
La Commissione Ue vuole indebolire la tassa sul carbonio alle frontiere. E l’industria pesante europea non ci sta
Il Fatto Quotidiano - Monday, February 9, 2026Industria pesante per una volta in difesa di una legge per il clima. Succede, scrive Politico, perché le aziende europee temono le conseguenze negative dei ritocchi proposti dalla Commissione alla normativa che introduce la tassa sul carbonio alle frontiere (Cbam), balzello che colpisce le importazioni in Ue di prodotti ad alta intensità di carbonio da parte di aziende con sedi in Paesi dove la legislazione ambientale è più permissiva.
L’esecutivo europeo vorrebbe ora assicurarsi il potere di esentare determinate merci dal meccanismo: a dicembre ha proposto di introdurre una clausola (articolo 27a) che consentirebbe di farlo in caso di “grave danno al mercato interno dell’Unione dovuto a circostanze gravi e impreviste relative all’impatto sui prezzi delle merci” e “finché tali circostanze non saranno superate”. La proposta ha sollevato allarme perché, nella sua vaghezza, potrebbe creare incertezze che metterebbero a rischio gli investimenti necessari per la transizione verso un’economia a basse emissioni.
I produttori di fertilizzanti, uno dei settori maggiormente colpiti dalla proposta (una dozzina di governi dell’UE che hanno chiesto l’esenzione dal CBAM per evitare l’aumento dei costi a carico degli agricoltori) sono molto preoccupati. Il Cbam “è legato agli investimenti, ma è anche legato alla sopravvivenza di alcuni membri”, dice a Politico Antoine Hoxha, direttore dell’associazione di settore Fertilizers Europe. “Possiamo competere con chiunque ad armi pari. Ma abbiamo bisogno di queste pari opportunità”. Non solo: la maggior parte dei principali organismi industriali che rappresentano i settori coperti dal Cbam a Bruxelles – ci sono anche acciaio, ferro, alluminio, cemento, idrogeno ed elettricità – hanno fatto sapere di essere contrari all’indebolimento della tassa. Che peraltro ridurrebbe gli incentivi per i paesi terzi ad adottare pratiche produttive più sostenibili. Yara International, colosso norvegese nel settore dei fertilizzanti, ha fatto sapere che in caso di sospensione dovrà rivedere il suo ambizioso progetto per la riduzione delle emissioni di carbonio.
Cement Europe si è detta “preoccupata che l’articolo 27a introduca una notevole incertezza” e “comprometta la prevedibilità di cui il settore ha bisogno”. Idem per Eurelectric, che rappresenta l’industria elettrica europea. Solo alcuni settori, come quello dei metalli, hanno accolto la proposta del meccanismo di sospensione, vedendola come una “clausola di emergenza” che potrebbe rivelarsi utile in caso di situazioni straordinarie.
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