Le previsioni del 2026 sono positive: gli investimenti torneranno a crescere
(+5,6% su base annua), le opere pubbliche segneranno un progresso del 12% e pure
il mercato della riqualificazione abitativa, dopo la depressione causata dalla
fine del superbonus, potrebbe crescere del 3,5% grazie alla proroga per 12 mesi
degli incentivi fiscali prevista nell’ultima legge di bilancio. Così oggi
l’Associazione nazionale dei costruttori edili ha potuto affermare che il
settore delle costruzioni è “il motore del pil e dell’occupazione”: tra il 2021
e il 2025, secondo l’Ance, ha generato da solo 350mila nuovi posti di lavoro,
portando a un aumento del 20% dell’occupazione complessiva grazie alla
realizzazione e alla manutenzione di strade, ponti, scuole, reti idriche o
energetiche. Sono i dati contenuti nell’ultima edizione dell’Osservatorio
congiunturale sull’industria delle costruzioni. I problemi potrebbero arrivare
con la fine del Pnrr, ma Federica Brancaccio, presidente dell’associazione, ha
una proposta per il governo: un grande piano per l’edilizia abitativa pubblica.
Nel 2025 non sono state comunque tutte rose e fiori: il settore delle
costruzioni ha segnato una “lieve flessione” degli investimenti dell’1,1%, ma è
stata molto inferiore alle attese che erano del -7%. La flessione è stata
causata principalmente dal calo dell’edilizia abitativa (-15,6%), solo in parte
compensata dalla “forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr” (+21%).
Nelle previsioni per il 2026, gli investimenti dovrebbero però tornare positivi
(+5,6%) grazie al rush finale per “l’ultimo miglio” del Piano nazionale di
ripresa e resilienza che “traina il comparto”. Oltre alla spinta delle opere
pubbliche (+12%), si prevede una crescita anche della riqualificazione abitativa
grazie alla proroga degli incentivi fiscali (+3,5%).
Sul Pnrr, comunque, “noi abbiamo resistito alle preoccupazioni e alle pressioni,
legittime, che avevamo. In nessuna intervista, in nessuno scritto dell’Ance voi
avete mai visto la richiesta di una proroga perché ci teniamo moltissimo che
questo diventi non il ‘Paese delle proroghe’ ma della certezza degli
investimenti, della spesa, delle riforme. Non serve una proroga, ma la
flessibilità sì”, ha sottolineato Brancaccio. “Una delle preoccupazioni che
abbiamo è proprio questa: ci sarà questa flessibilità?. Siamo a gennaio 2026, le
imprese sono non pressate, che sarebbe sano e normale, ma vivono ‘stalkerizzate’
dalle stazioni appaltati che minacciano solo penali e risoluzioni di contratti”.
Una situazione, dunque, di “incertezza” che incrocia la gestazione del Dl Pnrr.
“Siamo alle soglie di un dl che si pone tema quello del raggiungimento degli
obiettivi, e vorremo sapere: una volta fatta la rendicontazione a marzo, poi?”,
ha spiegato Brancaccio. “Ci sarà un periodo di fermo, siamo salvi dalle penali,
ci sarà la sospensione dei lavori per poi avere fondi per completarli?”. Sono le
domande che si pongono le imprese, “non è polemica”, assicura la presidente.
L’obiettivo deve essere “evitare incidente percorso: abbiamo fatto tanti e tali
sforzi, tutti in questo Paese, per fare bella figura in Ue, un incidente di
percorso a fine gara sarebbe un peccato”. Ecco perché secondo Piero Petrucco,
vicepresidente Ance per il Centro Studi, ha affermato che “il Pnrr è sotto tutti
i punti di vista una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere, dove il
nostro Paese non solo è riuscito a spendere di più e più velocemente ma ha speso
meglio, raggiungendo obiettivi e innovando i processi. Un modello virtuoso che
ha contagiato tutti: amministrazioni pubbliche, come i Comuni che hanno
registrato performance di spesa inimmaginabili fino a poco tempo fa, ma anche le
grandi stazioni appaltanti e le imprese che hanno dimostrato grande capacità
realizzativa. Grazie al Pnrr, infatti, le imprese strutturate e con più qualità
hanno trovato più spazio e si sono rafforzate sotto il profilo dimensionale e
della redditività riducendo l’indebitamento, dimostrando così di aver operato
con responsabilità e maturità finanziaria”, ha aggiunto Petrucco.
Da qui la proposta dell’Ance al governo: “Dare una casa da abitare tutti i
cittadini è il futuro del Paese, quindi un piano casa, utilizzando sempre il
modello del Pnrr, è ormai una esigenza indifferibile. Lo ha capito l’Europa, lo
ha capito il nostro governo, noi lo diciamo da anni, il futuro passa per
investire nelle città, nell’abitare e nel futuro del nostro Paese”, ha sostenuto
Brancaccio. Dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi italiani e fondi
europei evidenziati dall’Ance, il governo ha individuato – secondo
l’associazione – 7 miliardi, in aumento rispetto ai 2 previsti in precedenza,
anticipando la spesa e rafforzando la governance. “La prima cosa è la
governance, poi immaginare un ventaglio di strumenti finanziari e di credito,
dei cosiddetti fondi pazienti che possono assistere in questo grande piano che
non durerà uno o due anni, pensate che il piano Fanfani è durato ben 15 anni”. I
fondi disponibili, secondo la scheda dell’Ance, sono 970 milioni del Fondo per
il contrasto al disagio abitativo dal 2026 al 2030, circa 2,9 miliardi della
politica di coesione europea e nazionale 2021-27 e 3,2 miliardi del Fondo
sociale per il clima 2026-32. Vedremo se la proposta coglierà nel segno: tutto
sta nel definire che debba essere il beneficiario delle politiche abitative.
L'articolo Ance, previsioni rosee per il 2026: costruzioni in ripresa grazie
all'”ultimo miglio” del Pnrr proviene da Il Fatto Quotidiano.