Volkswagen riorganizza Brand Core. Nuova governance e taglio dei costi

Il Fatto Quotidiano - Thursday, March 12, 2026

“Progressi sì, missione compiuta no”, ma con la riassegnazione delle responsabilità negli acquisti, nello sviluppo e nella produzione, oltre che con la riduzione dei costi, la divisione Brand Core (VW, Veicoli commerciali, Skoda e Seat / Cupra) del gruppo Volkswagen conta di raggiungere gli obiettivi.

Thomas Schäfer, il Ceo del marchio “del popolo” e numero uno dei costruttori di volume, non ha nascosto le difficoltà del 2025 e nemmeno quelle del 2026, che “porterà nuove incertezze” e che lo vede “particolarmente preoccupato per il conflitto in Medio Oriente”, ma ha rivendicato i risultati ottenuti. Ossia una crescita dei volumi del 3,3% con oltre 5,1 veicoli consegnati a livello globale e un aumento del fatturato del 3,7%: Skoda ha “brillato” con il proprio margine dell’8,3%. Il sempre più influente manager ha evidenziato la portata di effetti straordinari e dazi sul bilancio, senza i quali la divisione sarebbe stata “on track”: l’utile operativo sarebbe stato dell’8,2 anziché del 6,8%, il ritorno sulle vendite del 5,6 invece del 4,7% e la liquidità netta di un miliardo sopra i 6,9% messa a bilancio.

La Brand Core persegue due grandi obiettivi: garantire qualità (oltre che il design ammiccante e l’intuitività di utilizzo) e ridurre le spese (almeno un miliardo entro il 2030 nella sola produzione). Il Cfo del gruppo David Powels ha avvertito che esistono ulteriori margini di contenimento delle uscite sia nei cosiddetti “performance programs”, con l’obiettivo di raggiungere una contrazione dell’11% a fronte del 5% contabilizzato nel 2025, sia nelle fabbriche come Wolfsburg, Zwickau e Emden (non meno del 20%). Entro il 2030 il numero degli addetti della sola Volkswagen calerà di 35.000 unità, principalmente in Germania (50.000 inclusi gli altri marchi e la controllata Cariad) per contenere i costi: tra il 2021 e il 2025 quelli fissi sono già scesi dal 19,6 al 14,8% a 12,8 miliardi e quelli generali (7,7 miliardi) dal 10,8 all’8,9%.

L’aspetto fondamentale è quello della riorganizzazione della gestione, il cui assetto è stato modificato con l’inizio dell’anno: acquisti, sviluppo e produzione non saranno più indipendenti per ogni singolo marchio, ma risponderanno ai responsabili delle divisione Brand Core delle varie regioni. Per evitare “parallelismi” sono state individuate cinque grandi aree: Germania e Polonia per una parte dell’Europa, Repubblica Ceca, Slovacchia e India per l’Europa centrale e l’India, Spagna e Portogallo per la penisola iberica, Stati Uniti e Messico per l’America e Brasile, Argentina e Sud Africa per l’emisfero meridionale.

La divisione “delocalizza” anche lo sviluppo, finora concentrato in Germania per tutte le architetture: Skoda si occuperà dei modelli che nascono sulla Mqb Classic e Mqb Evo (alimentazioni convenzionali), Seat e Cupra di quelli sulla Meb 21 (elettriche compatte), mentre in capo a Volkswagen rimangono quelli che riguardano la Scalable System Platform, ossia le elettriche di nuova generazione. La produzione spagnola, tra Martorell e Pamplona, con il ricorso all’80% di componenti condivisi, assicurerà risparmi nell’ordine di 650 milioni l’anno per le nuove BEV Cupra Raval, Skoda Epiq e ID. Polo e ID. Cross.

Schäfer ha ricordato come con un aumento dei volumi del 56%, lo scorso anno Volkswagen sia risultato il primo marchio elettrico in Europa con una quota del 10,7% portando addirittura cinque modelli nella Top 10 delle auto più vendute. Nel corso del 2026 è previsto il lancio di sei novità: la nuova ID.3 e le ID. Polo (in aprile), la sua declinazione GTI in maggio, la ID. Cross in luglio seguite in settembre e ottobre dalla variante GTI della ID.3 e dalla nuova ID.4.

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