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“Dio preferisce circondarsi di persone buone e intelligenti che di figli di puttana, non capisco perché sono ancora qui”, addio a Gino Paoli, burbero e inquieto cantautore che ha sempre cercato la poesia
Gino Paoli non c’è più. Era rimasto per 63 anni con un pallottola vicino al cuore. Pochi millimetri e non ci sarebbero mai state Il cielo in una stanza, Senza fine, Sapore di sale. E in quello stesso spazio, vicino al pericardio, in tutti questi 63 anni, in ognuno di noi è rimasta una traccia profonda di Gino, della sua ruvida malinconica poesia, di quel suo struggente, delicatamente intonato, arrampicarsi verso note più alte (Questa volta no), di quel suo giocoso inesausto flusso compositivo (Quattro amici). Del resto tutto inizia assolutamente per caso. Su un giro di do che canticchiano in tanti per strada. “C’era una volta una gatta/che aveva una macchina nera sul muso/a una vecchia soffitta vicino al mare/con una finestra ad un passo dal cielo blu”. È il 1960, Gino faceva il pittore. Sta dipingendo un quadro nella sua soffitta di Boccadasse a Genova. Dalla strada sente il garzone del fornaio fischiettare La gatta. Non c’erano mica i social. Alla tv qualche sparuto brano il sabato sera. Lo chiama l’amico Nanni Ricordi: “Vieni a Milano che ti devo dare dei soldi”. Quando Paoli sale alla Ricordi gli danno un milione di lire. Il disco di La gatta, che aveva inciso con coraggiosa spensieratezza, gira sui juke box di mezza Italia. Gino ha sempre raccontato che quando uscì con i contanti in tasca si comprò due etti di tartufi e li sgranocchiò come castagne per strada. Più avanti ancora vede in un autosalone una Austin Healey 3000. Compra anche quella. Guida a destra, cambio all’inglese. All’altezza di Voghera a forza di rimanere in prima fonde il motore. “Era il momento in cui la musica iniziava a dire qualcosa. Prima si cantava di papaveri e papere, di baci, carezze e cuori infranti, di amori infelici e femmes fatales, di casette in Canadà e vecchi scarponi e la canzone era un mezzo di evasione creato apposta per non pensare. Adesso invece si era aperta una crepa, si poteva cominciare a esprimere un pensiero. A essere artisti, insomma. La canzone come un quadro, un libro, una poesia. Un’opera d’arte. Così ho cominciato, a fatica, a cercare”. Figlio di una mamma violinista e di un papà melomane che fingeva di suonare il piano, Gino non si adagerà mai sulla maniera, non cercherà mai una formula per poi usurarla all’infinito. Gino cerca la poesia. E la musicalità dei suoi versi si materializza. Nel 1961 dentro al primo album intitolato Gino Paoli ci sono già una manciata di brani letteralmente immortali: Il cielo in una stanza, Senza fine, Sassi, Maschere. Ad ogni serata dal vivo Paoli prende 100mila lire. Nello studio grafico dove lavorava 60mila… al mese. Nel 1962 passa già alla più grande RCA. Nel 1963 l’album è Basta chiudere gli occhi e dentro ci sono già Che cosa c’è e Sapore di sale. In questo lasso di tempo è già sul palco di Sanremo con Tony Dallara, e nonostante fosse sposato intraprende un sodalizio artistico e una lunga storia d’amore con Ornella Vanoni e poi nel 1962 ha una relazione con Stefania Sandrelli. Il colpo di fucile arriva pressappoco dopo tutto questo. “Avevo tutto. Successo, soldi, la casa più bella di Genova. Le due donne più belle d’Italia erano innamorate di me (…) troppo per un ragazzo di nemmeno 30 anni. Avevo tutto, sì, ma non sentivo più niente”. Inquieto Gino. Musone e burbero. Sempre vestito di scuro con occhiali altrettanto cupi. Per capire la poetica di Paoli bisogna andare alle radici di una Genova musicale che gratta la salsedine del porto e del mare, le libertà melodiche del rock and roll che gli amici (Tenco in primis) ascoltano e strimpellano ovviamente in scantinati poco raccomandabili, l’esistenzialismo francese, l’aplomb di Jacques Brel, la tenacia e l’indipendenza di Charles Aznavour. Testardo Gino. Come quella volta che gli propongono di far incidere Il cielo in una stanza a Mina prima che a lui. E lui s’impunta. “È un’urlatrice”, canta Una zebra a pois. Poi cede. Lei veleggia in testa alle classifiche, lui con la sua voce ancora in balia delle onde di un mare leggermente increspato non può che starle dietro. Oppure quando nel 1964 firma con la CGD. Gino è un impulsivo, un istintivo. Beve (whisky), fuma, non si tira indietro nemmeno a menar le mani. Ha il senso della giustizia addosso. Come quando vede uno per strada che sta picchiando un cane con un bastone. Scende. Acciuffa il bastone e picchia il picchiatore del cane, poi lo mettono pure in galera per averlo fatto. Nel 1971 Paoli passa alla Durium, vive una sorta di periodo politico modello Dalla con Roversi. Lui che ha letteralmente anticipato il cantautorato come forma, come idea, come modo di vivere l’arte, nei settanta finisce in fondo all’amato mare, si inabissa. Riemerge, peraltro con fatica, con molte case discografiche che lo rifiutano (“quando firmo per la Five chiamo tutti quelli che mi hanno rifiutato e gli faccio una pernacchia”), nel 1984 con Una lunga storia d’amore, arrangiata da Beppe Vessicchio. Gino canta un inciso che fa crepare anche l’anima più indurita. “Fai finta di non lasciami mai/anche se/ dovrà finire prima o poi questa lunga storia d’amore/ ora è già tardi, ma è presto se tu te ne vai”. Rimarca ancora questo dolore maturo, tormentato, eterno sulla finitezza dell’amore. Qualcosa che vola poeticamente talmente alto sopra ogni tempo, sopra ogni storia, cantando la profondità impossibile incomprensibile del sentimento più puro. Nel 1987 c’è la proposta del PCI di candidarsi in Parlamento. Ti occuperai di cosa sai meglio: spettacolo, musica, tv. Gino entra Montecitorio da indipendente. Gli danno i trasporti. Scrive, inascoltato, una proposta di legge per aiutare i giovani cantautori. Nel 1990, diversamente dagli ordini di partito che invita all’astensione, vota contro la presenza di militari italiani nella Guerra del Golfo. Gino depositario di segreti. Gino e gli amici genovesi. Racconta in Cosa farò da grande (Bompiani) che era con Paolo Villaggio in una sala di cinema quando annunciano che un film sovietico non è arrivato e proiettano un film Disney (da qui la cagata pazzesca). È a casa sua che Beppe Grillo fonda il Movimento 5 Stelle. I primi anni novanta arrivano Quattro amici (dall’album Matto come un gatto). Nel 2025 gli muore perfino il figlio Giovanni. Lui a 91 anni parla di quel dolore, del perché Dio si prende con s’è tutte le persone a lui più care: “Dio preferisce circondarsi di persone buone e intelligenti, anziché di figli di puttana. Mi chiedo però cosa ci faccio ancora io qui”. 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“Volevo tenere una foca nella vasca dell’hotel, fui costretto a scambiarla con due pinguini. L’orgasmo? È… come quella che c’è nelle conchiglie”: l’esilarante botta e risposta tra Gino Paoli e Ornella Vanoni
“Ti faccio una domanda semplice”. “Ok ma parla forte perché non ti sento”. “Quando hai cominciato a bere te lo ricordi?”. “No”. “Eravamo a Vallombrosa e tu hai cominciato a bere e fumare lì. Ero ubriaca anche io, e per farti riprendere dalla sbornia ti ho infilato in una vasca congelata che a momenti muori“. “Però non sono morto”. Basterebbe questo scambio di battute per sintetizzare il rapporto unico, fatto di genialità e affetto sincero, tra Ornella Vanoni e Gino Paoli. Nel giorno in cui la musica italiana piange la scomparsa del cantautore genovese all’età di 91 anni, il ricordo corre inevitabilmente all’intervista doppia andata in onda il 29 ottobre 2023 nel salotto televisivo di Fabio Fazio a “Che tempo che fa“. Un incontro che si è trasformato in un pezzo di storia della televisione, giocato sul filo dell’ironia e della vecchiaia che cancella i ricordi. Durante l’ospitata, organizzata per presentare l’autobiografia di Paoli (“Cosa farò da grande“, edita da Bompiani), il contrasto tra i due artisti è emerso in tutta la sua forza. Di fronte alla lucidità della collega, pronta a snocciolare aneddoti del passato, Paoli ha ammesso candidamente: “Lei si ricorda tutto, io non mi ricordo un ca...”. Eppure il cantautore ha regalato al pubblico squarci di un passato a dir poco surreale. Tra questi, l’episodio di una foca comprata nel negozio di animali di un amico, che Paoli voleva tenere nella vasca da bagno della sua camera d’albergo. Di fronte alle accese proteste del titolare della struttura, l’artista fu costretto a un compromesso: scambiare la foca con due pinguini, per aggirare il fermo divieto del portiere. Il dialogo ha toccato anche l’analisi dei brani che hanno fatto la storia della musica italiana. Interpellato da Fazio sul significato de “Il cielo in una stanza”, descritto dal conduttore come il racconto del momento del piacere, Paoli si è rivolto direttamente alla platea: “Riesci a farti spiegare cos’è il momento dell’amore che si chiama orgasmo? Nessuno lo sa spiegare, è una cosa inesprimibile”. Per rendere l’idea, l’autore ha iniziato a tracciare dei cerchi concentrici nell’aria con la mano, sotto lo sguardo perplesso di Ornella Vanoni, cercando una similitudine visiva: “È… come quella che c’è nelle conchiglie”. A toglierlo dall’impaccio ci ha pensato Fazio suggerendo il termine “un’ellisse”, trovando l’immediata approvazione del cantautore. Riguardo alla stessa canzone, portata al successo da Mina, Paoli ha voluto chiarire una dinamica storica: “Il cielo in una stanza non è dedicata a Mina, lei l’ha presa di forza e l’ha fatta”. Una rivelazione che ha scatenato la reazione pragmatica della Vanoni: “Brava… ecco, io sono arrivata 5 minuti dopo. Magari arrivando prima…”. Se con Mina fu un’appropriazione artistica, con Ornella Vanoni nacque invece un ritratto su misura. Paoli ha raccontato la genesi estemporanea di “Senza fine”: “Ero in una saletta della Ricordi al pianoforte, Ornella arriva, si affaccia alla porta e mi chiede ‘Ma tu me la scriveresti una canzone?’ e io gli rispondo di sì. Dopo un po’ torna e mi chiede ‘Allora me l’hai scritta?’. E gli dico ‘Sì, l’ho scritta’”. Una promessa mantenuta in tempo reale: “Ed era vero. La musica l’avevo composta in quel momento. È un ritratto di lei…”. L'articolo “Volevo tenere una foca nella vasca dell’hotel, fui costretto a scambiarla con due pinguini. L’orgasmo? È… come quella che c’è nelle conchiglie”: l’esilarante botta e risposta tra Gino Paoli e Ornella Vanoni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho detto a un convegno di medici che per vent’anni ho scolato una bottiglia al giorno, assunto doghe, fumato due pacchetti di sigarette. Essere vivo? Culo”: quella volta che Gino Paoli parlò ai geriatri
Gino Paoli è morto oggi 24 marzo a 91 anni. Cantautore, compositore e autore, negli anni ha raccontato più volte anche il lato più estremo della sua vita. In una lunga e recente intervista, tra riflessioni sulla morte, ricordi personali e provocazioni, era tornato su tutto: il tentato suicidio, gli amori, il rapporto con il desiderio e con gli eccessi. Sempre con lo stesso tono, diretto, ironico, mai indulgente verso sé stesso. A colpire era soprattutto il modo in cui parlava della vecchiaia e della sopravvivenza: “Il mio rapporto con la vita a 90 anni? È lo stesso di sempre. Vita e morte stavano insieme prima e lo sono anche adesso. Ogni giorno che vivi è un giorno in meno, ciò che vivi oggi non lo vivrai mai più. Ma questo non mi dà ansia”. Una consapevolezza lucida, priva di enfasi, che attraversava tutta l’intervista. “MI HANNO PORTATO COME TESTIMONIAL E MI HANNO CHIESTO DI DIRE QUALCOSA” Dentro questo sguardo rientrava anche il racconto, diventato quasi emblematico, di un convegno di geriatria a cui era stato invitato come “caso”. Davanti a una platea di medici, Paoli aveva scelto di ribaltare tutto: “Mi hanno portato come testimonial e mi hanno chiesto di dire qualcosa. E io ho raccontato che nella vita ho fatto tutto quello che non si deve fare”. Da lì, l’elenco senza filtri. “Per vent’anni ho scolato una bottiglia di whiskey al giorno, ho assunto droghe di ogni genere, tutte quelle del momento, ho fumato due pacchetti al giorno fino a due anni fa”. Nessuna attenuante, nessuna costruzione narrativa: solo i fatti, messi in fila. La conclusione, come spesso accadeva quando parlava, era spiazzante e insieme perfettamente coerente con il suo modo di stare al mondo. “Dunque, ho detto ai geriatri, se adesso sono qui in buona salute vuol dire che è solo una questione di culo”. E a quel punto, raccontava, “cinque minuti di applausi”. Un episodio che riassume bene la sua cifra: la diffidenza verso ogni morale facile, l’ironia come antidoto e la volontà di non trasformarsi mai in un modello, nemmeno davanti a chi cercava una lezione da imparare. L'articolo “Ho detto a un convegno di medici che per vent’anni ho scolato una bottiglia al giorno, assunto doghe, fumato due pacchetti di sigarette. Essere vivo? Culo”: quella volta che Gino Paoli parlò ai geriatri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gino Paoli morto, l’elogio di Ornella Vanoni: “La mia vita è cambiata incontrandolo. Era un ragazzo bruttino e gli ho detto ‘mi scriveresti una canzone?'”
Gino Paoli se n’è andato all’età di 91 anni. Così, ricevendo in una affollata Aula Magna della Statale di Milano, la laurea honoris causa magistrale in Musica, Culture, Media e Performance, Ornella Vanoni, morta pochi mesi fa, ricordava il suo incontro con il cantautore descrivendolo come un momento che le ha cambiato la vita. “Vedendo un ragazzo bruttino che suonava malino, gli ho detto ‘mi scriveresti una canzone?’, lui mi ha detto sì, ed era Paoli”, raccontò Vanoni ricevendo la laurea. In platea ad applaudirla numerosi studenti ma anche amici tra cui Mahmood, Samuele Bersani, Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Mario Lavezzi e Liliana Segre. L'articolo Gino Paoli morto, l’elogio di Ornella Vanoni: “La mia vita è cambiata incontrandolo. Era un ragazzo bruttino e gli ho detto ‘mi scriveresti una canzone?'” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gino Paoli morto, il messaggio amaro per i suoi 90 anni: “Quello che accade oggi non mi piace, la violenza, la sopraffazione. Sfortunatamente lascio a voi questo mondo di me**a”
“Che cosa mi sta ispirando oggi? Si vedono porcate tremendo, tutto quello che succede non mi piace. Non mi piace la violenza, la sopraffazione”. Così Gino Paoli, morto oggi all’età di 91 anni, a fine 2024, a margine della presentazione del suo libro “Cosa farò da grande. I miei primi 90 anni”, descriveva il mondo di oggi. “Dato che ho 90 anni tra poco me ne vado, sfortunatamente ve lo lascio a voi sto mondo di mer*a“, aveva concluso. L'articolo Gino Paoli morto, il messaggio amaro per i suoi 90 anni: “Quello che accade oggi non mi piace, la violenza, la sopraffazione. Sfortunatamente lascio a voi questo mondo di me**a” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morto Gino Paoli, i messaggi di cordoglio. Baccini: “Sentiva che la fine era vicina ed era più incazzato, voleva sfidare la morte”. Fazio: “Con le sue canzoni dipingeva”
La scomparsa di Gino Paoli, morto oggi 24 marzo all’età di 91 anni, ha innescato una reazione immediata di cordoglio che unisce il mondo della musica e le massime cariche istituzionali. Con la sua morte se ne va uno dei pilastri fondativi della cosiddetta “scuola genovese”, un artista capace di tradurre l’introspezione in un patrimonio collettivo. IL RICORDO DI MOGOL: DALLA FRAGILITÀ RECENTE AL RETROSCENA SU MINA A tracciare il ritratto più intimo e doloroso in queste prime ore è stato Giulio Rapetti, in arte Mogol. Raggiunto dall’agenzia Adnkronos, il celebre paroliere ha faticato a trattenere l’emozione nel ricordare l’amico: “Mi dispiace immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. È stato un grandissimo autore e compositore. A parte la sua bravura come interprete, vorrei che fosse ricordato soprattutto come un autore e compositore di primo piano”. Mogol non ha nascosto un dettaglio privato sulle difficoltà vissute di recente dall’artista: “Negli ultimi tempi era un po’ depresso. Io l’ho sentito, ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù. Lo ricordo come un caro amico e un grande artista”. Il legame tra i due, tuttavia, si fonda anche su un episodio che ha cambiato per sempre le sorti della discografia italiana. È stato proprio Mogol a fare da tramite tra la penna di Paoli e la voce di Mina per uno dei brani più celebri del Novecento. “Dato che era un mio caro amico, presi questo brano capolavoro che lui scrisse, che contiene versi indimenticabili come ‘il cielo non ha più pareti ma alberi’, e lo feci sentire a Mina. Avevo capito che era un pezzo meraviglioso, lei lo ascoltò e le piacque molto”. Rapetti ridimensiona però il suo ruolo nel successo del brano: “Io non ho fatto nulla, se non far ascoltare a lei la canzone. E così, abbiamo avuto la fortuna di questo bellissimo brano di Gino cantato da una voce come quella di Mina”. IL RICORDO DI FABIO FAZIO “Un gigante, un poeta. Un vero poeta. Ma anche un pittore. Le sue canzoni sono quadri. Lui è nato come pittore”. Sono le prime parole che Fabio Fazio, commosso, dedica al ricordo di Gino Paoli, parlando con l’Adnkronos. Il conduttore, il 29 ottobre 2023, ospitò a ‘Che Tempo Che Fa’ una delle ultime interviste televisive del cantautore, quella indimenticabile che lo vide ospite insieme a Ornella Vanoni: “E’ un ricordo bellissimo di due straordinari artisti liberi e unici”, dice. Poi su X aggiunge: “E’ stato un poeta grandissimo. Con le sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto. E così sappiamo che l’estate sa di sale e che un soffitto viola può lasciare il posto al cielo”. LE PAROLE DI FRANCESCO BACCINI “A quell’età ogni giorno è un regalo, penso che nell’ultimo periodo lo sentisse, nelle ultime uscite era più incazzato, voleva sfidare la morte, un pò come tutti”. Così all’Adnkronos il cantautore genovese Francesco Baccini che ricorda quando, nel 2004, in occasione del suo settantessimo compleanno, Paoli organizzò un concerto a Genova, al quale invitò, tra gli altri, lo stesso Baccini, Vittorio De Scalzi e Bruno Lauzi. “Gino non sapeva se Lauzi, che era malato di Parkinson, sarebbe arrivato, non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Mentre Gino cantava, Lauzi si materializzò alle sue spalle e cominciò a cantare, ma quando lo ha visto per la prima volta, con il Parkinson in fase avanzata, Gino scoppiò a piangere come un bambino e scappò via dal palco senza finire la canzone. Questa cosa mi aveva colpito molto, si capiva che tra i due c’era una profonda amicizia”. Paoli, ricorda Baccini, ha avuto un ruolo fondamentale in “quella che erroneamente è stata chiamata ‘Scuola genovese’, erano un gruppo di amici che avevano scoperto una musica nuova che veniva da fuori, arrivava dall’influenza americana di Bob Dylan e da quella francese di George Brassens, loro l’hanno riportata in italiano creando un nuovo modo di scrivere le canzoni”. “Ai genovesi – prosegue – si aggiunsero anche i milanesi, come Giorgio Gaber, ma i genovesi furono i primi, hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all’epoca non si pensava”. I MESSAGGI DELLA POLITICA Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha affidato il suo saluto a Facebook, pubblicando uno scatto del cantautore al microfono, ritratto con i suoi inseparabili occhiali scuri: “Addio grandissimo Gino. Ci lascia Gino Paoli. Un pezzo enorme della nostra cultura popolare, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia e melodia. Le sue canzoni, con parole semplici e vere, hanno accompagnato intere generazioni”. L’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso il proprio dispiacere con un breve messaggio pubblicato sulla piattaforma X: “Le mie condoglianze alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”. A rimarcare il peso specifico del cantautore nella cultura nazionale è intervenuto anche Gianmarco Mazzi. Il sottosegretario alla Cultura ha voluto sintetizzare così l’eredità lasciata dall’artista: “Gino Paoli ha scritto canzoni piene di poesia, rendendo ancora più grande la storia artistica e musicale dell’Italia. Ai suoi cari le mie più sentite condoglianze”. L'articolo Morto Gino Paoli, i messaggi di cordoglio. Baccini: “Sentiva che la fine era vicina ed era più incazzato, voleva sfidare la morte”. Fazio: “Con le sue canzoni dipingeva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Negli ultimi tempi Gino Paoli era un po’ depresso. Io ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù…”: le parole commosse di Mogol
Quando le prime canzoni faticavano a girare, fu Mogol a individuare ne La Gatta un possibile grande successo. E fu sempre lui a suggerire a Mina di cantare Il cielo in una stanza, una delle canzoni più belle di Gino Paoli, morto oggi 24 marzo a 91 anni. “Mi dispiace immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. È stato un grandissimo autore e compositore. A parte la sua bravura come interprete, vorrei che fosse ricordato soprattutto come un autore e compositore di primo piano”: queste le parole dette con voce rotta dalla commozione da Giulio Rapetti in arte Mogol all’Adnkronos. “Negli ultimi tempi era un po’ depresso. Io l’ho sentito, ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù. Lo ricordo come un caro amico e un grande artista”. Poi il paroliere torna sul noto aneddoto de Il Cielo in una Stanza: “Dato che era un mio caro amico, presi questo brano capolavoro che lui scrisse, che contiene versi indimenticabili come ‘il cielo non ha più pareti ma alberi’, e lo feci sentire a Mina. Avevo capito che era un pezzo meraviglioso, lei lo ascoltò e le piacque molto. Io non ho fatto nulla, se non far ascoltare a lei la canzone. E così, abbiamo avuto la fortuna di questo bellissimo brano di Gino cantato da una voce come quella di Mina”. L'articolo “Negli ultimi tempi Gino Paoli era un po’ depresso. Io ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù…”: le parole commosse di Mogol proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Gino Paoli non aveva i soldi nemmeno per il tram. Così gli trotterellavo dietro con i tacchi a spillo, sfinita”. Il legame con Ornella Vanoni fatto di amore vero e amicizia sincera
“Senza fine, Tu sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani…Tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi. Mani senza fine”. Suonano malinconiche ma anche ricche d’amore le parole di “Senza Fine”, scritta da Gino Paoli – morto oggi 24 marzo all’età di 91 anni – per Ornella Vanoni nel 1961. Il loro amore è stato intenso, l’amicizia che ne è seguita anche, fatta di complicità, trasparenza e sincerità. Quando è morta Ornella Vanoni, il 21 novembre 2025, il silenzio di Paoli è stato assordante. Un cuore nero è stato il commento per la dipartita della sua grande amica. Ma della coppia musicale straordinaria, entrambi hanno segnato la musica italiana per sempre, rimane tutto. Le loro canzoni, i loro tour insieme, gli scherzi. La già citata “Senza Fine” è un quadro perfetto che descrive una relazione unica. Il brano nasce nel 1961 proprio quando la coppia è unita, un sentimento nato non all’improvviso ma piano piano con la conoscenza e lo scambio culturale. La canzone è la celebrazione delle mani dell’artista che definiva “grandi, bellissime”. I due si incontrano per la prima volta nel 1960 al Bar Jamaica. Un segno del destino li unisce già sono entrambi nati a settembre del 1934: lei il 22, lui il 23. Entrambi erano legati all’etichetta Ricordi: da quel momento nasce non solo una collaborazione professionale, ma anche una relazione sentimentale intensa. Paoli, già sposato in quel periodo, scrive per Ornella alcuni dei suoi brani più importanti, come “Senza fine” e “Che cosa c’è” Nell’intervista a Il Corriere della Sera, Vanoni racconta: “Gino non aveva i soldi neanche per il biglietto del tram; così andavamo sempre a piedi, io gli trotterellavo dietro con i tacchi a spillo, sfinita. Fino a quando, appoggiati a un muretto, gli chiesi: ‘Ma tu sei frocio?’. Rispose: ‘No, perché?’. E io: ‘Mi avevano detto così’. E lui: ‘A me invece hanno detto che tu sei lesbica, canti male e porti male…’.Siamo scoppiati a ridere. E ci siamo dati il primo bacio'”. Sebbene Ornella Vanoni lo amava, ha sposato Ardenzi. “Quando è scoppiato l’amore con Gino Paoli, – ha ricordato Vanoni – lui era sposato e io mi sono sposata poco dopo. Una sofferenza tremenda, altro che scandalo”. La loro collaborazione professionale non si esaurisce con la fine della relazione sentimentale. Paoli e Vanoni continuano a duettare e a esibirsi insieme. Esce, tra le altre produzioni, l’album live “Insieme”, pubblicato nel 1985, che raccoglie molti dei loro pezzi più famosi, come “Senza fine”, “Che cosa c’è”, “L’appuntamento” e “Non andare via”. Più concreto Paoli sull’ex compagna aveva dichiarato a Il Corriere della Sera: “La Vanoni mi ha tolto le belinate del sesso con la colpa… Che poi su ognuno di noi giravano voci senza senso”. Una coppia che rimarrà senza fine. L'articolo “Gino Paoli non aveva i soldi nemmeno per il tram. Così gli trotterellavo dietro con i tacchi a spillo, sfinita”. Il legame con Ornella Vanoni fatto di amore vero e amicizia sincera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morto Gino Paoli. Il grande cantautore aveva 91 anni: “Ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”
È morto Gino Paoli. Il cantautore, tra i più grandi della musica italiana, aveva 91 anni. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, le parole della famiglia. Nato nel 1934 a Monfalcone, si era trasferito a Genova da bambino. Tanti mestieri, prima di imporsi con testi e melodie indimenticabili: facchino, grafico pubblicitario e pittore per poi debuttare in scena con una band formata assieme a Luigi Tenco e Bruno Lauzi. È del 1963 il successo della sua “Il cielo in una stanza“, arrangiata da Ennio Morricone. Tante le sue canzoni che sono diventati pilastri della composizione cantautorale italiana, da Sapore di sale a Una lunga storia d’amore, fino a Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991. Paoli ha partecipato inoltre a cinque edizioni del Festival di Sanremo. Impossibile non citare Senza Fine, scritta per Ornella Vanoni con la quale ebbe una storia d’amore poi diventata un’amicizia inossidabile. “Sono entrato nel mondo della musica, della canzone, dello spettacolo, diciamo un po’ per caso – raccontava a FqMagazine in un’intervista del 2024 -. Perché facevo il pittore e praticamente non uscivo di casa, dipingevo solamente. E quindi la gente mi guardava con un occhio diverso dal solito. Ero abituato ad avere a che fare solo con i quadri, qualche modello, qualche modella e basta. Quando poi sono entrato nella musica ero molto refrattario, anche perché non avevo mai seguito un tipo di vita da viveur, come uno può pensare che fa un cantante noto. Io mi facevo i cazzi miei proprio come i gatti. Ho bevuto latte fino a 26 anni e basta, poi ho iniziato col fumo fino a due pacchetti al giorno. Oggi solo sigarette elettroniche, ma non è lo stesso”. L'articolo È morto Gino Paoli. Il grande cantautore aveva 91 anni: “Ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho fatto l’amore con Gino Paoli in cima alla Basilica San Pietro, sulla scala verso la cupola. Mi ha svezzata, anche lui era esuberante”: lo rivela Stefania Sandrelli
Tra gli ospiti di “Belve” su Rai Due, in onda domani 2 dicembre in prima serata, c’è l’attrice Stefania Sandrelli che si è raccontata senza filtri, svelando anche aspetti inediti dei suoi amori. Inevitabile l’incontro con Gino Paoli (“non sapevo che era sposato”), la passione (“ci siamo levati parecchie soddisfazioni”), l’arrivo della figlia Amanda nata 3 mesi dopo il figlio che Paoli ebbe con sua moglie Anna. Ma l’attrice mette le mani avanti: “Amore a tre mai! Mi disse che non era stato lui, non gli ho creduto. Ha sempre negato. Disse anche che lei era libera di fare quello che voleva: anni dopo con Anna ne abbiamo parlato e riso insieme”. Poi il colpo di scena. La Sandrelli a “Belve” rivela di aver fatto l’amore con il cantautore “in cima alla Basilica San Pietro, sulla scala verso la cupola”. Poi si commuove quando ricorda gli anni della separazione forzata dalla figlia Amanda che andò a vivere con il padre Paoli e la moglie, quando era sposata con Nichi Pende che ebbe problemi con l’alcol. “Ho sofferto molto. Mi sono separata da mio marito, non potevo rinunciare a mia figlia”. “Il sesso ha contato molto nella mia vita e sono molto contenta che Gino mi abbia svezzata. – ha continuato – Perché anche lui era molto esuberante”. Poi alla Fagnani ha confessato che non tollera le mutande: “Mi danno fastidio. Sono più le volte che non le metto”. Dopo aver lavorato con alcuni maestri del cinema, negli Anni 80 gira “La chiave” di Tinto Brass: “La sceneggiatura era molto bella, ho avuto voglia di farlo. Mi sono piaciuta. E poi mi ha liberata…”. (Foto credit Stefania Casellato) L'articolo “Ho fatto l’amore con Gino Paoli in cima alla Basilica San Pietro, sulla scala verso la cupola. Mi ha svezzata, anche lui era esuberante”: lo rivela Stefania Sandrelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
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