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Telefona al 112 e confessa: “Ho ucciso la mia convivente”, ma la donna era ancora viva ed è stata soccorsa
“Ho ucciso la mia convivente”. Un uomo ha chiamato il 112 confessando di avere ucciso la compagna nella loro casa di Ispica (Ragusa). È scattato immediatamente l’allarme, ma quando gli uomini della Squadra mobile della Questura e gli agenti del commissariato di Modica sono arrivati sul posto trovano la donna era priva di sensi, in grave condizioni, ma ancora viva. La vittima dell’aggressione è stata trasportata d’urgenza all’ospedale a Modica dove i medici l’hanno giudicata guaribile in 45 giorni. L’uomo è stato arrestato dalla polizia per tentato femminicidio e condotto in carcere. L'articolo Telefona al 112 e confessa: “Ho ucciso la mia convivente”, ma la donna era ancora viva ed è stata soccorsa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vetro nel latte, l’avvocata contesta l’iter dell’inchiesta: “Chieste verifiche sul trasferimento e sull’archiviazione”
“Mai viste così tante anomalie in un procedimento, ho la netta sensazione che questa vicenda si voglia chiudere in maniera frettolosa e che non vi sia la seria volontà di approfondire fatti che solo per un puro caso non si sono trasformati in tragedia”. L’avvocata Enza Forte del foro di Ragusa è determinata nel continuare la battaglia legale contro Parmalat spa denunciata da due suoi assistiti che hanno trovato tre pezzi di vetro all’interno di una bottiglia di latte Zymil. Nel luglio del 2025 Laura Allegria aprì una bottiglia di latte comprata dal figlio Filippo e, dopo aver iniziato a bere, si è ritrovata un pezzo di vetro in bocca. Con lei, in quel momento, c’era anche il figlio che ha raccontato di aver poi svuotato la bottiglia rinvenendo altri due pezzi di vetro. I due si sono così affidati all’avvocato Forte che, per conto dei suoi assistiti, ha depositato denuncia alla Procura di Ragusa. “Da quel momento in poi- racconta l’avvocata – questo procedimento sembra essere finito in un limbo, nonostante reiterate istanze formali non siamo mai riusciti ad avere risposte sullo stato dello stesso. Solo dopo diversi tentativi – continua il legale che opera per conto dello studio Lipera di Catania – mi è stato comunicato che il procedimento era stato trasferito dalla procura di Ragusa a quella di Parma il 16 settembre del 2025″. Il racconto della legale prosegue con le poche informazioni ottenute: “Il 12 febbraio ricevo una pec da parte del Tribunale di Ragusa con la quale mi viene comunicato che il fascicolo originale si trova presso la Procura di Parma e che, pertanto, non mi può essere fornita una copia. Per oltre cinque mesi – spiega ancora la legale – ho brancolato nel buio non potendo visionare il decreto di trasferimento, un atto fondamentale per l’esercizio di difesa. Mi pare assurdo che nell’era della digitalizzazione un interno fascicolo possa scomparire in questo modo e solo dopo diverse richieste abbiamo ricevuto delle risposte, in sostanza ho rincorso un documento fantasma. Vorrei sapere, tra l’altro, il perché della decisione del trasferimento del procedimento presso il tribunale emiliano visto che i fatti si sono registrati nel comune di Vittoria e che, quindi, la competenza ricade sulla procura di Ragusa”. Questa è solo la prima delle tre anomalie evidenziate da Enza Forte che solleva dubbi e perplessità anche su altri due aspetti. “Il 20 febbraio del 2026 – spiega ancora -, sempre a seguito di reiterate richieste, ho ricevuto una pec attraverso la quale sono stata informata che il 13 novembre del 2025, il pubblico ministero titolare del fascicolo, Andrea Bianchi, aveva formulato richiesta di archiviazione. Perché tutta questa fretta nel voler chiudere la pratica senza i dovuti approfondimenti?” Infine, c’è anche un terzo elemento che non convince l’avvocata: “Quando ho ricevuto l’informazione della richiesta di archiviazione – dice Forte- ho scoperto che il procedimento in questione è stato iscritto contro ignoti. Trovo che anche questa scelta sia anomala – continua – dato che la denuncia è stata presentata contro un soggetto specifico, ovvero contro Parmalat spa. Ho la sensazione – conclude Enza Forte – che vi sia la volontà di chiudere frettolosamente questa vicenda che solo per pura fortuna non ha avuto conseguenze gravi per la mia assistita. Se la signora Laura avesse ingerito uno dei pezzi di vetro trovati nella bottiglia di latte, oggi forse parleremmo di una tragedia. Noi non ci fermeremo e siamo determinati ad andare avanti, chiediamo giustizia e verità per un caso che riteniamo molto grave, giustizia che deve esserci anche quando si tratta di grandi realtà industriali”. È per questi motivi che è stata depositata una ulteriore istanza indirizzata, tra gli altri, al procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione di Roma per chiedere risposte in merito alle tre anomalie riscontrate e un intervento a tutela delle persone offese. Sulla vicenda intervengono anche i vertici Parmalat che nel luglio 2025 avevano annunciato l’avvio di verifiche per far luce sull’episodio. “A seguito del presunto ritrovamento da parte di una cittadina di Vittoria di frammenti di vetro all’interno di una confezione di latte Zymil in plastica in data 16 luglio 2025- affermano oggi dall’azienda -, Parmalat comunica di aver effettuato con la massima tempestività le verifiche sul lotto interessato, nel rispetto dei propri standard di qualità e sicurezza, senza riscontrare alcuna non conformità. Il latte UHT Parmalat è confezionato in ambienti completamente chiusi e asettici, secondo rigorosi protocolli di controllo qualità, in linea con i più elevati standard di sicurezza e igiene alimentare. Il 25 luglio scorso il Servizio Veterinario della Asl di competenza ha ispezionato lo stabilimento produttore del lotto interessato, senza rilevare anomalie. Anche il successivo controllo effettuato dal Nas. il 1° agosto ha confermato l’assenza di irregolarità nei processi produttivi e negli impianti. L’Azienda è stata in entrambe le occasioni e comunque a fronte di ogni richiesta delle competenti autorità sempre disponibile, come doveroso, con massima trasparenza e chiarezza”. L'articolo Vetro nel latte, l’avvocata contesta l’iter dell’inchiesta: “Chieste verifiche sul trasferimento e sull’archiviazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anche a Pachino è più protetto il pomodoro Igp che i diritti dei lavoratori migranti
Nei primi anni di scuola la geografia mi attraeva solo per i colori delle cartine geografiche affisse nell’aula. Coi compagni si giocava a indovinare senza leggerli i nomi dei Paesi e persino delle capitali. Con gli anni la geografia, quella fatta di strade che si camminano, di un’altra lingua da imparare e soprattutto da gente con cui vivere, mi è entrata dentro. Nell’aria pregna di umidità della regione forestiera in Costa d’Avorio e in Liberia. Nelle quattro stagioni ‘rovesciate’ rispetto all’emisfero nord a Cordoba in Argentina e infine la polvere del Sahel. La storia e la geografia, innestate sull’economia fanno da cornice alla politica. Infine gli anni passati dai transiti delle frontiere mobili che sono i migranti hanno finito per convincermi del peso specifico della geografia per interpretare il mondo. Dopo la mia partenza dal Niger, il passato mese di agosto, non avrei mai immaginato di trovarmi in Africa, senza saperlo e volerlo. Vero. Durante la breve e intensa visita a Modica e i pochi momenti passati nella piazza principale di Pachino era impossibile non notare il numero importante di stranieri di origine magrebina. Avrei scoperto più tardi che la provincia di Ragusa, situata alla punta estrema orientale della Sicilia, si trova longitudinalmente più a sud della capitale tunisina, Tunisi. Il territorio ragusano si estende in modo provocatorio verso il sud del Mediterraneo, ben dentro la costa africana settentrionale. Molte delle scritte delle insegne dei bar e di altri servizi erano in lingua araba e sulle strade del centro si sentivano mescolanze di lingue, musiche, geografie e volti. Questi ultimi sono costituiti nella totalità da migranti o in relazione con loro che, com’è noto, lavorano nelle serre di Pachino e del circondario. Si tratta di una zona agricola che nelle epoche passate produceva uve da vino di qualità. Ciò perché in quest’area si combinano un insieme di fattori, terreno, luce, temperatura, qualità dell’acqua. Senza dimenticare però, soprattutto i lavoratori migranti a ‘buon mercato’ che rendono il prodotto saporito, attraente, profumato e resistente. Il vero e unico pomodoro Pachino è quello coltivato nei territori di Pachino, Portopalo di Capo Passero e alcune zone di Noto e Ispica. All’inizio del nuovo millennio è nato un Consorzio per tutelare e garantire il pomodoro Pachino con il marchio IGP, cioè Indicazione Geografica Protetta. A dire delle numerose testimonianze ricevute, sono senz’altro più ‘protette’ le zone geografiche che i diritti dei lavoratori migranti. In questo mare di serre, infatti, i ritmi di lavoro, l’uso di prodotti chimici e le condizioni di vita sono temibili per la salute di coloro che fanno in modo che l’oro rosso sia conosciuto nel mondo. Le geografie, proprio come l’economia, sono sempre politiche e trovarsi al Sud di Tunisi rende questa parte dell’isola come una frontiera aperta, un ponte tra i due continenti. Ancora la geografia, a conclusione del soggiorno, si è avvalsa della complicità dell’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania-Fontanarossa. Nella sala d’attesa per l’imbarco il wifi gratuito funzionava a intermittenza. In cambio, nella sala, svolazzano a loro agio, con vitto e alloggio, alcuni piccioni IGP. L'articolo Anche a Pachino è più protetto il pomodoro Igp che i diritti dei lavoratori migranti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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17enne rapito a Vittoria, svolta nelle indagini: tre persone arrestate per sequestro di persona a scopo di estorsione
Un rapimento a scopo di estorsione che aveva scosso la comunità del Ragusano, e che oggi, a distanza di poco più di due mesi, vede i primi sviluppi giudiziari. La Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre persone, accusate di sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni di un 17enne di Vittoria lo scorso settembre. La vicenda risale alla tarda serata di giovedì 25 settembre: un diciassettenne figlio di un noto commerciante ortofrutticolo della zona, si trovava in una piazzetta del rione Forcone di Vittoria con un gruppo di amici. Secondo quanto ricostruito dai testimoni, due sconosciuti, con il volto coperto e armati di pistola, sono arrivati a bordo di una Panda nera. Gli autori del sequestro hanno chiamato il giovane per nome, rassicurando gli amici presenti: l’obiettivo era solo lui. Dopo averlo caricato sull’auto, scortati da un’altra Panda bianca, si sono allontanati in direzione della ex strada statale 115. Prima di fuggire, hanno lasciato a terra, sul posto, il cellulare del ragazzo. A dare immediatamente l’allarme alla polizia sono stati gli amici della vittima. Subito sono state avviate le ricerche, che hanno visto l’impiego di elicotteri e pattuglie a terra, in un’angosciante attesa durata quasi 24 ore. Il giovane è stato poi rilasciato venerdì sera e, dopo essere stato trovato sano e salvo, è stato condotto in commissariato per aiutare la Polizia a ricostruire l’accaduto. Le indagini, avviate immediatamente dopo il fatto e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catania, hanno permesso di raccogliere “gravi e determinanti elementi indiziari” a carico dei tre soggetti ora in carcere. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Catania, accusa i tre non solo del reato principale di sequestro di persona a scopo di estorsione, ma anche di reati aggravati di furto e porto e detenzione illegale di armi da fuoco. L’operazione, che si è svolta con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, ha visto l’azione congiunta degli agenti della Squadra Mobile di Ragusa, della Sisco di Catania e del Commissariato di Vittoria. I dettagli completi dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa indetta presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. L'articolo 17enne rapito a Vittoria, svolta nelle indagini: tre persone arrestate per sequestro di persona a scopo di estorsione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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