
Migranti, a Trieste ennesimo sgombero e trasferimento per un centinaio di persone. Le altre resteranno in strada
Il Fatto Quotidiano - Thursday, January 22, 2026Alle 7 del mattino è iniziata l’ennesima operazione di sgombero degli ex magazzini del Porto Vecchio di Trieste, edifici fatiscenti in cui trovano riparo i richiedenti asilo che non riescono ad avere accesso all’accoglienza. Da quell’ora è in corso lo screening per verificare la posizione amministrativa delle persone per inserirle “nel sistema dell’accoglienza e trasferirli in altri centri del territorio nazionale”, come riporta una nota diffusa dalla Questura, che coordina le operazioni alle quali prendono parte Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Polizia Locale con il supporto di contingenti di rinforzo. A quanto riferito al Fatto da fonti informate, però, i trasferiti dovrebbero essere solo cento, cifra che secondo operatori e volontari delle associazioni attive in città lascia scoperte almeno altrettante persone attualmente senza accoglienza nonostante la manifesta volontà di richiedere asilo e il diritto che immediatamente ne consegue.
Tanto che i volontari presenti stamattina per monitorare la situazione si domandano se la logica risponda all’esigenza di ripristinare la legalità nel rispetto dei diritti dei richiedenti o più semplicemente all’esigenza di sgomberare gli edifici più immediatamente interessati dai cantieri che la trasformazione dell’area vicina al centro cittadino. L’operazione di sgombero, hanno riferito le autorità, è stata decisa sulla base delle determinazioni assunte in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e ha per oggetto un edificio in particolare, il n.4. Gli altri, compreso quello dove si è sentito male Sunil Tamang, il 43enne nepalese morto il 13 gennaio all’ospedale di Cattinara. Al termine delle attività, è stato annunciato che l’edificio sarà bonificato e sigillato al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie, anche in considerazione delle temperature rigide invernali per ripararsi dalle quali vengono spesso accesi piccoli falò che in alcuni casi hanno causato incendi.
“Ci sono anche alcune donne sole dal Nepal e persone che dormivano nei dormitori: hanno chiamato anche loro dicendo di raggiungere l’area dello screening”, riferisce al Fatto un operatore del Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus (Ics). “Molte persone vengono dal Nepal, altre dal Bangladesh e poi ci sono afghani e pakistani. Ci sono anche famiglie: una pakistana, una famiglia mista russo irachena”. Nel corso della giornata si saprà quante e quali persone sono riuscite a salire sui pullman e quante avranno semplicemente fatto ritorno agli edifici non sgomberati dove le condizioni igienico sanitarie sono disumane. Difficile infatti comprendere la disponibilità limitata del trasferimento per l’inserimento in accoglienza in un periodo come quello invernale dove gli sbarchi dal Mediterraneo sono al minimo. Né risulta che l’amministrazione regionale e cittadina di centrodestra abbiano mai chiesto conto di operazioni a singhiozzo che non risolvono il problema, come delle lungaggini sulle procedure d’asilo alla Questura di Trieste che di fatto impediscono l’accesso all’accoglienza anche quando i posti ci sarebbero, con persone che arrivano ad aspettare mesi per un pezzo di carta che andrebbe rilasciato in pochi giorni e si rivolgono alla Questura di Gorizia e intanto restano all’addiaccio. Difficile ormai credere che a Trieste esista davvero la volontà di superare una situazione che viene denunciata come “degrado”.
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