Il mercato automobilistico europeo torna a respirare nel mese di febbraio: la
crescita registrata è pari all’1,7% per 979.321 immatricolazioni complessive
(rispetto alle 963.297 unità registrate nello stesso mese del 2025). Grazie a
questa spinta, il bilancio del primo bimestre dell’anno vede il calo complessivo
sul 2025 ridursi all’1%, con un totale di 1.940.321 unità vendute a fronte delle
1.959.313 dello scorso anno.
La Francia è l’unico grande mercato in territorio negativo, subendo una
contrazione del 14,7% nel mese e dell’11,1% nel bimestre. Al contrario, la
Germania cresce del 3,8%, sebbene nel cumulato dei due mesi resti ancora sotto
dello 1,4%. Risultati più brillanti arrivano dal Regno Unito, in rialzo del 7,2%
nel mese e del 4,8% nel bimestre, e dalla Spagna, che segna rispettivamente un
+7,5% e un +4,6%. Bene l’Italia, con un incremento del 14% a febbraio e del
10,2% nei primi due mesi dell’anno.
A livello europeo, le auto elettriche sono cresciute del 15,8%, ma il vero
exploit appartiene alle ibride plug-in, quelle ricaricabili da una fonte di
corrente esterna, che balzano del 33%. Anche le ibride non ricaricabili
mantengono il segno più con un +10,4% (e rimangono quelle con la quota di
mercato più significativa), mentre crollano benzina e diesel, rispettivamente in
flessione del 17% e del 13,5%.
Se ci si focalizza sulla sola Unione Europea, le elettriche segnano un +20,6%
(sostenute da sostanziosi incentivi statali) raggiungendo una quota di mercato
del 18,8%, quasi quattro punti in più rispetto al 15,2% di dodici mesi fa. Le
ibride ricaricabili fanno un +32,1%, ma sono le ibride tradizionali a diventare
l’alimentazione preferita dagli automobilisti, con un incremento del 10,1% e una
quota di mercato complessiva che tocca il 38,7%.
L'articolo Mercato auto Europa, febbraio in leggera crescita. Immatricolazioni a
+1,7% proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il mondo dell’automotive extra-lusso, come pure quello dei marchi generalisti,
sta vivendo un brusco risveglio: dopo anni di promesse “all-electric“, da
realizzarsi in alcuni casi già entro la fine del decennio, i consigli
d’amministrazione delle case più prestigiose del pianeta stanno freneticamente
riscrivendo i propri piani industriali. La causa? Una clientela che, nonostante
la disponibilità economica, non sembra pronta a barattare il “brivido” e il
prestigio di un motore a combustione col silenzio di una meccanica a batteria.
Sicché il panorama attuale somiglia a una ordinata ma decisa ritirata
strategica. Marchi che avevano fatto dell’elettrificazione totale la propria
bandiera, ora riscoprono il valore dell’ibrido e di un approccio
tecnologicamente neutro. Emblematico il caso Porsche: la casa di Zuffenhausen ha
ammesso che la transizione richiederà più tempo del previsto. L’obiettivo
dell’80% di vendite elettriche entro il 2030 è diventato “flessibile”,
condizionato alla reale domanda del mercato. Lo stesso che non ha perdonato la
decisione dell’azienda di lanciare la nuovo suv Macan esclusivamente con
meccanica a batteria.
“Un errore lanciare la nuova Macan solo con motore elettrico” ha ribadito l’ex
Ceo Oliver Blume (che è pure capo di Volkswagen Group) perché “ci saranno sempre
amanti di Porsche che vogliono un motore a combustione”. Ecco perché il nuovo
timoniere dell’azienda, Michael Leiters, dinanzi a bilanci aziendali in profonda
crisi, ha specificato che la marca è impegnata ad aggiungere all’offerta motori
a combustione e ibridi.
Anche in Lamborghini hanno deciso di rimandare l’arrivo della loro prima auto a
batteria a data da destinarsi visto che i loro clienti non hanno alcun tipo di
interesse per un veicolo 100% elettrico. Per l’ad Stephan Winkelmann, “chi
compra una Lamborghini cerca motori termici da 8 o 12 cilindri (e relativo
sound), mentre le richieste per una Lambo elettrica sono praticamente pari a
zero”. Anche la prossima generazione del suv Urus, inizialmente ipotizzata come
elettrica, manterrà un motore a combustione supportato da tecnologia ibrida.
“Non potevamo rischiare”, ha commentato il Ceo. Specie dopo i succitati problemi
in casa Porsche con le nuove Cayenne (nella foto) e Macan elettriche, il cui
insuccesso commerciale sta spingendo il brand tedesco a cancellare di sana
pianta l’arrivo di altri modelli sportivi elettrici.
Considerazioni simili sono state fatte in casa Rolls-Royce, che ha ufficialmente
abbandonato l’obiettivo di diventare un brand 100% elettrico entro il 2030. Il
Ceo Chris Brownridge ha chiarito che la strategia dell’azienda si è evoluta in
una gestione “guidata dalla domanda” dei clienti, non ancora pronti a rinunciare
alla nobiltà di bielle e pistoni. “Riconosciamo che i clienti preferirebbero
avere un motore V12, che è parte della nostra storia e della nostra identità”,
ha dichiarato Brownridge al Times.
Se nel 2024 la Spectre – il modello a batteria della Rolls-Royce – rappresentava
circa un terzo delle vendite totali del marchio, i dati più recenti mostrano un
calo significativo: le consegne della EV sono scese a 1.002 unità, segnando una
frenata del 47% rispetto alle 1.890 vetture consegnate nel 2024 (il primo anno
pieno di vendite). Sicché la Spectre è passata dal rappresentare il 33% delle
vendite totali a meno di un quinto (sotto il 20%) nel corso dell’ultimo anno. E
mentre l’elettrica rallentava, le vendite complessive del marchio sono cresciute
del 3,3%, trainate dai modelli a combustione.
Bentley? Ha ufficialmente rallentato la sua transizione, spostando l’obiettivo
del 100% elettrico dal 2030 al 2035 a causa della minore domanda di elettriche
nel segmento lusso e della preferenza dei clienti per i motori a combustione
ibridati. La strategia è stata quindi rimodulata, puntando su ibridi plug-in e
posticipando il debutto di modelli full-electric. L’ad Frank-Steffen Walliser ha
parlato che la revisione è stata presa per “assicurare la competitività di lungo
termine” e che c’è “molto lavoro da fare” per convincere i clienti ad
abbracciare il tutto elettrico.
E se per l’inglese McLaren l’elettrico non è nemmeno all’orizzonte, in casa
Pagani il patron Horacio si è già ampiamente chiarito le idee già da qualche
tempo: “Il discorso è molto complesso. Abbiamo avviato il nostro progetto
elettrico già sette anni fa. Abbiamo creato un team dedicato e investito tempo e
risorse esplorando diverse soluzioni, cercando di comprendere fino in fondo le
potenzialità dell’elettrico. A quel punto abbiamo sottoposto il nostro progetto
a Mercedes-AMG, nostro storico partner tecnico, e loro ci hanno messi in
contatto con la divisione delle power unit ad alte prestazioni per la Formula 1.
Successivamente, quando il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, il Public
Investment Fund (PIF), è entrato nel capitale di Pagani, abbiamo avuto accesso
anche alle tecnologie di Lucid, un produttore di auto elettriche estremamente
avanzate. È stato affascinante approfondire queste nuove aree tecnologiche, ma
c’è stato un ostacolo: i nostri clienti non sono interessati all’elettrico. Alla
fine, se manca l’interesse da parte loro, non ha senso proseguire su questa
strada”.
Mentre i giganti dell’automotive di lusso ricalibrano le proprie ambizioni a
zero emissioni sotto la pressione di una domanda tiepida, Ferrari sceglie la
strada della controtendenza. Il progetto “Luce” non si ferma: sotto la guida di
Benedetto Vigna, il Cavallino Rampante non ha mostrato alcun segno di esitazione
riguardo al suo primo modello totalmente elettrico: Maranello ha già inaugurato
l’e-building, una struttura all’avanguardia dedicata alla produzione di
componenti elettrici e all’assemblaggio del nuovo modello previsto per il tardo
2025 (ma il complesso potrà assemblare pure modelli ibridi e termici). La
strategia di Ferrari per la Luce è quella di creare un veicolo totalmente
inedito per il settore delle EV, puntando su un’esperienza di guida che promette
di essere “emozionante e sonora”, nonostante l’assenza di un powertrain
tradizionale.
L'articolo La ritirata dall’elettrico. Il lusso che i marchi di lusso non
possono permettersi proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’instabilità geopolitica nel Golfo torna a scuotere in profondità la filiera
della gomma, con effetti immediati e prospettive ancora più critiche nel breve
periodo. A evidenziarlo è l’indagine congiunturale realizzata dal Centro Studi
di Assogomma, che fotografa un settore già sotto pressione e destinato ad
affrontare ulteriori tensioni nelle prossime settimane.
A sottolinearlo è Fabio Bertolotti (nella foto sotto), direttore di Assogomma,
intervenuto a #FORUMAUTOMOTIVE: “I numeri raccolti sono realmente allarmanti.
L’incertezza è il peggior nemico che le imprese devono fronteggiare in questo
momento”.
I dati restituiscono un quadro chiaro: il 63% delle imprese segnala aumenti di
prezzo già in atto a partire dalla fine di febbraio, con rincari prevalentemente
compresi tra il +3% e il +10%, ma con punte che arrivano fino al +50% per alcune
gomme sintetiche come NBR e polibutadiene. Si tratta di materiali fondamentali
per la produzione industriale, il cui aumento si riflette inevitabilmente su
tutta la catena del valore.
Ma il dato più rilevante riguarda il futuro immediato. La maggior parte dei
fornitori ha già annunciato ulteriori aumenti a partire dal 1° aprile, segnale
evidente che la pressione sui costi è destinata a crescere rapidamente. Il
mercato, quindi, non ha ancora raggiunto il suo punto di massima tensione.
A rendere il contesto ancora più complesso è la crescente opacità nelle
dinamiche di approvvigionamento. Quasi la metà dei fornitori non è in grado di
comunicare con chiarezza né i prezzi né i tempi di consegna e, in molti casi,
non accetta nuovi ordini. Una situazione che rende estremamente difficile
pianificare la produzione e gestire le scorte, aumentando il rischio operativo
per le aziende.
Le cause sono molteplici e strettamente interconnesse. Le oscillazioni delle
quotazioni petrolifere influenzano direttamente i derivati utilizzati nella
produzione della gomma, mentre le criticità logistiche e l’aumento dei costi
energetici contribuiscono ad amplificare le difficoltà. A tutto questo si
aggiunge la crescente scarsità di materie prime di base, che limita
ulteriormente la disponibilità di prodotti sul mercato.
Anche dal punto di vista geografico emergono elementi significativi: una quota
rilevante degli aumenti riguarda forniture europee, segno che il continente sta
assorbendo in prima battuta l’impatto dei rincari. Questo comporta una
trasmissione rapida dei costi lungo le filiere locali, con effetti diretti anche
sul mercato finale.
In questo scenario, come detto, le imprese si trovano a operare in un contesto
di forte incertezza. La quale rischia di comprimere i margini e mettere sotto
pressione la continuità produttiva. Gli aumenti delle materie prime, infatti, si
sommano a quelli attesi per energia e trasporti, creando un effetto cumulativo
difficile da assorbire.
Il quadro che emerge è quello di un settore chiamato a reagire rapidamente a uno
scenario in continua evoluzione. La capacità di adattamento, la gestione del
rischio e la flessibilità operativa diventano così fattori chiave per affrontare
una fase che si preannuncia ancora complessa e instabile.
L'articolo Gomma, materie prime sotto pressione. Rincari e caos nella filiera
globale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il prossimo 16 aprile Roma entrerà ufficialmente nella geografia internazionale
dei concorsi d’eleganza. Per quattro giorni, fino al 19 aprile 2026, andrà in
scena la prima edizione dell’Anantara Concorso Roma, evento dedicato alle più
significative auto storiche italiane, con 70 esemplari provenienti da alcune
delle più importanti collezioni private di tutto il mondo.
L’iniziativa, organizzata da Anantara Hotels & Resorts e presentata da UBS, si
propone come piattaforma di valorizzazione del patrimonio automobilistico
nazionale, con un focus su design, ingegneria e storia del motorsport.
Le vetture saranno suddivise in 16 classi e valutate da una giuria
internazionale guidata da Adolfo Orsi Jr, affiancato da esperti del settore e
con Lorenzo Ramaciotti nel ruolo di giudice onorario. Il parterre comprenderà
brand chiave del Made in Italy. Dalle Ferrari alle Maserati, passando per Alfa
Romeo, Lancia, Lamborghini e altre case scomparse nel tempo con una selezione
che spazierà dalle auto anteguerra fino alle prime supercar. Particolarmente
significativo il tributo alle vetture del Cavallino e la sua partecipazione
nell’Endurance con la presenza di modelli legati alla 24 Ore di Le Mans, come
250 LM, 275P e 499P.
Il programma prevede una prima giornata dinamica, venerdì 17 aprile, con il Giro
d’Anantara: un percorso urbano riservato ai partecipanti che attraverserà il
centro di Roma.
L’esposizione statica, aperta al pubblico, si svolgerà invece sabato 18 e
domenica 19 aprile nell’area di Villa Borghese, tra Casina Valadier e Piazza
Bucarest, con accesso tramite biglietti giornalieri.
Oltre all’aspetto espositivo, l’evento integra elementi legati all’hospitality
di lusso, al food e all’artigianato italiano, posizionandosi come esperienza
lifestyle completa. Parallelamente, sono previste iniziative sociali, con
progetti legati al recupero e la redistribuzione delle eccedenze alimentari.
L’obiettivo dichiarato è la costruzione di un appuntamento annuale capace di
attrarre collezionisti, appassionati e operatori del settore, consolidando il
ruolo di Roma come hub culturale anche per l’automobile storica.
L'articolo La Capitale debutta nel circuito dei concorsi d’eleganza con Anantara
Concorso Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
La mobilità connessa in Italia cresce a ritmi sostenuti e supera i 3,36 miliardi
di euro di valore, ma il vero nodo resta quello delle competenze. È il quadro
che emerge dalla ricerca presentata a Napoli durante la prima tappa del roadshow
“Geely Auto Talks powered by Jameel Motors”, che ha acceso i riflettori su un
settore in piena trasformazione ma ancora alle prese con una carenza strutturale
di talenti.
Secondo lo studio, realizzato dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del
Politecnico di Milano con il contributo dell’Università Federico II, il comparto
ha registrato una crescita del 16% a fine 2024. A trainarlo sono soprattutto le
connected car, che valgono 1,66 miliardi, e i sistemi avanzati di assistenza
alla guida (ADAS), che raggiungono quota 1,2 miliardi. Tecnologie che non solo
rendono più efficiente la mobilità, ma hanno anche un impatto concreto sulla
sicurezza: tra il 2010 e il 2024 hanno contribuito a ridurre la gravità degli
incidenti del 13% e il tasso di incidentalità del 12%, generando un risparmio
sociale stimato in 2 miliardi di euro.
Eppure, a fronte di questa crescita, le aziende faticano a trovare le figure
professionali necessarie per sostenere l’innovazione. Il 75% delle imprese
segnala difficoltà nel reperire profili qualificati, soprattutto nei campi
dell’elettrificazione, dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità. Le
persone più ricercate sono esperti di AI, specialisti di Big Data e
professionisti della cyber security, ma una posizione su quattro nell’area IT e
Data Management resta scoperta.
In questo scenario, molte aziende stanno ripiegando su strategie interne di
formazione, il cosiddetto modello “make”, per sviluppare competenze direttamente
in casa. Ma il messaggio che arriva da Napoli è chiaro: serve un salto di
qualità nel rapporto tra industria, università e istituzioni.
“Non basta immaginare la mobilità del futuro, bisogna costruire le competenze
per renderla reale”, ha sottolineato Marco Santucci, Managing Director di Jameel
Motors Italia per Geely e Zeekr. L’obiettivo è creare un ecosistema
collaborativo capace di formare nuovi talenti e accompagnare il settore in
quello che viene definito un vero e proprio “Rinascimento tecnologico”.
La scelta di Napoli come prima tappa del tour non è casuale. La città si prepara
infatti a ospitare l’America’s Cup 2027, offrendo un banco di prova ideale per
le nuove tecnologie di mobilità applicate ai grandi eventi. In questi contesti,
l’integrazione tra intelligenza artificiale, infrastrutture smart e sistemi di
gestione dei flussi diventa cruciale.
Non a caso stanno emergendo nuove figure professionali destinate a diventare
centrali: coordinatori di trasporto, supervisori di flotta ed esperti in Data &
Operation. Ruoli che riflettono il passaggio da un’industria focalizzata sul
prodotto a un ambiente più complesso, dove dati, software e servizi giocano un
ruolo sempre più determinante.
Le esperienze internazionali dimostrano che questa trasformazione è già in atto.
Dall’Oktoberfest di Monaco, con navette autonome di livello avanzato, alle
Olimpiadi di Parigi, dove sono stati sperimentati traghetti elettrici senza
pilota, fino alle 174 Smart Control Room già operative nel mondo per gestire i
flussi urbani in tempo reale.
Anche le istituzioni locali guardano con attenzione a questa evoluzione. Il
sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha evidenziato come gli investimenti sulla
mobilità sostenibile, anche grazie al PNRR, rappresentino una leva strategica
per lo sviluppo urbano. Ma ha anche ribadito che la vera sfida resta quella
della formazione e della valorizzazione delle nuove professionalità.
Il roadshow di Geely e Jameel Motors proseguirà ora in altre città italiane, con
l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra tutti gli attori della filiera. Sul
tavolo ci sono iniziative concrete: dal finanziamento di dottorati e borse di
studio allo sviluppo della rete commerciale e dei servizi.
L'articolo Mobilità connessa, Italia in crescita ma mancano le competenze
adeguate proviene da Il Fatto Quotidiano.
La guerra in Iran colpisce pure Ferrari: il Cavallino, infatti, ha
temporaneamente interrotto le consegne nell’area mediorientale coinvolta dal
conflitto. “Stiamo monitorando da vicino gli sviluppi in Medio Oriente e le
potenziali implicazioni per il nostro business“, dicono da Maranello. Non si
tratta di uno stop totale, comunque, quanto di un marcato rallentamento: “A
questo stadio, abbiamo temporaneamente sospeso le consegne nell’area, gestendo
al contempo alcune consegne tramite aereo”, dice un portavoce dell’azienda.
Giova ricordare che il Medio Oriente è un mercato strategico per la Rossa (e per
i costruttori di auto di lusso in generale). Nel 2025 Ferrari ha consegnato
circa 600 unità nella regione in questione, pari al 4,6% delle consegne. La
frenata sulle consegne ha comportato una cessione del titolo, che ha perso
terreno a Piazza Affari subito dopo l’annuncio, in una giornata caratterizzata
dalle Borse europee in negativo in scia a quelle asiatiche a causa
dell’impennata dei prezzi dell’energia e del blocco delle rotte commerciali.
Anche Volkswagen e Maserati hanno congelato l’invio di veicoli in Medio Oriente,
mentre Bentley afferma che la domanda sia calata con l’inizio delle ostilità.
“Al momento non abbiamo ripercussioni sul fronte della produzione; ma di sicuro,
in Medio Oriente le persone hanno ben altro a cui pensare che cercare una nuova
Bentley in questo momento”, fanno sapere dalla casa inglese. Del resto, l’indice
S&P global luxury, cartina al tornasole del mercato del lusso, “parla chiaro”:
ha accusato un crollo del 13% dal 28 febbraio a oggi.
L'articolo Ferrari prudente sul Medio Oriente, consegne rallentate ma non ferme
proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Bolivia esplode il caso della benzina “difettosa”. Oltre diecimila veicoli
sarebbero stati danneggiati da carburante di scarsa qualità, dando il via a una
valanga di richieste di risarcimento e a un nuovo fronte di tensione sociale in
un Paese già alle prese con una crisi energetica ed economica.
Secondo quanto riferito dalla compagnia statale degli idrocarburi Ypfb, sono
almeno 10.800 le segnalazioni raccolte in poche settimane attraverso il sistema
ufficiale di registrazione dei danni. I primi indennizzi sono già stati avviati
e riguardano oltre 2.600 utenti, ma il numero complessivo dei casi continua a
crescere, segno di un problema diffuso e tutt’altro che risolto.
All’origine dei guasti ci sarebbe la presenza di residui di ossidazione nei
serbatoi di stoccaggio, finiti poi nella benzina distribuita ai consumatori. Una
contaminazione che avrebbe provocato danni ai motori, costringendo migliaia di
automobilisti e lavoratori del trasporto a sostenere spese impreviste per
riparazioni spesso costose.
Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica. Il governo del
presidente Rodrigo Paz (nella foto), in carica da pochi mesi, si trova a gestire
una situazione delicata: da un lato la necessità di garantire rifornimenti in un
contesto di scarsità di carburante, dall’altro il malcontento crescente di
cittadini e categorie produttive. Negli ultimi mesi, infatti, l’esecutivo ha
eliminato i sussidi ai carburanti in vigore da oltre vent’anni, una scelta che
ha contribuito all’aumento dei prezzi e a tensioni diffuse.
Non è la prima volta che la qualità del carburante finisce sotto accusa. Già a
febbraio proteste e blocchi stradali avevano paralizzato la regione di Santa
Cruz, con i lavoratori del settore trasporti che denunciavano danni a motocicli
e veicoli attribuiti a benzina contaminata. Oggi quella protesta sembra trovare
conferma nei numeri ufficiali.
Per molti boliviani il problema va oltre il singolo episodio. La vicenda mette
in luce le fragilità strutturali del sistema energetico nazionale, tra
difficoltà di approvvigionamento, infrastrutture carenti e gestione sotto
pressione. In un Paese dove il trasporto su strada è fondamentale per l’economia
quotidiana, anche un’anomalia nella qualità del carburante può trasformarsi
rapidamente in una crisi sociale.
Le autorità hanno promesso controlli più rigorosi e un’accelerazione nei
rimborsi, ma la fiducia dei cittadini resta scossa. E mentre i risarcimenti
iniziano ad arrivare, la vera sfida per il governo sarà evitare che un problema
tecnico si trasformi in un detonatore politico.
L'articolo Bolivia, benzina difettosa danneggia migliaia di auto e accende le
proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Punto di svolta, elemento rivoluzionario, innovazione radicale. Questa è la
definizione di “game changer” e questo è quello che rappresenta la EX60 per
Volvo. Erede 100% elettrica della XC60, modello più venduto nella storia del
marchio svedese: non una semplice evoluzione ma il punto di partenza di una
nuova generazione, nata elettrica fin dal primo disegno.
Costruita a Torslanda sulla piattaforma SPA3, è un cambio di paradigma: qui
debutta la struttura cell-to-body, con la batteria integrata direttamente nel
pianale e parte attiva della scocca, e la produzione sfrutta la tecnica del
megacasting per ridurre componenti e peso. Il tutto si combina con
l’architettura a 800 volt – inaugurata con la Volvo ES90 – elemento chiave che
cambia il modo di vivere l’elettrico: ricariche fino a 370 kW, 10 minuti per
recuperare più di 300 km e tempi complessivi drasticamente ridotti (dal 10
all’80% in 19 minuti). Numeri che si traducono in un’autonomia dichiarata fino a
810 chilometri, rendendo la EX60 una delle proposte più avanzate della
categoria.
Vista dal vivo, in occasione della premiere italiana che si è svolta al Volvo
Studio di Milano, la prima cosa che colpisce non è la scheda tecnica ma il
design. Le dimensioni sono importanti – 4,80 metri di lunghezza e passo di 2,97
metri – ma la percezione è diversa, più dinamica, quasi da wagon rialzata. E, a
proposito di aerodinamica, il Cx è di 0,26, davvero ottimo per un suv. Il look è
pulito, scolpito, senza eccessi: davanti spicca la firma luminosa “a martello”
reinterpretata in chiave moderna, mentre l’assenza della griglia sottolinea la
natura elettrica.
Le fiancate sono attraversate da nervature tese che giocano con la luce e le
maniglie alte a “pinna di squalo”, integrate nella cornice del finestrino,
rappresentano una soluzione tanto originale quanto funzionale per migliorare
l’aerodinamica. Il risultato è un SUV elegante ma anche solido, con una presenza
scenica che dal vivo guadagna ancora più forza. Aprendo la porta si entra in un
ambiente che segna un ulteriore salto generazionale. Se dietro al volante c’è un
cruscotto digitale da 11,4” con le informazioni di guida, l’abitacolo è dominato
da un grande display centrale orizzontale da 15 pollici, leggermente curvo, che
sostituisce il classico sviluppo verticale Volvo. Tutto passa da qui, in un
sistema fluido con servizi Google integrati.
Ma la vera novità è meno visibile e molto più profonda: la EX60 è la Volvo più
“intelligente” di sempre, grazie a una potenza di calcolo capace di arrivare a
250 trilioni di operazioni al secondo. Il nuovo sistema centrale gestisce
infotainment, sicurezza e assistenza alla guida in modo integrato e apre la
porta a un’evoluzione continua dell’auto tramite aggiornamenti software. Molto
più di un semplice assistente di bordo ma intelligenza artificiale generativa e
infatti a bordo debutta anche Google Gemini, capace di interagire in modo
naturale con conducente e passeggeri, rendendo l’esperienza più intuitiva e meno
distrattiva.
La tecnologia, però, per Volvo non è mai fine a sé stessa. Il cuore resta la
sicurezza, e anche qui la EX60 introduce una novità destinata a fare scuola: le
cinture di sicurezza multi-adattive. Un sistema evoluto che analizza la
corporatura dell’occupante e le condizioni di guida per modulare la risposta in
caso di impatto, migliorando ulteriormente la protezione.
Lo spazio a bordo è abbondante, merito del passo lungo e del pianale
completamente piatto, con un’abitabilità posteriore ai vertici della categoria e
un bagagliaio che parte da 523 litri per arrivare a 1.647 abbattendo i sedili. A
questi si aggiungono i 58 litri presenti sotto al cofano per riporre i cavi di
ricarica. Anche la qualità è elevata, con materiali ben combinati e una cura per
i dettagli che si nota in ogni elemento, dai vani portaoggetti alla modularità
del tunnel centrale.
La gamma prevede tre tagli di batterie: da 83, 95 e 117 kWh rispettivamente per
la P6 che ha trazione posteriore, 374 cavalli e 620 km di autonomia dichiarata,
si passa alla P10 integrale da 510 cavalli e 660 km di autonomia e si arriva
alla P12 da 680 cavalli e autonomia dichiarata dalla casa che arriva a 810 km.
Due gli allestimenti, Ultra e Plus con prezzi a partire da 65.350 euro e un
equipaggiamento già molto completo.
Con questo modello “Volvo Cars entra nel più grande segmento BEV a livello
globale, espandendo il proprio mercato elettrico potenziale” come ha spiegato
Michele Crisci – Presidente di Volvo Cars Italia – nel corso della presentazione
italiana. Ordinabile dal 21 gennaio, sarà in concessionaria a inizio luglio, le
prime consegne sono previste da metà dello stesso mese è il prezzo di partenza è
di 65.350 euro.
E non è finita qui. Perché insieme alla versione standard, la casa svedese ha
già confermato l’arrivo di una variante ancora più robusta e orientata
all’avventura: la Volvo EX60 Cross Country che avrà sospensioni pneumatiche di
serie, cerchi da 20 o 21 pollici, sarà più alta di 20 mm da terra e potrà
alzarsi o abbassarsi di altri 2 cm per una migliore efficienza energetica. Le
motorizzazioni saranno P10 AWD e P12 AWD e rappresenta un ulteriore tassello che
completa il quadro di un modello destinato a segnare, davvero, un nuovo inizio.
Il prezzo? A partire da da 71.450 Euro.
L'articolo EX60, anteprima italiana a Milano per il “game changer” firmato Volvo
– FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Audi riporta in vita un nome che, per molti appassionati, è sinonimo di
innovazione e coraggio progettuale. Dopo un quarto di secolo dalla prima Audi
A2, la Casa dei quattro anelli annuncia l’arrivo della Audi A2 e-tron, una nuova
EV compatta destinata a diventare la porta d’ingresso alla gamma BEV del
marchio.
La novità è stata anticipata da un primo bozzetto mostrato durante l’Annual
Media Conference del costruttore tedesco. L’immagine lascia intravedere una
silhouette compatta e filante, con proporzioni da crossover urbano e una linea
del tetto leggermente arcuata verso il posteriore, elementi che suggeriscono una
vocazione cittadina ma con un carattere premium ben definito.
Secondo quanto dichiarato dal CEO di Audi, Gernot Döllner, la nuova A2 e-tron
nasce dall’ascolto diretto dei clienti: “Vogliono soluzioni di mobilità
elettrica efficaci e funzionali per la vita di tutti i giorni. Audi A2 e-tron è
la nostra risposta”. Efficienza, dimensioni contenute e sicurezza saranno i
pilastri della nuova compatta a elettroni, destinata a rendere più accessibile
l’offerta elettrica del marchio.
Il ritorno della sigla non è casuale. La prima Audi A2, presentata nel 1999, fu
un progetto visionario: carrozzeria in alluminio, peso contenuto e aerodinamica
molto curata. Un’auto avanti anni luce rispetto ai tempi che oggi torna
idealmente come riferimento, reinterpretata però nella chiave della mobilità
elettrica.
Il contesto di mercato, del resto, è cambiato radicalmente. Il segmento delle
compatte elettriche premium è tra quelli che crescono più rapidamente in Europa,
soprattutto nelle grandi città dove dimensioni ridotte, efficienza energetica e
tecnologie digitali rappresentano fattori decisivi nella scelta di un’auto.
Audi punta proprio su questo equilibrio. La nuova A2 e-tron promette di
combinare praticità urbana, sostenibilità e un livello di digitalizzazione
elevato, connesso alla più ampia strategia del marchio per rendere la propria
gamma sempre più giovane e tecnologica.
Un altro elemento significativo riguarda la produzione. La vettura sarà
costruita nella sede storica di Audi, Ingolstadt, dove prenderà forma una nuova
famiglia di modelli completamente elettrici. Una scelta che sottolinea l’impegno
dell’azienda nella trasformazione industriale degli stabilimenti europei.
L’arrivo della EV compatta, infine, si inserisce in una fase di forte offensiva
di prodotto per il marchio tedesco. Dopo oltre venti nuovi modelli lanciati tra
il 2024 e il 2025, Audi proseguirà il rinnovamento della gamma nel 2026 puntando
contemporaneamente sugli estremi dell’offerta: da un lato il futuro SUV
full-size Q9, dall’altro proprio la nuova compatta elettrica. La Audi A2 e-tron
verrà svelata nel corso dell’autunno.
L'articolo Audi A2 e-tron, il ritorno dell’icona per la città. In chiave
elettrica proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’instabilità internazionale legata al conflitto in Iran ha innescato
un’impennata dei prezzi dei carburanti: un’analisi condotta da Facile.it, basata
sugli ultimi dati della Commissione Europea aggiornati al 9 marzo 2026 (e
confrontati con le rilevazioni del 23 febbraio), rivela che l’Italia, pur
soffrendo l’attuale congiuntura, ha registrato aumenti percentualmente inferiori
rispetto a molti Paesi dell’Eurozona. Nel Bel Paese, il rincaro della benzina si
è attestato al 5,5%, un valore che colloca la nostra nazione al dodicesimo posto
della classifica europea dei rincari percentuali. Mentre per il diesel
l’incremento è stato del 9,8%, posizionandoci al quattordicesimo posto.
Il quadro continentale appare più critico per la Germania, che guida la
classifica degli aumenti con un balzo del 13,8% per la benzina e un vertiginoso
24,8% per il gasolio. Seguono a ruota l’Austria, con rincari rispettivamente del
13,2% e del 22,8%, e la Finlandia, dove la benzina è salita del 12,5%. Anche la
Spagna e la Francia hanno mostrato segni di sofferenza maggiori rispetto
all’Italia: a Madrid la benzina è cresciuta dell’8,8% e il diesel del 15,6%,
mentre a Parigi gli incrementi sono stati del 7,8% per la prima e del 18,4% per
il secondo. La Grecia ha fatto segnare un +6,6% sulla verde e un consistente
+17,2% sul gasolio, superando i livelli italiani. L’Estonia è stata colpita da
un +21,4% per il diesel, mentre le zone più resilienti dell’area euro risultano
essere la Slovenia, con un contenuto +1,1% sulla benzina e uno 0,2% sul diesel,
la Slovacchia con +0,9% e +1,1%, e l’Irlanda, che chiude la fila con incrementi
minimi dello 0,5% e dello 0,6%.
Guardando ai valori assoluti registrati alla pompa nell’ultima rilevazione del 9
marzo, i Paesi Bassi detengono il primato del costo più elevato con 2,172 euro
al litro per la benzina e 2,255 euro al litro per il diesel. La Germania segue
con 2,075 euro per la verde e 2,163 euro per il gasolio, precedendo la Finlandia
che ha toccato 1,926 euro e 2,042 euro. Si noti, ovviamente, che lo scenario è
in continua evoluzione e che i dati successivi al 9 marzo indicano già valori
più elevati, riflettendo pienamente la volatilità del mercato energetico
globale.
Nello Stivale, in effetti, i dati aggiornati al 17 marzo 2026, mostrano un
ulteriore incremento dei prezzi rispetto ai giorni scorsi, con il gasolio che ha
ormai superato stabilmente la soglia dei 2 euro al litro in modalità
self-service. Secondo le ultime rilevazioni del Mimit (Ministero delle Imprese e
del Made in Italy), i prezzi medi nazionali alla pompa (Modalità Self-Service)
ammontano a 1,853 euro a litro per la benzina (1,941 al litro in autostrada) e
2,087 euro/litro per il diesel (che in autostrada arriva a 2,148 euro/litro).
Si conferma il trend che vede il gasolio sensibilmente più costoso della benzina
(una differenza di circa 23 centesimi al litro sul self stradale). Per chi
sceglie il servizio assistito, i prezzi sono naturalmente più alti: la media
nazionale della benzina sfiora i 1,97 euro a litro, mentre il diesel servito ha
raggiunto mediamente i 2,20 euro a litro. Attualmente le aree con i prezzi medi
più alti sono Bolzano e Palermo, mentre le medie più contenute si registrano
nelle province di Sondrio e Ancona. Sulla rete autostradale la situazione è
ancora più marcata, con il diesel che ha ormai raggiunto punte medie di 2,15
€/litro anche al “fai da te”.
L'articolo Carburanti in aumento, ma l’Italia tiene botta sui rincari rispetto
ad altri paesi europei proviene da Il Fatto Quotidiano.