L’economia mondiale supera senza crolli l’anno del ritorno di Donald Trump alla
Casa Bianca e di un aumento senza precedenti del livello medio dei dazi. Ma
l’equilibrio è instabile. Nell’aggiornamento di gennaio del World Economic
Outlook, il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo la crescita globale
attesa per il 2026 al 3,3%, due decimi in più rispetto alle stime di ottobre, e
prevede nel 2027 un rallentamento solo marginale al 3,2%. Ma mentre Stati Uniti,
Spagna, Germania e Francia incassano revisioni positive, l’Italia è l’unico
grande Paese dell’Unione europea a vedere una correzione al ribasso. Brutto
colpo per la premier Giorgia Meloni, che ha annunciato che il tema della
crescita, insieme a quello della sicurezza, è il suo “grande focus di
quest’anno”.
Secondo il Fondo, dopo il +0,5% del 2025 quest’anno – l’ultimo con il Pnrr in
corso d’opera – il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,7%, un decimo in meno
rispetto alla previsione di ottobre e alla stima della Commissione Ue, che già
vedeva l’Italia tornare fanalino di coda nell’Unione. Per il 2027 arriva invece
un lieve ritocco al rialzo a +0,7%. Crescita quasi al palo, insomma, in un
contesto europeo che pur restando debole rispetto agli Stati Uniti mostra
segnali di recupero più diffusi.
L’Eurozona vede infatti la crescita 2026 salire all’1,3% (+0,1%), la Germania
all’1,1%, la Francia all’1% e la Spagna al 2,3% (+0,3%), quest’ultima con la
revisione più consistente. Alla base della revisione positiva a livello globale
c’è soprattutto il boom degli investimenti tecnologici, trainati
dall’intelligenza artificiale. Un fattore che, secondo il Fondo, sta compensando
l’impatto negativo dello choc commerciale e dell’incertezza legata ai dazi. Il
contributo maggiore arriva da Nord America e Asia, dove l’adozione dell’IA sta
sostenendo produttività, mercati finanziari e fiducia delle imprese. Per gli
Stati Uniti la crescita 2026 viene rivista al 2,4%, tre decimi in più rispetto
alle stime precedenti, mentre la Cina sale al 4,5%.
Il capo economista del Fondo, Pierre‑Olivier Gourinchas, ha però messo in
guardia da una lettura troppo ottimistica: la resilienza dell’economia globale è
trainata in gran parte da pochi settori, e questo aumenta le vulnerabilità in
caso di choc. Non solo: lo scenario centrale del Fondo si basa sull’ipotesi che
le tariffe restino ai livelli attuali. Nelle proiezioni, la tariffa effettiva
stimata per gli Stati Uniti verso il resto del mondo è attorno al 18,5% e viene
assunta come stabile. Ma un’eventuale escalation commerciale cambierebbe le
carte in tavola. La volatilità dei dazi tende a frenare investimenti e consumi,
alimentando incertezza e risparmio precauzionale. Se le tensioni dovessero
intensificarsi, l’impatto sulla crescita potrebbe diventare significativo già
nel 2026. In questo quadro, pur senza fornire “raccomandazioni su quali
dovrebbero essere le misure di politica commerciale” dopo la minaccia Usa di
nuovi dazi nei confronti dei Paesi che sostengono la Groenlandia il capo
economista del Fmi ha invitato “tutte le parti a cercare una soluzione che
mantenga aperto il sistema commerciale, che garantisca regole stabili e
prevedibili e che consenta alle imprese di prendere decisioni in materia di
investimenti e catena di approvvigionamento con un certo grado di certezza”.
A sostenere il quadro macro contribuisce invece il fronte energetico. Secondo il
Fondo, l’offerta di petrolio resta ampia e questo sta spingendo i prezzi al
ribasso, con effetti disinflazionistici attesi anche nel 2026. Ma o rischi
geopolitici sono rilevanti: eventuali interruzioni delle esportazioni iraniane –
pari a circa l’1,5% dei consumi mondiali – o nuove tensioni in Medio Oriente
potrebbero rapidamente invertire la tendenza, riaccendendo pressioni sui prezzi
dell’energia.
L'articolo L’Fmi alza le stime di crescita globali 2026 ma taglia quella
dell’Italia. Che torna ultima in Ue per aumento del pil proviene da Il Fatto
Quotidiano.