contro la
magistratura in blocco, ed hanno sentito il dovere di proteggerla come pilastro
indiscutibile della Costituzione e dello stile di diritto e hanno voluto
esprimere il loro apprezzamento per ringraziare i tanti valorosi e coraggiosi
magistrati, vivi e morti, che onorano la loro professione. Questo non vuol dire
che tanti che hanno votato NO pensino che non sia necessario fare riforme
importanti e significative nella magistratura. Questo NO vuol dire: vogliamo una
magistratura più forte non più debole, più libera non più asservita, con più
mezzi e non con meno mezzi, più rispettata dalla politica e non meno rispettata.
E chiediamo che i Nordio e le Bertoluzzi cambino mestiere. Propongo che da
subito si incominci a studiare, elaborare e proporre proposte serie per
correggere quello che va corretto nelle disfunzioni e debolezze della
magistratura.
PERCHÉ I NO HANNO DI GRAN LUNGA SORPASSATO IL NUMERO DI VOTI CHE I PARTITITI
POLITICI HANNO OTTENUTO NELLE PIÙ RECENTI ELEZIONI POLITICHE E AMMINISTRATIVE?
Perché sono confluiti nel NO anche molti voti che vengono impropriamente
attribuiti ai partiti dell’opposizione. Sono voti per la Costituzione non voti
contro la Meloni, ma contro la sua linea istituzionale che, passando per una
loro legge elettorale con un premio di maggioranza esagerato, sarebbe sfociata
nel primariato come scardinamento finale della Costituzione. Oltre agli
indirizzi di partiti, sindacati, associazioni e giornali (pochi e poco), si è
formato un tessuto di reti spontanee e volontarie che si sono legate e quindi si
sono scambiate idee, riflessioni, paure, speranze che hanno contribuito al
livello e all’esito del voto. Ho partecipato ad alcune di queste reti e non ho
mai sentito parlare, né ho io mai parlato, di un voto contro la Meloni. Si è
parlato di Costituzione, di minacce istituzionali, di risveglio democratico, ma
mai di governo, di primarie, di politica estera, di vicinanza a Trump e simili
che sono i temi che ho sentito rimbombare nel primo pomeriggio del dopo
referendum, soprattutto in giornalisti e altri professionisti della politica
politicante.
PERCHÉ I SONDAGGI E I GIORNALISTI, IN GRANDE MAGGIORANZA, SBAGLIANO REGOLARMENTE
LE LORO PREVISIONI E LE HANNO SBAGLIATE CLAMOROSAMENTE ANCHE IN QUESTO
REFERENDUM?
Basta ascoltare i loro commenti sul post referendum per dare una risposta a
questa non difficile domanda. Si parlano solo tra di loro e non ascoltano mai
cosa si dice nel Paese.
PERCHÉ, SECONDO LE ATTRIBUZIONI DI VOTO, LA GRANDE MAGGIORANZA DI CHI VOTA LEGA
HA VOTATO PER IL SI?
Perché è una Lega che non ha più niente in comune con quello che fu la Lega di
Bossi e che aveva sollevato molte speranze.
PERCHÉ NESSUNA PERSONA RESPONSABILE HA, SINO AD ORA RICHIESTO, LE DIMISSIONI DI
MELONI?
Perché le difficoltà che il Paese deve affrontare in questo terribile periodo,
soprattutto sul piano economico, sono tali che solo degli irresponsabili possono
chiedere le dimissioni del Governo. Il Paese, nell’interesse di tutta la
collettività, ha bisogno che il Governo tenga botta e si prepari, come del resto
devono fare le opposizioni, per il confronto politico a tempo debito sui
programmi e sulla classe dirigente degli schieramenti che si confronteranno per
il Governo. Certo sarebbe decente che il responsabile primo di questo referendum
berlusconiano e cioè il Ministro Nordio e la sua capo di gabinetto dessero le
dimissioni. Ma la decenza, così come il coraggio non si può né imparare né
insegnare. Ma il governo deve reggere, anche se indebolito. Ciò non vuol dire
che il significato di questo referendum non sia anche politico e che nel voto
non abbia giocato un ruolo anche l’insoddisfazione per la politica economica ed
estera del governo Meloni. Come si può pensare che una votazione di questo tipo
non abbia un contenuto politico? Ce l’ha e grande. Ma insieme a tanti altri temi
sui quali i cittadini dovranno esprimere un voto politico e di governo. Questo è
stato un voto per la Costituzione.
Certamente le analisi più approfondite del voto che ci forniranno gli esperti,
permetteranno approfondimenti. Soprattutto quelli sulla distribuzione
territoriale e sull’età dei votanti, saranno molto utili, purché non vengano
annacquate con eccessivi tecnicismi e trascurando i temi fondamentali che ho
cercato di delineare.
Per ora questo voto, schiettamente italiano e non partitico e strettamente
costituzionale come la natura del referendum richiedeva, ci dona un momento di
sollievo e di speranza. Non sprechiamolo, una ennesima volta, con risse di parte
e con tecnicismi di politica politicante, se non con analisi menzognere.
L'articolo La vittoria del No al referendum: dall’affluenza alle urne ai
sondaggi, dal ruolo dei partiti ai giornali. Ecco alcune considerazioni proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Un attimo, un secondo appena, di quelli che possono cambiare tutto. Micol
Olivieri, ex volto de I Cesaroni, ha raccontato tramite delle stories sul suo
profilo Instagram il panico vissuto nelle scorse ore, quando il figlio minore
Samuel (l’influencer ha anche un’altra figlia, la primogenita Arya, nata
nell’ottobre 2014 dall’amore con il marito Christian Massella) ha rischiato di
essere investito proprio davanti casa. “Eravamo fuori, stavo lasciando la
macchina a mio marito così lo portava al parco” spiega, descrivendo una scena
quotidiana che si è trasformata in un incubo. Poi il momento più drammatico: “Io
ho visto l’auto che arrivava, Samuel stava per attraversare e questo gli ha
fatto il pelo”, parole che rendono tutta la misura del pericolo sfiorato,
seguite da quella reazione istintiva e potentissima: “Mi si è gelato il sangue”.
Non una leggerezza, non una distrazione, ci tiene a precisare: “Loro sanno di
non dover attraversare da soli”, ma “questa volta eravamo tutti insieme in
strada, eravamo davanti casa”. Eppure non è bastato, perché il rischio può
arrivare all’improvviso, anche quando si fa tutto nel modo giusto. Dallo
spavento nasce anche lo sfogo, che diventa denuncia: “Qui fuori corrono tutti
come dei pazzi e poi succedono le tragedie”, accusa, puntando il dito contro chi
guida senza rispetto in contesti residenziali. Nessuna conseguenza fisica, per
fortuna, ma la paura resta tutta in quelle parole, “mi si è gelato il sangue”, e
nella consapevolezza che basta davvero un attimo perché tutto possa cambiare.
L'articolo “Ho visto l’auto arrivare, mio figlio Samuel stava per attraversare e
questo gli ha fatto il pelo, mi si è gelato il sangue”: paura per Micol
Olivieri, ex volto de “I Cesaroni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dietro il sorriso e l’energia travolgente di Francesca Cipriani si nasconde una
storia di violenza e paura che ancora oggi lascia segni profondi. Ospite di
Monica Setta nel programma Storie al Bivio, la showgirl ha deciso di raccontare
uno degli episodi più drammatici della sua vita, tornando anche sulla recente
crisi con il marito Alessandro Rossi, con cui oggi è tornata a vivere dopo un
periodo di allontanamento. “In passato io sono stata molto sfortunata in amore”,
ha esordito. “Ho avuto una storia in particolare con un uomo che non mi amava
assolutamente. Perché chi ti ama non ti picchia, non ti insulta, non vuole
toglierti la vita”. I fatti risalgono alla Pasqua del 2014. Quello che doveva
essere “un ultimo appuntamento per chiarire” si è trasformato in un incubo. Alla
base della lite ci sarebbe stata una scoperta casuale: “Ho trovato il suo
telefono e dentro c’era di tutto. Chat pesantissime, più donne”. Da lì la furia
dell’uomo: “Aveva capito che lo avrei lasciato per sempre. Mi ha messo le mani
alla gola, io non vedevo più nulla, vedevo nero, mi stava uccidendo”, ha
raccontato la Cipriani.
Un momento drammatico, interrotto solo da un dettaglio decisivo: “Se non era per
il cagnolino che ha abbaiato e ha distratto la sua attenzione, io non so se
sarei qui oggi. Mi aveva chiuso a chiave in casa. Sono riuscita ad aprire, sono
scappata e mi sono riversata per strada. La gente mi ha soccorsa. Sono andata in
ospedale, è stato un dolore grande per me e per la mia famiglia. Ho sfiorato
veramente la morte. Sono cose che ti segnano a vita. Ancora oggi ho incubi la
notte”.
A rendere tutto ancora più devastante è stato l’impatto sulla famiglia. “Mia
madre mi aveva detto: non andare a quell’ultimo appuntamento” Un consiglio che
non è riuscita a seguire: “Io sono andata, anche se non dovevo farlo, e lui mi
stava ammazzando. Poco dopo, la madre fu colpita da un infarto. “Penso che sia
stato lo stress di questa brutta vicenda. Ancora oggi le chiedo scusa”.
“NON ANDATE A QUELL’ULTIMO APPUNTAMENTO”
Oggi Francesca Cipriani guarda a quella vicenda con maggiore consapevolezza, ma
anche con un messaggio preciso: “Quando ci sono segnali di violenza, non bisogna
incontrare quella persona. Non andate a quell’ultimo appuntamento”. Un appello
forte, nato da un’esperienza estrema: “Io oggi sono qui a raccontarlo, ma ho
davvero rischiato di non esserci più”.
L'articolo “Il mio ex ha provato a uccidermi strangolandomi, se non era per il
mio cagnolino ero morta. Mia ha avuto un infarto dopo averlo saputo”: la
rivelazione choc di Francesca Cipriani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli incendi nella Terra dei fuochi sono stati e sono una piaga di un territorio
dove oggi vivono 2,9 milioni di persone e dove gli scarichi illeciti di rifiuti
pericolosi e le morti non sono un capitolo chiuso. Individuare chi appicca roghi
oggi è più rapido e preciso grazie alla control room, il sistema di monitoraggio
che consente di osservare in tempo reale ampie porzioni di territorio e
coordinare gli interventi sul campo. È proprio da questa centrale operativa,
attiva presso il comando dei carabinieri forestali, che è partita la
segnalazione che ha portato a tre arresti a Giugliano in Campania, in una delle
aree più esposte al fenomeno dei rifiuti bruciati illegalmente.
Le immagini hanno documentato due incendi di notevoli proporzioni in via
Vicinale Trenga: colonne di fumo nero si sono alzate dalla combustione di
materiali altamente inquinanti, tra cui mobili, pneumatici, plastiche e
componenti elettroniche. Rifiuti che, una volta dati alle fiamme, rilasciano
sostanze tossiche come diossine e metalli pesanti, con effetti diretti
sull’ambiente e sulla salute dei residenti. L’intervento ha portato all’arresto
di una 41enne italiana e di un 45enne nigeriano. L’uomo ha tentato la fuga,
nascondendosi nella cantina di un edificio, ma è stato rintracciato poco dopo.
Aveva con sé un accendigas, ritenuto lo strumento utilizzato per appiccare il
fuoco. Gli accertamenti hanno evidenziato che i due avevano prelevato rifiuti e
arredi da un’abitazione per poi abbandonarli e incendiarli in una zona isolata.
Un secondo episodio, sempre intercettato dalla control room, si è verificato in
via Ex Alleati 32. Anche in questo caso le telecamere hanno permesso di
identificare il responsabile: un 70enne del posto, arrestato in flagranza
differita dopo essere stato ripreso mentre incendiava rifiuti sul ciglio della
strada. Il sistema di sorveglianza si conferma quindi uno strumento decisivo nel
contrasto ai reati ambientali: permette di superare una delle principali
difficoltà investigative, ovvero cogliere sul fatto chi appicca incendi in aree
isolate o difficilmente controllabili. Tuttavia, la frequenza degli episodi
dimostra quanto il fenomeno sia ancora radicato.
I roghi di rifiuti rappresentano infatti una delle principali fonti di
inquinamento nella Terra dei Fuochi. La combustione incontrollata di materiali
plastici, pneumatici e apparecchiature elettroniche produce fumi carichi di
sostanze cancerogene che contaminano aria, suolo e falde acquifere, con
conseguenze che si estendono ben oltre il momento dell’incendio. In questo
territorio la criminalità organizzata ha gestito il traffico di rifiuti
provenienti da ogni parte d’Italia, dalle concerie ai petrolchimici, fino alle
industrie di alluminio, distruggendo la fertilissima Campania Felix, della quale
non è rimasto più nulla. Nella vasta area della regione Campania, tra Caserta e
Napoli, compromessa dagli interramenti e dalle sostanze tossiche, le bonifiche
vanno a rilento.
L'articolo Immortalati dalla control room mentre appiccano incendi nella Terra
dei fuochi: tre arresti proviene da Il Fatto Quotidiano.
La notizia più temuta, ventilata la settimana scorsa dopo gli attacchi dei
giorni scorsi a giacimenti e infrastrutture del Golfo, è arrivata nel pomeriggio
di martedì. Qatar Energy, la compagnia petrolifera statale dell’emirato, ha
dichiarato lo stato di forza maggiore anche sui contratti di lungo termine per
la fornitura di gas naturale liquefatto sottoscritti con Italia, Belgio, Corea
del Sud e Cina. Vale a dire che sospenderà o rinvierà le forniture. A inizio
marzo il gruppo aveva già notificato a Edison, il maggior importatore italiano,
che non avrebbe potuto adempiere agli obblighi contrattuali relativi alle
consegne previste da inizio aprile. Ora ufficializza che lo stop sarà ben più
prolungato
L’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5
milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito.
L’anno scorso ha comprato dal Paese il 42% del suo fabbisogno di gas naturale
liquefatto, pari al 10% del suo consumo complessivo di quel combustibile
fossile. Che copre ad oggi circa il 35% del consumo interno lordo di energia.
L'articolo Crisi energetica, allarme per l’Italia: il Qatar annuncia lo stop
alle forniture di gas naturale previste dai contratti di lungo termine proviene
da Il Fatto Quotidiano.
La battaglia politica sul referendum costituzionale questa volta non ha
arruolato calciatori e sportivi. La riforma della giustizia non era tema
facilmente maneggiabile e nessun partito ha voluto puntare su un volto pop,
preso magari dal mondo dello sport. Tanto meno gli atleti hanno pensato di
schierarsi, almeno pubblicamente: pratica ormai in disuso. Tra i pochissimi ad
esprimere la propria scelta, seppur a referendum già concluso, c’è stato Claudio
Marchisio ,
“Il “NO” più bello della giornata”, ha scritto l’ex centrocampista della
Juventus e della Nazionale in una storia su Instagram. Un inequivocabile
festeggiamento per la vittoria del No al referendum, di fronte ai suoi 4,8
milioni di follower. Oggi 40enne, Marchisio dopo il ritiro dal calcio giocato
nel 2019 ha sempre dimostrato un grande interesse per i temi sociali e civili.
All’inizio della sua collaborazione come opinionista sportivo, ha scritto per il
Corriere della Sera diversi articoli anche su temi come lavoro, ecologia, odio e
abuso di potere delle forze dell’ordine. Nella sua bio su Instagram si legge:
“Non amo le barriere, se non sui calci di punizione”. Da tre stagioni lavora
come opinionista per Prime Video.
L'articolo Claudio Marchisio si schiera sul referendum: “Il ‘NO’ più bello della
giornata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono momenti in cui la partecipazione fa la differenza. E questo è uno di
quelli.
In questi giorni lo abbiamo visto chiaramente: quando le persone scelgono di
esserci, il loro contributo conta davvero. La vittoria schiacciante del No al
referendum sulla Giustizia ne è una dimostrazione palese. Gl’italiani hanno
salvato la Costituzione dall’ennesimo tentativo di ristrutturazione autoritaria,
recandosi in massa alle urne. La riforma targata Carlo Nordio, che avrebbe
separato le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti e avrebbe sdoppiato
il Csm e creato un’Alta corte chiamata a giudicare i giudici, sarebbe stata
usata da questo governo e da questa maggioranza come grimaldello per una serie
di altre leggi devastanti. Insieme li abbiamo fermati.
Il Fatto Quotidiano è stato in prima linea dal primo giorno: con i nostri
articoli, le nostre interviste e i nostri approfondimenti, ci siamo da subito
schierati contro il tentativo maldestro e poco democratico di cambiare sette
articoli della nostra Costituzione: il “capolavoro” dei padri costituenti, come
lo ha definito il direttore, Marco Travaglio. Abbiamo accompagnato i lettori
nella comprensione di una riforma così tecnica, abbiamo ascoltato le voci dei
più autorevoli magistrati, abbiamo dedicato un’intera settimana agli incontri di
persona con la nostra comunità. Ancora una volta, il nostro giornale ha fatto la
differenza, distinguendosi come unico nel panorama italiano in questa battaglia
di legalità e di democrazia.
Da sempre Il Fatto Quotidiano è un giornale costruito insieme ai suoi lettori.
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