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Volkswagen riorganizza Brand Core. Nuova governance e taglio dei costi
“Progressi sì, missione compiuta no”, ma con la riassegnazione delle responsabilità negli acquisti, nello sviluppo e nella produzione, oltre che con la riduzione dei costi, la divisione Brand Core (VW, Veicoli commerciali, Skoda e Seat / Cupra) del gruppo Volkswagen conta di raggiungere gli obiettivi. Thomas Schäfer, il Ceo del marchio “del popolo” e numero uno dei costruttori di volume, non ha nascosto le difficoltà del 2025 e nemmeno quelle del 2026, che “porterà nuove incertezze” e che lo vede “particolarmente preoccupato per il conflitto in Medio Oriente”, ma ha rivendicato i risultati ottenuti. Ossia una crescita dei volumi del 3,3% con oltre 5,1 veicoli consegnati a livello globale e un aumento del fatturato del 3,7%: Skoda ha “brillato” con il proprio margine dell’8,3%. Il sempre più influente manager ha evidenziato la portata di effetti straordinari e dazi sul bilancio, senza i quali la divisione sarebbe stata “on track”: l’utile operativo sarebbe stato dell’8,2 anziché del 6,8%, il ritorno sulle vendite del 5,6 invece del 4,7% e la liquidità netta di un miliardo sopra i 6,9% messa a bilancio. La Brand Core persegue due grandi obiettivi: garantire qualità (oltre che il design ammiccante e l’intuitività di utilizzo) e ridurre le spese (almeno un miliardo entro il 2030 nella sola produzione). Il Cfo del gruppo David Powels ha avvertito che esistono ulteriori margini di contenimento delle uscite sia nei cosiddetti “performance programs”, con l’obiettivo di raggiungere una contrazione dell’11% a fronte del 5% contabilizzato nel 2025, sia nelle fabbriche come Wolfsburg, Zwickau e Emden (non meno del 20%). Entro il 2030 il numero degli addetti della sola Volkswagen calerà di 35.000 unità, principalmente in Germania (50.000 inclusi gli altri marchi e la controllata Cariad) per contenere i costi: tra il 2021 e il 2025 quelli fissi sono già scesi dal 19,6 al 14,8% a 12,8 miliardi e quelli generali (7,7 miliardi) dal 10,8 all’8,9%. L’aspetto fondamentale è quello della riorganizzazione della gestione, il cui assetto è stato modificato con l’inizio dell’anno: acquisti, sviluppo e produzione non saranno più indipendenti per ogni singolo marchio, ma risponderanno ai responsabili delle divisione Brand Core delle varie regioni. Per evitare “parallelismi” sono state individuate cinque grandi aree: Germania e Polonia per una parte dell’Europa, Repubblica Ceca, Slovacchia e India per l’Europa centrale e l’India, Spagna e Portogallo per la penisola iberica, Stati Uniti e Messico per l’America e Brasile, Argentina e Sud Africa per l’emisfero meridionale. La divisione “delocalizza” anche lo sviluppo, finora concentrato in Germania per tutte le architetture: Skoda si occuperà dei modelli che nascono sulla Mqb Classic e Mqb Evo (alimentazioni convenzionali), Seat e Cupra di quelli sulla Meb 21 (elettriche compatte), mentre in capo a Volkswagen rimangono quelli che riguardano la Scalable System Platform, ossia le elettriche di nuova generazione. La produzione spagnola, tra Martorell e Pamplona, con il ricorso all’80% di componenti condivisi, assicurerà risparmi nell’ordine di 650 milioni l’anno per le nuove BEV Cupra Raval, Skoda Epiq e ID. Polo e ID. Cross. Schäfer ha ricordato come con un aumento dei volumi del 56%, lo scorso anno Volkswagen sia risultato il primo marchio elettrico in Europa con una quota del 10,7% portando addirittura cinque modelli nella Top 10 delle auto più vendute. Nel corso del 2026 è previsto il lancio di sei novità: la nuova ID.3 e le ID. Polo (in aprile), la sua declinazione GTI in maggio, la ID. Cross in luglio seguite in settembre e ottobre dalla variante GTI della ID.3 e dalla nuova ID.4. L'articolo Volkswagen riorganizza Brand Core. Nuova governance e taglio dei costi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Piano Industriale
Renault presenta il piano “futuREady”, 36 nuovi modelli entro il 2030 e più disciplina sui costi
Renault avvia una nuova fase della sua strategia industriale con il piano di medio termine “futuREady”, presentato dall’amministratore delegato François Provost presso il centro tecnico del gruppo alle porte di Parigi. Un programma che punta a consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni, ma in un contesto automobilistico globale diventato più incerto e competitivo. Il piano prevede il lancio di 36 nuovi modelli entro il 2030, di cui 22 destinati al mercato europeo e 14 ai mercati internazionali. Tra quelli destinati all’Europa, 16 saranno elettrici, mentre la strategia continuerà a puntare su un approccio multi-energia, che comprende anche ibride e veicoli elettrici con autonomia estesa. Secondo il gruppo francese, questa scelta consente di accompagnare la transizione energetica mantenendo flessibilità industriale e commerciale. Provost ha però rivisto al ribasso alcuni obiettivi finanziari fissati dal precedente piano strategico guidato dall’ex amministratore delegato Luca de Meo. Il nuovo target di margine operativo è compreso tra il 5% e il 7%, con un free cash flow annuale di almeno 1,5 miliardi di euro. Nel piano del 2022, Renault puntava invece a un margine dell’8% dal 2026 e oltre il 10% dal 2030. Il nuovo amministratore delegato ha sottolineato che il settore automobilistico è in una fase più complessa: “La nostra industria sta entrando in un ciclo più difficile, veloce e imprevedibile“, ha dichiarato, evidenziando come il gruppo debba dimostrare non solo di saper crescere, ma anche di mantenere risultati solidi nel lungo periodo. Il contesto globale è caratterizzato da maggiore concorrenza internazionale, tensioni geopolitiche, pressioni sulle catene di approvvigionamento e normative più stringenti, fattori che rendono necessario rafforzare la resilienza industriale del gruppo. Tra gli elementi centrali della strategia figurano anche significativi programmi di riduzione dei costi. Renault punta a ridurre del 20% quelli di distribuzione, del 40% quelli di sviluppo e del 30% le spese logistiche. Inoltre, una nuova piattaforma elettrica per vetture compatte e medie dovrebbe consentire di abbassare del 40% i costi di produzione rispetto agli attuali modelli EV. Sul piano tecnologico, il gruppo lavorerà allo sviluppo della piattaforma RGEV 2.0, dotata di architettura a 800 volt e autonomia fino a 750 chilometri. Per contenere i costi delle vetture elettriche saranno utilizzate anche batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) nei modelli più compatti. Il piano futuREady definisce anche obiettivi specifici per i marchi del gruppo. Il brand Renault punta a superare 2 milioni di vendite annuali a livello globale, con metà dei volumi generati fuori dall’Europa. Dacia proseguirà invece il proprio posizionamento verso segmenti più alti, mentre Alpine continuerà la transizione verso modelli sportivi completamente elettrici. Un altro pilastro della strategia riguarda le partnership industriali. Renault intende rafforzare il ruolo di produttore conto terzi, arrivando a costruire oltre 300.000 veicoli l’anno per partner come Ford, Geely, Nissan, Mitsubishi e Volvo Trucks. Per Provost l’obiettivo è chiaro: rafforzare la competitività del gruppo anche di fronte alla crescente pressione dei costruttori asiatici. “L’ambizione di Renault Group è competere con i produttori cinesi in termini di innovazione, costi e velocità”, ha affermato il manager. L'articolo Renault presenta il piano “futuREady”, 36 nuovi modelli entro il 2030 e più disciplina sui costi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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