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Dipendente Pam licenziata per un detersivo da 3 euro. Filcams Cgil: “Sproporzionato, è un messaggio a tutti i lavoratori”
Licenziata, dopo trent’anni di lavoro, per meno di 3 euro. Ancora una volta l’azienda protagonista è la Pam Panorama. Dopo i licenziamenti per il “test del carrello” e la sospensione senza stipendio di decine di lavoratori ritenuti non più adatti a svolgere le loro mansioni, è emersa una nuova vicenda che coinvolge l’azienda della grande distribuzione organizzata. Ancora una volta in Toscana, a Grosseto. I fatti risalgono ai primi giorni di settembre e ora sono all’attenzione del giudice del lavoro del tribunale di Grosseto. La dipendente ha appena concluso il turno nel suo supermercato e decide di fare la spesa prima di tornare a casa. Dopo aver pagato, uscendo dal punto vendita, le si rompe una busta e un flacone di detersivo cade a terra, rompendosi. Rientra, scambia qualche battuta con i colleghi e con il responsabile, avvertendo della pozza scivolosa che si è creata sul pavimento, e dopo aver preso un nuovo flacone esce. Nessuno le chiede di pagare di nuovo, o tenta di fermarla. Nessuno le contesta nulla sul momento. Poche settimane dopo arriva la lettera dell’azienda: licenziamento per giusta causa, per aver sottratto della merce. Sarà la magistratura a dire se il licenziamento è stato legittimo, ma intanto la vicenda alimenta una domanda: fino a che punto il controllo e la repressione possono sostituire il rapporto fiduciario con lavoratori che, da anni, garantiscono il funzionamento quotidiano dei supermercati? “Si tratta di un provvedimento del tutto sproporzionato che si inserisce in una lunga lista di comportamenti illegittimi messi in atto dall’azienda”, commenta a ilfattoquotidiano.it Roberto Brambilla della Filcams Cgil. “La lavoratrice ha agito alla luce del sole, in buona fede, mettendo a conoscenza i colleghi, e il responsabile, della sostituzione dell’articolo. Non c’era l’intento fraudolento”. Tanto che non risulta alcuna denuncia penale a carico della donna. Per una violazione di questo tipo è configurabile un richiamo. Eventualmente una multa, nel caso in cui l’azienda voglia fare la voce grossa. “Invece è stata scelta la sanzione massima nei confronti di una dipendente con trent’anni di servizio e nessun precedente disciplinare. È un messaggio per tutti gli altri lavoratori. Un misura esemplare”. Brambilla, che spera ancora in un passo indietro da parte di Pam, sottolinea che la vertenza di Grosseto è legata a doppio filo ad altri episodi, avvenuti in Toscana e nel Lazio. “In questi territori ci sono i punti vendita più storici, al cui interno lavorano i dipendenti con più anzianità. Non è un caso. Sono comportamenti discriminatori di un’azienda che sta cercando di mettere fuori dalla porta questa tipologia di lavoratori. Sono escamotage per tagliare i costi”. E aggiunge: “Pam continua a negarsi ai tavoli di confronto. Accetti di sedersi con noi e ci smentisca”. Quello di Grosseto non è un caso isolato. Negli ultimi mesi Pam Panorama è stata più volte al centro delle cronache sindacali, soprattutto in Toscana. A dicembre, a Siena e Livorno, due lavoratori sono stati licenziati dopo non aver superato il cosiddetto “test del carrello”: un finto cliente nasconde prodotti nel carrello per verificare l’attenzione del personale di cassa. In un altro caso, una cassiera con 36 anni di esperienza è stata sospesa per non aver notato un mascara nascosto in una busta di castagne. E ancora: decine di dipendenti over 50 – alcuni inquadrati come lavoratori fragili o appartenenti alle categorie protette – sospesi senza stipendio, dopo che l’azienda aveva reso più stringenti i parametri di idoneità fisica. All’improvviso non erano più adatti a svolgere le loro mansioni, né ricollocabili. Se per Pam si è trattata di una misura necessaria per la sicurezza, per i sindacati è stato solo un modo per aggirare le tutele contro i licenziamenti collettivi. Tra i dipendenti non c’è molta voglia di esporsi. Anche chi ha subito le decisioni dell’azienda spesso preferisce non parlare. L’aria è pesante e condiziona anche la solidarietà tra gli stessi colleghi. Tra i lavoratori c’è diffidenza e paura. “Al di là del caso locale, quello che traspare è il clima aziendale. Basta il minimo episodio per rompere il rapporto di fiducia tra datore e dipendente”, commenta Brambilla. Secondo il sindacalista, una situazione del genere difficilmente può far bene all’azienda, visto che i lavoratori dei supermercati sono il primo filtro con i clienti. “È chiaro che il settore sta vivendo un arretramento, per via dei tanti competitor che si stanno affacciando al mercato. Ma Pam potrebbe implementare altre forme di business per rilanciarsi, al posto di ridurre la forza lavoro”, conclude Brambilla. L'articolo Dipendente Pam licenziata per un detersivo da 3 euro. Filcams Cgil: “Sproporzionato, è un messaggio a tutti i lavoratori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza
Il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a morire sul lavoro. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue, per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in più rispetto al 2019. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i dodici mesi del 2025. Seppur provvisori – le denunce vengono infatti via via analizzate – indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila occupati. I comparti nei quali si verifica il maggior numero di incidenti mortali restano l’Industria&servizi e l’Agricoltura, con 674 e 106 casi, rispettivamente in leggera diminuzione (erano state 686 nel 2024) e in aumento (102 casi nel 2024). Mentre tra i lavoratori statali si sono registrati 12 decessi, tre in più rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i settori, si evidenziano incrementi nelle Attività manifatturiere (da 101 a 117 decessi denunciati) e nel Commercio (da 58 a 68), mentre leggeri cali si evidenziano nelle Costruzioni (da 156 a 148), nel Trasporto e magazzinaggio (da 111 a 110), nelle Attività di alloggio e ristorazione (da 27 a 22) e nella Sanità e assistenza sociale (da 17 a 10). L’Inail ha anche scorporato le denunce di morte per area geografica registrando aumenti al Sud (da 181 a 187) e nel Nord-Est (da 164 a 167), mentre sono calate le Isole (da 92 a 81), il Nord-Ovest che resta comunque l’area con il maggior numero assoluto di morti (da 205 a 203) e il Centro (da 155 a 154). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano Veneto (+22), Piemonte e Puglia (+14 entrambe), Marche (+12) e Liguria (+5), mentre per i cali più evidenti Lombardia (-18), Lazio (-13), Sardegna (-9) ed Emilia Romagna (-6) dove nel 2024 si verificò la strage nell’impianto Enel Green Power che provocò 7 decessi. La diminuzione rilevata nel confronto dei periodi gennaio-dicembre 2024 e 2025 è legata sia alla componente maschile, le cui denunce mortali in occasione di lavoro sono passate da 750 a 749, sia a quella femminile (da 47 a 43). Aumentano le denunce dei lavoratori stranieri (da 176 a 182), in riduzione quelle degli italiani (da 621 a 610). L’analisi per classi di età evidenzia incrementi delle denunce mortali nella fascia 40-49 anni (da 137 a 148 casi) e 55-64 anni (da 279 a 300) e riduzioni tra gli under 40 (da 143 a 130), tra i 50-54enni (da 133 a 128) e tra gli over 64 (da 103 a 85). Per quanto riguarda le denunce di infortunio in occasione di lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail nel 2025 sono state 416.900, in aumento dello 0,5% rispetto alle 414.853 del 2024 e in riduzione dell’1,4% rispetto al 2023, del 23,8% sul 2022, del 4,1% sul 2021, dell’11,0% sul 2020 e del 9,7% sul 2019, anno che precede la crisi pandemica. Tenuto conto dei dati sul mercato del lavoro rilevati mensilmente dall’Istat nei vari anni, con ultimo aggiornamento dicembre 2025, e rapportato il numero degli infortuni denunciati in occasione di lavoro (al netto degli studenti) a quello degli occupati (dati provvisori), si evidenzia un’incidenza infortunistica che passa dalle 2.005 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di dicembre 2019 alle 1.727 del 2025, con un calo del 13,9%. Rispetto a dicembre 2024 si ha un aumento dello 0,2% (da 1.723 a 1.727). A questi bisogna aggiungere i dati relativi ai casi in itinere e che riguardano gli studenti. Nel primo caso si sono registrati 99.939 casi, in aumento del 3,2%, di cui 293 con esito mortale. Per quanto riguarda gli studenti, invece, le denunce sono state 80.871, in aumento del 3,8% rispetto alle 77.883 del 2024. Delle circa 81mila denunce di infortunio, 1.889 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi ‘formazione scuola-lavoro’, in riduzione dell’8,2% rispetto al 2024. I casi mortali denunciati all’Inail risultano essere otto contro i 13 del 2024. L'articolo Incidenti sul lavoro, 792 morti nel 2025: i dati Inail. Tra gli studenti quasi 2mila infortuni durante l’alternanza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti”
Un operaio di 57 anni è morto in cantiere dopo essere stato travolto dal cemento. L’incidente è avvenuto lunedì sera a Guidonia Montecelio, nell’area della città metropolitana di Roma, negli impianti della Buzzi Unicem. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna come hanno comunicato i sindacati, sarebbe rimasto travolto dal materiale grezzo durante le operazioni di pulizia dei silos. “Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e, ancora una volta, nella filiera degli appalti”, hanno denunciato Cgil e Fillea Cgil di Roma e Lazio, ritenendo “inaccettabile che il lavoro continui ad essere causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno”. E hanno concluso: “Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”. Per la morte del 57enne – che aveva due figli – i sindacati hanno organizzato uno sciopero per l’intero turno di lavoro di martedì. “Uno sciopero di dolore, di rabbia e di denuncia, ma soprattutto di umanità. Dobbiamo continuare a mobilitarci, come stiamo facendo oggi”, ha detto il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. E ha lanciato l’appello alle istituzioni: “Fermare la strage nei luoghi di lavoro deve essere una priorità dell’intera società, a cominciare dalle istituzioni che, anche nel territorio, devono attivarsi e fare tutto il possibile per fermare questa vergogna”. Una risposta politica che non deve fermarsi al singolo caso: “Ecco perché è importante che questo sabato due comuni della provincia di Roma, Artena e Colleferro, promuovano una manifestazione per la salute e la sicurezza sul lavoro e per ricordare i propri concittadini morti di lavoro”. Sottolineando che dovrebbe avvenire ovunque “perché ricordare i nomi, i volti, le storie, strappare le persone dalle fredde statistiche è il primo atto per invertire la normalizzazione della strage e rimettere al centro del modello di fare impresa l’umanità”. L'articolo Operaio muore travolto dal cemento a Guidonia. E scatta lo sciopero: “Un’altra vittima nella filiera degli appalti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il tribunale reintegra un’operaia licenziata: per l’azienda era andata al mare invece di assistere la madre malata
È stata reintegrata sul posto di lavoro e risarcita con un’indennità di 12 mensilità un’operaia di Forlì licenziata con l’accusa di essere andata al mare invece di assistere la madre malata dopo aver chiesto un congedo straordinario. Per i giudici il suo allontanamento, deciso dall’azienda nel 2023, è stato ingiusto. Come raccontato dal Corriere della Sera, il datore di lavoro sulla base di una relazione investigativa interna aveva rilevato che la lavoratrice – una carrellista assunta a tempo indeterminato – aveva chiesto un congedo per dare assistenza alla madre ma in più occasioni era invece andata in uno stabilimento balneare di Cesenatico. Di lì la contestazione disciplinare e il successivo licenziamento, che la donna ha impugnato. Il tribunale civile le ha dato ragione perché le poche ore trascorse al mare servivano a “recuperare un po’ di energie” mentre il resto della giornata era effettivamente dedicato all’assistenza della madre, anche con il supporto del fratello. Peraltro la stessa relazione investigativa aveva confermato che la lavoratrice accompagnava regolarmente la madre dal medico, in farmacia e a fare la spesa. La 40enne quindi “deve essere reintegrata immediatamente e risarcita con 12 mensilità, oltre ai contributi maturati dal momento del licenziamento”. L'articolo Il tribunale reintegra un’operaia licenziata: per l’azienda era andata al mare invece di assistere la madre malata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ceduti no ma esternalizzati: perché il piano B di Tim per Telecontact inguaia noi dipendenti più di prima
di Enzo Ravanelli Ebbene sì, nonostante giorni fa sia stata annunciata la rinuncia alla cessione di Telecontact a DNA ex art. 47, la TIM – grazie al rinnovo del CCNL di settore che era fermo da 35 mesi, e con la complicità dei Sindacati, i quali, prima hanno spinto colpevolmente affinché i lavoratori approvassero la bozza di accordo da loro siglata a novembre, poi hanno cercato di convincere noi di Telecontact che nell’accordo era prevista la non applicazione di condizioni contrattuali svantaggiose – ci ha comunicato che ci verrà applicata la disciplina del CRM/BPO (Customer Relationship Management/Business Process Outsourcing, cioè l’esternalizzazione della gestione delle relazioni con i clienti a fornitori specializzati, nda). Questo cosa vuol dire? In primis, prenderemo un aumento di stipendio di soli 50 euro lordi ad aprile 2026 (per il 5° livello) anziché di 100 euro lordi a gennaio 2026 (per il 5° livello) come il resto delle aziende facenti parte del Gruppo Tim. Saremo trattati da azienda in outsourcing, prima passo per una futura vendita (probabilmente ce ne sarà una nuova ex art. 47) e conseguente uscita dal Gruppo TIM. Tutto questo nel silenzio – assordante – dell’azionista di riferimento, cioè Poste Italiane. Nel frattempo è partita l’annunciata “ristrutturazione” con la sostituzione di alcuni dei vertici aziendali di Telecontact. Ovviamente noi dipendenti siamo intenzionati a continuare la nostra battaglia che, ovviamente, sarà rivolta non solo al mantenimento dei nostri posti di lavoro, ma anche a rimanere all’interno del Gruppo Tim, eliminando la disciplina del CRM/BPO ed applicando quella del CCNL delle Telecomunicazioni. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Ceduti no ma esternalizzati: perché il piano B di Tim per Telecontact inguaia noi dipendenti più di prima proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Stellantis: “L’Algeria? Nuove opportunità per le aziende dell’indotto”. Ma Pwc avvisa: “Una su 4 in distress finanziario”
Una “opportunità di business”, non una delocalizzazione. Con quali risorse resta da capire, visto che il 27% delle aziende dell’indotto, secondo un rapporto di Pwc, è in “distress finanziario”, strozzata da volumi in calo con margini ridotti e fatturato contratto mentre gli investimenti sono stati alti. Nel giorno del faccia a faccia tra Stellantis e le aziende piemontesi della componentistica auto per invitarle ad aprire proprie filiali in Algeria, a supporto della fabbrica di Tafraoui dove il gruppo franco-italiano sta portando avanti importanti investimenti, si accende un faro sulla manovra tentata dalla multinazionale controllata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Ad avviso di Stellantis, l’incontro con i propri fornitori può aprire “nuove opportunità di business”, mentre i suoi investimenti in Italia latitano. “IL NORD AFRICA NON È IN COMPETIZIONE” “L’incontro svoltosi oggi non ha nulla a che fare con delocalizzazioni o produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma si tratta di un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino”, sostiene Stellantis escludendo che l’ecosistema industriale che intende implementare in Nord Africa sia in competizione con quello europeo. INCENTIVI LOCALI E MANODOPERA A BASSO COSTO Si tratta tuttavia delle stesse aziende che negli ultimi anni hanno patito più di tutte la contrazione della produzione del gruppo in Italia, fino al record negativo di 213mila vetture sfornate nel 2025, mai così poche dal 1954. Insomma: il comparto in questo momento non ha grandi risorse per investire e, spingere verso l’Algeria, lasciando immaginare incentivi locali e costi certamente bassi per la manodopera, rappresenta un rischio per le fabbriche italiane. PWC: “ITALIA MERCATO A BASSA PRODUZIONE” Anche perché i volumi ridicoli dell’ultimo biennio si sono tradotti, secondo un’analisi di Pwc, in un momento delicatissimo che risente anche del contesto stagnante di vendite in Europa: “Nel 2025 la filiera della componentistica ha subito gli effetti della contrazione dei volumi di produzione di veicoli in Europa ed in Italia, ai minimi storici – si legge nel rapporto – La produzione di veicoli continua a spostarsi dall’Europa verso la Cina, l’India e il Sud-Est asiatico configurando l’Italia come mercato a bassa produzione locale ed elevata incidenza di autovetture importate”. LO STUDIO: FATTURATO GIÙ DEL 15% I risultati? Secondo Pwc, tra i primi 315 operatori della componentistica automotive italiana, il mercato ha registrato un calo del fatturato del 15% rispetto al picco del 2023, con una marginalità in ulteriore contrazione rispetto al 2024, dovuta principalmente alla difficoltà nell’assorbire i costi fissi a seguito del calo dei ricavi. Così ad oggi il 27% delle aziende, sostiene Pwc, è in distress finanziario. Esistono profitti solidi, specifica la multinazionale della consulenza, “per chi punta sull’aftermarket e sul mercato dei veicoli pesanti”. LE FUSIONI COME STRUMENTO PER SOPRAVVIVERE Per il futuro, Pwc vede numerose operazioni di acquisizione o fusione trainate da investitori e buyer stranieri. La posizione di Stellantis, tra l’altro, secondo i sindacati resta un suggerimento ad “abbandonare il territorio” invece di “difendere e rilanciare l’eccellenza manifatturiera locale”. In una lettera-appello alle aziende dell’indotto firmata da Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri, si ricorda che negli ultimi anni sono già state perse 500 aziende e 35.000 posti di lavoro: “Non è solo una statistica, ma una ferita aperta nel nostro tessuto sociale”. I SINDACATI CHIEDONO RESPONSABILITÀ Così oggi – proseguono – “migliaia di noi vivono nell’incertezza, tra salari ridotti dalla cassa integrazione e la mancanza di un piano industriale di lungo respiro. Questo declino è stato accelerato dal progressivo disimpegno di Stellantis, che ha dirottato risorse e modelli strategici verso altri poli produttivi, privando Torino del suo ruolo centrale”. Da qui la richiesta: “Un’assunzione di responsabilità: il futuro di Torino si costruisce restando qui, valorizzando il lavoro e restituendo dignità a chi, con fatica, continua a sostenere l’economia di questa provincia”. L'articolo Stellantis: “L’Algeria? Nuove opportunità per le aziende dell’indotto”. Ma Pwc avvisa: “Una su 4 in distress finanziario” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da terzisti che sfruttavano”
Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha emesso, su richiesta della Procura di Prato un provvedimento di applicazione della misura di prevenzione dell’Amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia Spa, società per azioni, con sede legale a Nola (in provincia di Napoli), molto nota nel mercato, con punti vendita presenti in tutto il territorio nazionale. ESTERNALIZZAVA A TERZISTI CHE SFRUTTAVANO Dal 2022 a oggi, secondo la Procura di prato, Piazza Italia ha esternalizzato una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento, avvalendosi dell’attività svolta da due imprese radicate in Prato, (Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. ) gestite nel tempo dai medesimi imprenditori cinesi, indagati per il delitto di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro. Un sistema della produzione – secondo la Procura – basato sulla logica della massimizzazione del profitto, che ha consentito ampi margini di guadagno, quantificati in circa il 300 per cento rispetto ai costi di produzione. LE ISPEZIONI ALLA BASE DELL’INCHIESTA Nel decreto del Tribunale che dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia si descrivono le due fasi delle indagini svolte a Prato nei confronti delle due imprese terziste. All’origine di tutto c’è stato il “controllo ispettivo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso-Belluno in data 19 giugno 2023 presso la ditta Infinity Design di Tang Xiyan con sede a Prato in via Galcianese”. Poi ci sono state due informative della Polizia municipale di Prato e del Nucleo della Guardia di Finanza di Prato datate 26 giugno 2024 e 22 maggio 2025. I LAVORATORI SENZA CONTRATTO E IRREGOLARI Il controllo dell’Ispettorato di Treviso del giugno 2023 “svolto nell’ambito del progetto di vigilanza ALT Caporalato D.U.E.” riscontrava che ben 5 dei 15 lavoratori identificati ossia F.B. (nato in Senegal il …1999) E.C. (nata in Cina il …1965 ) X.H. (nata in Cina il …1979), S. W. (nato in Mali il …1966) e Y.C. (nato in Cina …1969) risultavano operare ancorché non regolarmente assunti, inoltre i i primi 3 erano anche irregolari sul territorio nazionali in quanto sprovvisti di permesso di soggiorno”. IL TESTIMONE: “35 EURO AL GIORNO PER 12 ORE” La Procura guidata da Luca Tescaroli prosegue le sue indagini grazie alla collaborazione di un operaio irregolare del Mali che parla agli inquirenti: “il lavoratore in nero S.W, a precise domande rispondeva asserendo che la sua paga giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna restituendo così una paga oraria ben inferiore a 4 euro”. Un altro lavoratore africano viene raggiunto dagli operatori sociali del Progetto Soleil e prende coraggio. Testimonia anche lui il 3 febbraio 2024 e fornisce “dettagli che confermavano il narrato già reso da S.W.”. LE PERQUSIZIONI E LE INTERCETTAZIONI Si entra così nella seconda fase dell’indagine: perquisizioni e video-intercettazioni. “Al fine di rilevare i volumi di affari dellIa Infinity design nonché i principali soggetti committenti, l’AUSL acquisiva dalla Guardia di Finanza le relative fatture, la cui analisi – scrivono i pm di Prato – conferma importante rapporti di interessi con svariate imprese tra le quali anche il noto marchio Piazza Italia spa”. I RAPPORTI COMMERCIALI CON PIAZZA ITALIA La ricostruzione dei fatti della Procura di Prato prosegue così: “L’attività di perquisizione inoltre, consentiva la cristallizzazione dei rapporti commerciali sussistenti tra gli indagati e Piazza Italia Spa”, marchio molto noto nella fascia medio-bassa della clientela. Va sottolineato che Piazza Italia Spa e i suoi amministratori, non sono indagati. La società è comunque soggetta alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per i suoi rapporti con le società dei soggetti indagati che producevano i capi poi venduti al grande gruppo campano. L’amministrazione giudiziaria è un istituto giuridico definito di “prevenzione mite” che può essere adottato quando vi sono “sufficienti indizi” per ritenere che le attività economiche possano agevolare l’attività di soggetti già sottoposti a procedimenti penali per intermediazione illecita o sfruttamento del lavoro. “AGEVOLAZIONE PER COLPEVOLE INERZIA” Nel decreto di applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria si legge “ritiene il Tribunale che possa dirsi comprovata una agevolazione (per colpevole inerzia e mancata vigilanza) da parte di Piazza Italia s.p.a., dei soggetti indagati nel procedimento penale n. 5065/23 RGNR PM Prato, ovvero di Qu Guojie, Dai Xlaoqun, Qi Jiajun e Li Xiaojle (quali amministratori di fatto di Infinity Design di Tang Xlyan e Chic Girl s.r.l.) In relazione al reato di cui all’art. 603 bis 1 comma, n.2 c.p. oggetto di indagine”. LA SOCIETÀ IN AMMINISTRAZIONE PER UN ANNO Il Tribunale dunque ritiene Piazza Italia Spa “terza rispetto ai soggetti agevolati e al sistema di imprese a questi riferibile”. Quindi si ricorre alla misura di prevenzione ‘mite’ dell’amministrazione perché “vi sono elementi per formulare una prognosi positiva in ordine alla sanabilità della società attraverso l’amministrazione giudiziaria”. La durata dell’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia Spa stabilita dal Tribunale è di un anno, salve successive proroghe. Il giudice delegato alla procedura dal Tribunale è Alessio Innocenti. Mentre l’amministratore giudiziario scelto è l’avvocato Marcella Vulcano. FARO SU FORNITORI E FILIERA L’avvocato Vulcano dovrà ora esaminare tutti i contratti con i fornitori, verificare la filiera in una logica tesa a evitare i comportamenti vietati dall’articolo 603 bis. Dovrà rivedere i contratti a partire da quelli con le società al centro delle indagini, cioé Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl Srl, e infine presentare una relazione particolareggiata al giudice. Per il Tribunale di Prevenzione di Firenze, Piazza Italia Spa ha colposamente agevolato l’attività di sfruttamento lavorativo, posto in essere da imprenditori cinesi delle due imprese che si sono succedute nel tempo all’interno del medesimo sito produttivo di Prato nel mirino degli investigatori. “PIAZZA ITALIA NON CONTROLLAVA IL LAVORO” La “colpevole inerzia e la mancata vigilanza” secondo il comunicato diffuso dal procuratore di Prato consisterebbe nel “non aver mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle imprese terziste, alle quali aveva affidato parte significativa della sua produzione che sono risultate impiegare anche maestranze in nero, in stato di clandestinità, costrette a subire i classici atteggiamenti di sfruttamento in termini di orario, retribuzione e condizioni di sicurezza e alloggiative degradanti”. IL VANTAGGIO SUI PREZZI Il sistema illegale ha consentito all’impresa Piazza Italia Spa di poter praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato, sempre secondo i magistrati. Nel comunicato, come sempre, la Procura di Prato sottolinea la presunzione di non colpevolezza a maggior ragione in questo caso dove la misura ha durata di un anno e “funzione terapeutica”. Spiega Tescaroli che “l’obiettivo è consentire all’impresa di operare senza soluzione di continuità e al contempo emendare tramite il controllo giudiziario le criticità riscontrate in modo da consentire ove possibile il ripristino della legalità”. Fermo restando che “le responsabilità dei soggetti imprenditoriali cinesi indagati dovranno essere vagliate nelle successive fasi dei procedimenti” e “potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”. PRIMO PROVVEDIMENTO SIMILE IN TOSCANA Il provvedimento di amministrazione giudiziaria nato su input della Procura guidata da Tescaroli è una novità giuridica: è il primo emesso nel territorio della Regione Toscana su richiesta di una procura non distrettuale, come Prato, che è procura circondariale. Un’arma in più per affermare la legalità sul lavoro nel territorio di competenza della Procura di Prato dove il fenomeno dello sfruttamento lavorativo è largamente diffuso, come sottolinea il comunicato della procura “con grave pregiudizio della manodopera cinese, pakistana, bangladese e africana in dispregio della dignità del lavoratore e a detrimento degli imprenditori onesti”. La Procura di Prato si è avvalsa del supporto investigativo del Gruppo Anti Sfruttamento dell’Asi Toscana Centro (di recente rafforzato dal Presidente della Regione Toscana), del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza e dell’Unità Organizzativa della Polizia Municipale del Comune di Prato. L'articolo Piazza Italia in amministrazione giudiziaria: “Capi prodotti da terzisti che sfruttavano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Raffica di scioperi nei trasporti a febbraio: a rischio treni, bus e voli. Ecco quando
Febbraio si apre con un’ondata di proteste nel settore dei trasporti che colpisce pendolari, viaggiatori e servizi pubblici. I lavoratori del trasporto pubblico locale, ferroviario e aereo hanno programmato complessivamente diciotto giorni di sciopero in 28 giorni, con tre momenti particolarmente intensi a livello nazionale. Dalle 3 di lunedì 2 febbraio alle 2 del giorno successivo, il personale di Trenord fermerà le attività in Lombardia. La circolazione dei treni potrà subire pesanti disservizi, pur con fasce garantite di funzionamento nella prima mattinata e nel tardo pomeriggio. In caso di cancellazioni dei collegamenti aeroportuali, la società ha annunciato servizi sostitutivi con autobus tra Milano Cadorna e Malpensa Aeroporto e tra Stabio e lo scalo lombardo. Contestualmente, nel Lazio è atteso uno stop di quattro ore per addetti agli appalti ferroviari di Elior Divisione Itinere/Polaris, mentre a Rimini la protesta dalle 9 alle 17 del personale dell’Officina Manutenzione Ciclica di Trenitalia potrebbe ridurre la circolazione dei dei treni. Venerdì 6 febbraio è stata indetta una mobilitazione nazionale nell’ambito marittimo e portuale, proclamata dal sindacato Usb Lavoro Privato. Nella stessa giornata, sul tronco autostradale di Milano è prevista un’agitazione territoriale di otto ore per ciascun turno lavorativo. Le agitazioni interesseranno il trasporto pubblico locale in Abruzzo con uno stop totale del servizio di Tua, uno sciopero nell’area di Lanciano e anche a Teramo i mezzi urbani resteranno fermi per l’intera giornata. A Bari i lavoratori dell’Amtab interromperanno il servizio dalle 8.30 alle 12.30 per lo sciopero indetto dalla Uilt-Uil. Una nuova sequenza di disagi si profila l’11 febbraio con lo sciopero di 24 ore dei dipendenti del Comune di Como. Il 13 febbraio saranno invece coinvolte città come Bolzano, Termoli e Udine, dove i mezzi urbani si fermeranno dalle 15 a mezzanotte. Lunedì 16 febbraio è invece bollato come giornata critica per il trasporto aereo. I lavoratori di Ita Airways e gli assistenti di volo di Vueling incroceranno le braccia per l’intera giornata, con ulteriori proteste indette da Ost Cub Trasporti per il personale di terra di Airport Handling e Alha, due società che operano negli aeroporti di Linate e Malpensa. Nonostante lo stop, rimangono garantiti i voli internazionali, le partenze dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21 e i collegamenti con le isole. La protesta nel comparto ferroviario proseguirà verso la fine del mese: dalle 21 di venerdì 27 febbraio fino alle 20.59 di sabato 28, il personale di macchina e di bordo delle Ferrovie dello Stato Italiane sciopererà per 24 ore, con possibili ripercussioni su treni regionali, Frecce e Intercity, e fasce di garanzia incerte. Nel frattempo, in Puglia, i lavoratori di Ferrovie Sud Est e servizi automobilistici sciopereranno dalle 19.30 alle 23.30 in rappresentanza di diversi sindacati di settore. L'articolo Raffica di scioperi nei trasporti a febbraio: a rischio treni, bus e voli. Ecco quando proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese
L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti cerca un addetto stampa per un impegno continuativo (rinnovabile) di un anno. Ma lo stipendio complessivo previsto, più altri dettagli delle “regole d’ingaggio” fanno infuriare l’altro ordine professionale coinvolto: quello dei giornalisti. La paga è indicata in una somma forfettaria di 4.850 euro, ossia 404 euro al mese per 12 mesi). L’avviso della discordia parla di un “affidamento diretto del servizio di natura intellettuale di giornalista referente ufficio stampa e pubbliche relazioni”: il termine per l’invio delle candidature è stato prorogato al 7 febbraio. Ma in cosa consiste l’incarico? L’annuncio richiede che l’addetto stampa prepari una rassegna stampa quotidiana di settore “attraverso l’utilizzo di strumenti propri quali abbonamenti online ai quotidiani o altro”: insomma, il giornalista dovrebbe pagarsi di tasca propria questi abbonamenti. Un investimento non indifferente, e da scalare al compenso. Inoltre dovrà scrivere fino a 100 comunicati stampa l’anno, sfornare articoli e testi per la gestione della comunicazione istituzionale, curare e gestire i rapporti con gli organi di informazione, realizzare interviste su richiesta dei vertici dell’ordine, organizzare conferenze stampa ed eventi per i media, aggiornare il sito web istituzionale. Un “carico di lavoro ampio, continuativo e altamente qualificato”, sottolinea la presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, che in una nota manifesta tutta la sua “forte e motivata preoccupazione”. L’avviso è indirizzato a giornalisti professionisti o pubblicisti “con comprovata esperienza, cui affidare un ruolo strategico nella comunicazione istituzionale dell’ordine”: in un allegato al bando si legge, infatti, che i candidati devono aver “maturato esperienza documentabile almeno quinquennale come referente ufficio stampa e pubbliche relazioni di amministrazioni pubbliche”. Marinucci commenta che: “Si tratta, a tutti gli effetti, di un insieme di attività che configurano un servizio professionale strutturato di comunicazione pubblica con responsabilità editoriali, relazionali e deontologiche, incompatibile con una remunerazione che risulta oggettivamente incongrua e non dignitosa rispetto all’impegno richiesto”. La presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzesi, quindi, alza il tiro: “Riteniamo inaccettabile che un ordine professionale, chiamato a tutelare la dignità e il valore delle competenze dei propri iscritti, possa avallare un’impostazione che svilisce il lavoro giornalistico, alimentando una pericolosa deriva di sottopagamento. La comunicazione istituzionale non è un’attività accessoria né un favore personale: è una funzione strategica che richiede professionalità, continuità, autonomia e adeguata retribuzione. Proposte di questo tipo rischiano di legittimare l’idea che il lavoro giornalistico possa essere compensato simbolicamente, o addirittura autofinanziato”. Il suo appello finale è dunque lapidario: “Invitiamo l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti a riconsiderare profondamente i contenuti della manifestazione di interesse, adeguandoli ai principi di correttezza, equità e rispetto delle professioni, nell’interesse non solo dei giornalisti, ma della qualità stessa dell’informazione istituzionale”. Dal canto loro i medici di Chieti negano ogni addebito, anzi. “Ribadisco il nostro pieno rispetto per la dignità professionale e il ruolo fondamentale dei giornalisti nella corretta informazione dei cittadini, in particolare quando si parla di salute – replica a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Lucilla Gagliardi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Chieti – La nostra esigenza era di strutturare in modo più efficace la comunicazione istituzionale, nell’interesse degli iscritti e della collettività e non aveva in alcun modo la finalità di svilire il lavoro giornalistico o di proporre condizioni non rispettose delle competenze richieste. Prendiamo tuttavia atto delle osservazioni formulate dall’Ordine dei giornalisti e comprendiamo le sensibilità espresse sulla congruità del compenso e sul riconoscimento del valore del lavoro informativo”. Solidarietà, “dignità, autonomia, dialogo e rispetto” tra gli ordini e le professioni, conclude Gagliardi, “nell’interesse dei cittadini e della qualità dell’informazione in ambito sanitario”. L'articolo Ordine dei medici di Chieti cerca addetto stampa. Lo stipendio offerto? 400 euro al mese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ordine dei Giornalisti
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Gli operai di Stellantis: “Invita i fornitori ad andare in Algeria e il governo dei patrioti tace di fronte ai poteri forti come Elkann”
Non c’è soltanto il rischio delocalizzazione per l’indotto auto piemontese in Algeria, dopo la richiesta di Stellantis alle aziende della componentistica e dei fornitori di seguirla nel Paese nordafricano, dove prevede di espandere la produzione nello stabilimento di Tafraoui, al quale ha assegnato 6 nuovi modelli e punta all’assemblaggio di 90mila vetture all’anno. Sotto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, in occasione della convocazione da parte del ministro Adolfo Urso del tavolo sull’Automotive, c’è anche chi ha scelto di venire a Roma e mobilitarsi. Perché, di fatto, il lavoro rischia di averlo già perso, al massimo con la sola prospettiva della cassa integrazione fino a fine anno. È il caso di un centinaio di lavoratori della Primotecs di Avigliana, fornitore storico di componenti per auto, Stellantis inclusa, della città metropolitana di Torino, che affronta una grave crisi e il rischio chiusura: “Algeria? Da noi la famiglia Agnelli-Elkann ha già raggiunto il suo obiettivo, di fatto quello di mandarci a casa. Fino a qualche anno fa eravamo più di 500 persone, negli anni siamo scesi sotto i 160 dipendenti. Ora finiremo in cassa perché non abbiamo più commesse, grazie anche alla politica di Stellantis e alla volontà di esternalizzare tutto verso Paesi ‘low cost’“, denuncia un lavoratore. Ma la vicenda Primotecs non è certo l’unica, forse soltanto simbolica. Circa 300 sono i lavoratori in presidio provenienti da aziende di tutta Italia: dagli stabilimenti Stellantis di Pomigliano, Torino Mirafiori, Melfi, Cassino e Termoli, passando per Bekaert Sardegna, Iveco, Dana e Marelli e non solo. Tutti con storie e destini simili, tra casse integrazioni infinite e crisi permanenti. “Nel nostro Paese ci troviamo di fronte a un processo di autodistruzione del sistema dell’automotive che va fermato. Ci sono 10mila lavoratori a rischio. Va fermata la fuga di Stellantis dall’Italia. Gli investimenti vengono fatti ovunque, ma non da noi”, attacca Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil. E, in vista dell’incontro del prossimo 2 febbraio nella sede dell’Unione industriali di Torino, chiamato “Stellantis Algeria meets Turin companies”, con il quale l’azienda franco-italiana che ha come primo azionista Exor sta cercando di chiamare a raccolta i fornitori per convincerli a investire nel Paese nordafricano, De Palma rivendica: “Si riuniscono le aziende della componentistica per provare ad inseguire posti dove si pagano meno i lavoratori e dove non si rispettano i diritti sindacali. Come si difende e si protegge la produzione industriale dell’automotive del nostro Paese? Delocalizzando le produzioni in Algeria e poi magari comprando da quel Paese le auto, magari pure con un bonus pagato dagli italiani?”, continua il segretario Fiom Cgil. E ancora: “Come mai il ministro non ha detto una sola parola sulla delocalizzazione in Algeria? Cioè il governo che ogni mattina si sveglia e ci dice che dobbiamo mettere la mano sul cuore per cantare l’inno nazionale, poi dopo quando si tratta di garantire la sovranità industriale del Paese non dice una parola? E come è possibile che c’è un intervento di vendita di Iveco a Tata (gruppo franco-indiano, ndr) senza che ci sia la presenza e la garanzia del governo italiano? Abbiamo già avuto un’esperienza: si chiamava Marelli. Noi stiamo permettendo alla famiglia Elkann di fare soldi sulla pelle di un intero Paese”, attacca. Così, mentre la crisi dell’auto in Italia è dimostrata dai numeri, appena 213mila auto prodotte nel 2025 e il -60% in due anni, mai così poche dal 1954, Stellantis continua a guardare altrove, lasciando gli operai nell’ansia: “Dal 1999 lavoro in Stellantis, in carrozzeria. In quegli anni l’azienda era sempre piena di gente, sempre piena di lavoro. Ad oggi siamo molto preoccupati perché ci rendiamo conto che un modello solo non basterà. Siamo molto preoccupati per l’incontro che ci sarà per cercare di spostare l’indotto, i fornitori e tutto il sistema che ci dà lavoro e che ci fornisce materiale, in Algeria”, spiega una lavoratrice. Altri temono lo stesso destino: “Spostare la produzione vorrebbe dire una crisi che può toccare migliaia di dipendenti”. Attacca anche Rocco Palombella, segretario generale Uilm: “Anche Tavares aveva fatto la stessa cosa in Marocco. È cambiato l’amministratore delegato, ma la musica rimane la stessa? Noi ci aspettiamo che il nostro indotto possa poter lavorare, perché gli stabilimenti sono qui, i lavoratori sono qui. Sono quelli che stanno pagando di più il peso di queste scelte sbagliate che si stanno realizzando, quindi consideriamo sia il Marocco che l’Algeria due scelte sbagliate”. Intanto, dal tavolo automotive, sottolinea la Fiom, “non sono arrivate risposte sufficienti”, precisano lo stesso De Palma e il segretario nazionale Samuele Lodi, segnalando la “riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in cinque anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l’occupazione in Italia”. E ancora: “Il tavolo automotive deve diventare un tavolo permanente a Palazzo Chigi. La presidenza del Consiglio deve assumersi la responsabilità di guidare un confronto per contrastare il reale pericolo di perdere un settore strategico per la nostra industria”. “Viviamo di cassa integrazione. In passato era concepita come un fatto momentaneo, per poi rilanciare le aziende. Oggi invece è utilizzata per spegnere le aziende, per far prendere tempo per delocalizzare. Cassino sta morendo, è una fabbrica che si sta svuotando e con essa tutto il territorio. Chiediamo la discesa in campo del governo: difende tanto l’italianità a chiacchiere, ma nei fatti vogliamo che prenda posizione”, denuncia un’altra lavoratrice in presidio. “Il governo dimostra di essere arrendevole di fronte ai poteri forti. Ed è Elkann lo è”. Altri lanciano un appello: “Se lui è diventato quello che è diventato, è grazie all’Italia, perché è stato aiutato parecchio, sia lui che la sua famiglia. Credo che questa non sia la ricompensa giusta per il popolo italiano e i suoi lavoratori. Ci ripensi. ll futuro è in Italia e in Europa”. L'articolo Gli operai di Stellantis: “Invita i fornitori ad andare in Algeria e il governo dei patrioti tace di fronte ai poteri forti come Elkann” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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