C’era un tempo in cui, per trovare un numero di telefono, si apriva un volume
spesso e pesante, si sfogliavano pagine sottili e si cercava un nome in ordine
alfabetico. Era l’elenco telefonico, oggetto quotidiano prima dell’era di
internet e degli smartphone. Oggi potrebbe sembrare un reperto d’altri tempi,
eppure in Italia continua ad arrivare nelle case e negli uffici di 2,7 milioni
di utenti, tanto da spingere l’AgCom a intervenire sulla qualità del servizio di
consegna.
Come si legge su Repubblica, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha
appena chiuso una propria istruttoria sulla distribuzione degli elenchi
telefonici cartacei. Il procedimento si è concluso con il pagamento, da parte di
Tim, di un’ammenda di 20.658 euro tramite oblazione, formula che chiude il caso
senza arrivare a una sanzione più pesante. Ma l’archiviazione non equivale a un
via libera pieno: l’AgCom, infatti, ha chiesto a Tim di migliorare il sistema di
recapito e soprattutto di rendere più trasparenti le informazioni fornite ai
destinatari. Il punto, per l’Autorità, è che la ricezione del “volumone” non è
sempre lineare. Per ridurre smarrimenti e disguidi, il Garante chiede che
famiglie e imprese siano avvisate in modo più esplicito sul periodo dell’anno in
cui avverrà la consegna, attraverso una comunicazione “ben visibile” nella
bolletta che precede il recapito. Inoltre, va chiarito il luogo esatto in cui
l’elenco viene lasciato, così da rendere verificabile e tracciabile la consegna
anche nei casi in cui non avvenga a mano.
L’istruttoria nasce da un filone di segnalazioni che negli ultimi mesi ha
riportato l’elenco telefonico sotto i riflettori. Alla base ci sono le inchieste
di “Striscia la Notizia”, che ha parlato di “servizio fantasma”, sostenendo che
molte persone e aziende pagherebbero l’elenco ma non lo riceverebbero. Alla
denuncia mediatica si è aggiunto un esposto formale del Codacons. L’aspetto
economico, pur limitato nella cifra, è centrale nella contestazione: la famiglia
paga 3,9 euro l’anno per l’elenco, mentre l’impresa 5 euro.
Davanti all’AgCom, Tim ha impostato la propria difesa su alcuni punti chiave. Il
primo riguarda il meccanismo introdotto nel 2015, dopo sollecitazioni
dell’Antitrust: per i nuovi abbonati alla linea fissa, l’invio dell’elenco
avviene con sistema di “opt-in”, cioè soltanto dopo un consenso esplicito del
cliente. Il secondo punto riguarda la logistica: Tim ha indicato in ItaliaOnline
il soggetto incaricato della distribuzione e ha sostenuto che la società
fornisce una certificazione di avvenuta consegna. Su quest’ultimo passaggio
l’istruttoria evidenzia, però, un limite pratico: la certificazione non è
necessariamente una prova “certa” del recapito al destinatario. La soluzione più
solida sarebbe acquisire la firma di chi riceve, ma questo renderebbe il
servizio più costoso rispetto al modello attuale. Tim ha inoltre parlato di
“poche migliaia di reclami” e ha ricordato che, nei casi di mancata consegna,
riconoscerebbe il rimborso della somma pagata, cioè 3,9 euro per le famiglie e 5
euro per le imprese.
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cartaceo, il Garante “rimprovera” Tim: “Migliorare la consegna a chi lo
richiede” proviene da Il Fatto Quotidiano.