In Toscana il vino non è soltanto un prodotto. È paesaggio, lavoro, reputazione
e, sempre più spesso, accoglienza. La cantina è entrata stabilmente nel lessico
del viaggio.
Donatella Cinelli Colombini, nata nel 1953, laureata in storia dell’arte
medievale a Siena, ha reso possibile questa trasformazione. Nel 1993 fonda il
Movimento Turismo del Vino e lancia Cantine Aperte, rendendo comune un gesto che
prima era raro. In pratica: entrare in azienda, incontrare chi produce,
conoscere un territorio attraverso chi lo lavora. Nel 1998 crea un’azienda
agricola a suo nome, riunendo due proprietà di famiglia: il Casato a Montalcino
e la Fattoria del Colle a Trequanda. Ci sono vigne e strutture da rimettere in
sesto e Brunello ancora in botte. Serve un cantiniere. E contattando la scuola
di enologia di Siena emerge un dato che Cinelli Colombini trasforma in scelta:
molte enotecniche qualificate risultano disponibili perché poche cantine
importanti le assumono. Da qui il Casato a Montalcino diventa Casato Prime
Donne. Una proprietà di circa 40 ettari, con 17 ettari di vigneto a Sangiovese,
che ospita la cantina per la vinificazione e la maturazione in botte di Rosso e
Brunello di Montalcino, con un organico composto interamente da donne, enologa
compresa. Un caso unico in Italia, a quanto dichiarato dall’azienda.
La seconda metà dell’azienda è Fattoria del Colle, a Trequanda, a pochi
chilometri da Montalcino e da Montepulciano. Qui la proprietà è raccontata come
un grande corpo agricolo di 336 ettari, con seminativi, oliveto e vigneto. Oggi
la sua azienda esporta in 44 Paesi del mondo.
Nella ricostruzione storica delle proprietà emerge una stratificazione di oltre
sei secoli. Alla Fattoria del Colle la parte più antica è una grotta sotterranea
citata nei “Decimari” del XII e XIV secolo come “Ermitorium S. Egidii de
Querciola”. La genealogia familiare paterna ruota attorno i Sozzini (o Socini),
famiglia senese di giuristi. Tra i primi nomi citati c’è Mariano Sozzini, che
ebbe come segretario Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II. Nel
Cinquecento vengono ricordati Lelio e Fausto Sozzini, legati alla Riforma
protestante. Nel 1592 la cappella e parte della villa del Colle vengono
attribuite a Claudio Socini. Nel Settecento la villa viene ampliata e adattata
per accogliere il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo. Nel Novecento
la Fattoria del Colle viene riacquistata nel 1919 da Livio Socini, riportandola
in famiglia dopo circa tre secoli, dopo vicende ricondotte alla Riforma e alla
scomunica. Il Casato risulta proprietà degli antenati materni di Donatella
Cinelli Colombini almeno dalla fine del Cinquecento e viene descritto come un
bene mai venduto e tramandato di generazione in generazione, “di madre in
figlia”.
L'articolo Casato Prime Donne, dove il vino diventa viaggio: la storia di
Donatella Cinelli Colombini proviene da Il Fatto Quotidiano.