“La crisi industriale non è alle spalle, è strutturale, diffusa e sta
peggiorando”. È la denuncia arrivata nei giorni scorsi dalla Cgil, che ha
commentato i dati Inps diffusi a fine gennaio. Nel solo 2025 sono state
autorizzate quasi 560 milioni di ore di cassa integrazione, in un aumento del
10% rispetto al 2024. Intanto i tavoli di crisi aperti al ministero delle
Imprese e del Made in Italy coinvolgono 103 aziende e 131.035 lavoratori, a cui
bisogna aggiungere i numeri delle vertenze gestite dalle Regioni. E il dato più
“inquietante” è la composizione della cassa. La Cig ordinaria, che dovrebbe
accompagnare difficoltà temporanee, diminuisce, mentre quella straordinaria
esplode: +58% in un solo anno, oltre 275 milioni di ore autorizzate, con un
incremento che nell’industria supera il +69%.
Si tratta quindi di crisi strutturali. “La Cigs non accompagna la ripresa, ma
ristrutturazioni senza piani industriali, dismissioni, chiusure mascherate. Le
reindustrializzazioni annunciate restano sulla carta. I lavoratori restano
sospesi”, attacca il sindacato evidenziando tra l’altro il divario tra ore
autorizzate e ore utilizzate che “racconta la paura di scenari incerti, che però
si traducono sempre in riduzioni di orario, flessibilità e perdite di salario
per le lavoratrici e i lavoratori”.
Dal punto di vista regionale, la Lombardia, il Veneto e il Piemonte sono le aree
con il maggior numero di ore di cassa integrazione autorizzate. A livello
settoriale, la meccanica è il settore che ha registrato il maggior numero di ore
e il maggiore aumento, +17%, seguito da metallurgia (+20%), trasporti e
comunicazioni (+124%). L’aumento della cassa integrazione straordinaria è
visibile in tutti questi settori, segnalando una continua difficoltà nelle
imprese industriali. Dall’analisi dei dati curata dal Centro Studi
Lavoro&Welfare, di cui dà conto Il Sole 24 Ore, emerge che le ore di Cig
equivalgono a 261mila lavoratori a casa, con la perdita di oltre 1,7 miliardi di
reddito netto: in media 6mila euro per ogni lavoratore in cig a zero ore tutto
l’anno.
Questo calo strutturale di ore lavorate dalla manifattura ai servizi – dice il
direttore del centro Cesare Damiano al Sole – “sta caratterizzando il nuovo
profilo produttivo del nostro Paese. Il dato preoccupa perché la perdita di
occupazione e di ore lavorate nella manifattura significa una diminuzione del
lavoro nei settori con maggiori retribuzioni e stabilità, con una diminuzione
della qualità del lavoro e un segnale di potenziale deindustrializzazione del
Paese”.
“Scoppiano le ore di cassa integrazione straordinaria, campanello di allarme di
una crisi che può diventare irreversibile. I lavoratori perdono in media 6mila
euro di stipendio netto: Lombardia, Piemonte e Veneto guidano la classifica con
milioni di ore senza lavoro per un esercito di cassintegrati”, commenta sui
social il leader M5s Giuseppe Conte. “Noi le nostre proposte le avevamo fatte:
abbiamo presentato in Europa un piano di investimenti, un nuovo Recovery per
l’industria, abbiamo chiesto di rinegoziare quel folle Riarmo, la firma del
Governo Meloni a Bruxelles sui vincoli del Patto di stabilità che strangola
l’Italia su tutto tranne che sulle spese militari. Abbiamo fatto proposte per il
potere d’acquisto dei cassintegrati, per il caro-energia delle aziende, per
mettere i soldi in un piano di rilancio prendendoli da chi fa profitti mostruosi
e non redistribuisce quella ricchezza: giganti del web, banche, industria
militare. Abbiamo ricevuto indifferenza. Qui rischiamo un deserto industriale”.
Per Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, “Giorgia Meloni continua a
raccontare l’Italia come una specie di miracolo economico a bassa voce, dove
tutto cresce tranne le lamentele dell’opposizione. Peccato che cresca
soprattutto la cassa integrazione. E quando cresce la cassa integrazione, di
solito, è perché l’economia frena”.
L'articolo Nel 2025 cassa integrazione a +10%. E quella straordinaria esplode
(+58%). “È una crisi industriale strutturale” proviene da Il Fatto Quotidiano.