Licenziata, dopo trent’anni di lavoro, per meno di 3 euro. Ancora una volta
l’azienda protagonista è la Pam Panorama. Dopo i licenziamenti per il “test del
carrello” e la sospensione senza stipendio di decine di lavoratori ritenuti non
più adatti a svolgere le loro mansioni, è emersa una nuova vicenda che coinvolge
l’azienda della grande distribuzione organizzata. Ancora una volta in Toscana, a
Grosseto. I fatti risalgono ai primi giorni di settembre e ora sono
all’attenzione del giudice del lavoro del tribunale di Grosseto.
La dipendente ha appena concluso il turno nel suo supermercato e decide di fare
la spesa prima di tornare a casa. Dopo aver pagato, uscendo dal punto vendita,
le si rompe una busta e un flacone di detersivo cade a terra, rompendosi.
Rientra, scambia qualche battuta con i colleghi e con il responsabile,
avvertendo della pozza scivolosa che si è creata sul pavimento, e dopo aver
preso un nuovo flacone esce. Nessuno le chiede di pagare di nuovo, o tenta di
fermarla. Nessuno le contesta nulla sul momento. Poche settimane dopo arriva la
lettera dell’azienda: licenziamento per giusta causa, per aver sottratto della
merce.
Sarà la magistratura a dire se il licenziamento è stato legittimo, ma intanto la
vicenda alimenta una domanda: fino a che punto il controllo e la repressione
possono sostituire il rapporto fiduciario con lavoratori che, da anni,
garantiscono il funzionamento quotidiano dei supermercati? “Si tratta di un
provvedimento del tutto sproporzionato che si inserisce in una lunga lista di
comportamenti illegittimi messi in atto dall’azienda”, commenta a
ilfattoquotidiano.it Roberto Brambilla della Filcams Cgil. “La lavoratrice ha
agito alla luce del sole, in buona fede, mettendo a conoscenza i colleghi, e il
responsabile, della sostituzione dell’articolo. Non c’era l’intento
fraudolento”. Tanto che non risulta alcuna denuncia penale a carico della donna.
Per una violazione di questo tipo è configurabile un richiamo. Eventualmente una
multa, nel caso in cui l’azienda voglia fare la voce grossa. “Invece è stata
scelta la sanzione massima nei confronti di una dipendente con trent’anni di
servizio e nessun precedente disciplinare. È un messaggio per tutti gli altri
lavoratori. Un misura esemplare”. Brambilla, che spera ancora in un passo
indietro da parte di Pam, sottolinea che la vertenza di Grosseto è legata a
doppio filo ad altri episodi, avvenuti in Toscana e nel Lazio. “In questi
territori ci sono i punti vendita più storici, al cui interno lavorano i
dipendenti con più anzianità. Non è un caso. Sono comportamenti discriminatori
di un’azienda che sta cercando di mettere fuori dalla porta questa tipologia di
lavoratori. Sono escamotage per tagliare i costi”. E aggiunge: “Pam continua a
negarsi ai tavoli di confronto. Accetti di sedersi con noi e ci smentisca”.
Quello di Grosseto non è un caso isolato. Negli ultimi mesi Pam Panorama è stata
più volte al centro delle cronache sindacali, soprattutto in Toscana. A
dicembre, a Siena e Livorno, due lavoratori sono stati licenziati dopo non aver
superato il cosiddetto “test del carrello”: un finto cliente nasconde prodotti
nel carrello per verificare l’attenzione del personale di cassa. In un altro
caso, una cassiera con 36 anni di esperienza è stata sospesa per non aver notato
un mascara nascosto in una busta di castagne. E ancora: decine di dipendenti
over 50 – alcuni inquadrati come lavoratori fragili o appartenenti alle
categorie protette – sospesi senza stipendio, dopo che l’azienda aveva reso più
stringenti i parametri di idoneità fisica. All’improvviso non erano più adatti a
svolgere le loro mansioni, né ricollocabili. Se per Pam si è trattata di una
misura necessaria per la sicurezza, per i sindacati è stato solo un modo per
aggirare le tutele contro i licenziamenti collettivi.
Tra i dipendenti non c’è molta voglia di esporsi. Anche chi ha subito le
decisioni dell’azienda spesso preferisce non parlare. L’aria è pesante e
condiziona anche la solidarietà tra gli stessi colleghi. Tra i lavoratori c’è
diffidenza e paura. “Al di là del caso locale, quello che traspare è il clima
aziendale. Basta il minimo episodio per rompere il rapporto di fiducia tra
datore e dipendente”, commenta Brambilla. Secondo il sindacalista, una
situazione del genere difficilmente può far bene all’azienda, visto che i
lavoratori dei supermercati sono il primo filtro con i clienti. “È chiaro che il
settore sta vivendo un arretramento, per via dei tanti competitor che si stanno
affacciando al mercato. Ma Pam potrebbe implementare altre forme di business per
rilanciarsi, al posto di ridurre la forza lavoro”, conclude Brambilla.
L'articolo Dipendente Pam licenziata per un detersivo da 3 euro. Filcams Cgil:
“Sproporzionato, è un messaggio a tutti i lavoratori” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a
morire sul lavoro. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone
hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue,
per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in
più rispetto al 2019. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i
dodici mesi del 2025. Seppur provvisori – le denunce vengono infatti via via
analizzate – indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila
occupati.
I comparti nei quali si verifica il maggior numero di incidenti mortali restano
l’Industria&servizi e l’Agricoltura, con 674 e 106 casi, rispettivamente in
leggera diminuzione (erano state 686 nel 2024) e in aumento (102 casi nel 2024).
Mentre tra i lavoratori statali si sono registrati 12 decessi, tre in più
rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i settori, si evidenziano
incrementi nelle Attività manifatturiere (da 101 a 117 decessi denunciati) e nel
Commercio (da 58 a 68), mentre leggeri cali si evidenziano nelle Costruzioni (da
156 a 148), nel Trasporto e magazzinaggio (da 111 a 110), nelle Attività di
alloggio e ristorazione (da 27 a 22) e nella Sanità e assistenza sociale (da 17
a 10).
L’Inail ha anche scorporato le denunce di morte per area geografica registrando
aumenti al Sud (da 181 a 187) e nel Nord-Est (da 164 a 167), mentre sono calate
le Isole (da 92 a 81), il Nord-Ovest che resta comunque l’area con il maggior
numero assoluto di morti (da 205 a 203) e il Centro (da 155 a 154). Tra le
regioni con i maggiori aumenti si segnalano Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14
entrambe), Marche (+12) e Liguria (+5), mentre per i cali più evidenti Lombardia
(-18), Lazio (-13), Sardegna (-9) ed Emilia Romagna (-6) dove nel 2024 si
verificò la strage nell’impianto Enel Green Power che provocò 7 decessi.
La diminuzione rilevata nel confronto dei periodi gennaio-dicembre 2024 e 2025 è
legata sia alla componente maschile, le cui denunce mortali in occasione di
lavoro sono passate da 750 a 749, sia a quella femminile (da 47 a 43). Aumentano
le denunce dei lavoratori stranieri (da 176 a 182), in riduzione quelle degli
italiani (da 621 a 610). L’analisi per classi di età evidenzia incrementi delle
denunce mortali nella fascia 40-49 anni (da 137 a 148 casi) e 55-64 anni (da 279
a 300) e riduzioni tra gli under 40 (da 143 a 130), tra i 50-54enni (da 133 a
128) e tra gli over 64 (da 103 a 85).
Per quanto riguarda le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto
degli studenti) presentate all’Inail nel 2025 sono state 416.900, in aumento
dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al
2023, del 23,8% sul 2022, del 4,1% sul 2021, dell’11,0% sul 2020 e del 9,7% sul
2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del
lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento
dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di
lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si
evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce di
infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019
alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un
aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727).
A questi bisogna aggiungere i dati relativi ai casi in itinere e che riguardano
gli studenti. Nel primo caso si sono registrati 99.939 casi, in aumento del
3,2%, di cui 293 con esito mortale. Per quanto riguarda gli studenti, invece, le
denunce sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024.
Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti
coinvolti nei percorsi ‘formazione scuola-lavoro’, in riduzione dell’8,2%
rispetto al 2024. I casi mortali denunciati all’Inail risultano essere otto
contro i 13 del 2024.
L'articolo Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli
studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal
cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area
della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il
lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati,
sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia
dei silos.
“Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e,
ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea
Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere
causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro
familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno
concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le
istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano
regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato
uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore,
di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a
mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della
Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle
istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità
dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio,
devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”.
Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è
importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e
Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul
lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che
dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie,
strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la
normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa
l’umanità”.
L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero:
“Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata reintegrata sul posto di lavoro e risarcita con un’indennità di 12
mensilità un’operaia di Forlì licenziata con l’accusa di essere andata al mare
invece di assistere la madre malata dopo aver chiesto un congedo straordinario.
Per i giudici il suo allontanamento, deciso dall’azienda nel 2023, è stato
ingiusto.
Come raccontato dal Corriere della Sera, il datore di lavoro sulla base di una
relazione investigativa interna aveva rilevato che la lavoratrice – una
carrellista assunta a tempo indeterminato – aveva chiesto un congedo per dare
assistenza alla madre ma in più occasioni era invece andata in uno stabilimento
balneare di Cesenatico. Di lì la contestazione disciplinare e il successivo
licenziamento, che la donna ha impugnato.
Il tribunale civile le ha dato ragione perché le poche ore trascorse al mare
servivano a “recuperare un po’ di energie” mentre il resto della giornata era
effettivamente dedicato all’assistenza della madre, anche con il supporto del
fratello. Peraltro la stessa relazione investigativa aveva confermato che la
lavoratrice accompagnava regolarmente la madre dal medico, in farmacia e a fare
la spesa.
La 40enne quindi “deve essere reintegrata immediatamente e risarcita con 12
mensilità, oltre ai contributi maturati dal momento del licenziamento”.
L'articolo Il tribunale reintegra un’operaia licenziata: per l’azienda era
andata al mare invece di assistere la madre malata proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Enzo Ravanelli
Ebbene sì, nonostante giorni fa sia stata annunciata la rinuncia alla cessione
di Telecontact a DNA ex art. 47, la TIM – grazie al rinnovo del CCNL di settore
che era fermo da 35 mesi, e con la complicità dei Sindacati, i quali, prima
hanno spinto colpevolmente affinché i lavoratori approvassero la bozza di
accordo da loro siglata a novembre, poi hanno cercato di convincere noi di
Telecontact che nell’accordo era prevista la non applicazione di condizioni
contrattuali svantaggiose – ci ha comunicato che ci verrà applicata la
disciplina del CRM/BPO (Customer Relationship Management/Business Process
Outsourcing, cioè l’esternalizzazione della gestione delle relazioni con i
clienti a fornitori specializzati, nda).
Questo cosa vuol dire? In primis, prenderemo un aumento di stipendio di soli 50
euro lordi ad aprile 2026 (per il 5° livello) anziché di 100 euro lordi a
gennaio 2026 (per il 5° livello) come il resto delle aziende facenti parte del
Gruppo Tim. Saremo trattati da azienda in outsourcing, prima passo per una
futura vendita (probabilmente ce ne sarà una nuova ex art. 47) e conseguente
uscita dal Gruppo TIM. Tutto questo nel silenzio – assordante – dell’azionista
di riferimento, cioè Poste Italiane.
Nel frattempo è partita l’annunciata “ristrutturazione” con la sostituzione di
alcuni dei vertici aziendali di Telecontact.
Ovviamente noi dipendenti siamo intenzionati a continuare la nostra battaglia
che, ovviamente, sarà rivolta non solo al mantenimento dei nostri posti di
lavoro, ma anche a rimanere all’interno del Gruppo Tim, eliminando la disciplina
del CRM/BPO ed applicando quella del CCNL delle Telecomunicazioni.
IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI
CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA
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INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL
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RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA”
POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE.
L'articolo Ceduti no ma esternalizzati: perché il piano B di Tim per Telecontact
inguaia noi dipendenti più di prima proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una “opportunità di business”, non una delocalizzazione. Con quali risorse resta
da capire, visto che il 27% delle aziende dell’indotto, secondo un rapporto di
Pwc, è in “distress finanziario”, strozzata da volumi in calo con margini
ridotti e fatturato contratto mentre gli investimenti sono stati alti. Nel
giorno del faccia a faccia tra Stellantis e le aziende piemontesi della
componentistica auto per invitarle ad aprire proprie filiali in Algeria, a
supporto della fabbrica di Tafraoui dove il gruppo franco-italiano sta portando
avanti importanti investimenti, si accende un faro sulla manovra tentata dalla
multinazionale controllata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Ad avviso di
Stellantis, l’incontro con i propri fornitori può aprire “nuove opportunità di
business”, mentre i suoi investimenti in Italia latitano.
“IL NORD AFRICA NON È IN COMPETIZIONE”
“L’incontro svoltosi oggi non ha nulla a che fare con delocalizzazioni o
produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma si tratta di
un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino”, sostiene
Stellantis escludendo che l’ecosistema industriale che intende implementare in
Nord Africa sia in competizione con quello europeo.
INCENTIVI LOCALI E MANODOPERA A BASSO COSTO
Si tratta tuttavia delle stesse aziende che negli ultimi anni hanno patito più
di tutte la contrazione della produzione del gruppo in Italia, fino al record
negativo di 213mila vetture sfornate nel 2025, mai così poche dal 1954. Insomma:
il comparto in questo momento non ha grandi risorse per investire e, spingere
verso l’Algeria, lasciando immaginare incentivi locali e costi certamente bassi
per la manodopera, rappresenta un rischio per le fabbriche italiane.
PWC: “ITALIA MERCATO A BASSA PRODUZIONE”
Anche perché i volumi ridicoli dell’ultimo biennio si sono tradotti, secondo
un’analisi di Pwc, in un momento delicatissimo che risente anche del contesto
stagnante di vendite in Europa: “Nel 2025 la filiera della componentistica ha
subito gli effetti della contrazione dei volumi di produzione di veicoli in
Europa ed in Italia, ai minimi storici – si legge nel rapporto – La produzione
di veicoli continua a spostarsi dall’Europa verso la Cina, l’India e il Sud-Est
asiatico configurando l’Italia come mercato a bassa produzione locale ed elevata
incidenza di autovetture importate”.
LO STUDIO: FATTURATO GIÙ DEL 15%
I risultati? Secondo Pwc, tra i primi 315 operatori della componentistica
automotive italiana, il mercato ha registrato un calo del fatturato del 15%
rispetto al picco del 2023, con una marginalità in ulteriore contrazione
rispetto al 2024, dovuta principalmente alla difficoltà nell’assorbire i costi
fissi a seguito del calo dei ricavi. Così ad oggi il 27% delle aziende, sostiene
Pwc, è in distress finanziario. Esistono profitti solidi, specifica la
multinazionale della consulenza, “per chi punta sull’aftermarket e sul mercato
dei veicoli pesanti”.
LE FUSIONI COME STRUMENTO PER SOPRAVVIVERE
Per il futuro, Pwc vede numerose operazioni di acquisizione o fusione trainate
da investitori e buyer stranieri. La posizione di Stellantis, tra l’altro,
secondo i sindacati resta un suggerimento ad “abbandonare il territorio” invece
di “difendere e rilanciare l’eccellenza manifatturiera locale”. In una
lettera-appello alle aziende dell’indotto firmata da Fim, Fiom, Uilm, Fismic,
Uglm e Associazione Quadri, si ricorda che negli ultimi anni sono già state
perse 500 aziende e 35.000 posti di lavoro: “Non è solo una statistica, ma una
ferita aperta nel nostro tessuto sociale”.
I SINDACATI CHIEDONO RESPONSABILITÀ
Così oggi – proseguono – “migliaia di noi vivono nell’incertezza, tra salari
ridotti dalla cassa integrazione e la mancanza di un piano industriale di lungo
respiro. Questo declino è stato accelerato dal progressivo disimpegno di
Stellantis, che ha dirottato risorse e modelli strategici verso altri poli
produttivi, privando Torino del suo ruolo centrale”. Da qui la richiesta:
“Un’assunzione di responsabilità: il futuro di Torino si costruisce restando
qui, valorizzando il lavoro e restituendo dignità a chi, con fatica, continua a
sostenere l’economia di questa provincia”.
L'articolo Stellantis: “L’Algeria? Nuove opportunità per le aziende
dell’indotto”. Ma Pwc avvisa: “Una su 4 in distress finanziario” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha emesso, su richiesta della Procura di
Prato un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione
dell’Amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa, società per
azioni, con sede legale a Nola (in provincia di Napoli), molto nota nel mercato,
con punti vendita presenti in tutto il territorio nazionale.
ESTERNALIZZAVA A TERZISTI CHE SFRUTTAVANO
Dal 2022 a oggi, secondo la Procura di prato, Piazza Italia ha esternalizzato
una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento,
avvalendosi dell’attività svolta da due imprese radicate in Prato, (Infinity
Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. ) gestite nel tempo dai medesimi
imprenditori cinesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di
sfruttamento del lavoro. Un sistema della produzione – secondo la Procura –
basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi
margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di
produzione.
LE ISPEZIONI ALLA BASE DELL’INCHIESTA
Nel decreto del Tribunale che dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza
Italia si descrivono le due fasi delle indagini svolte a Prato nei confronti
delle due imprese terziste. All’origine di tutto c’è stato il “controllo
ispettivo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno in data 19
giugno 2023 presso la ditta Infinity Design di Tang Xiyan con sede a Prato in
via Galcianese”. Poi ci sono state due informative della Polizia municipale di
Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza di Prato datate 26 giugno 2024 e 22
maggio 2025.
I LAVORATORI SENZA CONTRATTO E IRREGOLARI
Il controllo dell’Ispettorato di Treviso del giugno 2023 “svolto nell’ambito del
progetto di vigilanza ALT Caporalato D.U.E.” riscontrava che ben 5 dei 15
lavoratori identificati ossia F.B. (nato in Senegal il …1999) E.C. (nata in Cina
il …1965 ) X.H. (nata in Cina il …1979), S. W. (nato in Mali il …1966) e Y.C.
(nato in Cina …1969) risultavano operare ancorché non regolarmente assunti,
inoltre i i primi 3 erano anche irregolari sul territorio nazionali in quanto
sprovvisti di permesso di soggiorno”.
IL TESTIMONE: “35 EURO AL GIORNO PER 12 ORE”
La Procura guidata da Luca Tescaroli prosegue le sue indagini grazie alla
collaborazione di un operaio irregolare del Mali che parla agli inquirenti: “il
lavoratore in nero S.W, a precise domande rispondeva asserendo che la sua paga
giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore
di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna
restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”. Un altro lavoratore
africano viene raggiunto dagli operatori sociali del Progetto Soleil e prende
coraggio. Testimonia anche lui il 3 febbraio 2024 e fornisce “dettagli che
confermavano il narrato già reso da S.W.”.
LE PERQUSIZIONI E LE INTERCETTAZIONI
Si entra così nella seconda fase dell’indagine: perquisizioni e
video-intercettazioni. “Al fine di rilevare i volumi di affari dellIa Infinity
design nonché i principali soggetti committenti, l’AUSL acquisiva dalla Guardia
di Finanza le relative fatture, la cui analisi – scrivono i pm di Prato –
conferma importante rapporti di interessi con svariate imprese tra le quali
anche il noto marchio Piazza Italia spa”.
I RAPPORTI COMMERCIALI CON PIAZZA ITALIA
La ricostruzione dei fatti della Procura di Prato prosegue così: “L’attività di
perquisizione inoltre, consentiva la cristallizzazione dei rapporti commerciali
sussistenti tra gli indagati e Piazza Italia Spa”, marchio molto noto nella
fascia medio-bassa della clientela. Va sottolineato che Piazza Italia Spa e i
suoi amministratori, non sono indagati. La società è comunque soggetta alla
misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con
le società dei soggetti indagati che producevano i capi poi venduti al grande
gruppo campano. L’amministrazione giudiziaria è un istituto giuridico definito
di “prevenzione mite” che può essere adottato quando vi sono “sufficienti
indizi” per ritenere che le attività economiche possano agevolare l’attività di
soggetti già sottoposti a procedimenti penali per intermediazione illecita o
sfruttamento del lavoro.
“AGEVOLAZIONE PER COLPEVOLE INERZIA”
Nel decreto di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione
giudiziaria si legge “ritiene il Tribunale che possa dirsi comprovata una
agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza) da parte di Piazza
Italia s.p.a., dei soggetti indagati nel procedimento penale n. 5065/23 RGNR PM
Prato, ovvero di Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle (quali
amministratori di fatto di Infinity Design di Tang Xlyan e Chic Girl s.r.l.) In
relazione al reato di cui all’art. 603 bis 1 comma, n.2 c.p. oggetto di
indagine”.
LA SOCIETÀ IN AMMINISTRAZIONE PER UN ANNO
Il Tribunale dunque ritiene Piazza Italia Spa “terza rispetto ai soggetti
agevolati e al sistema di imprese a questi riferibile”. Quindi si ricorre alla
misura di prevenzione ‘mite’ dell’amministrazione perché “vi sono elementi per
formulare una prognosi positiva in ordine alla sanabilità della società
attraverso l’amministrazione giudiziaria”. La durata dell’amministrazione
giudiziaria di Piazza Italia Spa stabilita dal Tribunale è di un anno, salve
successive proroghe. Il giudice delegato alla procedura dal Tribunale è Alessio
Innocenti. Mentre l’amministratore giudiziario scelto è l’avvocato Marcella
Vulcano.
FARO SU FORNITORI E FILIERA
L’avvocato Vulcano dovrà ora esaminare tutti i contratti con i fornitori,
verificare la filiera in una logica tesa a evitare i comportamenti vietati
dall’articolo 603 bis. Dovrà rivedere i contratti a partire da quelli con le
società al centro delle indagini, cioé Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl
Srl, e infine presentare una relazione particolareggiata al giudice. Per il
Tribunale di Prevenzione di Firenze, Piazza Italia Spa ha colposamente agevolato
l’attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori cinesi
delle due imprese che si sono succedute nel tempo all’interno del medesimo sito
produttivo di Prato nel mirino degli investigatori.
“PIAZZA ITALIA NON CONTROLLAVA IL LAVORO”
La “colpevole inerzia e la mancata vigilanza” secondo il comunicato diffuso dal
procuratore di Prato consisterebbe nel “non aver mai verificato la reale
capacità imprenditoriale delle imprese terziste, alle quali aveva affidato parte
significativa della sua produzione che sono risultate impiegare anche maestranze
in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti
di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e
alloggiative degradanti”.
IL VANTAGGIO SUI PREZZI
Il sistema illegale ha consentito all’impresa Piazza Italia Spa di poter
praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato, sempre secondo
i magistrati. Nel comunicato, come sempre, la Procura di Prato sottolinea la
presunzione di non colpevolezza a maggior ragione in questo caso dove la misura
ha durata di un anno e “funzione terapeutica”. Spiega Tescaroli che “l’obiettivo
è consentire all’impresa di operare senza soluzione di continuità e al contempo
emendare tramite il controllo giudiziario le criticità riscontrate in modo da
consentire ove possibile il ripristino della legalità”. Fermo restando che “le
responsabilità dei soggetti imprenditoriali cinesi indagati dovranno essere
vagliate nelle successive fasi dei procedimenti” e “potranno considerarsi
colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
PRIMO PROVVEDIMENTO SIMILE IN TOSCANA
Il provvedimento di amministrazione giudiziaria nato su input della Procura
guidata da Tescaroli è una novità giuridica: è il primo emesso nel territorio
della Regione Toscana su richiesta di una procura non distrettuale, come Prato,
che è procura circondariale. Un’arma in più per affermare la legalità sul lavoro
nel territorio di competenza della Procura di Prato dove il fenomeno dello
sfruttamento lavorativo è largamente diffuso, come sottolinea il comunicato
della procura “con grave pregiudizio della manodopera cinese, pakistana,
bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento
degli imprenditori onesti”. La Procura di Prato si è avvalsa del supporto
investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asi Toscana Centro (di recente
rafforzato dal Presidente della Regione Toscana), del Nucleo di Polizia
Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e dell’Unità Organizzativa della
Polizia Municipale del Comune di Prato.
L'articolo Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da
terzisti che sfruttavano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Febbraio si apre con un’ondata di proteste nel settore dei trasporti che
colpisce pendolari, viaggiatori e servizi pubblici. I lavoratori del trasporto
pubblico locale, ferroviario e aereo hanno programmato complessivamente diciotto
giorni di sciopero in 28 giorni, con tre momenti particolarmente intensi a
livello nazionale.
Dalle 3 di lunedì 2 febbraio alle 2 del giorno successivo, il personale di
Trenord fermerà le attività in Lombardia. La circolazione dei treni potrà subire
pesanti disservizi, pur con fasce garantite di funzionamento nella prima
mattinata e nel tardo pomeriggio. In caso di cancellazioni dei collegamenti
aeroportuali, la società ha annunciato servizi sostitutivi con autobus tra
Milano Cadorna e Malpensa Aeroporto e tra Stabio e lo scalo lombardo.
Contestualmente, nel Lazio è atteso uno stop di quattro ore per addetti agli
appalti ferroviari di Elior Divisione Itinere/Polaris, mentre a Rimini la
protesta dalle 9 alle 17 del personale dell’Officina Manutenzione Ciclica di
Trenitalia potrebbe ridurre la circolazione dei dei treni.
Venerdì 6 febbraio è stata indetta una mobilitazione nazionale nell’ambito
marittimo e portuale, proclamata dal sindacato Usb Lavoro Privato. Nella stessa
giornata, sul tronco autostradale di Milano è prevista un’agitazione
territoriale di otto ore per ciascun turno lavorativo.
Le agitazioni interesseranno il trasporto pubblico locale in Abruzzo con uno
stop totale del servizio di Tua, uno sciopero nell’area di Lanciano e anche a
Teramo i mezzi urbani resteranno fermi per l’intera giornata. A Bari i
lavoratori dell’Amtab interromperanno il servizio dalle 8.30 alle 12.30 per lo
sciopero indetto dalla Uilt-Uil.
Una nuova sequenza di disagi si profila l’11 febbraio con lo sciopero di 24 ore
dei dipendenti del Comune di Como. Il 13 febbraio saranno invece coinvolte città
come Bolzano, Termoli e Udine, dove i mezzi urbani si fermeranno dalle 15 a
mezzanotte.
Lunedì 16 febbraio è invece bollato come giornata critica per il trasporto
aereo. I lavoratori di Ita Airways e gli assistenti di volo di Vueling
incroceranno le braccia per l’intera giornata, con ulteriori proteste indette da
Ost Cub Trasporti per il personale di terra di Airport Handling e Alha, due
società che operano negli aeroporti di Linate e Malpensa. Nonostante lo stop,
rimangono garantiti i voli internazionali, le partenze dalle 7 alle 10 e dalle
18 alle 21 e i collegamenti con le isole.
La protesta nel comparto ferroviario proseguirà verso la fine del mese: dalle 21
di venerdì 27 febbraio fino alle 20.59 di sabato 28, il personale di macchina e
di bordo delle Ferrovie dello Stato Italiane sciopererà per 24 ore, con
possibili ripercussioni su treni regionali, Frecce e Intercity, e fasce di
garanzia incerte. Nel frattempo, in Puglia, i lavoratori di Ferrovie Sud Est e
servizi automobilistici sciopereranno dalle 19.30 alle 23.30 in rappresentanza
di diversi sindacati di settore.
L'articolo Raffica di scioperi nei trasporti a febbraio: a rischio treni, bus e
voli. Ecco quando proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti
cerca un addetto stampa per un impegno continuativo (rinnovabile) di un anno. Ma
lo stipendio complessivo previsto, più altri dettagli delle “regole d’ingaggio”
fanno infuriare l’altro ordine professionale coinvolto: quello dei giornalisti.
La paga è indicata in una somma forfettaria di 4.850 euro, ossia 404 euro al
mese per 12 mesi). L’avviso della discordia parla di un “affidamento diretto del
servizio di natura intellettuale di giornalista referente ufficio stampa e
pubbliche relazioni”: il termine per l’invio delle candidature è stato prorogato
al 7 febbraio.
Ma in cosa consiste l’incarico? L’annuncio richiede che l’addetto stampa prepari
una rassegna stampa quotidiana di settore “attraverso l’utilizzo di strumenti
propri quali abbonamenti online ai quotidiani o altro”: insomma, il giornalista
dovrebbe pagarsi di tasca propria questi abbonamenti. Un investimento non
indifferente, e da scalare al compenso. Inoltre dovrà scrivere fino a 100
comunicati stampa l’anno, sfornare articoli e testi per la gestione della
comunicazione istituzionale, curare e gestire i rapporti con gli organi di
informazione, realizzare interviste su richiesta dei vertici dell’ordine,
organizzare conferenze stampa ed eventi per i media, aggiornare il sito web
istituzionale.
Un “carico di lavoro ampio, continuativo e altamente qualificato”, sottolinea la
presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, che in una
nota manifesta tutta la sua “forte e motivata preoccupazione”. L’avviso è
indirizzato a giornalisti professionisti o pubblicisti “con comprovata
esperienza, cui affidare un ruolo strategico nella comunicazione istituzionale
dell’ordine”: in un allegato al bando si legge, infatti, che i candidati devono
aver “maturato esperienza documentabile almeno quinquennale come referente
ufficio stampa e pubbliche relazioni di amministrazioni pubbliche”. Marinucci
commenta che: “Si tratta, a tutti gli effetti, di un insieme di attività che
configurano un servizio professionale strutturato di comunicazione pubblica con
responsabilità editoriali, relazionali e deontologiche, incompatibile con una
remunerazione che risulta oggettivamente incongrua e non dignitosa rispetto
all’impegno richiesto”.
La presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, quindi, alza il tiro:
“Riteniamo inaccettabile che un ordine professionale, chiamato a tutelare la
dignità e il valore delle competenze dei propri iscritti, possa avallare
un’impostazione che svilisce il lavoro giornalistico, alimentando una pericolosa
deriva di sottopagamento. La comunicazione istituzionale non è un’attività
accessoria né un favore personale: è una funzione strategica che richiede
professionalità, continuità, autonomia e adeguata retribuzione. Proposte di
questo tipo rischiano di legittimare l’idea che il lavoro giornalistico possa
essere compensato simbolicamente, o addirittura autofinanziato”. Il suo appello
finale è dunque lapidario: “Invitiamo l’Ordine dei medici chirurghi e degli
odontoiatri della provincia di Chieti a riconsiderare profondamente i contenuti
della manifestazione di interesse, adeguandoli ai principi di correttezza,
equità e rispetto delle professioni, nell’interesse non solo dei giornalisti, ma
della qualità stessa dell’informazione istituzionale”.
Dal canto loro i medici di Chieti negano ogni addebito, anzi. “Ribadisco il
nostro pieno rispetto per la dignità professionale e il ruolo fondamentale dei
giornalisti nella corretta informazione dei cittadini, in particolare quando si
parla di salute – replica a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Lucilla
Gagliardi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della
provincia di Chieti – La nostra esigenza era di strutturare in modo più efficace
la comunicazione istituzionale, nell’interesse degli iscritti e della
collettività e non aveva in alcun modo la finalità di svilire il lavoro
giornalistico o di proporre condizioni non rispettose delle competenze
richieste. Prendiamo tuttavia atto delle osservazioni formulate dall’Ordine dei
giornalisti e comprendiamo le sensibilità espresse sulla congruità del compenso
e sul riconoscimento del valore del lavoro informativo”. Solidarietà, “dignità,
autonomia, dialogo e rispetto” tra gli ordini e le professioni, conclude
Gagliardi, “nell’interesse dei cittadini e della qualità dell’informazione in
ambito sanitario”.
L'articolo Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio
offerto? 400 euro al mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non c’è soltanto il rischio delocalizzazione per l’indotto auto piemontese in
Algeria, dopo la richiesta di Stellantis alle aziende della componentistica e
dei fornitori di seguirla nel Paese nordafricano, dove prevede di espandere la
produzione nello stabilimento di Tafraoui, al quale ha assegnato 6 nuovi modelli
e punta all’assemblaggio di 90mila vetture all’anno. Sotto al ministero delle
Imprese e del Made in Italy, in occasione della convocazione da parte del
ministro Adolfo Urso del tavolo sull’Automotive, c’è anche chi ha scelto di
venire a Roma e mobilitarsi.
Perché, di fatto, il lavoro rischia di averlo già perso, al massimo con la sola
prospettiva della cassa integrazione fino a fine anno. È il caso di un centinaio
di lavoratori della Primotecs di Avigliana, fornitore storico di componenti per
auto, Stellantis inclusa, della città metropolitana di Torino, che affronta una
grave crisi e il rischio chiusura: “Algeria? Da noi la famiglia Agnelli-Elkann
ha già raggiunto il suo obiettivo, di fatto quello di mandarci a casa. Fino a
qualche anno fa eravamo più di 500 persone, negli anni siamo scesi sotto i 160
dipendenti. Ora finiremo in cassa perché non abbiamo più commesse, grazie anche
alla politica di Stellantis e alla volontà di esternalizzare tutto verso Paesi
‘low cost’“, denuncia un lavoratore. Ma la vicenda Primotecs non è certo
l’unica, forse soltanto simbolica. Circa 300 sono i lavoratori in presidio
provenienti da aziende di tutta Italia: dagli stabilimenti Stellantis di
Pomigliano, Torino Mirafiori, Melfi, Cassino e Termoli, passando per Bekaert
Sardegna, Iveco, Dana e Marelli e non solo. Tutti con storie e destini simili,
tra casse integrazioni infinite e crisi permanenti.
“Nel nostro Paese ci troviamo di fronte a un processo di autodistruzione del
sistema dell’automotive che va fermato. Ci sono 10mila lavoratori a rischio. Va
fermata la fuga di Stellantis dall’Italia. Gli investimenti vengono fatti
ovunque, ma non da noi”, attacca Michele De Palma, segretario generale della
Fiom Cgil. E, in vista dell’incontro del prossimo 2 febbraio nella sede
dell’Unione industriali di Torino, chiamato “Stellantis Algeria meets Turin
companies”, con il quale l’azienda franco-italiana che ha come primo azionista
Exor sta cercando di chiamare a raccolta i fornitori per convincerli a investire
nel Paese nordafricano, De Palma rivendica: “Si riuniscono le aziende della
componentistica per provare ad inseguire posti dove si pagano meno i lavoratori
e dove non si rispettano i diritti sindacali. Come si difende e si protegge la
produzione industriale dell’automotive del nostro Paese? Delocalizzando le
produzioni in Algeria e poi magari comprando da quel Paese le auto, magari pure
con un bonus pagato dagli italiani?”, continua il segretario Fiom Cgil.
E ancora: “Come mai il ministro non ha detto una sola parola sulla
delocalizzazione in Algeria? Cioè il governo che ogni mattina si sveglia e ci
dice che dobbiamo mettere la mano sul cuore per cantare l’inno nazionale, poi
dopo quando si tratta di garantire la sovranità industriale del Paese non dice
una parola? E come è possibile che c’è un intervento di vendita di Iveco a Tata
(gruppo franco-indiano, ndr) senza che ci sia la presenza e la garanzia del
governo italiano? Abbiamo già avuto un’esperienza: si chiamava Marelli. Noi
stiamo permettendo alla famiglia Elkann di fare soldi sulla pelle di un intero
Paese”, attacca.
Così, mentre la crisi dell’auto in Italia è dimostrata dai numeri, appena
213mila auto prodotte nel 2025 e il -60% in due anni, mai così poche dal 1954,
Stellantis continua a guardare altrove, lasciando gli operai nell’ansia: “Dal
1999 lavoro in Stellantis, in carrozzeria. In quegli anni l’azienda era sempre
piena di gente, sempre piena di lavoro. Ad oggi siamo molto preoccupati perché
ci rendiamo conto che un modello solo non basterà. Siamo molto preoccupati per
l’incontro che ci sarà per cercare di spostare l’indotto, i fornitori e tutto il
sistema che ci dà lavoro e che ci fornisce materiale, in Algeria”, spiega una
lavoratrice. Altri temono lo stesso destino: “Spostare la produzione vorrebbe
dire una crisi che può toccare migliaia di dipendenti”. Attacca anche Rocco
Palombella, segretario generale Uilm: “Anche Tavares aveva fatto la stessa cosa
in Marocco. È cambiato l’amministratore delegato, ma la musica rimane la stessa?
Noi ci aspettiamo che il nostro indotto possa poter lavorare, perché gli
stabilimenti sono qui, i lavoratori sono qui. Sono quelli che stanno pagando di
più il peso di queste scelte sbagliate che si stanno realizzando, quindi
consideriamo sia il Marocco che l’Algeria due scelte sbagliate”.
Intanto, dal tavolo automotive, sottolinea la Fiom, “non sono arrivate risposte
sufficienti”, precisano lo stesso De Palma e il segretario nazionale Samuele
Lodi, segnalando la “riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in
cinque anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire
l’occupazione in Italia”. E ancora: “Il tavolo automotive deve diventare un
tavolo permanente a Palazzo Chigi. La presidenza del Consiglio deve assumersi la
responsabilità di guidare un confronto per contrastare il reale pericolo di
perdere un settore strategico per la nostra industria”.
“Viviamo di cassa integrazione. In passato era concepita come un fatto
momentaneo, per poi rilanciare le aziende. Oggi invece è utilizzata per spegnere
le aziende, per far prendere tempo per delocalizzare. Cassino sta morendo, è una
fabbrica che si sta svuotando e con essa tutto il territorio. Chiediamo la
discesa in campo del governo: difende tanto l’italianità a chiacchiere, ma nei
fatti vogliamo che prenda posizione”, denuncia un’altra lavoratrice in presidio.
“Il governo dimostra di essere arrendevole di fronte ai poteri forti. Ed è
Elkann lo è”. Altri lanciano un appello: “Se lui è diventato quello che è
diventato, è grazie all’Italia, perché è stato aiutato parecchio, sia lui che la
sua famiglia. Credo che questa non sia la ricompensa giusta per il popolo
italiano e i suoi lavoratori. Ci ripensi. ll futuro è in Italia e in Europa”.
L'articolo Gli operai di Stellantis: “Invita i fornitori ad andare in Algeria e
il governo dei patrioti tace di fronte ai poteri forti come Elkann” proviene da
Il Fatto Quotidiano.