Un attimo, un secondo appena, di quelli che possono cambiare tutto. Micol
Olivieri, ex volto de I Cesaroni, ha raccontato tramite delle stories sul suo
profilo Instagram il panico vissuto nelle scorse ore, quando il figlio minore
Samuel (l’influencer ha anche un’altra figlia, la primogenita Arya, nata
nell’ottobre 2014 dall’amore con il marito Christian Massella) ha rischiato di
essere investito proprio davanti casa. “Eravamo fuori, stavo lasciando la
macchina a mio marito così lo portava al parco” spiega, descrivendo una scena
quotidiana che si è trasformata in un incubo. Poi il momento più drammatico: “Io
ho visto l’auto che arrivava, Samuel stava per attraversare e questo gli ha
fatto il pelo”, parole che rendono tutta la misura del pericolo sfiorato,
seguite da quella reazione istintiva e potentissima: “Mi si è gelato il sangue”.
Non una leggerezza, non una distrazione, ci tiene a precisare: “Loro sanno di
non dover attraversare da soli”, ma “questa volta eravamo tutti insieme in
strada, eravamo davanti casa”. Eppure non è bastato, perché il rischio può
arrivare all’improvviso, anche quando si fa tutto nel modo giusto. Dallo
spavento nasce anche lo sfogo, che diventa denuncia: “Qui fuori corrono tutti
come dei pazzi e poi succedono le tragedie”, accusa, puntando il dito contro chi
guida senza rispetto in contesti residenziali. Nessuna conseguenza fisica, per
fortuna, ma la paura resta tutta in quelle parole, “mi si è gelato il sangue”, e
nella consapevolezza che basta davvero un attimo perché tutto possa cambiare.
L'articolo “Ho visto l’auto arrivare, mio figlio Samuel stava per attraversare e
questo gli ha fatto il pelo, mi si è gelato il sangue”: paura per Micol
Olivieri, ex volto de “I Cesaroni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Trending News
Dietro il sorriso e l’energia travolgente di Francesca Cipriani si nasconde una
storia di violenza e paura che ancora oggi lascia segni profondi. Ospite di
Monica Setta nel programma Storie al Bivio, la showgirl ha deciso di raccontare
uno degli episodi più drammatici della sua vita, tornando anche sulla recente
crisi con il marito Alessandro Rossi, con cui oggi è tornata a vivere dopo un
periodo di allontanamento. “In passato io sono stata molto sfortunata in amore”,
ha esordito. “Ho avuto una storia in particolare con un uomo che non mi amava
assolutamente. Perché chi ti ama non ti picchia, non ti insulta, non vuole
toglierti la vita”. I fatti risalgono alla Pasqua del 2014. Quello che doveva
essere “un ultimo appuntamento per chiarire” si è trasformato in un incubo. Alla
base della lite ci sarebbe stata una scoperta casuale: “Ho trovato il suo
telefono e dentro c’era di tutto. Chat pesantissime, più donne”. Da lì la furia
dell’uomo: “Aveva capito che lo avrei lasciato per sempre. Mi ha messo le mani
alla gola, io non vedevo più nulla, vedevo nero, mi stava uccidendo”, ha
raccontato la Cipriani.
Un momento drammatico, interrotto solo da un dettaglio decisivo: “Se non era per
il cagnolino che ha abbaiato e ha distratto la sua attenzione, io non so se
sarei qui oggi. Mi aveva chiuso a chiave in casa. Sono riuscita ad aprire, sono
scappata e mi sono riversata per strada. La gente mi ha soccorsa. Sono andata in
ospedale, è stato un dolore grande per me e per la mia famiglia. Ho sfiorato
veramente la morte. Sono cose che ti segnano a vita. Ancora oggi ho incubi la
notte”.
A rendere tutto ancora più devastante è stato l’impatto sulla famiglia. “Mia
madre mi aveva detto: non andare a quell’ultimo appuntamento” Un consiglio che
non è riuscita a seguire: “Io sono andata, anche se non dovevo farlo, e lui mi
stava ammazzando. Poco dopo, la madre fu colpita da un infarto. “Penso che sia
stato lo stress di questa brutta vicenda. Ancora oggi le chiedo scusa”.
“NON ANDATE A QUELL’ULTIMO APPUNTAMENTO”
Oggi Francesca Cipriani guarda a quella vicenda con maggiore consapevolezza, ma
anche con un messaggio preciso: “Quando ci sono segnali di violenza, non bisogna
incontrare quella persona. Non andate a quell’ultimo appuntamento”. Un appello
forte, nato da un’esperienza estrema: “Io oggi sono qui a raccontarlo, ma ho
davvero rischiato di non esserci più”.
L'articolo “Il mio ex ha provato a uccidermi strangolandomi, se non era per il
mio cagnolino ero morta. Mia ha avuto un infarto dopo averlo saputo”: la
rivelazione choc di Francesca Cipriani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Se siete ancora convinti che l’iniziazione sessuale sia una prerogativa
marcatamente maschile o che il modello del partner unico per tutta la vita
resista allo scorrere del tempo, dovrete aggiornare le vostre certezze. In un
quarto di secolo, l’Italia ha silenziosamente ribaltato le proprie dinamiche
sotto le lenzuola, riscrivendo tempistiche, abitudini e confini del desiderio. A
certificarlo, a venticinque anni di distanza dall’ultimo grande studio sul tema,
è il nuovo rapporto del Censis intitolato “Il piacere degli italiani. Come
cambiano i costumi sessuali”, presentato a Roma dal segretario generale Giorgio
De Rita e dalla ricercatrice Sara Lena, e basato su un campione rappresentativo
di mille cittadini tra i 18 e i 60 anni.
LA PRIMA VOLTA: I RAGAZZI FRENANO, LE RAGAZZE ACCELERANO
Il dato più dirompente riguarda l’età del primo rapporto sessuale, che registra
uno storico scambio di ruoli. Se all’alba del nuovo millennio quasi la metà dei
ragazzi (il 46,7%) aveva già fatto sesso prima di compiere 18 anni, oggi questa
quota è crollata al 29,4%. Al contrario, le giovani donne si mostrano più
precoci: la percentuale di chi ha il primo rapporto da minorenne è salita dal
29,3% del 2000 all’attuale 35,8%. Parallelamente, si sgretola il tabù femminile
del partner unico. Nel 2000, ben il 59,6% delle donne dichiarava di aver avuto
un solo uomo nella vita; oggi questa fetta si è ridotta drasticamente al 27,6%.
Crescono in modo speculare le donne che hanno avuto tra i 2 e i 5 partner (dal
32% al 46,8%) e quelle che superano quota 6 (passate dall’8,4% al 21,8%). Anche
tra i maschi la fedeltà all’unico partner crolla, passando dal 24,9% al 15,2%.
IL PARADOSSO ITALIANO: PIÙ SESSO A TRE, MA VINCE LA MONOGAMIA
Gli italiani del 2025 appaiono decisamente più disinibiti e aperti a
sperimentare nuove “geometrie”. L’esplorazione del sesso a tre o di gruppo
registra un vero e proprio boom: se nel 2000 l’aveva praticato almeno una volta
solo lo 0,7% delle donne e il 3,2% degli uomini, oggi i numeri schizzano
rispettivamente al 6,8% e al 20,1%. Tuttavia, questa inedita propensione alla
trasgressione non si traduce nella fine della coppia tradizionale. Al contrario,
l’80,4% degli intervistati dichiara di avere rapporti esclusivamente con il
proprio partner stabile. Solo il 12% vive una sessualità prettamente
occasionale, mentre un 6,2% affianca la relazione fissa a scappatelle saltuarie.
E la monogamia sembra pagare in termini di appagamento: il 68,9% di chi vive una
relazione stabile si dichiara soddisfatto della propria vita sessuale, contro
appena il 29,8% dei single.
QUANTO DURA E OGNI QUANTO SI FA?
Il Censis ha stilato anche un vero e proprio cronoprogramma delle abitudini
fisiche degli italiani, dividendoli in sei categorie di frequenza. Spicca un
27,3% di “regolari” (un rapporto a settimana) e un 29,9% di “attivi” (due o tre
volte a settimana). L’élite dei “performanti”, capaci di fare sesso tutti i
giorni, si ferma al 5,3%. Sul fronte opposto, ci sono i “saltuari” (21,9%, una
volta ogni 1-4 mesi), gli “occasionali” (7,1%, una volta ogni 5-6 mesi) e un
8,5% di “astinenti”. Per quanto riguarda il cronometro sotto le coperte, la
fetta più consistente del campione (il 44%) stima una durata del rapporto
compresa tra i 16 e i 30 minuti. Il 35,5% si attesta tra i 6 e i 15 minuti,
mentre le prestazioni oltre la mezz’ora riguardano il 17,1%. Solo il 3,4%
ammette di non superare i 5 minuti.
L’ALGORITMO DEL DESIDERIO: SOCIAL E PORNO
In 25 anni è esplosa la rivoluzione digitale, che ha inevitabilmente colonizzato
anche la sfera intima. Oggi un italiano su tre (il 32,5%) confessa di aver
conosciuto partner sessuali tramite i social media. Il consumo di pornografia è
un’abitudine consolidata per il 59,3% degli intervistati, con un netto divario
di genere (lo guarda da solo il 76,6% degli uomini contro il 41,5% delle donne).
Sorprende però il dato della fruizione di coppia: il 26% degli italiani guarda
materiale a luci rosse insieme al partner, e quasi il 40% ritiene che aiuti a
imparare cose nuove per migliorare l’intesa. Anche le pratiche digitali come il
sexting (scambio di immagini esplicite) e la masturbazione a distanza tramite
webcam coinvolgono percentuali che sfiorano il 30% tra i più giovani.
L’OMBRA SUL CONSENSO E IL “VICTIM BLAMING”
Se il quadro generale restituisce un Paese più libero e consapevole (il 16,3%
dichiara di non riconoscersi in un’identità di genere netta ed esclusiva),
emerge una preoccupante zona d’ombra sul tema cruciale del consenso e della
violenza di genere. Da un lato, il 66,1% degli intervistati si dice sicuro di
poter sempre comprendere quando una donna non desidera un rapporto. Dall’altro,
resiste un retaggio culturale allarmante: quasi la metà del campione (il 47%)
ritiene ancora che l’indossare abiti provocanti o l’uso di alcol e droghe
espongano le donne al rischio di subire violenza. Un dato trasversale che
unisce, quasi a parità di percentuali, uomini e donne, dimostrando come il
pregiudizio della colpevolizzazione della vittima sia ancora profondamente
radicato nella società italiana.
L'articolo Boom del sesso a tre o di gruppo, ma è la monogamia ad appagare di
più gli italiani: tutti i numeri del Censis proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo abbiamo visto accanto a Nicola Savino al DopoFestival, il prossimo 24 marzo
sarà al Teatro Celebrazioni di Bologna con il suo spettacolo “Profilo Basso“.
Stiamo parlando di Federico Basso che si è raccontato in una lunga intervista al
Corriere della Sera. Una carriera che parte da un diploma tecnico e in tv arriva
partendo da dietro le quinte: “Facevo il montatore per i telegiornali, quindi
frequentavo la televisione ma da una posizione molto marginale, un po’ come
stare in ultima fila a scuola. Però mi ha permesso di capirne i meccanismi e i
tempi. E ho avuto anche il sostegno dei colleghi quando ho deciso di passare
davanti alla telecamera: mi dicevano che avrei dovuto farlo prima”.
“LA COMICITÀ È COME UN CONDOMINIO: C’È CHI LITIGA E CHI VIVE TRANQUILLO”
Il suo stile comico è elegante: “È una scelta personale. La comicità è come un
condominio: c’è chi litiga e chi vive tranquillo. Io, da piemontese trapiantato
a Milano, non sono portato a cercare polemiche. Preferisco una vita tranquilla,
anche nella comicità”. Il materiale per i suoi spettacoli arriva anche e
soprattutto dalla quotidianità: “La prendo e la porto sul palco. Anche cose
semplici come la spesa al supermercato: il senso di colpa quando entri con la
borsa di un altro supermercato o l’abitudine di prendere sempre il prodotto in
fondo allo scaffale. Quando scopri che il pubblico si riconosce, è la cosa più
bella”. Al tempo dei social, dice, “non è difficile far ridere, è difficile
ottenere attenzione. I tempi si sono accorciati. I social però sono un ottimo
laboratorio: testo idee brevi e, se funzionano, le sviluppo per il palco”.
Quando al suo mito, non ha dubbi e su Youtube gli piace “poter scegliere,
recuperare contenuti, anche storici. Per esempio, gli sketch di Sandra e
Raimondo: per me Raimondo Vianello resta inarrivabile”.
L'articolo “Il senso di colpa quando entri in un supermercato con la borsa di un
altro e l’abitudine di prendere sempre i prodotti in fondo allo scaffale, il
pubblico si riconosce ed è bello”: la quotidianità nella comicità di Federico
Basso proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ti faccio una domanda semplice”. “Ok ma parla forte perché non ti sento”.
“Quando hai cominciato a bere te lo ricordi?”. “No”. “Eravamo a Vallombrosa e tu
hai cominciato a bere e fumare lì. Ero ubriaca anche io, e per farti riprendere
dalla sbornia ti ho infilato in una vasca congelata che a momenti muori“. “Però
non sono morto”. Basterebbe questo scambio di battute per sintetizzare il
rapporto unico, fatto di genialità e affetto sincero, tra Ornella Vanoni e Gino
Paoli. Nel giorno in cui la musica italiana piange la scomparsa del cantautore
genovese all’età di 91 anni, il ricordo corre inevitabilmente all’intervista
doppia andata in onda il 29 ottobre 2023 nel salotto televisivo di Fabio Fazio a
“Che tempo che fa“. Un incontro che si è trasformato in un pezzo di storia della
televisione, giocato sul filo dell’ironia e della vecchiaia che cancella i
ricordi.
Durante l’ospitata, organizzata per presentare l’autobiografia di Paoli (“Cosa
farò da grande“, edita da Bompiani), il contrasto tra i due artisti è emerso in
tutta la sua forza. Di fronte alla lucidità della collega, pronta a snocciolare
aneddoti del passato, Paoli ha ammesso candidamente: “Lei si ricorda tutto, io
non mi ricordo un ca...”. Eppure il cantautore ha regalato al pubblico squarci
di un passato a dir poco surreale. Tra questi, l’episodio di una foca comprata
nel negozio di animali di un amico, che Paoli voleva tenere nella vasca da bagno
della sua camera d’albergo. Di fronte alle accese proteste del titolare della
struttura, l’artista fu costretto a un compromesso: scambiare la foca con due
pinguini, per aggirare il fermo divieto del portiere.
Il dialogo ha toccato anche l’analisi dei brani che hanno fatto la storia della
musica italiana. Interpellato da Fazio sul significato de “Il cielo in una
stanza”, descritto dal conduttore come il racconto del momento del piacere,
Paoli si è rivolto direttamente alla platea: “Riesci a farti spiegare cos’è il
momento dell’amore che si chiama orgasmo? Nessuno lo sa spiegare, è una cosa
inesprimibile”. Per rendere l’idea, l’autore ha iniziato a tracciare dei cerchi
concentrici nell’aria con la mano, sotto lo sguardo perplesso di Ornella Vanoni,
cercando una similitudine visiva: “È… come quella che c’è nelle conchiglie”. A
toglierlo dall’impaccio ci ha pensato Fazio suggerendo il termine “un’ellisse”,
trovando l’immediata approvazione del cantautore.
Riguardo alla stessa canzone, portata al successo da Mina, Paoli ha voluto
chiarire una dinamica storica: “Il cielo in una stanza non è dedicata a Mina,
lei l’ha presa di forza e l’ha fatta”. Una rivelazione che ha scatenato la
reazione pragmatica della Vanoni: “Brava… ecco, io sono arrivata 5 minuti dopo.
Magari arrivando prima…”. Se con Mina fu un’appropriazione artistica, con
Ornella Vanoni nacque invece un ritratto su misura. Paoli ha raccontato la
genesi estemporanea di “Senza fine”: “Ero in una saletta della Ricordi al
pianoforte, Ornella arriva, si affaccia alla porta e mi chiede ‘Ma tu me la
scriveresti una canzone?’ e io gli rispondo di sì. Dopo un po’ torna e mi chiede
‘Allora me l’hai scritta?’. E gli dico ‘Sì, l’ho scritta’”. Una promessa
mantenuta in tempo reale: “Ed era vero. La musica l’avevo composta in quel
momento. È un ritratto di lei…”.
L'articolo “Volevo tenere una foca nella vasca dell’hotel, fui costretto a
scambiarla con due pinguini. L’orgasmo? È… come quella che c’è nelle
conchiglie”: l’esilarante botta e risposta tra Gino Paoli e Ornella Vanoni
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gino Paoli è morto oggi 24 marzo a 91 anni. Cantautore, compositore e autore,
negli anni ha raccontato più volte anche il lato più estremo della sua vita. In
una lunga e recente intervista, tra riflessioni sulla morte, ricordi personali e
provocazioni, era tornato su tutto: il tentato suicidio, gli amori, il rapporto
con il desiderio e con gli eccessi. Sempre con lo stesso tono, diretto, ironico,
mai indulgente verso sé stesso.
A colpire era soprattutto il modo in cui parlava della vecchiaia e della
sopravvivenza: “Il mio rapporto con la vita a 90 anni? È lo stesso di sempre.
Vita e morte stavano insieme prima e lo sono anche adesso. Ogni giorno che vivi
è un giorno in meno, ciò che vivi oggi non lo vivrai mai più. Ma questo non mi
dà ansia”. Una consapevolezza lucida, priva di enfasi, che attraversava tutta
l’intervista.
“MI HANNO PORTATO COME TESTIMONIAL E MI HANNO CHIESTO DI DIRE QUALCOSA”
Dentro questo sguardo rientrava anche il racconto, diventato quasi emblematico,
di un convegno di geriatria a cui era stato invitato come “caso”. Davanti a una
platea di medici, Paoli aveva scelto di ribaltare tutto: “Mi hanno portato come
testimonial e mi hanno chiesto di dire qualcosa. E io ho raccontato che nella
vita ho fatto tutto quello che non si deve fare”. Da lì, l’elenco senza filtri.
“Per vent’anni ho scolato una bottiglia di whiskey al giorno, ho assunto droghe
di ogni genere, tutte quelle del momento, ho fumato due pacchetti al giorno fino
a due anni fa”. Nessuna attenuante, nessuna costruzione narrativa: solo i fatti,
messi in fila.
La conclusione, come spesso accadeva quando parlava, era spiazzante e insieme
perfettamente coerente con il suo modo di stare al mondo. “Dunque, ho detto ai
geriatri, se adesso sono qui in buona salute vuol dire che è solo una questione
di culo”. E a quel punto, raccontava, “cinque minuti di applausi”. Un episodio
che riassume bene la sua cifra: la diffidenza verso ogni morale facile, l’ironia
come antidoto e la volontà di non trasformarsi mai in un modello, nemmeno
davanti a chi cercava una lezione da imparare.
L'articolo “Ho detto a un convegno di medici che per vent’anni ho scolato una
bottiglia al giorno, assunto doghe, fumato due pacchetti di sigarette. Essere
vivo? Culo”: quella volta che Gino Paoli parlò ai geriatri proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La scomparsa di Gino Paoli, morto oggi 24 marzo all’età di 91 anni, ha innescato
una reazione immediata di cordoglio che unisce il mondo della musica e le
massime cariche istituzionali. Con la sua morte se ne va uno dei pilastri
fondativi della cosiddetta “scuola genovese”, un artista capace di tradurre
l’introspezione in un patrimonio collettivo.
IL RICORDO DI MOGOL: DALLA FRAGILITÀ RECENTE AL RETROSCENA SU MINA
A tracciare il ritratto più intimo e doloroso in queste prime ore è stato Giulio
Rapetti, in arte Mogol. Raggiunto dall’agenzia Adnkronos, il celebre paroliere
ha faticato a trattenere l’emozione nel ricordare l’amico: “Mi dispiace
immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. È stato un grandissimo
autore e compositore. A parte la sua bravura come interprete, vorrei che fosse
ricordato soprattutto come un autore e compositore di primo piano”. Mogol non ha
nascosto un dettaglio privato sulle difficoltà vissute di recente dall’artista:
“Negli ultimi tempi era un po’ depresso. Io l’ho sentito, ho cercato di
incoraggiarlo, ma era molto giù. Lo ricordo come un caro amico e un grande
artista”.
Il legame tra i due, tuttavia, si fonda anche su un episodio che ha cambiato per
sempre le sorti della discografia italiana. È stato proprio Mogol a fare da
tramite tra la penna di Paoli e la voce di Mina per uno dei brani più celebri
del Novecento. “Dato che era un mio caro amico, presi questo brano capolavoro
che lui scrisse, che contiene versi indimenticabili come ‘il cielo non ha più
pareti ma alberi’, e lo feci sentire a Mina. Avevo capito che era un pezzo
meraviglioso, lei lo ascoltò e le piacque molto”. Rapetti ridimensiona però il
suo ruolo nel successo del brano: “Io non ho fatto nulla, se non far ascoltare a
lei la canzone. E così, abbiamo avuto la fortuna di questo bellissimo brano di
Gino cantato da una voce come quella di Mina”.
IL RICORDO DI FABIO FAZIO
“Un gigante, un poeta. Un vero poeta. Ma anche un pittore. Le sue canzoni sono
quadri. Lui è nato come pittore”. Sono le prime parole che Fabio Fazio,
commosso, dedica al ricordo di Gino Paoli, parlando con l’Adnkronos. Il
conduttore, il 29 ottobre 2023, ospitò a ‘Che Tempo Che Fa’ una delle ultime
interviste televisive del cantautore, quella indimenticabile che lo vide ospite
insieme a Ornella Vanoni: “E’ un ricordo bellissimo di due straordinari artisti
liberi e unici”, dice. Poi su X aggiunge: “E’ stato un poeta grandissimo. Con le
sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro
ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto. E così sappiamo che
l’estate sa di sale e che un soffitto viola può lasciare il posto al cielo”.
LE PAROLE DI FRANCESCO BACCINI
“A quell’età ogni giorno è un regalo, penso che nell’ultimo periodo lo sentisse,
nelle ultime uscite era più incazzato, voleva sfidare la morte, un pò come
tutti”. Così all’Adnkronos il cantautore genovese Francesco Baccini che ricorda
quando, nel 2004, in occasione del suo settantessimo compleanno, Paoli organizzò
un concerto a Genova, al quale invitò, tra gli altri, lo stesso Baccini,
Vittorio De Scalzi e Bruno Lauzi. “Gino non sapeva se Lauzi, che era malato di
Parkinson, sarebbe arrivato, non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Mentre
Gino cantava, Lauzi si materializzò alle sue spalle e cominciò a cantare, ma
quando lo ha visto per la prima volta, con il Parkinson in fase avanzata, Gino
scoppiò a piangere come un bambino e scappò via dal palco senza finire la
canzone. Questa cosa mi aveva colpito molto, si capiva che tra i due c’era una
profonda amicizia”.
Paoli, ricorda Baccini, ha avuto un ruolo fondamentale in “quella che
erroneamente è stata chiamata ‘Scuola genovese’, erano un gruppo di amici che
avevano scoperto una musica nuova che veniva da fuori, arrivava dall’influenza
americana di Bob Dylan e da quella francese di George Brassens, loro l’hanno
riportata in italiano creando un nuovo modo di scrivere le canzoni”. “Ai
genovesi – prosegue – si aggiunsero anche i milanesi, come Giorgio Gaber, ma i
genovesi furono i primi, hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo
capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all’epoca non si
pensava”.
I MESSAGGI DELLA POLITICA
Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha affidato il suo saluto a
Facebook, pubblicando uno scatto del cantautore al microfono, ritratto con i
suoi inseparabili occhiali scuri: “Addio grandissimo Gino. Ci lascia Gino Paoli.
Un pezzo enorme della nostra cultura popolare, capace di trasformare la vita
quotidiana in poesia e melodia. Le sue canzoni, con parole semplici e vere,
hanno accompagnato intere generazioni”.
L’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso il
proprio dispiacere con un breve messaggio pubblicato sulla piattaforma X: “Le
mie condoglianze alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”.
A rimarcare il peso specifico del cantautore nella cultura nazionale è
intervenuto anche Gianmarco Mazzi. Il sottosegretario alla Cultura ha voluto
sintetizzare così l’eredità lasciata dall’artista: “Gino Paoli ha scritto
canzoni piene di poesia, rendendo ancora più grande la storia artistica e
musicale dell’Italia. Ai suoi cari le mie più sentite condoglianze”.
L'articolo Morto Gino Paoli, i messaggi di cordoglio. Baccini: “Sentiva che la
fine era vicina ed era più incazzato, voleva sfidare la morte”. Fazio: “Con le
sue canzoni dipingeva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un nuovo dirigente a Menlo Park. Non ha badge, non prende ferie e,
soprattutto, non perde tempo in riunioni infinite. È l’assistente IA personale
di Mark Zuckerberg, una sorta di “coscienza aumentata” che promette di
rivoluzionare il modo in cui si prendono decisioni al vertice di Meta. Secondo
quanto riportato dal Wall Street Journal, il sistema è ancora in fase di
addestramento, ma già viene utilizzato per una funzione chiave: ridurre
drasticamente i tempi di accesso alle informazioni strategiche. In pratica,
Zuckerberg può interrogare direttamente l’IA invece di attraversare i
tradizionali livelli gerarchici aziendali.
Non si tratta però di un esperimento isolato. L’azienda sta costruendo una vera
infrastruttura di “intelligenza diffusa”. Strumenti interni come Second Brain,
un archivio intelligente che sintetizza documenti e progetti, e My Claw, capace
persino di comunicare con i colleghi al posto tuo, stanno già ridefinendo il
lavoro quotidiano. È l’avvento dell’IA agentica: software che non si limita a
rispondere, ma agisce.
La svolta ha accelerato dopo l’acquisizione di Manus, startup specializzata in
agenti autonomi, e si inserisce in una visione più ampia: il 2026, nelle parole
di Zuckerberg, sarà l’anno in cui l’IA cambierà davvero il funzionamento interno
dell’azienda. Meno catene di comando, più individui potenziati dagli algoritmi.
IL FUTURO SENZA MANAGER: L’IA PRENDE IL COMANDO?
Ma c’è un rovescio della medaglia. Se un sistema è in grado di analizzare dati e
suggerire decisioni in tempo reale, cosa resta del ruolo umano? Il dibattito è
aperto, alimentato anche da voci come Sam Altman, che ha ipotizzato un futuro in
cui le IA potrebbero superare i manager. Nel frattempo, Meta investe cifre
colossali, oltre 100 miliardi di dollari previsti, per costruire questa nuova
architettura del potere aziendale. Una cosa è certa: la prossima riunione
importante potrebbe avere meno sedie occupate e più algoritmi in ascolto.
L'articolo “Decide più velocemente dei manager ‘umani’, non prende ferie e non
perde tempo in riunioni infinite”: Zuckerberg sceglie l’IA come dirigente di
Meta proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’uscita dal Serale di “Amici di Maria De Filippi” sabato scorso ha scosso i fan
del talent show e anche Lorella Cuccarini che si è commossa a tal punto che
Maria De Filippi l’ha abbracciata e baciata per consolarla. Il cantautore e
musicista Michele Ballo ha dovuto lasciare la scuola, era uno dei favoriti alla
Finale, ma il suo percorso si è interrotto subito.
Il cantante è riapparso sui social con un lungo post: “Se potessi parlare con il
Michele di settembre scorso e potessi dirgli tutto quello che gli sarebbe
capitato da lì in poi, mi ascolterebbe stordito e non crederebbe ad una singola
parola. E credetemi, anche il Michele di adesso rimane incredulo di fronte a
tutto ciò”.
E ancora: “Sono incredibilmente grato per tutto ciò che ho avuto la fortuna di
vivere e imparare e pieno della vita che questa esperienza mi ha donato. Ho
provato e provo così tante emozioni che mi hanno reso di giorno in giorno
consapevole di quanto sia bello fare questo nella vita e di chi io voglia
diventare”.
Infine tutti i ringraziamenti: “Grazie Lorella Cuccarini per avermi accompagnato
in questo fantastico viaggio. Grazie a Maria per questa surreale opportunità. E
grazie a tutti per l’enorme sostegno, per me è un privilegio gigante. Vi
prometto che questo è solo l’inizio. Vi voglio bene”.
Il cantautore proprio prima di essere eliminato dalla giuria composta da
Amadeus, Elena D’Amario, Gigi D’Alessio e Cristiano Malgioglio, ha presentato il
suo brano inedito “Cattive Strade”.
L'articolo “Rimango incredulo davanti a tutto ciò”: Michele Ballo di Amici 25
riappare dopo l’eliminazione al Serale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono partiti per le Maldive con l’idea di un viaggio romantico, tra mare
cristallino e tramonti da cartolina, e invece gli ex concorrenti di Temptation
Island Valerio Ciaffaroni e Arianna Mercuri si sono ritrovati protagonisti di
una disavventura degna di un film thriller. “Pensavano le avessi messo le mani
addosso”, racconta ancora incredulo Valerio tramite un video sul suo profilo
Instagram, ricordando l’intervento della polizia locale che ha quasi trasformato
la fuga romantica in un incubo giudiziario. Tutto è iniziato su un piccolo volo
interno, necessario per raggiungere l’atollo dove li attendeva il resort.
Arianna, che soffre di emetofobia (una paura estrema del vomito), ha avuto un
attacco di panico in volo. “Forse poche persone potrebbero capire questa cosa.
Io ho la fobia del vomito. Non è una paura che dici ‘oddio, quello vomita,
aiuto’. No. Soffro d’attacchi di panico, sto male. È una cosa molto faticosa da
gestire. La mia testa non funziona più”, ha spiegato la ragazza. “Durante il
volo, la persona seduta accanto a noi ha dato di stomaco. Da lì è successo il
panico“, ha continuato Valerio.
Una volta atterrati per uno scalo tecnico, la situazione è degenerata: Arianna è
scesa dall’aereo correndo lungo la pista d’atterraggio. “Sono scesa di corsa
perché non volevo più stare lì dentro, quindi scendo sulla pista d’atterraggio e
inizio a correre, lontano da tutti, in mezzo alla sabbia. Mi rincorrevano quelli
dell’aeroporto dicendomi che dovevo salire sull’aereo, e io dicevo: ‘No, io non
salgo sull’aereo, non salgo sull’aereo’”. Nel frattempo, Valerio è rimasto
bloccato a bordo, circondato da guardie convinte che stesse accadendo una
violenza. “Volevano arrestarmi. Pensavano che io gli avessi messo le mani
addosso. È arrivato questo poliziotto con le manette e ho detto ‘ecco qua, è
arrivata la fine mia’. Non potevo comunicare perché con l’inglese sono molto
negato e quindi non riuscivo a parlare con loro. Dopo una ventina di minuti ho
cercato di farmi capire a gesti”.
L’intervento di un addetto alla sicurezza ha finalmente chiarito tutto. “Ha
spiegato alla polizia che si trattava di un attacco di panico e che io non
c’entravo nulla. Finalmente mi hanno fatto scendere anche a me dall’aereo. La
cosa divertente? Mi hanno portato un carrelletto per i bagagli e io, sulla pista
d’atterraggio, ho preso le valigie e camminato tranquillamente, mentre l’aereo
ripartiva per la seconda fermata”, ha concluso Valerio. Nonostante il
chiarimento, la coppia ha dovuto rinunciare al resort di lusso e stravolgere
completamente le vacanze, andando in un’altra struttura.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da Valerio Ciaffaroni (@valeriociaffaroni_)
L'articolo “Sono scesa dall’aereo e ho iniziato a correre in pista, quelli
dell’aeroporto mi rincorrevano”. Valerio e Arianna di Temptation Island alle
Maldive protagonisti di una disavventura degna di un film proviene da Il Fatto
Quotidiano.