“Non considero l’Australia un paradiso: ho affrontato difficoltà, momenti duri e
tante prove. Ma sono convinta che spesso il problema non siamo noi, bensì
l’ambiente in cui cerchiamo di crescere. Ad oggi, per quanto ami l’Italia, non è
il luogo in cui vedo il mio futuro”. Ambra Luparello, 26 anni, risponde alle
domande dell’intervista da oltre 13mila chilometri di distanza, mentre ha appena
finito il suo turno in miniera a Newman, nell’Australia Occidentale. È lì che
vive, dopo aver lasciato Ravenna quando di anni ne aveva 23.
Il desiderio profondo di viaggiare e vedere il mondo che Ambra ha avuto fin da
bambina si è trasformato nella voglia di costruire il proprio futuro altrove, a
costo di farlo anche lontano da casa. “Crescendo mi sentivo ripetere che fosse
un sogno irrealizzabile, che quando diventi adulta lavori, devi mantenerti e non
c’è né il tempo né lo spazio per inseguire ciò che realmente desideri”, ricorda
lei. “Ho sempre rifiutato quest’idea dentro di me”.
Originaria di Gela, in Sicilia, si è trasferita quasi fin da subito a Ravenna,
dove ha conseguito un diploma da perito agrario e, a causa delle difficoltà
economiche in famiglia, ha iniziato a lavorare subito dopo la scuola. “Ho svolto
lavori semplici come commessa, barista, cameriera, impiegata”, racconta.
Poi, a 20 anni, Ambra inizia a valutare seriamente l’idea di trasferirsi
all’estero, con l’Australia che si rivela il compromesso ideale: buoni stipendi
e qualità della vita, possibilità concrete di costruire un futuro solido.
“Continuavo però a rimandare, sperando di trovare qualcuno disposto a partire
con me”. Il 7 luglio 2023 è il giorno decisivo. “Mi piace pensare che in quel
momento la paura di non realizzare i miei sogni sia diventata più grande della
paura di partire da sola e così ho richiesto il visto per trasferirmi”. Quello
che Ambra ha capito è che già si trovava, in effetti, nel suo scenario peggiore:
senza sbocchi, senza un piano, senza futuro.
Ambra arriva a Perth nel settembre del 2023. I primi mesi trascorrono facendo la
cameriera e la giardiniera. Uscire dalla propria zona di comfort significa, a
volte, concedersi l’opportunità di diventare una versione migliore di sé, e
l’Australia la mette subito davanti a sfide che la “costringono a crescere”.
“Quando sono partita avevo programmato di restare solo pochi mesi, giusto per
capire se potesse fare al caso mio. L’Australia però, mi ha colpita
immediatamente”, continua. In questi tre anni trascorsi dall’altra parte del
mondo Ambra ha lavorato in aziende agricole, in fabbrica e, dall’inizio del
2025, in miniera. Le giornate cambiano completamente a seconda che si trovi in
“swing” o a casa. “Lavoro due settimane consecutive, sette giorni su sette, per
11 ore e mezza al giorno. Poi ho una settimana libera”. Il suo ruolo è quello di
aiuto cuoca nella cucina del sito minerario e occasionalmente si occupa anche
della pulizia delle stanze e degli uffici: questo perché chi lavora in miniera
vive direttamente sul sito per le due settimane di turno.
Pur considerando sempre anche i lati negativi dell’esperienza per mantenere un
racconto onesto e realistico, va detto che in Australia Ambra ha trovato una
qualità della vita superiore e un ritmo di vita più sereno. La vicinanza
geografica con l’Asia, inoltre, le ha permesso di viaggiare spesso, “cosa che
per me ha sempre avuto un grande valore”.
Il costo della vita a Perth è più alto rispetto all’Italia, ma è “proporzionato
agli stipendi”. Per fare un esempio concreto, il salario minimo parte da circa
30 dollari l’ora per i contratti casual (a chiamata) e 24 dollari l’ora per i
full-time, equivalenti rispettivamente a circa 17 e 13,70 euro lordi. “Non sono
cifre medie ma il minimo per legge”, spiega la ragazza di origini siciliane. Per
il lavoro in miniera Ambra guadagna dai 1.500 ai 3mila dollari australiani
(rispettivamente 887 e 1.775 euro) a settimana. “Dipende dal tipo di contratto –
aggiunge – e la settimana di riposo può essere pagata oppure no”. La differenza
più grande però è il modo in cui le persone vengono trattate sul posto di
lavoro. “Non esiste quella gerarchia rigida che spesso intimorisce: i manager
sono alla mano, disponibili e realmente interessati al benessere del team. Non è
tutto perfetto e ho vissuto anche situazioni difficili, ma nella maggior parte
dei casi ho trovato ambienti sani, stipendi adeguati e rapporti umani migliori
rispetto a quelli a cui ero abituata”.
Da quando è arrivata in Australia Ambra ha iniziato poi a condividere sui social
la sua esperienza quotidiana, tra lavori, sfide, curiosità e risposte alle
domande che arrivavano. Nel tempo il pubblico è cresciuto e oggi il canale le ha
permesso di trasformare la sua esperienza in un lavoro, e così è diventata anche
creator di contenuti sui social.
Eppure, all’inizio molti non capivano perché dovesse andare così lontano invece
di scegliere una meta europea. “Io, però – risponde lei – ho sempre avuto una
visione molto chiara: go big or go home. Mia nonna mi diceva sempre che le cose
o si fanno bene o non si fanno”. Ad Ambra piacerebbe costruirsi il suo futuro in
Australia, anche se non dipende solo da lei: i requisiti per ottenere una
permanenza stabile sono complessi e molto specifici. Se l’Australia non dovesse
essere un’opzione a lungo termine, valuterebbe certamente un’altra destinazione
all’estero. “Non credo che, al momento, l’Italia offra ai giovani le stesse
opportunità lavorative che si possono trovare fuori, soprattutto per chi ha
competenze o specializzazioni”.
Quando si è trasferita, qualcuno scrisse nei commenti sotto a uno dei suoi
video: “C’era bisogno di andare fino in Australia per potare le piante?”. Ecco,
quello che molte persone non comprendono è che “i giovani non partono per
diventare camerieri o lavorare nelle fattorie per passione – risponde –, ma
perché anche con lavori umili qui puoi permetterti una vita dignitosa, vivere da
solo, arrivare a fine mese senza ansia – conclude –. E persino risparmiare”.
Come diceva sua nonna: le cose o si fanno bene o non si fanno.
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L'articolo “La mia vita nelle miniere in Australia. Non è un paradiso, ma in
Italia non vedo futuro” proviene da Il Fatto Quotidiano.