Blake Fielder-Civil, ex marito di Amy Winehouse, è tornato a parlare dopo tempo
della grande artista morta il 23 luglio 2011 a Londra, a soli 27 anni, per una
intossicazione etilica accidentale. Fielder-Civil ha ammesso di aver introdotto
la cantante all’eroina, ma ha affermato che sono diventati tossicodipendenti
insieme e che lei aveva piena autonomia decisionale.
Quando Amy Winehouse è sprofondata nella tossicodipendenza e nell’alcolismo, i
media ma anche i genitori dell’artista, avevano puntato il dito contro un unico
colpevole, a loro dire: Blake Fielder-Civil. Dopo la morte di Winehouse,
Fielder-Civil è rimasto in gran parte lontano dai riflettori, salvo poi apparire
oggi in una nuova intervista al podcast We Need to Talk, andato online martedì
17 marzo, per la prima volta dopo anni, in cui pha arlato apertamente della sua
turbolenta, ma affettuosa relazione con Winehouse e spiega perché ritiene di non
dover essere ritenuto responsabile della sua morte.
“La mia posizione attuale è che so che molte persone, soprattutto chi leggeva i
media 20 anni fa, – ha spiegato – penserebbero che la morte di Amy sia una mia
responsabilità. Come ho sempre detto, non mi sottraggo mai alle mie
responsabilità. Se ho fatto qualcosa, me ne assumo la responsabilità. Ho fatto
pace con il fatto di aver avuto un ruolo nella sua morte”.
E ancora: “Amy stessa aveva il libero arbitrio. E non intendo assolutamente
mancarle di rispetto dicendo questo, ma Amy ha fatto ciò che voleva. E anche se
l’alcol aveva iniziato a farle male, lei ha continuato… In realtà era una donna
molto forte”.
I due si sono conosciuti in un pub di Londra nel 2001: “Appena l’ho vista, l’ho
trovata bellissima“. Quando si sono conosciuti, nessuno dei due faceva uso di
droghe, anche se si sono allontanati per la prima volta quando il consumo di
alcol di Winehouse era diventato “un po’ eccessivo”, ha detto Blake
Fielder-Civil. La loro relazione, fatta di alti e bassi, ha ispirato il suo
album di grande successo del 2006, “Back to Black”. Poi il matrimonio nel 2007 a
Miami.
“Sono ricordi che mi è difficile rivivere. – ha spiegato – Mi è difficile perché
lei non c’è più. Era la mia migliore amica, ed eravamo felici. E le droghe erano
solo una parte della nostra relazione, alla fine. Ma il nostro amore non aveva
nulla a che fare con la dipendenza. E la dipendenza non aveva nulla a che fare
con il nostro amore. È lì che è finito. Non era ciò che eravamo”.
Fielder-Civil ha ammesso di essere stato lui a introdurla all’eroina: “Non ho
mai incolpato nessuno per avermi fatto provare la droga per la prima volta. Non
ho mai cercato di addossare la colpa a nessuno. Perché avrei dovuto? Non ho mai
capito, queste persone pensano forse che io abbia costretto Amy a drogarsi? Non
è andata così… Non mi sto sottraendo alle mie responsabilità, ma l’idea di
averla aiutata quotidianamente, no. Non ero io lo spacciatore“.
Winehouse e Fielder-Civil hanno divorziato nel 2009, pur rimanendo in contatto.
Quando l’artista è morta per avvelenamento accidentale da alcol nel 2011,
Fielder-Civil era in prigione.
E infine: “Non sono qui per dire che ‘Amy era cattiva’. Ma so che Amy non
vorrebbe che io fossi ancora qui, 20 anni dopo, a dire che è stata tutta colpa
mia. Mi direbbe: ‘Fai la cosa giusta, tesoro. Forza. Dì loro la verità’.
All’epoca eravamo solo dei giovani tossicodipendenti. Non lo eravamo all’inizio,
poi lo siamo diventati, e può succedere a chiunque. Oggi sono sobrio e ho una
relazione felice, cosa che, renderebbe Amy felicissima”.
L'articolo “Non sono responsabile della morte di Amy Winehouse. Lei ha sempre
avuto libertà di scelta. Non ero io lo spacciatore”: parla l’ex marito Blake
Fielder-Civil proviene da Il Fatto Quotidiano.